Città di Venezia 10 [448]

Voigtlander Vito Bl Ob.Color Scopar f/2.8 50mm
Venezia -1961 – Piazzetta dei Leoncini, antistante al Patriarcato e fiancheggiante la Basilica di San Marco – 1961- Ernesto Giorgi ©

“Quadrupedante putrem sonitu quatit ungula campum” (Virgilio, Eneide, VIII, 596): questo mi ripeteva sempre il sacerdote addetto alla Portineria del Patriarcato. E sottolineava la sapiente disposizione degli accenti: “quadrupedànte putrèm sonitùquătĭt ùngula càmpum”, la quale, stante il significato in italiano “Lo zoccolo batte il molle terreno (e) risuona la corsa impetuosa”, fornisce effettivamente l’impressione voluta, cioè (come si evince dagli altri versi precedenti) che un centurione arrivi col cavallo galoppante nell’accampamento romano, recando un urgente messaggio.    

E’ indubbiamente un verso onomatopeico (che riproduce il suono) eccezionale ma non al punto da parlarne quotidianamente, lodando le capacità indubbie di Virgilio. Sapendomi appassionato della materia, il buon sacerdote ogni volta si ripeteva. Ma probabilmente parlava a sé stesso, non ricordando che la stessa cosa l’aveva ripetuta anche a me innumerevoli volte.

Inoltre, parlava sempre del lupo. Sosteneva che a Gubbio, se san Francesco era amico del lupo, un perché doveva esserci.

Che l’augurio ‘in bocca al lupo’ non è scaramantico, bensì dipende dal fatto che la lupa prende in bocca, per la collottola, i lupacchiotti al fine di difenderli: pertanto essere in bocca al lupo significa stare protetti. Solo degli sprovveduti risponderanno ‘crepi il lupo’, perché non conoscono la vera storia. Il lupo poi è diventato il cane, dimostrandosi il miglior amico dell’uomo, a differenza del gatto, che agisce per tornaconto. Si dice allupare, diventare simile a un lupo ma non aggattare, diventare simile a un gatto. Il lupo mannaro è un’altra cattiveria, meglio dire licantropo. Al che, io sommessamente facevo notare che licantropo significa pur sempre lupo – uomo (greco lýkos, lupo e ànthropos, uomo): la risposta era che a lui della lingua greca non interessava niente: sempre meglio licantropo di lupo mannaro e poi, era una cattiveria, perché la Bibbia non ne parlava mai. Il che non era vero, perché la Bibbia narra di Nabucodonosor, re, che per punire la sua vanità fu trasformato in lupo. Ma non era il caso di contraddire un buon uomo, né di sottolineare come le credenze fossero che chi fosse concepito il 25 marzo, notte dell’Annunciazione e quindi nato alla mezzanotte del 25 dicembre era destinato a diventare lupo mannaro nelle notti di luna piena: a mezzanotte acquistava improvvisamente artigli e mani pelose, occhi rossi e canini alla Conte Dracula, che, da buon mannaro, era nato il 25 dicembre 1431 e morto il 25 dicembre 1476.

C’è un modo solo per salvarsi dal lupo mannaro, in caso di fortuito incontro: come tutti sanno, il lupo mannaro cammina a quattro zampe ma con la pancia rivolta verso l’alto (ma come farebbe?) e, purtroppo per lui, non è capace di fare gradini, dato il tipo di deambulazione. Ci si salva solo risalendo una scala, dove il perverso non vi potrà raggiungere. Se per caso vi raggiunge, vi morde e non vi uccide, sarete contagiati per il resto dei vostri giorni dalla sua ‘mannarità’.

A Tezze di Piave e precisamente nel Borgo Malanotte (il nome è tutto un programma) non conveniva avventurarsi alla sera:

  • Nelle notti di luna piena c’erano i lupi mannari.
  • Nelle notti buie c’erano dei fantasmi cattivissimi.

Lo stesso dicasi della strada che porta dalla Guizza (di Roncadelle di Ormelle) verso San Polo di Piave. Ma non terribile come il suddetto Borgo Malanotte, insuperato per episodi (immaginari?) di crudeltà e ferocia.

A Venezia città, un posto analogo erano le calli attorno a Calle della Pegola, una delle calli che portano dalla Riva degli Schiavoni (Riva Ca’ di Dio) verso l’interno. Inoltre, mannaro o no, si può vedere il fantasma di Fosco Loredan, con in mano la testa della moglie, decapitata, forse per licantropia, in una notte di luna piena: si aggira nelle calli vicine al Canal Grande e vicine al Ponte di Rialto. C’è poi l’isoletta di Poveglia, ex-manicomio, dove si aggirano i fantasmi di pazienti maltrattati dai guardiani (gli ululati dipendono tuttavia dal vento di bora che s’insinua nelle intercapedini dei fabbricati).

