Marco e Todaro 16 [482]

marcoTodaroTodaro: “Màrco, sentìvo ła génte sóto łe nòstre cołòne, sèmo de nòte, al trédese otóbre de l’àno del Signór 2016 e xe un bel frésco… invésse de ‘ndàr càsa, al càldo, i stà qua a parlàr de sto referéndum e i xe scativài… me pàr che i sìa tùti in pensièri…”

[Marco, sentivo la gente sotto le nostre colonne, siamo di notte, al tredici ottobre dell’anno del Signore 2016 e fa un bel fresco… invece di andare a casa, al caldo, stanno qua a parlare di questo referendum e sono agitati… mi sembra che siano tutti preoccupati…]

Marco: “Càro el me Tòdaro, no xe la prìma vòlta che ghe xe na situassión połìtica cóme quésta e de sòlito ła xe sémpre ‘ndàda a finìr mal, più a łe sveltìne che co’ càlma. Bisògnarìa sentìr un galantòmo, par exémpio Luìgi Einàudi (1874-1961) ch’el xe stà Presidénte de ła Repùblica Italiàna dal 1948 al 1955. El xe stà anca un economìsta, un acadèmico, un połìtico e un giornałìsta. Ma me piàxe ricordàrlo par ‘sto fàto qua: co’l gavéva òspiti a tòła, al Quirinàl, co gèra òra de magnàr ła frùta, sicóme ghe bastàva mèxo pómo, ło tajàva in dó el ghe ofrìva st’àltro mèxo a l’òspite, pàr sparagnàr. Da séno, cussì no ghe ne xe tànti e me fìdo de łù col pàrla, parché ùno cussì pól éssar nòme àltro che un galantòmo de quéi véri. El xé qua… bóna séra, Presidénte, scométo che, ànca se el xe su, in mèxo a łe nùvołe, el xe al corénte de ła situassión de ła połitica italiàna… el ne dìga calcòssa… ”

[Caro il mio Teodoro, non è la prima volta che c’è una situazione politica come questa e di solito è sempre andata a finire male, più velocemente che non lentamente. Bisognerebbe sentire un galantuomo, per esempio Luigi Einaudi che è stato Presidente della Repubblica Italiana dal 1948 al 1955. Fu anche economista, accademico, politico e giornalista. Mi piace ricordarlo per questo fatto: quando aveva ospiti a tavola, al Quirinale, quand’era il momento della frutta, siccome a lui bastava mezza mela, la tagliava in due ed offriva l’altra metà all’ospite, per risparmiare. In verità, così non ce ne sono tanti e mi fido di lui quando parla, perché uno così può essere solamente un galantuomo di quelli veri. Eccolo qua… buona sera, Presidente, scommetto che, anche se si trova lassù, in mezzo alle nuvole, è al corrente della situazione della politica italiana… ci dica qualcosa…].

Luigi Einaudi: “Grazie per la stima che mi avete dimostrato. L’Italia non ha ancora una identità ed è divisa ancora più o meno in grandi frazioni, non solo economicamente ma anche culturalmente. Intendo dire che le abitudini e i costumi italiani sono ancora profondamente diversi a seconda del territorio di cui si parla. Mentre in paesi più avanzati (Gran Bretagna, Stati Uniti, paesi scandinavi) abbiamo essenzialmente due partiti che si combattono abbastanza lealmente ed accettano periodicamente il ruolo di oppositori, creando addirittura dei governi ombra nel rispetto delle regole del gioco, in Italia non è così, le regole non sono chiare e non si può giocare una partita a scopa se le regole non sono fissate prima e cambiano a seconda di chi ha le carte vincenti. Nessun paese ha bisogno, più dell’Italia, di un sistema di elezioni basato sulla strettissima proporzionalità. Qualunque premio di maggioranza, dato che in Italia le maggioranze vere sono come le mosche bianche, viene visto da tutti come truffa e come abuso ma non solo dal partito all’opposizione: lo pensa anche il partito che in quel momento è al governo, il quale, benché non lo confessi, sa perfettamente di star tentando la suddetta truffa ed il suddetto abuso.

Se poi aggiungiamo che recentemente ci sono dei tentativi di cambiare la costituzione da parte di chi una vera maggioranza non ce l’ha e punta su di un premio per avere quella maggioranza di cui non dispone, attendendo inoltre l’ultimo momento per cambiare le regole del gioco, cioè la legge elettorale e questo a seconda della propria convenienza, ebbene: questa situazione sembra veramente inaccettabile, anche a coloro che stanno orchestrando la truffa e che per il momento non hanno il coraggio di ammetterlo. La situazione di cui parliamo, basata sull’abbandono del rispetto di ogni regola, è foriera di dittatura.

Una idea che tutti dovrebbero avere e che comunque tutti accetterebbero è la seguente, articolata in tre punti:

  1. Stabilire provvisoriamente e per l’ultima volta una legge elettorale strettamente proporzionale.
  2. Modificare la Costituzione in modo che, in futuro, le leggi elettorali debbano essere approvate almeno col consenso dei due terzi.
  3. Solo dopo aver stabilito i primi due punti, pensare di modificare la Costituzione con maggioranza ovviamente super qualificata.

Pensiamo ora per un attimo alla situazione attuale: una minoranza fa finta di essere una maggioranza, usando un premio per avere la maggioranza stessa, sulle ali di un Parlamento esautorato e squalificato dalla Consulta (cioè la Corte Costituzionale). Questo squalificato gruppo di personaggi al potere tenterà poi di modificare la legge elettorale all’ultimo momento, per assecondare i propri interessi e subito dopo, in caso di successo, assicuratosi il potere, tenterà di cambiare la Costituzione, cambiandola ovviamente a proprio favore.

La maggioranza se non c’è, non c’è: i premi connessi creano solo discordia. Non si possono affrettare i tempi: bisogna rassegnarsi ad attendere che la gente maturi e che una maggioranza si formi. Altrimenti non c’è il rispetto per nessuno. E chi chiede premi di maggioranza lo sa perfettamente. Vi saluto, torno tra le mie nuvole…”

Marco: “Sałùti, Presidénte e gràssie par ła spiegassión… Todaro, invesse de stàr là co ła bóca vèrta, sałùda ànca ti…” [Saluti, Presidente e grazie per la spiegazione… Teodoro, invece di star là con la bocca spalancata, saluta anche tu…]

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