Contadini 2 [417]

gelo
Sinistra Piave – Gelo: un palo che sostiene la rete di un pollaio – 1982 – Foto ed elaborazione grafica di Ernesto Giorgi ©

La cultura contadina della Sinistra Piave era superstiziosissima: come gli antichi romani, per lungo tempo si è creduto che tutto ciò che c’era di buono fosse legato non alla benevolenza di qualche dio ma ad una sua momentanea distrazione. Questi dei erano infatti soltanto malevolenti e sempre pronti ad infierire. Ancora prima, al tempo dei primi greci, uno nemmeno scriveva una poesia: era un dio o una dea (musa, diva) che entrava nel poeta e lui, come in stato ipnotico, scriveva, perché lei, nel cervello del poeta, cantava… cantava…    

Ed è proprio per questo che Omero esordisce analogamente nell’Iliade, la quale opera poetica s’inizia:

Cantami, o Diva, del figlio di Peleo, Achille,

l’ira funesta, che infiniti addusse lutti ai Greci (Achei).

Quindi veniamo da tempi in cui tutto era regolato da delle divinità, anche scrivere un poema.

Così, come abbiamo visto nell’articolo precedente, si poteva mangiare abbondantemente solo perché il cattivo dio della fame si era distratto per un attimo: guai a richiamare la sua attenzione. Nello stesso modo, non bisognava mai chiedere ad una madre come fosse la salute dei figli. Se avesse voluto rispondere che i piccoli stavano bene, avrebbe potuto ottenere come risultato di indispettire una qualche malevola divinità, la quale avrebbe immediatamente provveduto a far ammalare i piccoli.

Lo stesso vale ancora oggi per l’agricoltura: difficilmente troverete un contadino che vi decanti i successi dell’annata. E le ragioni vanno trovate in quanto ora esposto. Nell’ipotesi migliore, ne ricaverete: “Co tut quél che vén lavorà, ła podéa ‘nàr ‘nca mèjo...” [Con tutto quello che abbiamo lavorato, sarebbe potuta andare anche meglio…] Se il dio malevolo per caso è in ascolto, sappia che nulla ci è stato regalato, anzi.

Questo fatto della superstizione, contadina in modo particolare, non è una caratteristica della cultura veneta. Nel suo romanzo La buona terra,  la scrittrice americana Pearl S. Buck, premio Nobel, descrive il piccolo mondo contadino cinese, dove nessun agricoltore, per nessunissimo motivo, avrebbe mai parlato bene dell’ultimo raccolto e tanto meno avrebbe fatto rosee previsioni per il raccolto prossimo venturo.

Voi direte che non si tratta di superstizione e che non si crede più a dei e mostri: sì, sarà vero ma sta di fatto che ormai un certo modo di defilarsi, di non presentarsi in modo trionfante, è entrato a far parte del modo di conversare. Basti pensare al rituale ‘In bocca al lupo’, ‘Crepi il lupo, povera bestia’. Anzi, no: povera bestia non lo aggiunge nessuno.

Sono convinto che molte novene e litanie e qualche rosario, contro il mal tempo o il magro raccolto, abbiano un certo legame con queste superstizioni. C’è comunque un certo miglioramento, perché, mentre agli dei e ai mostri bisognava nascondere tutto perché malevoli, in chiesa si osa pregare il Dio cattolico, perché considerato fondamentalmente disponibile ad ascoltare le preghiere. Un notevole passo in avanti, che non avviene tra i protestanti, i quali hanno una visione affatto diversa, e cioè: inutile pregare per questioni personali, perché:

  • Se sei una brava persona, coscienziosa eccetera, il tuo raccolto sarà buono, anzi ottimo, proporzionato ai meriti che hai al cospetto dell’Eterno.
  • Se sei un lazzarone, il tuo raccolto ne risentirà.

Ma, allora, i protestanti non pregano? Pregano esclusivamente a maggior gloria di Dio: è assolutamente sconveniente, come invece si fa da noi, pregare per ottenere intercessioni personali. Martin Lutero, il primo protestante, ha detto che la preghiera cattolica ha molto della trattativa commerciale interessata e che Dio non si fa sviare nel suo giudizio da un Pater, Ave, Gloria: se sei un mariuolo, tale rimani senza confessione né appello.

Quindi nel caso che un solo campo di un contadino sia colpito dalla grandine, i protestanti concludono che tale contadino non può essere in grazia di Dio.

Questo ha, a sua volta, parecchie implicazioni: mentre nel mondo cattolico un uomo anziano benestante che sposa una pollastrella di vent’anni sono un maiale lui e una poco di buono lei, nel mondo anglo-sassone-protestante, siccome chi guadagna lo può fare solo perché è in grazia di Dio, lui risulta benedetto dalla mano del Signore e lei risulta essere una pia donna che sposa un pio uomo, per dare benessere e tranquillità alla prole futura. Non essendoci la confessione, se uno guadagna molto è in grazia di Dio e quindi non ha mai peccato.

Ecco spiegato perché Donne e buoi dei paesi tuoi.

Ci sono dei casi in cui si vede se qualche santo appoggia un contadino cattolico, ad esempio:

L’è ndàt a fàr un gìro a scavàθa càmp, l’ha catà fónghi (l’ha catà bruscàndułi): l’ha da vér quàlche sànto…” [E’ andato a fare un giro attraverso i campi, ha trovato funghi (ha trovato luppolo selvatico): deve avere qualche santo…].

Ma più che essere in grazia di Dio, qui da noi sembra che si tratti di fortuna sfacciata. Non è facile distinguere.

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