Contadini 14 [430]

barbagianni
Barbagianni appollaiato su un ramo con le lucciole sullo sfondo.

La seguente tabellina serve per riconoscere i principali uccelli rapaci notturni (strigiformi).    

  • Marrone scuro, piccolo: civetta. (θuìta)
  • Marrone scuro, grande: gufo. (gùfo o ànca dùgo)
  • Bianco, piccolo: allocco. (ałòco o ànca łòco)
  • Bianco, grande: barbagiànni. (barbajàn)

C’è poi, saltuariamente, l’assiolo che è un gufetto piccolino color crema e che dal popolo viene preso per un allocco.

Questi animali, protetti dalle leggi, sono utilissimi perché fanno strage di topi, ratti e così via. I bambini e la cultura popolare li vedono con sospetto perché hanno degli occhiacci grandi, gialli e, a differenza degli altri uccelli che hanno un occhio a destra della testa e uno a sinistra, hanno entrambi gli occhi situati sul lato anteriore del capo per vedere la scena di caccia in tre dimensioni.

Il barbagianni ha addirittura una specie di parabola di piume attorno alla testa, che porta i suoni agli orecchi, per sentirci meglio: nel silenzio della notte è in grado, nel buio più assoluto, di identificare dal rumore il percorso di un topolino: poi, una volta individuato, si getta a una velocità folle e il pasto è assicurato.

Il gufo di solito passa la giornata a dormire in un buco d’albero e così pure l’allocco. Tutti gli strigiformi, di giorno, se sorpresi all’aperto, sono completamente inebetiti e potrebbero essere facile preda di chiunque. Hanno la fortuna di avere delle carni orribili e così i cani e soprattutto i gatti non li mangiano. Se sono allocchi o civette da nido, cioè piccolini, può darsi che qualche gatto li maltratti o anche li uccida per giocare, ovvero tenersi allenato.

La civetta e il barbagianni dormono, durante il giorno, anche in case diroccate, vecchi palazzi tranquilli oppure in qualche soffitta.

Nelle notti calde, con la finestra aperta, può capitare di vedere due occhiacci gialli luminosi poco sopra il bordo inferiore della finestra. La mamma, al bambino che crede di aver visto un fantasma: “No stà ciapàr paùra, l’è ‘na θuìta, la è picenìna, la è gnìsta a curiosàr… la va in tràθa de θòrθ… el Padreterno l’ha méssa a pósta.” [Non prendere paura, è una civetta, è piccolina, è venuta a curiosare… va in traccia (in cerca) di topi… il Padreterno l’ha messa (al mondo) appositamente].

Il barbagianni invece è bello grosso e si può trovare alla mattina nel pollaio o nella conigliera: intrufolatosi per cercare pulcini o coniglietti, molte volte non riesce più ad uscire e vi guarda, ma, dato che è giorno, ci vede pochissimo e allora, sentendosi in pericolo, muove continuamente la testa a destra e a sinistra cercando di vederci meglio, nella luce per lui accecante. Quando non sapevamo il perché di questo movimento ostinato, dicevamo: “El pàr fin insemenìo…” [sembra persino scimunito] e in effetti un poco rimbecillito, dalla luce, lo era.

Anche lo stridìo notturno (Chiùuu, chiùuu) degli strigiformi è lugubre e lo emettono per dire: “Questo territorio di caccia è mio”. Potrebbero tuttavia emetter delle grida più allegre. Quando prendono una preda, poi, emettono un urlo fortissimo che probabilmente significa: “Anche per questa notte si sbarca il lunario.”. L’unico uccello che ha il coraggio o l’incoscienza di cantare di notte, a rischio di farsi mangiare, è l’usignuolo: canta troppo bene e forse non se la sente di rinunciare. Anche i merli attendono l’alba per festeggiare la fine della nottata e la fine della caccia dei terribili rapaci notturni. Loro, di giorno, hanno il problema dei gatti, che trovano le loro carni appetitose.

Un altro animale cacciato dagli strigiformi è purtroppo il pipistrello, che non è un uccello ma un topolino con le ali che fa strage di zanzare ed insetti in genere. In dialetto si chiama nòtol, (plurale nòtui) nome adattissimo, più di pipistrello, in quanto gira di notte. Dopo i topi, è il mammifero più diffuso al mondo. Il pipistrello ci vede pochissimo ma utilizza una tecnica di emissione di ultrasuoni abbinata ad un volo a zig-zag: se l’ultrasuono torna indietro prima del previsto, vuol dire che ha colpito un insetto e allora il pipistrello si lancia. In questo volo a zig-zag confonde i rapaci notturni che trovano questa caccia molto faticosa.

Per fare paura alle ragazze, si diceva: “Vén ciapà dièse nòtui e i vén méssi te ‘na scàtoła e staséra, co te tórna càsa, te łi mołén tei cavéi…” [Abbiamo preso dieci pipistrelli e li abbiamo messi in una scatola e stasera, quando tornerai a casa, te li lanceremo sui capelli.] Le ragazze erano terrorizzate perché si diceva che i pipistrelli si avvinghiassero ai capelli lunghi e poi, nell’ipotesi migliore, bisognava tagliare tutti i capelli. Una cosa che ho sempre sentito dire ma vista, mai.

Uno spettacolo da premio Oscar erano le lucciole, bubéte (luciola italica), oggi molto rare a causa dell’inquinamento dilagante.

L’emissione luminosa sembra dipendere dal corteggiamento. Vi racconto un esperimento che facevamo da ragazzini.

  • Prendere alcune lucciole e metterle in un bicchiere di vetro trasparente, coperto con uno strofinaccio sforacchiato, in modo che non possano uscire ma che possano respirare. Mettere questo bicchiere nella stanza A.
  • Fare esattamente la stessa cosa con altre lucciole e metterle nella stanza B, in modo che non possano vedere ciò che succede nella stanza A.
  • Con un orologio coi secondi, notare che tutte le lucciole nella stanza A si accendano e si spengano assieme. Se non sta ancora succedendo, attendere che ci sia il biosincronismo e poi controllare, ad esempio, che si accendano ogni sei secondi.
  • Fare lo stesso nella stanza B e notare che il biosincronismo è, ad esempio, ogni otto secondi.
  • Portare le lucciole della stanza B nella stanza A e mettere i due bicchieri in modo che si vedano bene e attendere nuovamente il biosincronismo.
  • Il nuovo biosincronismo sarà uguale per tutte le lucciole dei due bicchieri, col tempo del primo bicchiere oppure col tempo del secondo bicchiere oppure con un tempo completamente diverso.
  • Liberare immediatamente tutte le lucciole, che sono un indice di inquinamento: più lucciole ci sono e meno inquinato è l’ambiente.

 

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