L’industriale delle scarpe [471]

scarpaindustria
1986 – Robot industriale per ottimizzare il taglio e il consumo delle tomaie per le calzature, progettato e costruito dall’autore – Ernesto Giorgi ©

Un industriale delle scarpe, veneto, della Riviera del Brenta, chiamiamolo B, aveva avuto un successo strepitoso. Sapeva disegnare delle scarpe favolose ma altre doti che dovrebbe avere un industriale non le aveva.      

O meglio: non aveva le doti che i professoroni dicevano dovesse avere un industriale di successo ma evidentemente quelle doti non sarebbero servite, perché servivano invece quelle che aveva B e che nessuno avrebbe mai indicato come doti necessarie per il successo. I fatti dimostravano che le doti giuste erano quelle di B. Vediamo allora le caratteristiche salienti di quest’uomo: chi le volesse adottare come regole sul proprio lavoro, sarebbe probabilmente destinato ad altrettanto successo.

  • Confidenza sempre e mai. Così lui si esprimeva quando parlavamo e questa frase stava a significare che a tutti bisogna dare un minimo di confidenza per creare un rapporto umano ma la stessa confidenza deve trovare dei limiti rapidamente: il dialogo deve rimanere sulle generali e non entrare in problemi personali. In tal modo, tutti potevano dire di avere con lui un rapporto amichevole ma nessuno avrebbe potuto dire di essere suo amico.
  • Dato che dici di non saperlo fare, il lavoro te lo faccio io e tu stai a guardare. La prossima volta però lo devi fare tu: è il tuo lavoro. Guarda di stare attento a quello che faccio: ti offro ancora questa occasione. Non tutti i capi d’azienda sono in grado di dire espressioni del genere ai dipendenti. Per farlo, bisogna avere un’enorme esperienza di lavoro manuale. La concatenazione delle proposizioni (delle frasi) fanno capire molte cose al dipendente, che deve considerarsi fortunato nel ricevere l’esempio e capire che la cosa non si ripeterà e che probabilmente gli potrebbe costare il posto di lavoro se non dovesse prestare la massima attenzione.
  • Gli orari sono orari, non si deve arrivare dopo l’orario ma parimenti non si deve andar via dopo l’orario. Il dipendente sentiva che l’atteggiamento era giusto e non si sentiva sfruttato.
  • Pagare la giusta mercede all’operaio. Nessuno si è mai lamentato di B, perché B era uno che pretendeva ma pagava i dipendenti sino all’ultimo centesimo.
  • Arbitro unico, equanime nelle discussioni tra dipendenti. B risolveva ogni e qualsiasi divergenza, con buon senso ed attenzione massima per il problema che gli veniva sottoposto. Nessuno poteva sostituirlo in questa funzione, che B aveva riservato a sé stesso: la fabbrica è mia e le discussioni le risolvo io.
  • B faceva capire di sapere sempre tutto e non aveva mai ammesso di non sapere. Il suo atteggiamento, di fronte alle novità, era quello di una persona che non aveva più niente da imparare. Questo comportamento faceva una grandissima impressione e non stonava con gli altri atteggiamenti del nostro B. Naturalmente, nessuno può sapere veramente tutto e questo era il suo unico punto debole. Alcuni dipendenti, che avevano una certa autonomia, si comportavano come se ciò che facevano fosse stato accordato con B. B in certi casi non capiva ma fingeva di capire per essere coerente con sé stesso, avendo egli deciso di mostrare di sapere tutto.

L’atteggiamento dell’ultimo punto costò la fabbrica a B: la perse in un incendio mostruoso. Veniamo alla storia che sfociò nell’incendio.

Nella fabbrica di B, come in tantissimi altri calzaturifici, esisteva una gabbia metallica al centro del capannone dove venivano tenute tutte le pelli dell’azienda. Il valore delle pelli era solitamente altissimo: migliaia e migliaia di piedi quadrati di pelli preziosissime. Un piede quadrato sono 30.48 x 30.48 centimetri, cioè 929.03 centimetri quadrati.

Un capo magazziniere è responsabile della gabbia metallica e ne possiede le chiavi. Molte pelli tuttavia non sono all’interno della gabbia, ma all’interno di una grandissima cassaforte dotata di serrature complicate.

Il capo magazziniere, oltre che fornire agli operai le pelli necessarie alla fabbricazione delle scarpe, fornisce le pelli anche a lavoranti esterni, che sono ovviamente tenuti a restituire le pelli avanzate.

Si possono fare dei furti in continuazione se la pelle dichiarata necessaria per un paio di scarpe in realtà è minore.

Ad esempio, con una misurazione approssimativa fatta dal capo magazziniere, si dichiara che la calzatura tale di numero 38 richiede 0.5 piedi quadri di pelle di coccodrillo. Se vengono date ai lavoranti esterni cento paia di queste scarpe numero 38, la pelle di coccodrillo necessaria sarà 50 piedi quadrati. Se in realtà ogni paio di scarpe richiedeva invece 0.4 piedi quadri, il lavorante esterno si troverà, a lavorazione finita, con dieci piedi quadri di pelle di coccodrillo, che a 50 euro al piede, ad esempio, faranno la bellezza di 500 euro di pelle che si possono vendere a delle persone prive di scrupoli che poi fanno sparire le pelli e le inviano, ad esempio, nelle Marche dove nessuno potrà riconoscere la provenienza della pelle. D’altronde, se la pelle è invece (per caso) misurata esattamente o quasi, il lavorante esterno andrà da B per dire che bisogna aumentare il consumo di pelle per ogni paio. Ovviamente, se la pelle è in più, i lavoranti esterni e il capo magazziniere disonesti fanno silenzio…

Insomma, per non farsi truffare, l’importante sarebbe sapere esattamente quanta pelle sia necessaria per ogni paio di scarpe, a seconda del modello e del numero di taglia del modello.

