Marco e Todaro 12 [457]

marcoTodaro.Jpg(Vedi anche i precedenti, l’ultimo dei quali è Marco e Todaro 11). Todaro: “Màrco, còssa te par de ‘sto fàto che no se podarìa lézar el Mein Kampf de Hìtler…” [Marco, cosa ti sembra di questo fatto che non si potrebbe leggere il Mein Kampf di Hitler…]   

Marco: “Me ricòrdo del 1591, quando che gavémo parlà tùta na nòte co Giordàno Brùno… sémo diventài amìssi… lu, par robe del genere, el ga pagà co   ła vìta… ciamémo el so fantàsma e fassémose dir da łù…” [Mi ricordo del 1591, quando abbiamo parlato tutta una notte con Giordano Bruno… siamo diventati amici… lui, per cose del genere, ha pagato con la vita… evochiamo il suo fantasma e facciamoci dire da lui…].

Fantasma di Giordano Bruno: “Cari Marco e Teodoro, ci rivediamo dopo secoli… un breve cenno su chi sono io, per i vostri lettori: sono nato a Nola nel 1548 e sono morto bruciato sul rogo del Vaticano, a Roma, il 17 febbraio 1600. Sono stato filosofo e scrittore di varie opere, nonché frate domenicano, quindi un militare di Santa Romana Chiesa Cattolica Apostolica.

Non ero molto disponibile a seguire dei dogmi che, secondo me, non avevano senso e pretendevo di fare, scrivere e predicare quello e solo quello che a me sembrava giusto. Avevo le mie convinzioni sulla Sacra Scrittura, sulla Trinità, sul Cristianesimo. Un uomo poteva esercitare il libero arbitrio? Questo si diceva nelle chiese e serviva a confondere le acque: la realtà era che chi non seguiva assolutamente quello che era stabilito, era passibile di condanna a morte.

 Come si sa, fui tradito a Venezia da Giovanni Francesco Mocenigo che mi denunciò al Tribunale dell’Inquisizione, dopo avermi invitato in quel di Venezia con la miserabile scusa di fargli da insegnante. Mocenigo mi accusò, con denuncia scritta, di blasfemia, di ateismo, di non credere alla Trinità, di non credere alla transustanziazione, di praticare arti magiche, di credere nella metempsicosi e di negare la verginità di Maria. Fui subito arrestato (23/5/1592) e il mio calvario si concluse sul rogo a Roma, dopo otto anni, il 17 febbraio 1600. Benché la Chiesa (Angelo Sodano, lettera del 2000) riconosca l’errore, la mia opera non è ancora stata riabilitata ufficialmente, perché non era e non è ancora conforme alle affermazioni della Chiesa, perché dove manca la libertà e l’intelligenza del ragionamento e quindi tutto è basato su affermazioni campate in aria, non sono ammesse affermazioni diverse. I miei scritti precursori sono tuttavia esaltati e considerati da tutti gli scienziati esistenti: le mie idee riguardavano la cosmologia, il fatto che la Terra non poteva essere al centro dell’universo, il fatto che un intellettuale non può trovare dogmi obbligatori nei suoi ragionamenti filosofici eccetera. Ma per chi deteneva il potere, questi miei atteggiamenti costituivano un danno gravissimo. Anche Galileo Galilei subì un trattamento analogo, anche se non finì sul rogo.

I miei libri non dovevano quindi essere letti e il 7 agosto 1603 si decretò la loro messa all’indice.

Ora, questo è ammissibile in una dittatura: i detentori del potere proibiscono al cittadino comune di effettuare certe letture.

La Chiesa non è mai stata democratica e i loro esponenti, i cardinali, hanno sempre deciso cosa gli altri potessero e dovessero leggere. Ripeto, le dittature lo fanno, più o meno apertamente.

La dittatura nazista fece la stessa cosa: il 10 maggio 1933 a Berlino, vennero bruciati i libri considerati da Hitler come contrari allo spirito tedesco e chi si fosse opposto ne avrebbe pagate le conseguenze.

Ma veniamo ai fatti recenti. Esiste una democrazia italiana (così almeno si diceva) dove tutti votano con pari dignità. Il Presidente del Consiglio e il Presidente della Camera hanno la stessa dignità degli altri cittadini. I casi sono due:

  1. I cittadini sono veramente tutti uguali: allora nessuno è criticabile se legge un certo libro.
  2. La democrazia è solo apparente: certuni possono leggere un certo libro e permettersi di dire agli altri che non va bene leggerlo.

Quindi, essendosi verificato il caso 2), chiaramente in Italia non siamo in democrazia: bisognerebbe ricordarsene sempre. Cosa ha spinto coloro che hanno letto il Mein Kampf a farlo? Erano tutti fascisti? Oppure volevano approfondire le loro conoscenze? E perché lo stesso diritto non viene riconosciuto al cittadino comune? Risposta dei maggiorenti: perché la gente comune non è in grado di capire.

E allora, se è così, la gente comune non è nemmeno in grado di votare. Diciamolo apertamente.

Il mio fantasma continuerà ad aggirarsi, perché nulla è cambiato.”

Todaro: “Marco, par qualchedùn, Giordàno Brùno el contìnua a éssar pericołóso ànca dòpo mòrto…” [Marco, per qualcuno, Giordano Bruno continua ad essere pericoloso anche dopo morto…]

Marco: “Todaro, còme ła boàssa e el badìl; ła boàssa ghe dixéva al badìl che ła tołéva su: ‘Vàrda cóssa che’l fa…’” [Teodoro, come lo sterco di vacca (fatta) e il badile; la fatta diceva al badile che la raccoglieva: ‘Guarda cosa fa…’]

Analogamente, chi ha letto il Mein Kampf e vorrebbe proibire agli altri di leggerlo, lo fa in nome di una presunta superiorità che non ha coraggio di dichiarare apertamente e che non fa parte della democrazia… oppure, semplicemente, non lo ha nemmeno letto e parla per sentito dire, senza cognizione di causa. In ogni caso si arroga un diritto non democratico.

Il che, ricorda uno che diceva:

Ti savéssi che bón el dìndio co łe castàgne…” [Sapessi quant’è buono il tacchino con le castagne…]

Ma ło gàstu magnà…” [Ma l’hai mangiato?]

“No ma me ło ga dìto el Presidénte del Consìlio…” [No ma me l’ha detto il Presidente del Consiglio…]

Te sugerìsso de pensàr co ła to tèsta… ti te trovarà mègio…” [Ti suggerisco di pensare con la tua testa… ti troverai meglio…]

 

 

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