Contadini 22 [438]

cigno
Un cigno nei pressi del Ponte del Gattolé, al centro di Oderzo – 1982 – Ernesto Giorgi ©

Ogni tanto mi vengono in mente dei modi proverbiali di vecchi contadini; oppure trovo in giro, consultando volumi veneti (vedi anche bibliografia) delle frasi particolari.   

Eccone alcuni esempi dal mondo contadino di una volta, tenendo conto che di ogni frase proverbiale esistono diverse versioni.

Tèra mòra va tignùda, tèra biànca va vendùda. [La terra mora (grassa) va tenuta, quella bianca, vendila senza rimpianti].

Tèra mòra, tièða pièna. [Terra grassa, granaio pieno.]          

Pòca fadìga, càmp co l’ortìga. [Poca fatica, campo con l’ortica]. Se non vuoi faticare, non avrai il raccolto.

Vàrda puìto, bambìn… su ła so’ pónta se càta poénta. (Del gomièro, del versùro, del solθariòl) [Guarda bene, bimbo… sulla sua punta (dell’aratro) si trova polenta. (Dei vari tipi di aratro, pesante, normale, leggero da solchi). Si diceva ad un bambino mentre si stava arando: il bambino guardava la punta dell’aratro ma la polenta non la vedeva. Era infatti detto in senso traslato, per significare che arando e lavorando ci si guadagnava da vivere.

I àni de fàme scumìnθia te łe grépie. [Gli anni della fame cominciano nelle mangiatoie del bestiame]. Il significato è duplice e dai vari contesti non ho mai saputo dire quale dei due significati sia il più consono:

  1. Se trascuri di dar da mangiare ai tuoi bovini, la negligenza si riverserà su di te e ne patirai le conseguenze: datti da fare e bando alla pigrizia.
  2. Quando non si riesce a dar da mangiare al bestiame per qualunque ragione, entro breve sarà carestia anche per gli umani.

Vòlta ła tèra, che sóte te càta òro. [Rivolta la terra (arala, zappala, dissodala) ché sotto troverai la tua ricchezza]. Un chiaro incitamento a darsi da fare.

El contadìn l’è pièn de schèi ‘sta vèrta che vièn. [Il contadino è pieno di soldi la primavera prossima ventura]. Cioè mai ed è sempre la stessa storia.

Tèra tìra in tèra… e dòpo sóto tèra. [La terra tira in terra… e dopo sotto terra.] La terra è faticosa da lavorare e prima ti prostra al suolo e alla fine, dalla fatica, sei trascinato sotto terra.

Sèmpro quèi, sémpro stràchi, sémpro tel càro. [Sempre quelli, sempre stanchi, sempre che si fanno trasportare dal carro]. Gli sfaticati stanchi sono sempre gli stessi.

Na scuriatàda ła pòl salvàr dal fòss. [Un colpo di frusta dato al bovino può evitar che il carro precipiti nel fosso.]

Té’l càro, ła ròda da butàr vìa ła crìda sémpro. [Nel carro, la ruota da gettare è quella che cigola sempre]. Traslato: in famiglia, quello che brontola sempre si potrebbe allontanare.

El lègno vérðo el dimànda fògo. [Il legno verde chiede di essere acceso]. Traslato: i giovani hanno bisogno di incoraggiamento…

Da dire con tono rassegnato: Cussì va’l móndo: chi che lavóra, el màgna, chi che no lavóra, el màgna e’l béve… [Così va il mondo: chi lavora, mangia e chi non lavora, mangia e beve].

Savéo quéi che no sèra łe pòrte? El càn, el viłàn… [I cani e i villanzoni non chiudono le porte. Ad uno che entra e non chiude (soprattutto nei filò, quando la stalla deve rimanere calda), si dice di solito la prima parte: Conoscete quelli che non chiudono le porte?]

Detto da chiunque tranne che da un contadino, ad esempio lo può dire il fattore dopo un diverbio con un contadino: tre àseni e un contadìn fa quàtro bèstie. [Tre sciocchi e un contadino fanno quattro animali]. Nota bene: àseno significa sciocco, ignorante. Il termine italiano asino, che denota l’animale, si traduce mùss.

Esempio: A destrigàr i mùss se ciàpa speaθàde e se infastidìss le bèstie. [A rigovernare gli asini (mùss è sia singolare che plurale) si prendono calci e si infastidiscono gli animali].

Stà ténto a no frugàr ła baréta… [Stai attento a non consumare il berretto]. Non essere troppo ossequioso.

El bràvo contadìn l’ha da vér ‘na dòta: savér spetàr. [Il bravo contadino deve avere una dote: saper aspettare].

A màssa strapiantàr se vendéma dispèti. [A spostare troppo le piante si raccolgono dispetti]. Questo perché le piante soffriranno e daranno pochi frutti. Traslato: a pretendere troppo dalla gente si ottiene meno.

El róro no càsca co na bòta soła. [La quercia, il rovere (possente) non cade al primo colpo]. Traslato: per abbattere un nemico potente ci vuole un notevole impegno.

Anca el róro gràndo l’è stàt picenìn. [Anche la quercia (il rovere) enorme è stata piccolina]. Si dice, ad esempio, ai bambini quando sono impazienti di crescere.

Se te tàja ðo noghère, tùti vignaràe par légne. [Se tagli giù gli alberi di noce (lavoro faticosissimo), tutti vorrebbero venire a raccogliere legna]. Traslato: gli opportunisti fannulloni sono sempre pronti ad approfittare.

De ògni bòt te tràła el vìn che l’è. [Da ogni botte spilli il vino che contiene]. Traslato: non puoi pretendere che da un somaro escano frasi intelligenti.

No se pòl mai savèr da che pómpa se bevarà àqua. [Non si può mai sapere da che fontana si berrà acqua]. Duplice significato:

  1. Non uscire con frasi assolute, come ‘io da lui non vorrò mai niente’: potresti pentirtene.
  2. Semplicemente, nessuno conosce il futuro.

Col và a Veneθia, el se pénsa dei so càmp. [Quando va a Venezia, gli vengono in mente i suoi campi]. Ma quando è a Venezia non può farci niente. Traslato: è un perdigiorno che si preoccupa delle cose quando non le può fare, ma quando le potrebbe fare cerca di non pensarci.

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