Storiografia dei veneti 8 [461]

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La cattedrale di Zara: sembra Venezia. – 1976 – Ernesto Giorgi ©

(Vedi anche i precedenti: l’ultimo è Storiografia dei Veneti 7). Riassumiamo qui alcune delle probabili origini della città di Venezia.    

Dopo molte ricerche, mi sono reso conto che non è possibile definire precisamente l’origine vera, cioè come siano andate le cose e per conseguenza non è nemmeno possibile stabilire in che periodo sia stata primamente fondata, nemmeno approssimativamente, perché manca un ulteriore dettaglio: quando, gli abitanti, si sono resi conto di essere veneziani di Venezia? Ma procediamo per ordine, senza entrare troppo nei dettagli.

Ipotesi che si trovano sulle origini di Venezia

Queste ipotesi, a seconda dei periodi, sono state più o meno considerate come l’ipotesi veritiera e questo per periodi più o meno lunghi. Eccole:

  • Venezia è stata fondata da colonizzatori padovani nel 421 d.C. Questa ipotesi è avvalorata da manoscritti rinvenuti nella basilica di Santa Giustina a Padova. Tuttavia, questi manoscritti sono in tutto o in parte delle invenzioni di frati amanuensi. Benché questa ipotesi sia stata avvalorata per secoli, ora è in discredito.
  • Venezia è stata fondata da fuggitivi che, nel 451, di fronte ad Attila ed ai suoi unni, pensarono bene di rifugiarsi in zone paludose dove Attila non arrivò, ovvero si fermò una quindicina di chilometri prima. Ipotesi non connessa alle realtà territoriali del tempo. Può darsi che, provvisoriamente, alcune isole lagunari siano state abitate per qualche anno.
  • Venezia è stata fondata in un anno imprecisato da altri profughi, sotto l’incalzare dei longobardi, giunti in Italia attraverso il passo del Predil nel 551. Il loro regno s’iniziò nel 568. Le strade romane offrirono un comodo sistema per accelerare la loro penetrazione. I longobardi hanno influenzato non poco la nostra civiltà. Ad esempio, il nome Postioma è stato dato da loro. Fara o Farra è nome longobardo: Farra di Soligo, Farra di Paderno del Grappa, Farra d’Alpago, Farra Vicentina. In longobardo, braida significava pianura. Quindi Braida di Piave, ora Breda. Warda, luogo di osservazione, si trova nel Vittoriese (Guarda), a Montebelluna, da cui il veneto vardàr e l’italiano guardare. Guizza (dal longobardo wiza, zona alberata) si trova ovunque. I nomi propri derivati da berht (splendente): Alberto, Bertani, eccetera. Fiàp, fiàpo, θiàp (flaccido) è longobardo, così come rùspego (ruvido). Altri termini longobardi sono bàla (palla), bànca (panca), spìa, balcón, pàlco, bràndo (spada), scràn (scranno, sedia). Màgo, avér el magón, (stomaco disturbato), skéna (schiena) e tanti altri.
  • Venezia è stata fondata in periodi successivi al 551, quando il territorio era ancora in mano bizantina ed il potere dei longobardi era ormai consolidato. La disfatta finale dei longobardi, ad opera dei franchi, avvenne nel 774, che regnarono in Italia fino all’888. Similmente alle parole longobarde, parole franche sono franco (originariamente uomo libero), cótoła (cotta, vestito corto, gonna). La moneta viene ancora designata come un frànco, diéxe frànchi… Essendo la lingua franca in parte neolatina (benché i franchi fossero a loro volta in parte germanici), la stessa lingua fu assorbita dalle popolazioni venete e sembra di origine latina ma passò attraverso la Francia e la Germania. Esempi: bòsk (cespuglio, bosco), feu-od (feudo, possesso di bestiame), guarénto (garanzia). Non l’italico manducare ma il franco mangiare. Non favellare (it) ma parlare (fr). Non destarsi (it) ma svegliarsi (fr). Werra (guerra). Vari nomi di origine franca hanno le località del bellunese: Baldeniga, Dojon, Pramper zoldano (= montagna bruciata) e così via.
  • Venezia è stata fondata – abitata – colonizzata dai bizantini, in quanto i confini coi territori controllati dai longobardi erano grosso modo sul Livenza. I bizantini controllavano tutta la fascia costiera, partendo dai territori a sud di Ravenna, sino in Istria e poi, con qualche interruzione, sino a Ragusa (Dubrovnik). Col termine Venezia si intendeva allora tutto il territorio dal Po sino ad Aquileia e non la città attuale.
  • Per una analisi completa di parole longobarde e franche vedere su questo sito in Internet oppure questo.

