Tempo fuggente 3 [476]

ferrovia
Venezia – Gente in attesa del vaporetto sul pontile della Ferrovia di Santa Lucia. Notare le due bitte per l’attracco del vaporetto.

(Segue da Tempo fuggente 2 [475]) Se la cravatta grida vendetta a Dio, si tratta sicuramente di uno statunitense, oppure, se siamo in estate, l’americano avrà anche una camicia hawaiana, cosa che un inglese non indosserà mai, per nessun motivo.   

Se si tratta di una signora anziana che abbia i capelli azzurri con una retina, è statunitense della costa atlantica. Le giacche bianche sono una caratteristica degli indiani, con o senza turbante, che si vedono comunque dalla faccia e dall’abbigliamento meraviglioso delle loro signore, che indossano dei sari coloratissimi e molto femminili. Queste ultime hanno inoltre un neo nero dipinto in mezzo alla fronte e hanno gli occhi neri truccati con henné (trucco per gli occhi nerissimo).

I giapponesi sono inconfondibili: finita la guerra, nel 1949 o giù di lì, essi avevano:

  • Pantaloni neri, sempre.
  • Camicia bianca, sempre.
  • Macchina fotografica giapponese, sempre.
  • Occhiali di ferro, sempre.
  • Denti di ferro, sempre.
  • Molte signore in kimono (vestito giapponese tradizionale).

Oggigiorno, i giapponesi hanno:

  • Pantaloni neri, sempre.
  • Camicia bianca, sempre.
  • Macchina fotografica giapponese, sempre.
  • Occhiali d’oro, sempre.
  • Denti d’oro, sempre.
  • Meno signore in kimono (vestito giapponese tradizionale).

Le signore tedesche si riconoscono quasi sempre:

  • In carne, anzi molto in carne.
  • Vestito intero tipo tubino, anzi tipo tubone, data la silhouette da sovrappeso-obeso, coloratissimo e con dei fiori disegnati, enormi.
  • Viso scottato dal sole e paonazzo.
  • Capelli biondo-pannocchia, bruciati dal sole, orribili.
  • Borsetta orribilmente orribile.
  • Scarpe bianche o nere senza tacco ma sempre di vernice, strette, scarpe che, appena possono, se le tolgono. L’espressione di sofferenza non migliora togliendo le scarpe, perché pensano a quando le dovranno rimettere.

Gente vestita abbastanza bene sono i francesi o i canadesi del Québec, nel Canada francese. Le francesi hanno i tacchi più alti delle canadesi ed hanno, rispetto alle canadesi, delle borsette più belle.

I cinesi sono i più maleducati, parlano forte e si mettono abitualmente le dita nel naso. Quasi tutti i cinesi ma non tutti, hanno gli occhiali da vista ed hanno la testa più tonda (brachicefalia) dei giapponesi, che l’hanno più allungata (dolicocefalia). I giapponesi hanno i capelli più lunghi e con la riga in parte, i cinesi hanno di solito i capelli tagliati a spazzola.

Non è facile distinguere i coreani dai giapponesi e i vietnamiti dai cinesi (orientali).

Le signore svedesi, norvegesi (e finlandesi) sono vestite preferibilmente di azzurro, con un certo buon gusto. I loro mariti prediligono il beige, marroncino scuro o chiaro. Una volta, gli scandinavi ed i nordici in genere si distinguevano dalle macchine fotografiche Hasselblad ma ora hanno tutti delle macchine giapponesi. Gli unici a non avere macchine giapponesi sono i tedeschi, i quali hanno o delle vecchie Rolleiflex tedesche o delle moderne Leica tedesche, anche se, per metà, la Leica è di proprietà di un fondo internazionale (Blackstone).

Ci sono naturalmente dei casi in cui non si capisce da dove provenga il turista, specialmente se si tratta di un arabo. Le regole per riconoscerlo, allora, sono:

  • Avvicinarsi come niente fosse ed ascoltare la lingua.
  • Guardare la guida turistica che hanno in mano. Se non ce l’hanno, spesso sono di lingua spagnola.
  • Guardare se la donna ha le calze, per cui, in tal caso, si tratta probabilmente di europei (ma non dell’est Europa).

Se non si cava il ragno dal buco, si chiede loro che lingua parlino; prima lo si chiede in inglese, poi in lingua spagnola, poi in francese e poi in tedesco, sperando che non siano italiani, altrimenti si metterebbero a ridere. Se il turista vi chiede perché mai vogliate sapere la sua nazionalità, dovreste dare una risposta di questo genere:

“Mentre i turisti, di solito, sono riconoscibili come provenienza, voi siete molto originali ed io non riesco a capire da dove possiate venire. Sapere da dove vengano i turisti è un mio hobby e nulla più…”

E così, come dicevo all’inizio, sono tornato a Venezia. Cos’è cambiato nei vaporetti da quando ero giovane? Quasi niente, tranne che per una cosa: mentre una volta io cedevo il posto a sedere alle donne giovani, ora, se sono sedute, esse mi guardano con aria dubbiosa e sembra, quasi quasi, che vogliano cedere il posto a me… tempus irreparabile fugit… (il tempo fugge irreparabilmente) [la frase sembra che derivi da un verso delle Georgiche di Virgilio].

 

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1 commento su “Tempo fuggente 3 [476]”

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