Marco e Todaro 14 [468]

marcoTodaro(Vedi anche i precedenti, l’ultimo dei quali è Marco e Todaro 13). Todaro: “Màrco, ła génte xe piéna de difèti ma nissùn véde i sùi: i véde quéi dei àltri…“  [Marco, la gente è piena di difetti ma nessuno vede i propri: vedono quelli degli altri…]    

Marco: “Càro mìo, ło dìxe ànca Matèo sul só Vangèło (7:3.5) [Caro mio, lo dice anche Matteo nel suo Vangelo]:Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio di tuo fratello, mentre non scorgi la trave che è nell’occhio tuo?  O, come potrai tu dire a tuo fratello: , mentre la trave è nell’occhio tuo?  Ipocrita, togli prima dal tuo occhio la trave, e allora ci vedrai bene per trarre la pagliuzza dall’occhio di tuo fratello’. Ma tànte vòlte łe persóne no łe se rénde gnànca cónto de vér i difèti parché łe vìve su l’ilusión de ésser perfète… domandémoghe al fantàsma de Marìa Montessóri (1870-1952), ła più famósa espérta italiàna de psicołogìa…” [Ma tante volte le persone non si rendono nemmeno conto di avere i difetti perché vivono nell’illusione di essere perfette… chiediamolo al fantasma di Maria Montessori (1870-1952), la più famosa esperta italiana di psicologia…]

Maria Montessori: “Cari Marco e Todaro, buonasera e grazie per avermi consultata. Partiamo da un principio generale: Simìlia simìlibus amàntur, cioè ‘I simili siano amati dai simili’, principio da me creato sul calco di Simìlia simìlibus curéntur, ‘i simili si curino coi simili da attribuire a Samuel Hahnemann (1755-1843), che ne fece il fondamento dell’omeopatia, all’inizio del XIX° secolo. Il mio principio è talmente vero che trova applicazione in quasi tutti i matrimoni. Una persona, anche se non si rende conto dei suoi difetti, li conosce perfettamente e, a dimostrazione di questo, quasi sempre, nel matrimonio, un marito coi difetti A,B e C sposa una moglie che pure ha i difetti A,B e C. Lei, d’altronde, fa esattamente lo stesso.

Quindi questo spiega che, sia il marito che la moglie, conoscevano entrambi perfettamente i difetti dell’uno e dell’altra, anche se magari li conoscevano solo inconsciamente, cioè senza rendersene conto. Questo strano fenomeno avviene proprio perché, come dice l’evangelista Matteo, non si vede la trave nel proprio occhio. Vedendo la stessa trave nell’occhio della moglie si può senz’altro procedere a criticare la moglie, senza criticare sé stesso. In modo analogo, la moglie criticherà i difetti del marito, che poi sono anche i suoi. Molto sgradevole sarebbe criticare i propri difetti, cosa che si vorrebbe magari pur fare, ma ciò causerebbe troppo dolore: meglio quindi se un uomo sposa una donna con i suoi stessi difetti. Criticando tali difetti in lei, proverà molto meno dolore che non criticando sé stesso. Ed è per questo che ci si conosce, ci si fidanza e ci si sposa solo quando si sia stabilito di avere gli stessi difetti.

Inoltre, e forse più importante, questa è anche la chiave per sopportare i difetti del coniuge. Come sopportare, altrimenti, i difetti del coniuge se non li avessi anch’io? Dopo un poco di tempo, li troverei insopportabili. Essendo tali difetti anche miei, d’altronde, tutto sommato cercherò di capirli nel coniuge e quindi in me stessa. Un avaro, quindi, sposerà molto probabilmente un’avara. Anche se egli cercherà, con mille accorgimenti, di dimostrare di non essere avaro, lei nel suo inconscio capirà perfettamente la situazione e concluderà come loro siano entrambi degli avari. Siamo dunque degli egoisti ed abbiamo escogitato questo sistema incredibile per criticare negli altri ciò che non vogliamo criticare in noi stessi.”

Todaro: “Dio li fa, el diàvoło li acòpia…” [Dio li fa, il diavolo li accoppia].