I veneziani si rendono conto che Venezia esiste ed è un’entità a sé stante.

Dopo quanto detto, non è facile stabilire in quale periodo i veneziani si siano resi conto di essere tali, liberi ed indipendenti.

Possiamo dire che, prima dell’anno 887, Venezia esistesse certamente ma che per un lungo periodo si considerò parte dell’Impero Bizantino. Gli elementi da tenere in considerazione sono tre:

  • La dipendenza dall’Impero Bizantino, dapprima effettiva, poi, lentamente, solo formale, sino a che nel IX° secolo (800-900) si comincia a capire che l’Impero Bizantino conta poco.
  • La dipendenza dai due vescovi di Aquileia e Grado, in lotta tra di loro, con l’accentramento da Malamocco a Rialto della vita politica della città, con un luogo-simbolo per ravvivare l’immagine, la Piazza San Marco. Marco aveva predicato in Aquileia e venne adottato in Venezia come patrono, per sostituire anche San Teodoro di Amasea, l’originario patrono, che troppo vincolava Venezia alle origini bizantine del santo. Cambiando patrono, si aumentò l’indipendenza psicologica dall’Impero Bizantino e portando le spoglie di Marco a Venezia si aumentò la distanza da Aquileia e Grado.
  • La dipendenza dalla Chiesa Romana. In realtà, come abbiamo avuto modo di scrivere nelle puntate precedenti, tutta la Decima Regio aveva avuto una certa indipendenza da Roma, la quale aveva problemi coi vescovadi di Aquileia e Grado (Questione dell’Iconoclastia). Inoltre in tutta la Decima Regio il cristianesimo si diffuse con un certo ritardo.

Da vari documenti esaminati, tutte le condizioni di dipendenza precedentemente elencate si vanificarono attorno all’887, dove in tali documenti si parla di una Venezia sovrana, con le decisioni prese nella Concio dalla popolazione cittadina.

Prima, nel 697, la nomina del primo doge, l’opitergino Paolucio (Paolo Lucio) Anafesto, non era simbolo di una indipendenza assoluta, in quanto la sua nomina era stata prerogativa rivendicata dall’Esarca Imperiale di Ravenna. Solo il terzo doge, nel 726, fu liberamente eletto e i venetici si opposero ai provvedimenti iconoclasti dell’Imperatore Bizantino Leone III l’Isaurico, creando una contoversia. Alla morte del terzo doge, Orso, i bizantini sostituirono il governo ducale con una magistratura annuale militare. Solo nel 742 l’Imperatore concesse formalmente alla Concio veneziana il diritto di eleggere il Dux (doge). Però non era ancora tutto chiaro il rapporto con le altre autorità ecclesiastiche, cioè con i vescovadi (Aquileia, Grado) e con Roma. Roma mollò l’osso per prima, per favorire Grado oppure Aquileia, in concorrenza tra loro, a seconda della convenienza e delle circostanze, lasciando a loro il problema di Venezia. Nel frattempo, nell’ 840, il re franco Lotario I riconobbe l’indipendenza di Venezia. In un documento dell’887, Pietro I Candiano riceve i poteri col vecchio rito bizantino di piena sovranità, con la consegna di “spada, bastone e seggio” e nulla dicono in proposito i vescovi di Aquileia e Grado. I veneziani sono dunque indipendenti anche formalmente e s’inizia la grande avventura democratica che durerà sino al 1297, anno della Serrata del Maggior Consiglio, anno in cui s’inizierà una dittatura oligarchica.

 

 

 

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1 commento su “Storiografia dei veneti 8 [461]”

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