Contadini 11 [427]

canataQuando un uomo eccessivamente anziano e benestante (dovevano esserci entrambe le peculiarità) convolava a giuste nozze con una ragazza giovanissima, magari la domestica, che non aveva altre doti di bellezza se non la gioventù, in paese succedeva il pandemonio.   

Alcuni giorni prima delle nozze, in tutto il paese, ci si preparava a ‘bàter canàta’ [percuotere la tanica, dall’americano can, scatola, tanica: confronta a petrol can, una tanica di benzina]. Ma andiamo per ordine.

I ragazzini (aiutati di nascosto dai paparini innocenti) preparavano delle vecchie taniche o delle vecchie pentole o addirittura dei tamburi per chi ne era il fortunato possessore. Per percuotere tali aggeggi si usavano martelli, mestoli, pezzi di legno duro in modo da poter fare il maggior fracasso possibile. Aggiungete campanacci da mucche al pascolo e fischietti come quelli degli arbitri di calcio.

Era tutto il paese (o quasi, tranne gli sposi…) a decidere segretamente se, per l’occasione, fosse da ‘bàter canàta’ o meno, a seconda che il matrimonio gridasse vendetta al Cielo o meno. Devo dire che, perché si procedesse nella grave offesa, la coppia doveva essere ben oltre il ridicolo.

Silenzio assoluto, nessuno diceva niente sino alla mezzanotte, quando gli sposi avevano appena celebrato il matrimonio e in quel momento si stavano forse accingendo a consumare il primo amplesso ufficiale…

I padri e gli adulti stavano nascosti dietro le siepi e i ragazzini, improvvisamente, sbucavano dalle tenebre, si appostavano poco lontano dalla casa degli sposi novelli e per un quarto d’ora buono si scatenava l’inferno: martelli che picchiavano sulle taniche, mestoli sulle pignatte, tamburi, campanacci impazziti come se ci fosse stata una mandria di mucche, fischietti assordanti come allo stadio. Solitamente, si prometteva ai ragazzini un gelato a testa come compenso e un altro a chi avesse fatto più rumore. Non ho mai capito con quale criterio venisse assegnato quest’ultimo premio.

Dovete immaginare la situazione, quando tutte le comari ben pensanti, nei giorni precedenti avevano cercato di giustificare il matrimonio come necessario, il che probabilmente poteva anche essere vero.

E poi, i giorni successivi, l’ipocrisia delle donne nel dire, ridendo magari nascostamente: “I ghe ha batù canàta, poréti, lu l’è un bràvo on, el jèra lu lu sól, còssa véeo da fàr… e éa, la è pròpio ‘na bràva tósa, no se dìxe mìo ‘na principéssa… ma anca éa, la ha pensà de sistemàrse un fià… a lu no ghe pésa de sicùro, l’è pièn de schèi…” [Gli hanno battuto le taniche, poveri, lui è un bravo uomo, era da solo, cosa doveva fare… e lei, è proprio una brava ragazza, non si dice mica una principessa… ma anche lei, ha pensato di sistemarsi un poco, a lui non pesa di sicuro, è pieno di soldi…]

L’onta, tuttavia, era grandissima e in osteria si sghignazzava per un mese filato… onta così grande che l’ultima canàta di cui ho avuto notizia si è conclusa col nuovo marito che, armato di doppietta, è uscito dalla porta di casa ed ha sparato due colpi in aria, creando scompiglio e un fuggi-fuggi generale. Il giorno dopo il marito ha avuto la dabbenaggine di andare anche dai Carabinieri, i quali per prima cosa hanno controllato che il fucile fosse denunciato regolarmente. Dopodiché il maresciallo dell’Arma emise due verbali:

  • Uno contro il marito impulsivo per turbamento dell’ordine pubblico e violazione della quiete pubblica ma poi il pretore non procedette oltre.
  • Uno contro ignoti (i bambini), per turbamento dell’ordine pubblico, schiamazzi notturni e violazione della quiete pubblica anche se, raccogliendo qualche testimonianza, si sarebbero potuti identificare i minori per risalire ai padri, veri protagonisti della goliardata. Anche qua il pretore pensò bene di archiviare.
  • Il pretore si è adeguato ai costumi? O tempora, o mores. [Che tempi, che costumi. (Marco Tullio Cicerone, oratore, avvocato, uomo politico romano, 106 a.C., 43 a.C., Prima Orazione contro Catilina.)]
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