Città di Venezia 7 [445]

MarinFaliero
Venezia – Palazzo Ducale – Marin Faliero decapitato ai piedi della Scala dei Giganti.

Esiste un altro mistero spiegato male che, pertanto, rimane un mistero: la decapitazione di Marin Faliero (in veneziano Marìn Falièr). Nato nel 1285 e morto il 17 aprile sera del 1355. Era doge dal 1354, poco più di un anno. Mentre tutti subivano il patibolo tra le colonne di Marco e Todaro, in pieno giorno, Marin Faliero fu ufficialmente decapitato di sera, sulla Scala dei Giganti, dove il popolo non poteva assistere.    

Un nunzio uscì dalla Porta della Carta e mostrò al popolo lo spadone insanguinato del boia, proclamando la famosa frase: “Vardé tùti! L’è stà fàta giustìssia del traditór!” [Guardate tutti! E’ stata fatta giustizia del traditore].

Ma il popolo veneziano non beve facilmente…

  • Perché fu l’unico condannato non in pubblico, senza che a Rialto e altrove i banditori proclamassero la condanna? E perché di sera?
    • Versione ufficiale: perché era un doge e andava in qualche modo rispettato.
    • Versione del malfidente: probabilmente è stato assassinato prima e si è cercato di combinare alla meglio. Di sera, poi, in giro c’è poca gente. (Nota: anche volendo, non era consentito avvicinarsi al corpo per controllare il giorno del decesso, né c’erano le conoscenze necessarie. Il primo anatomopatologo al mondo, Andrea Vesalio, nacque nel 1514.
  • Perché tutta questa fretta, senza l’annuncio della cattura o del complotto?
    • Versione ufficiale: perché il processo era inutile in quanto erano tutti rei confessi.
    • Versione del malfidente: perché e stato un assassinio da parte del Consiglio dei Dieci, per eliminare un potenziale nemico. Queste storie durano dal 1297, anno della Serrata e della fine della democrazia.

In effetti, dopo il tentativo del 1310 da parte di Baiamonte Tiepolo e dei suoi irredentisti per ristabilire la cóncio (assemblea plenipotenziaria popolare), a parte qualche sporadica ribellione, il tentativo di Marin Faliero fu l’ultimo importante sino al 1797.

Versione ufficiale: un giovinastro da strapazzo aveva prestato soverchie attenzioni alla moglie di Marin Faliero. Denunciato, il bellimbusto fu punito con una forte multa e con alcuni mesi di reclusione dalla Quarantìa Criminàl (tribunale composto da 40 giudici). Il doge Marin Faliero, non soddisfatto della sentenza, decideva di rovesciare l’Ordine Costituito per autoproclamarsi Signore di Venezia.

Versione del malfidente: Marin Faliero aveva 74 anni, di famiglia ricchissima, invece di fare la bella vita aveva ricoperto tutte le cariche militari e pubbliche, era stato membro del Consiglio dei Dieci, acquistandosi la simpatia dei veneziani. Sognava un ritorno alla democrazia popolare, sospesa dai patrizi con un colpo di stato nel 1297. Era amatissimo dalla popolazione, era un benefattore e probabilmente voleva ricostituire la cóncio, riammettendo il popolo e i suoi rappresentanti nelle sale del Palazzo Ducale. Invece di essere lui ad eliminare la dittatura, quest’ultima ha eliminato lui e una decina di altre persone che sono stati fatti passare per congiurati, vero o non vero che fosse, Questi ultimi sono stati tutti impiccati in Piazza il giorno prima, quando molto probabilmente il doge Marin Faliero era già stato assassinato.

Venezia, in seguito, fece altre cose del genere, come l’eliminazione di Francesco Bussone, Conte di Carmagnola, capo delle milizie veneziane, capitano di ventura divenuto troppo pericoloso, la cui decapitazione avvenne in Piazza nel 1432.

Oppure ancora la decisione di sterminare i cosiddetti Carraresi. Fu perseguito lo sterminio della famiglia dei Da Carrara, signori di Padova, strangolati in carcere ai Piombi con una corda di balestra (i tre maggiori esponenti), dopo essersi arresi nel 1405. Il quarto fu assassinato ventinove anni dopo. Ma la loro famiglia esiste ancora, pur se con un altro cognome (Papafava) e la Signoria, invece, non c’è più.

Degli episodi del Carmagnola e dei Carraresi, eventualmente, ne riparleremo in seguito.

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