Contadini 6 [421]

troccole
In italiano, troccola: strumento in legno che, impugnando un manico e sfruttando la forza centrifuga, fa saltellare una linguetta su di una ruota dentata, producendo un suono inconfondibile, simile al gracidare delle rane o alla percussione di un picchio. Appartiene alla categoria ‘Idiofoni a raschiamento’.

La pàrla come un racołón del vénere sànt” [Parla come una troccola del venerdì santo]. Dicesi di una donna che parla a raffica nonché a vanvera.     

La è pròpio ‘na bràva toséta, ma co ła tàca a parlàr la è cóme ‘na racołéta.” [E’ proprio una brava ragazzina, ma quando comincia a parlare è come una troccoletta]. Dicesi di una ragazzina che parla a tutta velocità e non vorrebbe mai smettere.

Tòni De Pìcułi era fratello di Móndo Bortołùss ed abbiamo già parlato di entrambi altrove. De Piccoli era il cognome vero e Bortoluss era il soprannome di famiglia, ovvero il detto, come spiegato pure altrove.

Quindi in realtà sia Antonio che Edmondo erano di cognome De Piccoli detto Bortoluss. Amavano tuttavia mantenere l’uno il cognome e l’altro il detto, di modo che, trovandosi all’osteria (i bar non esistevano) si presentavano l’un l’altro dandosi la mano: “Piacere, Antonio De Piccoli, falegname” e l’altro “Piacere mio, Edmondo Bortoluss, ànca mi falegname…” Al che i presenti, che sapevano la verità, scoppiavano a ridere.

Ebbene, a mezza quaresima, Tòni De Pìcułi e Móndo Bortołùss davano il via, nella loro falegnameria in via Caberluzze, in quel di Ormelle, alla costruzione delle troccole, dette in dialetto racołóni, racołéte, ràcołe o raganèłe. In realtà tali strumenti venivano usati solo nel giorno della Via Crucis, il venerdì santo, in quanto le campane venivano legate con delle corde per rispetto della morte di Gesù. Essendo tuttavia necessario qualche rumore per sottolineare le varie fasi della Messa, come l’Elevazione e così via, la tradizione aveva (ed ha tuttora) reso invalso (diffuso, comune) l’uso di questo strano strumento. A Venezia ce ne sono di lunghi addirittura due metri che emettono, al girare del manico, un suono cupo e rallentato, come quello del picchio quando batte su di un tronco, solo più lentamente del volatile.

Per i ragazzini, soprattutto i chierichetti, era un orgoglio avere ‘na racołéta e i De Piccoli ne facevano ogni anno qualche decina. Non era un lavoro particolarmente remunerativo ma rientrava nella tradizione e faceva parte del prestigio della ditta. Gli acquirenti venivano anche dai comuni più vicini.

Il venerdì santo era giorno di particolari sacrifici, tant’è vero che, sfogliando nel Patriarcato di Venezia il libro delle cerimonie del 1500, si può trovare che alla mensa dei prelati e del patriarca, nel giorno di venerdì santo, si poteva mangiare, com’è ovvio, solo pesce ma con un’altra ferrea limitazione: i secondi piatti non potevano assolutamente superare il numero di cinque.

 

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