Tassonomia [455]

tassonomiaForse non ce ne rendiamo conto ma ognuno di noi è un esperto di tassonomia (dal greco: ταξις, taxis, ordinamento e νομος, nomos, regola). Dice il Devoto-Oli: studio e regole di classificazione. Insomma, un tassonomista è colui che, trovato un oggetto o una persona, li esamina mentalmente, li classifica e li fa rientrare in un categoria mentale.    

In realtà, ognuno di noi svolge questo compito senza sosta dalla mattina alla sera. Il grosso problema è quando non riusciamo nel nostro intento.

Se riusciamo a classificare, ci sentiamo tranquilli, appagati e profondi conoscitori del mondo. Se non ci riusciamo e l’oggetto o la persona che stiamo esaminando sfuggono ai nostri criteri tassonomici, cioè ai nostri criteri di classificazione, ci sentiamo incompleti, deboli, poco esperti del mondo e pertanto ci sentiamo molto vulnerabili.

Non riuscire a classificare una persona sotto un determinato aspetto genera frustrazione ed ansia.

Ad esempio, ecco un dialogo tra A e B:

A: “Ma ‘łóra ti xe de dèstra…” [Ma allora sei di destra…]

B: “Veraménte, no…”

A: “Ti sarà de sinìstra…” [Sarai di sinistra…]

B: “Ghe mancarìa altro! E no so’ gnànca de céntro-dèstra e gnànca de céntro-sinìstra…” [Ci mancherebbe altro! E non sono nemmeno di centro-destra e nemmeno di centro-sinistra…]

Commento: A ha cercato di classificare B ma non è riuscito nel suo intento.

A: “Ma ‘łóra, còssa ti sarà mài…” [Ma allora, cosa sarai mai…]

B: “La xe ‘na questión complicàda…” [Si tratta di una questione complessa…]

A (un poco infastidito): “Ti te gà inventà tùto e ‘désso no ti sa più còssa dìr! Ti crédi che sìa móna!” [Ti sei inventato tutto ed ora non sai più cosa dire! Credi che io sia uno sciocco!]

B: “Ti vołévi métarme ‘na patàca zà prónta ma mi so’ de dèstra se ghe xe na bóna idèa e so’ de sinistra se ghe xé na bóna idèa. Bisògna che ti zónti na cassèła co ‘na patàca su ła to tèsta, co scrìto: zénte né de dèstra né de sinìstra, zénte che ghe piàxe łe bóne idée.” [Volevi mettermi un’etichetta già pronta ma io sono di destra se c’è una buona idea e sono di sinistra se c’è una buona idea. Devi aggiungere un cassetto con un’etichetta nella tua testa, con scritto: gente né di destra né di sinistra, gente che apprezza le buone idee].

A (dopo un attimo di riflessione): “Me tóca dàrte raxón… ma cóme tì no ghe ne xe mìga tanti…” [Devo darti ragione… ma come te non ce ne sono mica tanti… (mi fai aprire un cassetto per pochi e forse solo per te)]

B: “Póchi ma bóni! Parécia ła cassèła, càro…” [Pochi ma buoni! Prepara il cassetto. Mio caro…]

Da questo momento, i criteri tassonomici di A saranno sicuramente migliori.

Riportiamo un personaggio (Jourdain), di Jean Baptiste Molière (1622 – 1673) tratto dalla commedia ‘Il borghese gentiluomo’, il quale Jourdain va a teatro ad ascoltare degli attori che declamavano versi di poesie, cosa che lui non riusciva a fare. Un personaggio dice: “Se non si parla in versi, si parla in prosa: non esiste altro.” Allora Jourdain ha una folgorazione derivante dalla nuova classificazione, dalla nuova tassonomia. Esce di corsa dal teatro, scappa a casa e dice: “Moglie! È straordinario! Da più di quarant’anni parlo in prosa e non lo sapevo…” (II,6).

Non aveva mai pensato che chi non parla in versi deve essere classificato come uno che parla in prosa! La nuova tassonomia gli aveva dato un momento di felicità: da quell’istante, si sarebbe conservato meglio perché avrebbe classificato meglio i vari aspetti della realtà.

 

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