Racconti 2 [464]

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Cigno – 1981 – Ernesto Giorgi ©

Un amore infinito.  Seconda puntata.

Mentre Enrico C. era il miglior docente in circolazione, il suo amico per la pelle, Alvise G., aveva preso gli ordini sacri domenicani ed era parroco nella grande chiesa domenicana monumentale di (omissis) a Venezia, la cui parrocchia era dotata anche di un convento.   

La chiesa ospitava ed ancora ospita nei suoi sarcofagi, per il riposo eterno, molti dogi, notabili ed esponenti della vita pubblica veneziana. A don Alvise spettava di diritto, data la sua carica di parroco di tale chiesa, il ruolo di secondo consigliere del patriarca e fu proprio a don Alvise G. che il patriarca si rivolse per chiedere lumi su chi fosse il miglior insegnante in circolazione.  Alvise C. consigliò immediatamente, senza alcun dubbio, di scegliere il suo amico fraterno Enrico C., che offriva tutte le garanzie di famiglia di casa vecchia, inoltre forniva anche tutte le garanzie di preparazione umanistica, su cui don Alvise poteva garantire perché ne era personalmente sicuro.

Fu così che il patriarca Nemo convocò Enrico C., allora quarantaduenne, e gli propose di diventare l’istitutore di Arianna.

Sulle prime, Enrico C. disse che non poteva accettare, che aveva molto da fare e dentro di sé pensava che non valesse la pena di perdere tempo con una delle solite diciassettenni che avevano molti grilli e poca maturità nel cervello.

Il patriarca disse: “Caro C., lei rifiuta senza nemmeno sapere quanto io sia disposto a pagare per la retta.”

Enrico: “Rispondo a Sua Eminenza Reverendissima che non è questione di denaro. Ringraziando l’Altissimo, mi manca forse ancora dell’istruzione ma alla mia famiglia i mezzi non mancano certamente.”

Il patriarca disse: “Probabilmente, caro C., lei pensa che mia nipote sia una delle solite ragazzine in circolazione, un poco superficiali: sia così gentile da parlare con Arianna per un poco, come se si trattasse di un esame. Se lei non riterrà Arianna adatta, non insisterò oltre.”

Enrico: “Se la questione viene posta in questi termini, non si può rispondere di no al nostro patriarca. Esaminerò la candidata qui in patriarcato domani pomeriggio, a questa stessa ora, in un colloquio a quattr’occhi. Sia lodato l’Altissimo. A domani.” E se ne andò.

Il patriarca rimase compiaciuto della sicurezza di Enrico ed informò Arianna che le aveva forse trovato il miglior istitutore di Venezia, un quarantaduenne di casa vecchia ma che Arianna stessa doveva prima ben figurare in un colloquio a quattr’occhi, che si sarebbe tenuto all’indomani.

Arianna, con l’aiuto della governante e di due ancelle, si preparò nel miglior modo possibile sin dal mattino successivo ed attese l’arrivo di Enrico.

Enrico arrivò all’ora pattuita e fu fatto accomodare in uno studiolo del patriarcato. Subito dopo, Arianna fece la sua comparsa. Per Enrico fu come se fosse esplosa un’alba sconosciuta, al confronto della quale l’alba che tutti conosciamo sembrava ben misera cosa. Non c’era niente, nella ragazza, che non lo affascinasse. Per dissimulare il suo stupore, si condizionò a pensare come lui dovesse esaminarne la preparazione, l’istruzione, l’apertura mentale, le doti matematiche. Che lui aveva quarantadue anni e che la ragazza ne aveva diciassette e che quindi doveva togliersi ogni grillo dal capo e fare ciò per cui era venuto a fare: esaminare la candidata e nient’altro.

In un certo senso, la bellezza e l’avvenenza della ragazza lo rese forse più severo: non voleva cedere al fascino della ragazza e diede alla conversazione un taglio appositamente più intransigente; con sua grandissima meraviglia, la ragazza rispose a tutte le sue domande in modo eccellente, con un atteggiamento generale di modestia, di cordialità e con un sorriso che avrebbe affascinato chiunque. Enrico avrebbe voluto che quell’esame non finisse mai.

Enrico disse al patriarca che Arianna, a suo avviso, aveva superato l’esame e che la retta era la retta abitualmente d’uso in Venezia. Il patriarca chiese ad Arianna se avesse apprezzato il suo futuro insegnante ed Arianna rispose che, pur non essendo in grado di dare ancora un giudizio, Enrico C. le aveva fatto l’impressione di un insegnante molto preparato e molto severo.

S’iniziarono così le lezioni, dove Enrico entro breve si rese conto di essere completamente innamorato di Arianna. Quando si allontanava dal patriarcato, gli sembrava di piombare nel fondo di un pozzo senza luce. La luce ricompariva quando rivedeva Arianna.

Entro un paio di mesi, anche la ragazza cominciò a subire il fascino dell’insegnante, il quale era sempre in adorazione dell’allieva. Dire adorazione è dir poco.

Fine della seconda puntata di quattro

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