Contadini 9 [425]

matrimonioDella Comunione e della Cresima abbiamo già detto altrove. Si tratta ora di parlare del matrimonio del popolo veneto, un altro rito di passaggio. Sui Riti di Passaggio e d’Iniziazione avremo modo di tornare, anche per dimostrare che da un punto di vista antropologico ci sono molte somiglianze con altre culture.    

Elenchiamo qui di seguito i principali Riti di Passaggio, senza aver la pretesa di elencarli tutti.

  • L’esposizione, appena sposati, di un lenzuolo insanguinato per dimostrare la verginità della nuova signora. Diffusa soprattutto in Italia Meridionale, si trovava invalsa anche da noi, soprattutto se la sposa non aveva avuto atteggiamenti irreprensibili prima del matrimonio, nel qual caso il marito cercava di gettare fumo negli occhi, ostentando un mezzo falso o un falso intero. I buontemponi miscredenti spargevano allora di soppiatto nella piazza del paese dei pezzi di pollo insanguinati, per sottolineare che tale era la natura del sangue sul lenzuolo. Al che, in osteria, il marito vilipeso gridava, riferendosi allo sconosciuto untore: “Se’l càte, ghe dàe un passamàn…” [Se lo trovo, gli do una riga di bòtte].
  • Il Battesimo.
  • Il primo giorno d’Asilo Infantile.
  • Il primo giorno di Scuola Elementare.
  • La Comunione.
  • La Cresima.
  • Il rito del fidanzamento, praticato tra facoltosi e solo se la ragazza aveva una reputazione irreprensibile.
  • Il matrimonio, di cui scriveremo qui sotto.
  • Le nozze d’oro, se ci si arrivava (50 anni di matrimonio)
  • La cerimonia funebre.

Il matrimonio, per gli sposi, significava molto ma per la quasi totalità degli invitati significava riempirsi la pancia dopo mesi o forse anni di dieta obbligata. I tempi non erano floridi e per molti un matrimonio era l’occasione per pacificare i richiami dell’intestino. Si mangiava molto come quantità, trascurando magari la qualità. Anche se il pranzo di nozze era tra notabili, c’era sempre qualche poveraccio invitato che aspettava con ansia un po’ di abbondanza. Non si poteva non invitare tali individui, pena le critiche atroci in paese: “I ha fàt un prànθo da nòθe da vergognàrse, da misèria…” [Hanno fatto un pranzo di nozze da vergognarsi, da miserabili…].

Daremo un quadro e un menu tipici, precisando che non sempre era così, di ciò che bisognava allestire per evitare critiche e mugugni.

  • Affettati locali, salame, sopressa, con vino bianco. Chi mangia sottaceti fatti in casa, beve vino rosso merlot. Il vino è, anche, nelle prossime portate, sempre sfuso.
  • Brodo di gallina e manzo, con tortellini di salsiccia e formaggio grana.
  • Pane fatto in casa tagliato a fette, con profumo di cenere: molto buono.
  • Se siamo un po’ verso il lusso, rognosa con erbe e verdure: frittata alta anche cinque centimetri, con patate, piselli, ortiche lesse, tarassaco, luppolo selvatico, galletti. Altrimenti si passa al primo successivo.
  • Pastasciutta abbondantissima, sempre con pomodoro, poi o salsiccia o frattaglie o ragù ma di solito ragù.
  • Pausa, con sottaceti per i mai contenti o con rognosa nel raro caso che ce ne fosse ancora. Il vino rosso è più richiesto del bianco.
  • Nel frattempo, in attesa dei secondi, abbondanti libagioni con grida e urla “Evìva i spósi…”, declamati da gente specializzata, con voci particolarmente tonanti.
  • Carne lessa: manzo, lingua lessa, lingua salmistrata, galline, oche, con verdure cotte squisite, mostarda vicentina, peperonata, cren (rafano) di due tipi: puro (mortalmente forte) o tagliato (talvolta con zucchero e talvolta con pane). Vino raboso oppure cabernet. Mai visto vitello o bue: sempre e solo manzo.
  • Gli arrosti: pollo al forno e pollo allo spiedo, faraona arrosta, tacchino in umido o arrosto, patate al forno, peperonata, marmellata piccante con senape. Qualche rara volta, braciole di maiale ai ferri.
  • Nessun formaggio. Si mangiava già in casa sino alla nausea.
  • Distribuzione dei confetti.
  • Torta nuziale con vino spumante dolce, magari di bottiglia. Non esistevano vini frizzanti secchi. A parte lo champagne brut, i primi vini secchi frizzanti si sono diffusi alla fine degli anni ’70.
  • Difficilmente gli sposi facevano il viaggio di nozze.

 

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