Contadini 10 [426]

cimitero
Un cane sulla tomba del padrone: simbolo di attaccamento.

Un vecchio contadino di San Polo di Piave, M.P., molto longevo, quando gli facevano i complimenti per la sua età, rispondeva:   

Ricordéve che al móndo tùt l’ha ‘na fìne, fòra che’l sałàme.” “Parché?” “Parché el sałàme el ghi n’ha dó…” [Ricordatevi che al mondo tutto ha una fine, tranne il salame. – Perché? – Perché il salame ne ha due]. Poi aggiungeva: “El prète el dixe: L’eterno riposo dona a loro… mi varàe pròpio vòja de ‘stàr de bàndo un fià… a novantaòto àni… ma fùrsi l’è mejo morìr, parché da vìvo no son usà de stàr de bàndo… gh’in conósse, mi, che i stà sémpro de bàndo… cóme i mòrti… d’ògni tànt vàe a véderme el θimitèro… par ciapàr l’ària… mi, cóme contadìn, vùi stàr sòte tèra a dormìr, no su na colombèra de màrmo…” [Il prete dice:.. io avrei proprio voglia di stare senza far niente per un poco… a novantotto anni… ma forse è meglio morire, perché da vivo non sono abituato a star senza far niente… ne conosco io che stanno sempre senza far niente… come i morti… ogni tanto vado a vedermi il cimitero, per prendere l’aria… io, in quanto contadino, voglio starmene sotto terra a dormire, non su una colombaia di marmo…].

M.P. aveva ragione a dire di voler dormire: cimitero viene dal greco koimētḗrion ‘dormitorio’, derivato a sua volta da koimáō ‘metto a giacere’.

Quindi riposare, dormire: la parola ‘cimitero’ viene usata dal XIV° secolo.

Mia nonna mi raccontava del periodo dal 1918 al 1920, la cosiddetta influenza spagnola, la quale uccise decine di milioni di persone nel mondo, più della peste nera del 1348 e più della stessa Guèra grànda che aveva ucciso circa dieci milioni di persone. La Spagnola uccise approssimativamente cinquanta milioni di persone. In alcune comunità la percentuale dei morti raggiunse l’incredibile cifra pari al 70%. In Italia si afferma che i morti per il virus furono 650.000, cinquantamila in più dei morti per la guerra.

Il cimitero del paese non fu più, in quel periodo, un luogo derelitto ma divenne un centro di vita della comunità: i becchini morivano come le mosche e i falegnami non riuscivano più a preparare le casse da morto ma i preti si ostinavano a richiederle, anche se costavano un anno di paga di un operaio. Ci fu una jacquerie, un sollevamento popolare e si addivenne coi preti al seguente accordo:

  • Tre casse da morto vuote ed aperte sostavano presso la chiesa.
  • Se c’era gente sana a disposizione, i morti venivano portati dal letto su mezza porta smontata dall’uscio della cucina, rivestiti con una coperta (che poi veniva bruciata o con dei panni se erano finite le coperte!) e trasportati sopra la mezza porta di legno, sino all’ingresso della chiesa.
  • Mia nonna diceva che quasi sempre ognuno portava un unico morto e poi veniva contagiato.
  • Pochissimi sono coloro che, contagiati, sono sopravvissuti.
  • Il morto veniva messo su una delle tre bare e chiuso con l’apposito coperchio, che non veniva inchiodato.
  • Tre alla volta, rapidamente, le bare venivano portate in chiesa, una botta di incenso col turibolo, una benedizione sommaria, un De Profundis e via, sino al cimitero.
  • Il morto veniva sepolto nella nuda terra e la cassa, col suo coperchio, veniva recuperata e riportata sul sagrato della chiesa. Si dice che non a tutti venisse concessa, per motivi d’urgenza, una croce col nome.

Questa storia, che mia nonna mi ha raccontato nel 1958, a quindici anni, mi è rimasta impressa in mente in modo indelebile e mi ha sempre angosciato. Da notare:

  • Sembra che il virus sia stato portato dalle truppe americane col loro arrivo in Europa.
  • Il virus si diffuse nelle trincee, date le condizioni igieniche spaventose.
  • Le truppe tedesche ed austriache, sottonutrite e con deboli difese organiche, ebbero oltre due milioni di morti. Ancora oggi i tedeschi e gli austriaci attribuiscono alla spagnola la loro sconfitta, mentre italiani, francesi, inglesi ed americani sono di opinione diversa.
  • La Spagna non era in guerra, non vi era censura militare e i giornali spagnoli erano gli unici a pubblicare le notizie dei morti spagnoli per l’epidemia.
  • La fine della guerra del 1918 fece tornare a casa i militari infettati dal virus, propagando il contagio ancora di più e così, sino al 1920, la tragedia continuò.

Per concludere, mia nonna diceva che, trovandosi con tutti i rispettivi padroni morti, animali randagi affamati si aggiravano per le borgate. Famoso un episodio di un prete che, avendo cercato di sfruttare l’epidemia (pentitevi) era stato pestato a sangue dalla gente e ricoverato in ospedale, dove peraltro non c’era posto. Dato che il prete voleva aver la precedenza, il primario, reso edotto dell’antefatto dai Carabinieri, disse indispettito:

Dixéghe che ghe tocarà spetàr, che dèss vén da curàr i malàdi. Intànt, fin che’l spèta, dixéghe che’l próve a pentìrse lù.” [Ditegli che gli toccherà aspettare, ché adesso dobbiamo curare i malati. Intanto, mentre aspetta, ditegli che provi a pentirsi lui].

 

 

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