Querini Stampalia [458]

querinistampalia
Venezia – Santa Maria Formosa – Il ponticello in pietra e legno per accedere alla Biblioteca Querini Stampalia.

Le case di Venezia sono molto piccole e un ragazzo, che studia nella propria abitazione, solitamente non ha una stanza comoda per farlo anche se una soluzione si potrebbe probabilmente trovare, magari adattandosi: quella che invece veramente non si trova è la tranquillità.   

Di solito, in casa, ci sono i fratelli e le sorelle i quali fanno chiasso e comunque intendono vivere la loro vita.

Prima che arrivasse Internet, erano necessari per il proprio studio molti vocabolari costosi e molte enciclopedie altrettanto costose, senza contare i libri indispensabili oppure utili per la propria cultura.

Sono problemi insormontabili per famiglie non facoltose e tutto l’assieme può indurre lo studente a perdere l’amore per lo studio.

Venezia compensa l’angustia delle case offrendo ai suoi studenti due soluzioni: la Biblioteca Marciana e la Biblioteca Querini Stampalia.

Fuor di Venezia, le case sono più grandi ma difficilmente ci sono biblioteche.

Per sapere tutto sulle due biblioteche, basta andare su Internet e quindi non mi dilungherò sulle informazioni ufficiali.

La Marciana, biblioteca pubblica, offriva due tessere per gli studenti, una per coloro che avevano compiuto sedici anni ed una per coloro che ne avevano compiuti diciotto. Bisognava inoltre che un’autorità scolastica (preside) redigesse un certificato appositamente per lo studente, il che non era semplice da ottenere. La Biblioteca Querini Stampalia, fondazione privata, invece, aveva una tessera unica per gli studenti dai sedici anni in su e richiedeva, per rilasciarla, una semplice copia del documento d’iscrizione all’anno scolastico, ottenibile senza difficoltà. Mio padre mi accompagnò, ancora quattordicenne, dal direttore della Querini Stampalia, col quale si conoscevano da prima della guerra. Mio padre firmò una manleva per la biblioteca e così fui una mosca bianca quattordicenne con la tessera per entrare. Come si vede, questo episodio potrebbe essere clientelismo o qualcosa del genere: insomma, la legge è quasi sempre uguale per tutti.

Non vi dico il prestigio che questo fatto mi diede di fronte ai miei compagni di scuola e ai miei amici. Quando ottenevo qualche bel voto, commentavano: “Par fòrsa… el va in bibliotèca…” [Per forza, va in biblioteca.]

A partire dai sedici anni, tuttavia, potevano andarci anche loro ma purtroppo molti erano distanti e quindi recarsi in biblioteca era quasi impossibile.

La Biblioteca si trovava, in linea d’aria, a seicento metri da casa, in un calletta vicina a Campo Santa Maria Formosa: andando per le calli, diciamo che distasse più o meno ottocento metri; uno scherzo per gente come me, abituata a fare chilometri per recarsi a scuola.

Partivo da casa alle due e mezza del pomeriggio e, camminando adagio, in caso di bel tempo, ci mettevo un quarto d’ora circa. All’inizio, l’usciere di turno, vedendomi molto giovane, mi chiedeva la tessera, che recava in calce la firma del direttore con la scritta ‘espressamente autorizzato’.

Mi chiedevano, gli uscieri che non lo avevano già fatto, come fossi riuscito ad avere la tessera e poi, ricevuta la spiegazione, aggiungevano: “Me racomàndo, no sta far stupidàe… vàrda che i lìbri i xe ‘na ròba sàcra.” [Mi raccomando, non fare stupidaggini… guarda che i libri sono una cosa sacra].

Stupidaggini non ne ho mai fatte ed i libri ho veramente imparato ad amarli. Circondato da un silenzio religioso, prendevo posto davanti ad uno dei tavoli ovali della sala di lettura e studiavo il necessario, dopo aver osservato per bene le altre persone sedute. Quando mi restava un poco di tempo, compilavo il modulo di richiesta trascrivendovi i libri che volevo esaminare: ad esempio, il libro tale sulla Storia di Venezia, il libro talaltro sulla Teoria della Relatività, i libri più diversi su Marco Polo, sui capitani di ventura Bartolomeo Colleoni o sul Conte di Carmagnola, sui domenicani fra’ Paolo Sarpi o Giordano Bruno, sui vari dogi, sulle varie novità della chimica, su viaggi in paesi sconosciuti, sulle edizioni in copia anastatica dell’Accademia della Crusca, sulle litografie di Gustavo Doré illustranti la Commedia di Dante. Su queste ultime illustrazioni addirittura mi ci perdevo.

Ora, con Internet, il mondo è cambiato e i ragazzi hanno la possibilità di dissetarsi ed approfondire la loro preparazione. Probabilmente, siccome tutto è a disposizione in modo assolutamente facile, l’interesse per i libri e per la cultura in genere va scemando. Quella volta non c’era nemmeno la televisione e, se si voleva imparare qualcosa, bisognava ascoltare il terzo programma della radio.

Non mi sono mai permesso di portare libri della Biblioteca a casa, anche se ciò era possibile per i libri normali: i libri rari e preziosi non erano nemmeno considerati come prestabili e difficilmente venivano prestati anche in biblioteca, se non pagando una tariffa oraria perché un addetto doveva rimaner presente per controllare eventuali usi impropri.

Poi, c’erano le riviste settimanali: una cinquantina, nelle lingue europee tradizionali. Avendo tutti i vocabolari e le grammatiche a disposizione, era facile imparare le lingue sfogliando le riviste straniere.

Ho imparato ad amare i libri, a considerarli come cose preziosissime e come costruttori della propria conoscenza.

Ripeto che ora, con Internet, non è più un problema trovare qualche argomento particolare, come è capitato a tutti sino ad alcuni anni fa ma prima… prima, era un’impresa. I ragazzi non si rendono forse conto della comodità attuale. Faccio un esempio solo: provate, senza Internet, ad informarvi sul ‘record giapponese di longevità’. Da dove cominciare? Passano i minuti, le ore…  forse non ne venite a capo o ne venite a capo in modo approssimato. Con Internet, si tratta di perdere un istante solamente ed avrete a vostra disposizione una documentazione infinita, non solo su tale argomento ma anche su quelli affini. Ad esempio, una delle voci secondarie esposte è ‘solo i giapponesi battono gli italiani per longevità’: poi, andando a leggere il testo, si trova talvolta che non è tutt’oro quel che riluccica.

La Biblioteca Querini Stampalia consentiva, in assenza di Internet, di trovare almeno qualcosa sul ‘record giapponese di longevità’ o su qualunque altra ricerca complessa. E ti sembrava di essere Pico della Mirandola…

Ciao.

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