Maria Montessori: “Forse meglio dire che Dio li fa e loro cercano l’anima gemella con gli stessi difetti, finché la trovano…”

Marco e Todaro: “Gràssie, Marìa, gavémo imparà calcòssa.” [Grazie, Maria, abbiamo imparato qualcosa].

Marco: “Se me mugèr me dixésse: ‘ti màgni màssa’, dàto che el difèto de magnàr màssa ło dovarìa vér ànca éa, podarìa sémpre dìrghe ‘pénsa par ti, che no te vànsa’ e cussì ghe stroparìa ła bóca. Se no ła gavésse ànca éa ‘stó difèto, da séno, no me restarìa altro che magnàr de mànco…” [Se mia moglie mi dicesse: ‘mangi troppo’, dato che il difetto di mangiare troppo dovrebbe averlo anche lei, potrei sempre dìrle ‘pensa per te, che hai lo stesso problema’ e così le chiuderei la bocca. Se non avesse anche lei questo difetto, in verità, non mi resterebbe altro che mangiare di meno…]

Todaro: “Mi gèro miłitàr de l’esèrcito romàno e prìma che i me fasésse màrtire e che sùbito dòpo i me fasésse sànto, ghe gèra tànte dòne néi acampaménti, par straviàr i soldài… se ghe fasséva i còrni a łe mugèr… i còrni, però, preferirìa avérghełi fàti sòl che mi: difèto gravìssimo, de sicùro… ma sarìa stà mègio che éa ‘sto difèto no ło gavésse avùo… vùsto che i difèti sia pròpio sémpre compàgni… sperémo che ła règola de Marìa Montessóri, ògni tànto, ła fàssa àqua da quàlche pàrte… el difèto, se ti ło ga sólche tì, xe mègio scónderlo…” [Io ero militare dell’esercito romano e prima che mi facessero martire e che subito dopo mi facessero santo, c’erano tante donne negli accampamenti, per allietare i soldati… si facevano le corna alle mogli… le corna, però, preferirei avergliele fatte solo io: difetto gravissimo, di sicuro… ma sarebbe stato meglio che lei questo difetto non lo avesse avuto… vuoi che i difetti siano proprio sempre uguali… speriamo che la regola di Maria Montessori, ogni tanto, faccia acqua da qualche parte… il difetto, se ce l’hai solo tu, è meglio nasconderlo…]. 

Nota storica: San Teodoro di Amasea (o Amasia o Amasya, città della Turchia, coordinate: Lat. 40.654349° Lon. 35.833088°, altezza 397 metri s.l.m., era arcidiocesi del patriarcato di Costantinopoli che dette anche i natali al famosissimo geografo greco Strabone), nato nel secolo III° (dal 200 al 300) e morto nel 306 ad Amasea per l’appunto, era un soldato dell’esercito romano nel Ponto (ora Turchia nord-orientale, sul Mar Nero, che allora si chiamava Ponto Eusino). Teodoro, soldato, subì il martirio per la fede in Cristo. Venezia, di tradizioni bizantine, lo ebbe come primo santo protettore, poi soppiantato da san Marco. Come abbiamo avuto modo di dire precedentemente nella Storiografia dei Veneti 8, la sostituzione del patrono avvenne perché San Teodoro troppo ricordava l‘influenza di Bisanzio sulla Serenissima. Cambiando patrono, si aumentò l’indipendenza psicologica dall’Impero Bizantino e inoltre, portando le spoglie di Marco da Alessandria a Venezia, si aumentò la distanza dai due vescovadi Aquileia e Grado perché san Marco era da lungo tempo il patrono di Aquileia. Le spoglie di san Marco erano ora in Venezia e questo attenuava anche l’influenza di Aquileia (corpo di San Marco portato a Venezia nell’829). Con la mossa di portare le spoglie di san Marco a Venezia, i veneziani presero due piccioni con una fava: diminuire la dipendenza psicologica dai bizantini e creare una premessa per svincolarsi completamente da Aquileia.

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