Per le scarpe da uomo la situazione è ancora più complessa perché, se si esporta negli U.S.A., oltre alla misura della scarpa ci sono anche tre taglie: taglia snella, taglia normale e taglia larga. Ad esempio, i piedi degli afro-americani sono lunghi e affusolati  e richiedono la taglia snella.

Il nostro B non sapeva esattamente come calcolare il consumo di pelle ma fingeva di saperlo: in realtà si fidava del capo-magazziniere e dei disegnatori che avevano calcolato la pelle al momento della creazione dei prototipi.

B faceva capire di sapere sempre tutto e non aveva mai ammesso di non sapere. Quindi B fingeva di aver controllato i consumi di pelle ma tutti sapevano che ciò non era vero e i furti proseguivano incessantemente. Le scarpe erano talmente belle che il prezzo di vendita copriva abbondantemente i furti stessi e B, che veniva dalla gavetta, guadagnava comunque più di quanto egli stesso avesse mai sperato di poter guadagnare.

Allora, per caso, sono arrivato io e ho proposto a B un piccolo computer con un software che esaminava i modelli delle tomaie e calcolava con precisione assoluta il consumo necessario. E rapidissimamente.

La prima avvisaglia l’abbiamo avuta quando un paio di stivali consumava, secondo il capo-magazziniere, 3 piedi quadri.

Il modello stesso, misurato col mio computer, diceva che il consumo era invece molto inferiore, cioè 2.4 piedi quadri. Quando B sentì che il consumo era di 2.4 piedi quadri, si mise a ridere e disse che le mie misure erano sbagliate e che da tre anni la misura definita era di 3 piedi. Io risposi che era invece pari a 2.4 piedi sicuramente e che qualcuno, almeno su quegli stivali, da tre anni gli rubava 0.6 piedi quadri di pelle per ogni paio di stivali prodotti e ci salutammo.

Dopo due giorni, ricevo una telefonata da B che mi chiede se sono sicuro e se sono in grado di dargli una dimostrazione dell’esattezza dei miei calcoli e, nel caso che io sia sicuro, mi chiede di dimostrarglielo con la massima discrezione, insomma di farglielo capire.

Gli dico di sì e preparo dei pezzettini di cartoncino piccolissimi, ognuno dei quali misurava un centesimo di piede quadro. Preparo così 120 cartoncini per uno stivale. Coi cartoncini e con il disegno in cartone della tomaia dello stivale, mi reco alle 10 di sera in fabbrica, dove, con B, quando non ci vede nessuno, mettiamo i 120 cartoncini in posizione e copriamo uno stivale in modo perfetto: uno stivale consuma 1.2 piedi e il paio consuma quindi 2.4 piedi. A riprova, mi faccio dare da B una tomaia di un sandalo chanel, il cui paio è dichiarato consumare 1.8 piedi quadri, 0.9 piedi quadri per un solo sandalo e tuttavia per coprirlo sono sufficienti solo 70 cartoncini: il paio di sandali consuma quindi 1.4 piedi quadri e non 1.8.  A ulteriore riprova, sottopongo la tomaia del sandalo anche al mio programma, il quale, in un secondo, dice che il consumo del paio di sandali è per l’appunto 1.4 piedi quadri.

B ora, con l’evidenza dei cartoncini, si è convinto: da anni lo stanno truffando. Calcola a spanne come ogni anno gli siano stati sottratti circa duecento milioni di lire se pelle normale, oltre ai rettili, agli struzzi e a tutte le altre pelli pregiate. Questo, inoltre, stava succedendo da almeno tre anni. Una cifra enorme.

Il mattino dopo, andiamo assieme dal suo avvocato il quale pensa di chiamare subito i Carabinieri, che, dopo la denuncia, apporranno dei sigilli sulla gabbia e sulla cassaforte.

Il giorno stesso, arrivano i Carabinieri alle sei di sera, pongono i sigilli e B chiama nel suo ufficio il capo-magazziniere. Domani mattina si chiuderà la fabbrica sino alla fine dell’inventario e, in presenza di un perito, saranno calcolati i consumi veri delle scarpe e sarà controllato l’esistente a magazzino. Tenendo conto dei consumi degli ultimi tre anni, si calcolerà così l’ammanco totale delle pelli.

Purtroppo, nella concitazione, B non pensa di farsi dare tutte le chiavi della fabbrica da chiunque ne possedesse una copia… e questo fatto avrà conseguenze catastrofiche.

Alle tre della notte seguente, a casa di B, arriva il guardiano notturno della fabbrica, che urla:

B! B! ła fàbrica! ła fàbrica! xe drìo brusàr tùto! xe tùto un fógo! córi! córi!”  [B!B! la fabbrica! la fabbrica! sta bruciando tutto! è tutto un fuoco! corri! corri!].

Per B, che doveva dimostrare di sapere sempre tutto, fu una mazzata ulteriore al suo prestigio; non sapeva nemmeno che la sua fabbrica stesse andando a fuoco. Disse una frase storica: “Xè drìo brusàr tùto! e mi no sò gnénte!” [Sta bruciando tutto! ed io non so niente!].

Della fabbrica non rimasero che alcuni ferri vecchi: nessuna azione fu possibile contro chicchessia. Tracce di cherosene furono trovate nella gabbia delle pelli e il calore fu talmente intenso che anche il contenuto della cassaforte andò distrutto. Ovviamente, c’erano sospetti di tutti i generi ma la cosa finì così, senza che i colpevoli dell’incendio fossero individuati. Probabilmente il colpevole era qualcuno che era rimasto in possesso delle chiavi della fabbrica…

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