Città di Venezia 9 [447]

paolucio
Venezia – Il primo doge dal 697 al 717

El xé nassùo a Oderzo ma no savémo l’àno…” [E’ nato ad Oderzo ma non sappiamo l’anno]. “Par dìrla tùta, no savémo gnànca s’el sìa esistìo…”. [Per dirla tutta, non sappiamo nemmeno se sia esistito]. Potremmo proseguire, riportando tutto e il contrario di tutto, perché gran parte del personaggio è avvolta dal più fitto mistero. Tanto per cominciare, il nome. Si chiamava probabilmente Paolo Lucio, per cui la contrazione non dovrebbe fare Paoluccio, con due ‘c’ ma PaoLucio. D’altronde, ad ulteriore rinforzo di questa tesi, due ‘c’ dolci non rientrerebbero nell’idioma veneto. Altri dicono Paulo Lucio, col Paulo più latineggiante.    

Venezia, che si può considerare abitata dal 452 per sfuggire agli unni di Attila, non era ancora la sede principale delle genti venete. Tutte le isole da Grado a Cavarzere manifestarono la volontà di farsi guidare a vita da un duca (dòxe in veneziano) unificante, in quanto i vari capi e capetti, invece di difendere il territorio, pensavano di combattersi tra loro per la supremazia. E in Eraclea, nel 697, nominarono il nostro eroe ma sulla sua identità permangono i dubbi: alcuni dicono che si trattasse di Paulus Patricius, dove Patricius è il titolo che i bizantini attribuivano agli esarchi (grandi capi). Egli sarebbe pertanto l’esarca di Ravenna, così come si chiamava l’esarca in quel tempo.

Si capisce che, se il primo doge è bizantino ravennate, il prestigio della nuova comunità ne esce indebolito: quindi può darsi che i fatti non siano esattamente quelli tramandati.

Il doge era a capo della pubblica amministrazione e depositario di un giuramento di fedeltà, reso a sue mani, da tutti gli abitanti del territorio della nuova repubblica. La capitale fu posta ad Eraclea. Solo successivamente fu trasferita a Malamocco, sull’attuale isola del Lido e più tardi ancora sull’isola di Rialto, per poi finire nel luogo dell’attuale Palazzo Ducale.

Chiunque egli fosse, mantenne stretti rapporti coi bizantini di Costantinopoli (più o meno l’attuale Istambul). Jesolo invece, vicinissima, era in contatto coi longobardi. Oltre al problema della pirateria, c’era questa ulteriore afflizione, nonostante ci fosse il nuovo doge, dove alcuni erano simpatizzanti dei bizantini ed altri dei longobardi.

Paolucio Anafesto fu ucciso durante un rivolta nel 717?

Sì, sicùro!

No, el xe mòrto in lèto!” [morto nel suo letto]

Ma se no savémo gnànca se el sìa esistìo…” [Ma se nemmeno sappiamo se sia esistito].

Naturalmente ad Eraclea esiste una via Paoluccio Anafesto: il primo doge si festeggia ad Eraclea Mare in tarda primavera, quando ci sono i turisti: ad Eraclea centro, in ottobre. Il programma di festeggiamenti è intenso.

Oderzo fu conquistata dai Longobardi nel 639 e fu da loro distrutta nel 669, praticamente all’epoca di PaoLucio Anafesto.

Malamocco divenne la sede dogale nel 742.

Durante il dogado di Angelo Partecipazio (dogado 809 – 827), la sede dogale fu trasferita nelle ‘Isole di Rialto’.

Un anno dopo, nell’828, il corpo di San Marco viene trasferito nella cappella del Palazzo Ducale. Il bizantino e guerriero San Teodoro fu sostituito (nell’862) da San Marco nella sua veste di patrono, come testimoniano le due colonne in Piazzetta, Marco e Todaro, le quali esistono dal dogado di Sebastiano Zani (dogado 1172 – 1178). Le colonne, enormi, erano tre e costituivano il bottino di guerra carpito nel Mediterraneo orientale.

La terza colonna fu maldestramente persa in laguna, di fronte alle altre due ed è sprofondata nel fango del fondale: mai più ritrovata.

Le due colonne rimasero a terra, orizzontali, per parecchio tempo sino a quando un certo Nicolò Barattiero di Bergamo, che aveva già collaborato alla costruzione del Campanile, con un gioco di funi bagnate ed asciutte, riuscì a metterle in posizione verticale. In premio, la Serenissima gli accordò l’appalto in esclusiva del gioco d’azzardo nello spazio tra Marco e Todaro. Da quel momento, Nicolò Barattiero viaggiò in Ferrari. (Peccato che la Ferrari ancora non ci fosse…)

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