Tentenna [456]

tentennaIn un precedente articolo abbiamo già parlato di Franco2, soprannominato dagli amici ‘Siór Tenténa’ [Signor Tentenna], a causa della sua incapacità assoluta di prendere decisioni anche lente: era capace solo di prendere decisioni lentissime.   

Questo, alla fine, gli sarebbe costato la perdita della moglie miliardaria: il denaro non sarà niente, per carità… ma se il denaro non è gradito, si può sempre e comunque fare dell’ottima beneficenza.

Nel periodo intermedio, tra il ritorno della moglie negli Stati Uniti e il divorzio finale, Franco2 era solo, come un cane bastonato, nel suo appartamentino di Asolo. Da dieci mesi ormai doveva decidersi: andare in America oppure aspettare che Jenny2 tornasse in Italia?

Gli amici telefonavano: “Tenténa, ti te gà deciso o ti spèti, par decìdar, ła setimàna co i tre ziòba…” [Tentenna, ti sei deciso o aspetti, per decidere, la settimana con i tre giovedì…]

Franco2: “No i xe schèrsi, bisògna vałutàr tùte łe conseguénse, tùte łe questión…” [Non sono scherzi, bisogna valutare tutte le conseguenze, tutte le questiòni…]

Amici: “Ma xe quàsi un àno che ti gà da decìdar, almànco vièn na setimàna a Cortìna, cussì ti te stràvi un fià…” [Ma è quasi un anno che devi decidere, almeno vieni una settimana a Cortina, così ti distrai un poco.]

Inevitabile risposta di Franco2: “Va bén… ghe pensarò…” [Va bene… ci penserò.]

Dopo un tira e molla mostruoso, si associa al gruppo di sei amici tutti sposati, quattro dei quali con mogli straniere. Soggiornano a mezza pensione serale all’Hotel Barisetti: per mezzogiorno, che la compagnia decide di trascorrere sulle piste, l’albergo preparerà per le otto di mattina un cestino di carta per ogni pensionato, contenente meravigliosi panini eccetera: alla sera, ognuno poteva decidere la composizione della colazione per il giorno dopo.

Franco2: “Co sti problèmi che gò, no voré mìga che ghe màgna ànca passóra… no órdino gnénte… no gò fàme..” [Con questi problemi che ho, non vorrete mica che ci mangi anche sopra… non ordino niente, non ho fame]

Amici: “Ma te tóca pagàr ło stésso, órdina calcóssa, magàri dòpo ti farà de mànco de magnàr, parchè domàn ti gavarà fàme ma nissùni te darà gnénte, parché no ti mèriti pròpio…” [Ma ti tocca pagare lo stesso, ordina qualcosa, magari dopo farai a meno di mangiare, perché domani avrai fame ma nessuno ti darà niente, perché non meriti proprio…]

Franco2: “Ma mi me conósso, no gavarò fàme de sicùro e po’, a dìrla tùta, me vergognarìa… ‘sto móna col sachéto in màn, cóme un peocéto…” [Ma io mi conosco, non avrei fame di sicuro e poi, a dirla tutta, mi vergognerèi… questo ebete col sacchetto in mano, come un pidocchietto (un miserabile)]

Uno degli amici: “Préga el to Dìo de no domandàrme calcòssa… te darìa ‘na rachetàda su ‘na récia.” [Prega il tuo Dio de no domandarmi qualcosa, ti darèi un racchétta da sci su un’orecchio].

Altri amici: “Tenténa…

Franco2: “Va ben, ghe pensarò, càso mài ordinarò un panìn domàn de matìna bonóra, tànto, no dòrmo…” [Va bene, ci penserò, caso mai ordinerò un panino domattina di buon’ora, tanto, non dormo…]

La mattina successiva, Franco2 si presenta al tavolo della prima colazione ma sostiene di non aver ordinato il sacchetto perché sarebbe stato il tredicesimo (6 x 2 + 1 = 13) e avrebbe portato sfortuna a tutti. Quindi lui si sacrificava. Una tedesca, moglie di un altro, interviene: “Non è vero, sei un bugiardo, ti ho sentito io stamattina presto chiedere la colazione ma ti hanno detto che la cucina è chiusa e che dovevi ordinarlo ieri sera, come hanno fatto gli altri.”

Franco2: “Xe véro anca questo ma el trédese in ogni càso el pòrta pégoła…” [Vero anche questo ma il tredici in ogni caso porta sfortuna (pece nera)…]

Franco2 non ha niente da mangiare: per essere coerente con il suo vittimismo, assume un’aria sofferente e si accoda al gruppo. Prendono la prima funivia della ‘Freccia nel Cielo’, fanno la discesa sino a Piè Tofana e prendono le due seggiovie che portano al Rifugio Pomedes, a 2203 metri di altezza.

Franco2 rimane seduto a meditare e gli altri, prima di sciare, gli dicono: “Scometémo che ti va a magnàrte un panìn in rifùgio…” [Scommettiamo che vai a mangiarti un panino in rifugio…]

Franco2: “Gnànca par schèrso…” [Nemmeno per ischerzo….]

Finito di sciare, raggiungono Franco2 ed allegramente cominciano a divorare la colazione. Franco non è entrato nel rifugio.

La colazione al sacco è abbondantissima ed una delle mogli straniere dice: “Quanta roba, non riesco a mangiarla tutta…”

Franco2 la guarda con occhio disperato e dice: “Se te vansàsse calcòssa...” [Se ti avanzasse qualcosa…]

Moglie straniera di uno: “Noi saremmo quindi i pidocchietti che ti fanno da schiavetti, che ti portano su la colazione perché tu ti vergogni, poi racconti anche la bugia del numero tredici! Non ti do niente, piuttosto lo butto via! Sai cosa ti dico? Tua moglie ha fatto bene a scappare in America!”

Franco2 piange sommessamente.

Franco2: “Ve prométo che domàn me pòrto el sachèto... fórse gò exagerà…” [Vi prometto che domani mi porto il sacchetto… forse ho esagerato…]

Moglie straniera di uno: “Bravo! Adesso pensaci su, Tentenna, stasera ne riparliamo. Una giornata di dieta non fa male a nessuno. Vedrai come mangerai volentieri stasera. Noi adesso torniamo a sciare e i sacchetti ce li mettiamo negli zaini: tu non hai neanche quello perché ti impicciava… ciao ciao.”

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