Corvo [453]

corvo
Corvo sulla neve in alta montagna con una scorza d’arancia nel becco.

Perché, quando si impara bene a sciare, si tende a fare il cosiddetto fuoripista? Le motivazioni sono diverse, da persona a persona:

  1. Per sfidare la natura: di solito, si conclude in tragedia perché chi lo fa si spinge sempre più in là, sempre più in là, altrimenti non sarebbe più una sfida alla natura. Alla sera, tali sciatori sono stanchi e insoddisfatti.
  2. Per fare cose che gli altri non fanno: queste persone hanno bisogno di dimostrare agli altri (e non a loro stessi) di avere grandi capacità. Alla sera, tali sciatori sono stanchi e insoddisfatti.
  3. Per conoscere ambienti nuovi e contemplarli. Alla sera, tali sciatori sono stanchi e soddisfatti.
  4. Per stare soli a contatto con la natura, in uno stato di coscienza alterata, dimenticando la realtà della vita quotidiana. Alla sera, tali sciatori sono stanchi e soddisfattissimi.

Il punto 3 e il punto 4 potrebbero essere raggruppati in un unico punto.

Come introduzione al nostro discorso, prendiamo una persona che faccia delle immersioni subacquee d’estate. Nell’immersione si conoscono mondi nuovi, si vedono cose mai viste, piantagioni di posidonie che sembrano foreste, all’interno delle quali la vita brulica intensissima.

Il silenzio, sott’acqua, è totale ed il contatto con gli animali, in questo caso pesci o cefalopodi (polpi), ti fornisce una gratificazione immensa. Il pesce che viene ad osservarti a 10 centimetri dalla tua maschera è curiosissimo di sapere chi tu sia, se per caso tu possa essere cibo per il suo appetito o se per caso tu possa essere un pericolo.

IL pesce non sa niente di te e, comunque, per lui tu sei una novità. A tua volta, tu impari che sui due fianchi del pesce ci sono degli organelli sensibili ai movimenti improvvisi dell’acqua. Se stai immobile, pure lui sta immobile e ti guarda attentamente ma non appena muovi anche solo un poco l’acqua, scarta immediatamente con un movimento brusco, si allontana e si mette sulla difensiva. Dopo un poco, visto che non è successo niente, la sua curiosità innata prende il sopravvento e il pesce si avvicina di nuovo. Ti verrebbe voglia di parlargli, quanto meno di salutarlo ma si tratta di due mondi, il tuo e il suo, che ben poco hanno in comune: anzi, quasi niente. Coi polpi il godimento è enorme. Prima, cambia colore e si mimetizza in modo da rendersi invisibile ma non sempre ci riesce perfettamente. Se riesci a toccarlo dopo che si è mimetizzato, capisce che non hai intenzioni cattive e ti guarda meravigliato. Allora si sposta lentamente e se ne va verso la sua casa, una piccola grotta sul fondo. Vedi subito che è la sua casetta perché, con dei sassolini, il polpo crea un confine attorno alla grotta, all’interno del quale c’è la massima pulizia. All’esterno dei sassolini c’è di tutto: pezzi di granchi, scorze di cozze, gusci di gamberetti, insomma, il resto dei suoi pasti.

Arrivato nel suo piccolo cortile, si ferma, ti guarda ed assume un colore rosso visibilissimo. Forse per dirti che quello è il suo colore preferito, che non ha più paura e che potrebbe iniziare un dialogo: chi lo sa? E tu, ti perdi in fantasticherie sul polpo… e come il poeta Giacomo Leopardi, nella poesia ‘L’infinito’, potresti dire ‘…e il naufragar m’è dolce in questo mare’. Anche perché, in questo caso, di vero mare si tratta.

