Tempo fuggente 2 [475]

Arsenale1
Venezia – 1960 – Riva degli Schiavoni con il pontile dell’Arsenale all’estrema sinistra – Ernesto Giorgi ©

(Segue da Tempo fuggente 1 [474]) Per evitare che la gente scivoli quando le passerelle sono inclinate, sulle passerelle di legno sono poste delle traversine in acciaio, alte due centimetri circa, in modo che i piedi dei passeggeri possano avere un appoggio sicuro su tali traversine.    

Nei pontili in laguna aperta, in caso di maltempo e quindi con notevole moto ondoso, le passerelle possono avere delle grosse escursioni, anche improvvise, verso l’alto o verso il basso, per cui in tali casi è opportuno tenersi aggrappati agli appositi corrimano.

Nei quattro pontili dell’Arsenale, dei Giardini, di Sant’Elena e del Lido ci possono essere, essendo la laguna apertissima, anche problemi di natura visiva, quando la nebbia invernale sia particolarmente fitta. Certe persone hanno attacchi di panico, perché si trovano a dover affrontare una passerella che va su e giù ma non ne vedono la fine. Scendendo dal vaporetto con molta nebbia, si può star sicuri, affrontando la passerella, che la riva c’è. Ma quando si attraversa la passerella per imbarcarsi sul vaporetto, con bassa marea (passerella inclinatissima), con moto ondoso (passerella oscillante violentemente) o con forte nebbia (non si vede bene se il vaporetto ci sia o non ci sia) vi assicuro che la situazione non è agevole, soprattutto per le persone molto anziane. Aggiungeremo che, in caso di alta marea, le passerelle si invertono d’inclinazione: scendono verso la riva in caso di sbarco e salgono verso il vaporetto in caso d’imbarco.

Quando c’è il fenomeno dell’acqua alta, la stessa non è presente dappertutto ma solo all’uscita dai pontili delle rive con calpestio basso rispetto al medio mare. D’inverno, magari con una bella botta di freddo, scendere dalla passerella verso la riva e trovarsi sino alle caviglie nell’acqua ghiacciata, non è piacevole, anche perché, a parte il freddo e come spero che tutti sappiano, l’acqua alta non è la cosa romanticissima di cui parlano i turisti ma è in realtà anche l’acqua delle fognature che tracimano ed inquinano.

Seduto su una panchina del vaporetto, guardo i miei compagni di viaggio e, a seconda della stagione, si sa già quanti siano, approssimativamente, i turisti. Nelle stagioni buone (cioè sempre, tranne novembre, gennaio e febbraio) i turisti sono molti di più dei veneziani e affollano i vaporetti, fanno chiasso (quelli di certe nazionalità, non tutti) e tutti o quasi si spostano in continuazione sul battello per fotografare questo, per fotografare quest’altro. A novembre, gennaio e febbraio, cioè nei mesi con scarso turismo, i forestieri nei vaporetti sono invece tanti quanti i veneziani: difficilmente ci sono più veneziani che turisti.

Solamente in una settimana all’anno si vede una buona diminuzione di turisti: si tratta dell’ultima settimana di novembre, periodo in cui tutti gli alberghi sono chiusi per le pulizie e per le manutenzioni annuali.

Un buon veneziano riconosce la provenienza e la nazionalità dei turisti: ovviamente dalla lingua ma anche dal loro abbigliamento e talvolta dal volume della voce. Diamo qui alcune regole di base, che ovviamente non hanno la pretesa di essere corrette in tutti i casi.

Se parlano a voce alta, di solito non possono essere dell’Europa settentrionale, né canadesi ma potrebbero essere benissimo statunitensi o latino-americani.

Se vi viene rivolta una domanda in inglese (ad esempio ‘scusi, come si chiama questa chiesa… questo palazzo…’), di solito si tratta di uno statunitense e raramente si tratta di un inglese, di un canadese o di un australiano (ovviamente si può sentire anche dall’accento). Per sapere in ogni caso se si tratti di un inglese, fate la seguente prova. Rispondete: ‘I do not speak english’ (Non parlo inglese). Se il turista diventa paonazzo dalla rabbia, si tratta certamente di un inglese: egli non accetta che qualcuno non sappia l’inglese e la prende come un’offesa personale. Comunque, lo avreste dovuto riconoscere dalla giacca grigiastra, dai capelli biondastri e piuttosto lunghi con la sfumatura molto alta, da una cravatta decente e da un paio di penne nel taschino della giacca. Inoltre, l’inglese non gira mai senza un libro-guida turistica. La sua signora ha solitamente un tailleur a fiorami ed è di solito allampanata e poco in carne.

[Segue su Tempo fuggente 3]

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