Contadini 5 [420]

ceneri
Arlecchino in meditazione: Mercoledì delle Ceneri, olio su canapa di Carl Spitzweg, 1855-1860 (Staatsgalerie di Stoccarda, Germania).

L’è cussì siór che’l dì de łe θénere el pàrte par Miłàn…” [E’ così ricco che il giorno delle Ceneri parte per Milano]. In effetti, il rito ambrosiano in uso a Milano pospone il martedì grasso al sabato successivo, sì che si ha il sabato grasso e il giorno delle Ceneri cade la domenica successiva o addirittura il lunedì successivo.    

Il digiuno e l’astinenza vengono posticipati al primo venerdì di quaresima e la quaresima dura quaranta giorni, mentre con il rito romano in realtà sono 46 giorni. Per il 2016, secondo il rito romano la quaresima s’inizia il mercoledì delle Ceneri, 10 febbraio, mentre secondo il rito ambrosiano s’inizia il 19 febbraio.

Se uno è veramente ricco ed osservante, si trasferisce a Milano il mercoledì delle ceneri per gozzovigliare lecitamente alcuni giorni in più. Sta di fatto che, per ostentare i propri mezzi e suscitare invidia, alcuni andavano a Milano appositamente, non mancando di farlo abbondantemente sapere in giro.

Futilità di queste discussioni: ricordo il parroco che inveiva contro questi ultimi, chiamandoli libertini senza timor di Dio, perché, non essendo milanesi, non avrebbero dovuto profittare delle facilitazioni del rito ambrosiano. Così facendo, ovviamente, vieppiù soffiava sul fuoco dell’invidia di chi a Milano non c’era nemmeno stato mai…

L.C., benestantissimo possidente di essiccatoi, che era tra coloro che se ne andavano (e si ripeteva ogni anno) a Milano, diceva all’osteria: “Dòpo che ho pagà łe tàsse e che ho fàt ànca carità, pósse o no pòsse mostràrle, ‘ste quàtro pałànche e far quél che vùi? El prète, no’l pòl fàr quél che’l vòl ‘nca lù? Mi a lù no ghe ho mài dìta gnént… e po’, ghe pàghe łe gaéte sóra ła bròca…  par dìrla quà e par no dàrghe màssa gùsto al prète, mi no vàe a Miłàn par el sàbo gràs, vàe parché vùi ciapàr łe θénere dó vòlte: el mèrcore, quà, prìma de partìr e dòpo, n’àntra vòlta a Milàn… no se sa mài… dó vòlte l’è mèjo de ùna… se dìxe memènto, hòmo… e mi fàe pàr ricordàrme mèjo…” [Dopo che ho pagato le tasse e che ho fatto anche elemosine, posso o non posso mostrarle, queste quattro palanche e fare quello che voglio? Il prete non può fare quello che vuole anche lui? Io a lui non ho mai detto niente… e poi, gli pago i bozzoli più del dovuto… per dirla qua e per non dare troppa soddisfazione al prete, io non vado a Milano per il sabato grasso, vado perché voglio prendere le Ceneri due volte: il mercoledì, qui, prima di partire e dopo, un’altra vòlta a Milano… non si sa mai… due volte sono meglio di una… si dice memento, homo… ed io faccio per ricordarmi meglio…]. Naturalmente, nessuno credeva a questa versione dei fatti e tutti si sbellicavano, invidiosamente, dalle risate.

