La fine [422]

mori
Venezia – Piazza San Marco con i Mori, la Torre dell’Orologio e una parte della Basilica – Foto ripresa dal Campanile – 1961 – Ernesto Giorgi ©

Come potete notare, la categoria di questo articolo non è Storia, bensì Politica, in quanto condurremo un parallelo tra la fine della Serenissima e la possibile (lungi da noi dire ‘probabile’…) fine della Repubblica Italiana.   

Venezia fu una vera democrazia sino all’anno 1297, anno in cui i vecchi patrizi fecero un colpo di stato, chiamato Serrata del Gran Consiglio. Con tale colpo di stato, al Gran Consiglio, massimo organo legislativo – esecutivo, da quel momento potevano accedere solo le famiglie de càsa vècia, quelle cioè che esistevano già da secoli e che, con qualche criterio, più o meno arbitrario, si erano auto-considerate famiglie fondatrici della Serenissima. Naturalmente gli eredi di tali famiglie (patriziato) avrebbero continuato a costituire il Gran Consiglio. A Venezia non si facevano eccezioni.

Una prima volta il popolo si ribellò, sobillato (secondo i patrizi) da Bajamonte Tiepolo e Marco Querini. Nel 1310 successero tali fatti e il terreno di scontro fu il Ponte di Rialto. Era destino che la successiva ribellione del 1797 (500 anni esatti dopo l’avvento della dittatura patrizio – aristocratica) fosse di nuovo incentrata sullo stesso Ponte. Ma andiamo con ordine. Sembra che Tiepolo e Querini non siano stati sconfitti effettivamente ma esiliati in Croazia per quattro anni. Ci fu probabilmente una trattativa politica: non era semplice giustiziarli, dato il notevole seguito di Tiepolo e Querini. Gli insorti infatti continuarono a tramare e Bajamonte Tiepolo morì in Croazia in circostanze misteriose nel 1328, probabilmente assassinato, dopo che aveva continuato a sobillare le città di Treviso e di Padova contro la dittatura di Venezia, come testimoniano gli innumerevoli viaggi da lui fatti. Di Marco Querini, pure esiliato in Croazia, non si hanno notizie certe.

Quello che ha dell’incredibile è il fatto che, nonostante il colpo di stato e la palese dittatura dell’aristocrazia, i veneziani continuassero a sentire Venezia come una cosa loro ancora per i successivi cinque secoli ed ancora avrebbero forse continuato, se non che…

Se non che, nel 1700 (XVIII° secolo) i patrizi erano già al colmo della decadenza: erano pieni di possedimenti e ville in terraferma e ormai mal sopportavano anche l’impegno di governare la Serenissima: troppa fatica… a 500 anni di aristocrazia e di mancanza di democrazia corrisposero 500 anni di decadenza, sempre più accentuata, coi veneziani che si ostinavano ad essere sudditi fedeli.

Nel 1797 avvennero fatti gravi. Napoleone Bonaparte era alle porte e i patrizi, che da 500 anni vivevano nel lusso e nel parassitismo, si dissero:

“Chi xe che ne òbliga a morìr… sèmo piéni de càse, piéni de tùto, gavémo schèi, che se ciàva ànca i venessiàni: scampémo e łassémo che rìva Napoleón…” [Chi ci obbliga a morire… siamo pieni di case, pieni di tutto, abbiamo soldi, che si freghino anche i veneziani: scappiamo e lasciamo che arrivi Napoleone…]

Tutto era ignorato da questa classe di parassiti che esercitavano ormai lo sfruttamento da cinque secoli.

Ma, colmo dei colmi, il popolo non voleva arrendersi! voleva lottare contro i francesi! e allora successe l’incredibile: nel 1797, i patrizi fecero sparare sulla folla, nel Ponte di Rialto. Finisce così la repubblica e arriva Napoleone. Questa è stata esattamente anche la fine dell’Impero Romano d’Occidente di fronte agli extra-comunitari invasori, che allora venivano chiamati barbari, mentre ora non sono barbari ma extra-comunitari. I romani, che non volevano più morire, pensarono bene di assimilare i barbari dando loro l’esercito…

Lo scandalo di Panama Papers è sintomatico: “Chi ce lo fa fare…” Una classe dirigente con non ha alcun interesse in comune con la popolazione.

La domanda da porsi è: fino a che punto la classe dirigente attuale ha interesse a tutelare il popolo? Fino a che punto la classe dirigente attuale rappresenta sé stessa e se ne frega della gente?

La corruzione e le ruberie sono la premessa perché si scavi un solco: classe dirigente da una parte e popolo dall’altra.

Come si fa a sapere a che punto di decadenza siamo?

Se la televisione fornisce notizie di corruzione un giorno sì e un giorno no, forse saremmo ancora recuperabili; se invece la televisione annuncia nuove malversazioni ogni giorno, allora siamo spacciati. Da anni, ormai, le notizie di furti, nepotismi, abusi e corruzioni si susseguono immancabilmente ogni giorno.

Ma chi glie lo fa fare di difenderci, di rischiare, di guidarci?

Ecco il destino dei nostri figli: o rubare, per essere come loro o essere degli schiavi, per essere come noi.

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