Racconti 1 [463]

Madera
Isola di Madera – Luogo fantastico – 1976 – Ernesto Giorgi ©

Introduzione.

Mentre tutte le categorie de Il Piave descrivono fatti veri e realmente accaduti, la categoria ‘Fantasie’ descrive cose che non sono successe nel Veneto ma che sarebbero potute succedere se invece di avere i nostri costumi e le nostre usanze avessimo dei costumi diversi, oppure semplicemente sono più o meno successe da altre parti.   

Una opportuna annotazione verrà evidenziata alla fine di ogni articolo per descrivere dove si siano verificate o si stiano verificando i fatti salienti esposti nei vari articoli della categoria ‘Fantasie’. Buona lettura e buon divertimento.

Un amore infinito.  Prima puntata.

Nel Medio Evo, a Venezia, nell’anno del Signore che non staremo qui a precisare, regnava, sopra i fedeli, il patriarca Nemo (=nessuno). Uomo temutissimo per la sua severità ed intransigenza, cordiale ed amichevole, invece, con chi rispettasse Santa Romana Chiesa.

Diciamo che regnasse sopra i fedeli solo in materia religiosa, sotto l’occhio vigile e sempre sospettoso della Serenissima. Tuttavia, il patriarca Nemo era pur stimato dalla Repubblica di Venezia per la sua serietà.

Come tutti i potenti, il patriarca poteva essere considerato buono o cattivo, a seconda delle circostanze. Aveva avuto costui una sorella giovanissima che, morta precocemente assieme al marito per una malattia infettiva, gli aveva affidato l’incarico di allevare la loro figliola, Arianna, che era dunque sua nipote.

 Lo zio patriarca se n’era assunto volentieri l’incarico. Arianna aveva tutte le doti possibili ed immaginabili: diciassette anni, una bellezza purissima, splendente, coi capelli corvini e gli occhi grandi e larghi del colore del mare, bellezza che metteva addirittura in soggezione lo zio; la giovane aveva un’intelligenza elevatissima ed una educazione assoluta, tale che lo zio stravedeva per la nipote, di cui volle divenire ufficialmente tutore, con duplice atto pubblico ufficiale, sia presso Santa Romana Chiesa Cattolica Apostolica e sia presso la Serenissima Repubblica di Venezia. Il patriarca amava sempre ripetere che ad una simile bellezza non potesse che corrispondere un animo altrettanto bello ed in questo caso era pur vero.

Arianna aveva avuto il privilegio di imparare dai migliori insegnanti ed era talmente educata, talmente bella e talmente piacevole che tutti i giovanotti, con la scusa di rendere omaggio al patriarca Nemo, cercavano di vederla, non fosse altro che per contemplarla.

La governante di Arianna soleva dire: “I tósi venessiàni no i riésse a resìster: i me pàr le àve sui fióri de lavànda. Ma no i sà che ła xe ànca studiàda, nòbiłe e che ła ga tùte łe dòti imaginàbiłi…” [I ragazzi veneziani non riescono a resistere: mi sembrano le api sui fiori di lavanda. Ma non sanno che è pure istruita, bella d’animo e che ha tutte le doti immaginabili…]

Invitava talvolta delle ragazze in età da marito per mostrar loro Arianna ed aggiungeva: “Se ti ga da far ‘na fìa, quésto xe el stàmpo: copia… mègio bèła che brùta, se spénde in stésso.” [Se devi avere una bambina, questo è lo stampo: copia… meglio bella che brutta, si spende la stessa cifra.]

Forse sembreranno panegirici di una brava ed affezionata governante ma era tutto verissimo, anzi, era poco: si trattava di una creatura veramente affascinante.

Arianna sedeva alla tavola da pranzo con lo zio patriarca Nemo il quale, nei colloqui, si beava e si abbeverava alle conoscenze della nipote come ad una fontana: costei sapeva di teologia, di storia, di geografia, di letteratura, di filosofia ed aveva anche conoscenze di quant’altro potesse costituire oggetto di cultura ed istruzione per quei tempi.

Ma, a diciassette anni, dopotutto non si ha imparato ancora molto: fu così che il patriarca penso di chiamare, per Arianna, come suo maestro di lettere, arti e filosofia, insomma come suo mentore, quello che era considerato il più colto, il più intelligente, il più versato insegnante di tutte le discipline. Era costui di nome Enrico, della famiglia patrizia veneziana C., di casa vecchia (nobiltà veneziana antichissima), famiglia che aveva dato alla Repubblica di Venezia ben quattro dogi, ventidue procuratori di San Marco, nove cardinali, molti generali ed ambasciatori, nonché una regina.

Enrico era a sua volta amico intimo di Alvise, della famiglia patrizia veneziana G., un’altra casa vecchia, anche questa una delle più antiche e importanti famiglie, coinvolta fin dalle origini di Venezia in tutti gli avvenimenti capitali. La famiglia G. ebbe tre dogi, uno dei quali fu l’autore della “serrata” del Maggior Consiglio nel 1297; quattordici procuratori, due cardinali e una quantità di personaggi di rilievo in campo diplomatico e militare.

Fine della prima puntata di quattro.

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