Contadini 13 [429]

chiocciols
Chiocciola, arianta arbustorum.

D’estate, quando si avvicinava un bel temporale, i sentimenti erano contrastanti: da un lato i contadini temevano per il raccolto e le donne di casa   

preparavano una θeriòła, ceriola (da cera), candela benedetta il 2 febbraio, il giorno della Madonna Candelora; dall’altra, i ragazzi preparavano un secchio o secchiello a testa, per andare alla ricerca delle chiocciole, molluschi noti scientificamente come Arianta arbustorum, in dialetto s’ciòsi.

Tanti dicono lumaca, ma è sbagliatissimo: la lumaca è l’Arion ater, senza guscio, che si trova nei tronchi degli alberi. Solo i francesi la mangiano e noi, che in dialetto la chiamiamo slacàgno, ne proviamo schifo e per nessun motivo la mangeremmo. Non fate questo errore.

Dopo il temporale estivo, i s’ciòsi compaiono improvvisamente nelle siepi che una volta erano abbondantissime in quanto i confini di tutte le proprietà erano delimitati da siepi se non addirittura anche da fossati.

Le piante caratteristiche di tali siepi erano la sanguinéa (cornus sanguinea) dal ramo durissimo e fiori bianchi, con le foglie rossissime in autunno (da cui il nome). La sanguinéa era abitatissima a maggio e giugno anche dai maggiolini, o scarpànθe (melolontha melolontha, coleottero innocuo e simpaticissimo di cui abbiamo già parlato). C’erano poi i bruscàndołi in primavera, cioè il luppolo selvatico (humulus lupulus), attorcigliati alle ròe (rubus ulmifolius), cioè il rovo, spinosissimo ma generosissimo dispensatore di more rosse e nere, buonissime e leggermente asprigne, a differenza delle more del morèr, gelso, che sono nere e raramente bianche ma forse troppo dolci. C’era inoltre la càssia (robinia pseudoacacia), che dava i fiori da fare al tegamino con la pastella d’uovo e le foglie da mettere tra le dita per farle risuonare soffiandovi su. C’era il nocciòlo (corylus avellana), appartenente alla famiglia delle betulle, che dava le sue foglie pelose per meglio prendere i s’ciòsi. Nelle siepi c’era poi il sambuco (sambucus nigra L.). Il sambuco è una pianta stranissima, altamente velenosa ma in mano ad una persona esperta viene impiegata per medicinali, per marmellate, per profumare il pane, per fare una bevanda dissetante tirolese (coi fiori), per inchiostri. A noi interessa perché i ragazzini tagliano un ramo grosso di sambuco, tolgono il midollo tenerissimo e ne fanno un s’ciopét, fucile in miniatura, nel quale si può inserire un pezzo di stoppa e fare un piccolo botto.

Passata la tempesta, odo i ragazzini far festa in su la via delle siepi, alla ricerca dei s’ciòsi. Una combriccola di tre o quattro ragazzini tornava a casa dopo due ore con il secchio pieno a metà di chiocciole (anche due chili), con la pancia piena delle more dei rovi e se era fine agosto avevano mangiato anche una scorpacciata di nocciole e se avevano con loro un segàt (breve sega a mano a forma trapezoidale) anche alcuni fucili ricavati dai rami più grossi del sambuco.

Mia nonna così faceva i s’ciòsi:

Per mezzo chilo di lumache:

  • Mezzo bicchiere di olio.
  • Origano o santoreggia. (Una bella presa).
  • Sale grosso.
  • Per chi vuole, un poco di peperoncino.
  • Un etto o un etto e mezzo di pomidoro pelati.
  • Aglio fresco (uno spicchio).

Le chiocciole vanno spurgate mettendole nella semola per qualche giorno (meglio un giorno in più), in una pentola col coperchio. Poi si lavano bene e si strofinano con acqua e sale. Si sciacquano ancora e si mettono in un tegame basso e largo. Coprite con acqua e mettete il coperchio. A questo punto bisogna attendere che escano dal guscio e che Toni Roni tìre fòra i quàtro còrni (Cantilena per i bambini). Allora si accende il fuoco basso per dieci minuti, si mette il sale e si alza la fiamma per un quarto d’ora. Nel frattempo avrete preparato su un’altra teglia l’olio e l’aglio tritato e, appena rosolato, avrete aggiunto tutto il resto (pomodori eccetera), cuocendo per dieci minuti ancora. Ora, sgocciolate le lumache e aggiungetele al sugo, lasciando che il tutto si passi per altri dieci minuti. Mettete in tavola degli stecchini per togliere l’animale dal guscio. Se poi avete preparato anche la polenta calda e il vino merlot… Buon appetito.

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1 commento su “Contadini 13 [429]”

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