Note al paragrafo precedente:

  • Essiccatoio: i contadini provvedevano ai cavalieri (bachi da seta) e quando il baco si racchiude nel bozzolo per la muta, purtroppo bisogna ucciderlo prima che fori il bozzolo per uscirne, mettendo il bozzolo su di una piastra arroventata. Il luogo deputato alla trista bisogna si chiamava essiccatoio per l’appunto. C’erano due tipi di essiccatori: coloro che restituivano i bozzoli (gaéte) ai contadini e si facevano pagare il servizio e poi il contadino doveva portare i bozzoli nella filanda ed essere pagato magari in ritardo, e c’erano gli essiccatori come L.C., i quali comperavano i bozzoli dai contadini, pagandoli subito in contanti ad un prezzo ovviamente minore. I contadini preferivano di solito pòchi, małedéti e suìto. Il contadino non doveva essere troppo polemico sul prezzo o troppo pignolo sul peso, altrimenti l’anno successivo sarebbe stato escluso dall’elenco di coloro che potevano conferire in cambio dei contanti.
  • Sóra ła bròca: l’espressione deriva dal fatto che nelle mescite di vino l’oste era tenuto a vendere il vino stesso in un recipiente marchiato dalle autorità con una brocca o punzone metallico. Pene severe erano comminate agli osti che avessero riempito i recipienti sino ad un livello sóto ła bròca. L’oste generoso, magari perché l’acquirente era una bella donna, versava il vino sóra ła bròca. Nel nostro caso, significa che l’essiccatore, per rispetto del sacerdote, gli aveva pagato i bozzoli più del dovuto. Le proprietà terriere del prete potevano essere cospicue e molte volte il prete conveniva coi mezzadri o coi fittavoli che i cavalièri fossero appannaggio del prete ad un prezzo prefissato e chiuso, fuori stagione ed indipendente dal successo della stagione prossima ventura. I contadini, se veramente poveri, subivano volentieri la condizione, per non rischiare: poteva darsi che la stagione fosse fredda e in tal caso meglio accontentarsi di un guadagno garantito fisso. Il prete conveniva, ad esempio, cento mila lire per il lavoro dei cavalièri. In caso di brutto tempo poteva darsi che non ci fosse assolutamente niente da guadagnare, pertanto la povera famiglia non poteva rischiare e si accontentava delle cento mila lire, che intascava in anticipo, a febbraio o marzo. Poi, il prete poteva incassare anche quattro cento mila lire dall’essiccatore. E così in proporzione. Per questo i contadini poveri rimanevano poveri, perché lo stesso poteva ripetersi col frumento, con l’uva e così via.
  • Memento, homo: La frase latina, solitamente storpiata, è Memento homo, quia pulvis es et in pulverem reverteris e significa “Ricordati uomo, che polvere sei e polvere ritornerai”. Si trova originariamente nel Genesi (3,19), primo libro della Bibbia quando, dopo che Adamo ha commesso il Peccato Originale, Dio lo fa scacciare da un angelo con una spada di fuoco, mentre si odono le parole: “Con il sudore della fronte mangerai il pane finché non tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere sei e polvere ritornerai”. La frase succitata viene pronunciata dal prete mentre sparge la cenere sul capo del fedele (o fa un segno di croce con la cenere sulla sua fronte). Il Concilio Vaticano II ha introdotto anche un’altra frase assurda che non vale nemmeno la pena di riportare. Alla fine del 1400, soprattutto nel periodo quaresimale (ma non solo), alcuni domenicani (Piagnoni) ricevettero l’incarico dal papa di seguire, come delle ombre, gli ecclesiastici altolocati e troppo gozzoviglianti. Mentre il prelato si abbuffava, il piagnone gli sussurrava nell’orecchio: “Ricordati che sei polvere…”. Si dice che l’uso del bicarbonato sia partito da qua, come pure l’espressione: “Vàrda… mài un bocón de gùsto…” [Guarda… mai un boccone di gusto…] Il papa stesso fu invitato a demordere e a revocare la bolla ma fra’ Girolamo Savonarola, capo dei domenicani piagnoni, non se ne dette per inteso. Furono costretti a bruciare il frate come eretico, per farlo smettere, in quel di Firenze, addì 23 del mese di maggio, anno di grazia 1498. I suoi adepti erano talmente convinti che continuarono a rompere ancora per trentadue anni, sino al 1530. Anche Marco Foscari, ambasciatore di Venezia a Firenze, ebbe a sottolineare l’ostinazione disinteressata di questi domenicani, dove il seguito era ormai costituito anche da laici.
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