Poi ti trovi in montagna e hai nostalgia di quelle situazioni subacquee vissute d’estate. Ti viene un lampo: se vado in un fuori pista difficile, quasi inaccessibile, posso rivivere tali sensazioni. E allora parti, prendi due funivie, una seggiovia, e ti fai una bella scarpinata coi sci da fuoripista ai piedi. Nello zaino hai biscotti, latte condensato, arance, cerotti, cartine geografiche del territorio con le relative piante orografiche. Il tuo primo obiettivo da raggiungere (ad esempio) è un buco nella roccia che si chiama Bus Tofana, 2700 metri di altitudine, a Cortina. Dall’arrivo della seggiovia omonima,  sono tre o quattrocento metri a piedi. Bisogna, ovviamente, aver fatto prima mesi e mesi di allenamento quotidiano. Una volta che ti affacci dal buco nella roccia vedi la vallata verso ovest, dove nel fondo si trova il rifugio Dibona. Questo fuoripista è talmente impegnativo che rimane deserto anche per giorni e giorni. E’ ripidissimo, i pini mughi sono nascosti sotto la neve che a sua volta li tiene flessi con uno strato di ghiaccio superficiale sottilissimo. I mughi, al minimo urto, scattano verso l’alto e ti farebbero perdere l’equilibrio. Se sei fortunato, non fai meno di cento metri di caduta e prega di non trovare rocce affioranti. Insomma, non conviene cadere.

Buona regola è quella di fermarsi dopo cento o duecento metri, dopo aver saggiato la neve, per rifiatare ed adattarsi all’ambiente. Trovi una roccia, ti siedi, apri lo zaino, biscotti ed arance sono a tua disposizione. Come nella gita subacquea, c’è silenzio, il mare è sostituito dall’aria, le posidonie sono sostituite dalle conifere e i pesci… sono sostituiti dai corvi (Corvus, Linneo 1758).  Pace. Silenzio. Sole. Tranquillità assoluta.

Anche i corvi sono curiosissimi e ti tengono compagnia. Vengono in quattro, si fermano a quattro o cinque metri di distanza, il più audace arriva anche a due metri. Non gracchiano, non fanno assolutamente niente se non muoversi un poco e guardarmi con la massima attenzione.

Lancio un biscotto verso di loro. Il biscotto, data la neve ghiacciata e la grande pendenza, scivola via, verso il basso, come una slitta. Uno di loro, con un balzo, apre le ali e si precipita verso il biscotto che nel frattempo ha già fatto una trentina di metri. Atterrando sul biscotto, rompe lo straterello di ghiaccio e un pino mugo salta su. Prende il biscotto ma non lo mangia: incredibilmente, torna su, verso i suoi compagni, e il biscotto viene mangiato da tutta la compagnia, forse una cooperativa.

Mi guardano ancora, questa volta forse in attesa di altre vivande. Decido di appoggiare sulla neve, a due metri dai miei piedi, altri quattro biscotti, uno a testa: una manovra faticosissima, per non rompere il ghiaccio. Forse ho messo i biscotti troppo vicini a me? No, non sembra. Arrivano sui biscotti, ne prendono uno a testa ma per mangiarlo in tranquillità, si allontanano di altri due metri: non si sa mai.

Mi sbuccio un paio di arance e lancio le scorze spezzettate verso di loro. Prima considerano attentamente queste cose colorate e poi se le mangiano di gusto (almeno mi sembra).

Riprendo la discesa infernale: i corvi sono diventati miei amici, mi svolazzano attorno, gracchiando, sino al rifugio Dibona.

Cosa volete di più dalla vita?

Arrivato al Dibona, vedo una cinquantina di persone, le quali, arrivate al rifugio coi fuoristrada, stanno prendendo il sole. Non mi baratterei con loro per tutto l’oro del mondo.

Nessuno è meno solo di chi ama star solo.

Chi talvolta sta da solo è amico di sé stesso.

Ovviamente, dato che c’è un proverbio per ogni affermazione, si possono citare anche proverbi diametralmente opposti. Bisogna conoscerli tutti e citare quello più adatto al proprio momentaneo stato d’animo.

Ciao a tutti.

 

Annunci

2 pensieri su “Corvo [453]”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...