Il gondoliere 1 [412]

 

olio
Gondole in Piazza San Marco a Venezia – Effetto quadro ad olio – 1982 – Ernesto Giorgi ©

I gondolieri hanno molto tempo per riflettere, specialmente nelle giornate nebbiose, fredde o ventose, in cui un giro in gondola non è molto consigliabile.    

Eppure, noi veneziani amiamo queste giornate perché siamo più a contatto con la nostra città ed i turisti (che non mancano comunque) sono un poco stupiti dal tempo avverso, quasi che Venezia dovesse impegnarsi ad offrire ogni giorno delle condizioni atmosferiche meravigliose; a questo proposito qualche buon tempone aveva suggerito di mettere in Piazza un immaginario UVRA: Ufficio Veneziano Reclami Atmosferici. Già il colonnello Bernacca si era trovato a ricevere reclami per il mal tempo pasquale, quasi che lo stesso dipendesse da lui e non da Domineddio.

I veneziani, in segreto,  non ci tengono ai turisti: disturbano la quiete ma, come ebbe a dire Lino Toffolo, comico muranese, “I podarìa star càsa sùa… ma gavémo bisògno de schèi… e ‘łóra go pensà che i podarìa rivàr in màchina a Piàssa Róma, far un vàlia al Comùne e tornàr càsa…nuiàltri venessiàni se starìa tànto più chièti…” [Potrebbero rimanere a casa loro… ma (noi veneziani) abbiamo bisogno di denaro… e allora ho pensato che potrebbero arrivare in automobile a Piazzale Roma (dove le automobili non possono proseguire), fare un vaglia (versamento alle Poste) intestato al Comune di Venezia e ritornarsene a casa… noi veneziani staremmo molto più tranquilli…]

Il nostro gondoliere, che chiameremo G (gondoliere) è un uomo sulla settantina, che ne ha viste di cotte e di crude e che soprattutto si è formato una solidissima filosofia sui suoi simili, avuto riguardo anche alle varie nazionalità. Ha le idee chiarissime, soprattutto sulle mance che riceve dai forèsti. In linea di massima la distinzione più grande è con i tedeschi: i tedeschi non sono forèsti, sono todéschi e costituiscono una categoria per conto loro. Anche i todéschi sono a loro volta distinti in tre categorie: quelli del sud (bavaresi, i migliori fra i tedeschi per mance e quant’altro) quelli dell’est (ex-comunisti, poaréti, poveracci) e tutti gli altri (centro-nord-occidentali, catìvi, cattivi).

Un’altra grossa distinzione e fra gli inglesi (pessimi turisti) e gli americani (bràvi tósi, bravi ragazzi). C’è poi la classificazione delle turiste (femminili) in base alla loro disponibilità a farsi corteggiare. Siccome i discorsi sono documentatissimi e testimoniati da tantissime persone, queste classificazioni sono ineccepibili, benché ovviamente ci siamo sempre le eccezioni. Per esempio, a proposito del gentil sesso che viene dal paese X: “Che no ti crédi, sa, łe vién łóre sółe quàsi tùte, sóło par quéło… e nuiàltri bisògna che no fémo sfiguràr el nòstro bón nòme… xe lóre che łe xe póco de sèsto, nuiàltri fémo nòme àltro che’l nòstro dovér e ghe démo ‘ncà ‘na màn a Venèssia par aumentàr el turìsmo…” [Che tu non creda, sai, vengono da sole quasi tutte, solo per quello… e noi non dobbiamo far sfigurare il nostro buon nome… sono loro che non sono troppo serie, noi non facciamo altro che il nostro dovere e diamo anche una mano a Venezia per aumentare il turismo].

Non si tratta di scherzi e, in ogni caso, il nome del paese X, da me non lo saprete mai. Se andate a Venezia, qualcuno magari ve lo dirà.

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