Come non citare Ca’ Dario, Dorsoduro 353, il palazzo maledetto sul Canal Grande, dove uno o più fantasmi inducono al suicidio il nuovo proprietario? e se non lo fa, lo fanno morire comunque di morte violenta? oppure lo fanno finire sul lastrico.  L’elenco dei colpiti è impressionante:

  • 1494: Giovanni Dario, costruttore del palazzo, muore misteriosamente.
  • 1494: Marietta Dario, appena ereditato il palazzo, muore suicida perché il marito, Giacomo Barbaro, va in dissesto e viene accoltellato mortalmente. Il figlio Vincenzo si reca a Candia (Creta) e fa la fine del padre: ucciso da chi?
  • Per i 150 anni seguenti il palazzo resta disabitato.
  • I Barbaro sono stati colpiti ma le disgrazie della famiglia non finiscono: Alessandro Barbaro è membro del Consiglio dei Dieci e la Repubblica finisce nel 1797 per mano di Napoleone. Alessandro vende il palazzo ad Arbit Abdoll, un armeno che commercia in gioielli e pietre preziose: non appena comprato il palazzo, Arbit fallisce e muore subito dopo.
  • Randon Brown acquista Cà Dario dagli eredi di Abdoll: studioso inglese, ci vive con un suo amico-compagno. Muoiono entro breve entrambi: suicidio o assassinio?
  • Essendo l’omosessualità fuorilegge negli Stati Uniti, Charles Briggs viene a Venezia col moroso. Acquista Ca’ Dario e immediatamente muoiono senza frapporre indugi, suicidi entrambi.
  • Nel 1899 Henry De Regnier, pittore francese, visse da ospite (non da proprietario) all’interno del palazzo. Forse per questo fu colpito solo da una gravissima malattia e nel 1901 scappò via.
  • Nel 1970, Filippo Giordano dalle Lanze acquista: viene ucciso dal moroso che gli spacca la testa con una piccola statua. Il moroso scappa a Londra ma il fantasma di Ca’ Dario lo insegue e viene ucciso a sua volta da sconosciuti, che Scotland Yard non identificherà mai.
  • Christopher ‘Kit’ Lambert, manager del gruppo di musica leggera ‘The Who’, acquista Ca’ Dario e subito dopo cade dalle scale, restando secco. Il prezzo di Ca’ Dario scende sempre di più ma il palazzo è troppo bello…
  • Fabrizio Ferrari, un facoltoso veneziano, irridente della maledizione, acquista e vi si trasferisce; tracollo economico immediato. La sorella del Ferrari muore in un incidente d’auto senza testimoni.
  • Raul Gardini (Gruppo Ferruzzi) acquista il palazzo. Per prima cosa fece celebrare una Messa ma non servì. Coinvolto subito dopo in alcuni scandali finanziari, subisce fortissime perdite e muore ufficialmente suicida a colpi di pistola. La pistola viene trovata sul comodino. Forse assassinato?
  • Il tenore Mario Del Monaco, irridente della maledizione, finisce con l’auto contro un platano mentre sta andando dal notaio per l’acquisto. Non potrà più cantare in pubblico e non comprerà più Ca’ Dario: punito per la sola intenzione.
  • Nel 2000 Woody Allen ha intenzione di acquistare: inspiegabilmente, tre giorni prima dell’acquisto, rinuncia e se ne riscappa in America. Forse, è stato informato all’ultimo momento del necrologio.
  • Le chiacchiere dicono che il palazzo sia stato costruito sopra il Cimitero dei Templari.
  • Si potrebbe continuare col Palazzo del Cammello (Madonna dell’Orto), col Palazzo Mocenigo (dove si aggira il fantasma di Giordano Bruno, tradito dal Mocenigo), col Casin degli Spiriti, di fronte al cimitero di San Michele, dove morirono migliaia di appestati e dove successero nel XX° secolo dei fatti di sangue ancora senza spiegazione, senza parlare del Ponte dei Sospiri, dove chi sospira sono i fantasmi di condannati a morte trasferiti nei Piombi.

Per concludere, il sacerdote amava ripetere l’aneddoto di Pio X° (Papa Sarto, di Riese, ora Riese Pio X°, ex patriarca di Venezia). Pio X° aveva ricevuto da alcuni prelati francesi la richiesta di condannare pubblicamente il tango, novissimo ballo argentino, descritto come licenzioso. Il papa fece venire due ballerini di tango, i quali si esibirono. Alla fine, papa Sarto disse: “Mi, me pàr che sia più bèło el bàło a ła furlàna ma no védo che gran pecà che ghe sìa su sto nóvo bàło.” [A me sembra che sia più bello il ballo alla friulana ma non vedo che gran peccato ci sia in questo nuovo ballo]. E sospese ogni sanzione ecclesiastica. Il sacerdote si divertiva enormemente nel raccontare l’aneddoto.  Non era veneziano ma di Annone Veneto: terra di aneddoti.

 

 

 

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