Le frasi del popolo veneto 5 [487]

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Fotografia eseguita nell’estate 2008 – Per anni non si erano visti scoiattoli nei nostri giardini – Ernesto Giorgi ©

Le sigle descrivono: (SP) Sinistra Piave, (V) Venezia. Se non c’è nessuna sigla, con leggerissime differenze la frase va bene sia per (SP) che per (V) e, quasi sempre, anche per tutto il Veneto.

  • 39 Fiór de farìna, fiòl de faìna. (SP)
  • 40 L’è un làdro da Casièr. (SP)
  • 41 Sìtu da Montebełùna? (SP)
  • 42 L’è ła màre de Sàn Pièro che se pètena (petenéa). (SP)
  • 43 No l’è una co łe scarpìe. (SP)
  • 44 El véde bubéte. (SP)
  • 45 Gràspa de Bàri. (SP)
  • 46 Dóve che no bàte el sól.
  • 47 Vàra che te méte te’l lèt coi calcàgni par da drìo.
  • 48 Furlàn, magnéne del to pàn? (SP)
  • 49 La mùssa ła sa bén ła stràda. (SP)

 

 

Spiegazioni e commenti:

  • 39 – Fiór de farìna, fiòl de faìna. (SP) – Si diceva dei mugnai, e il significato è che chi tratta il fior di farina, cioè il mugnaio, è probabilmente figlio di una faina, cioè un’opportunista. Come tanti altri proverbi un poco superficiali, forse anche questo dipende dal fatto che la prima parte del proverbio fa rima con la seconda. Chissà se i tedeschi hanno questo proverbio, dato che in tedesco la rima non esiste. Sembra quindi che l’onestà di una categoria dipenda dalla rima, più o meno possibile a seconda della lingua.
  • 40 – L’è un làdro da Casièr. (SP) – Letteralmente: è un ladro proveniente da Casier, comune vicino a Treviso. Significato: è un ladro di galline, un ladro da poco. Questa frase è usatissima e non sono riuscito a trovarne l’origine. Probabilmente i ladri da Casier sono come gli altri.
  • 41 – Vièntu da Montebełùna? (SP) [Letterale: Vieni da Montebelluna?] Dice la tradizione che, notoriamente, coloro che vengono da Montebelluna hanno un braccio lungo ed uno corto: pertanto questi personaggi hanno una notevole difficoltà a fare lavori manuali… L’espressione quindi equivale a dire: “Tu, hai poca voglia di lavorare.” Mi piacerebbe sapere perché proprio Montebelluna dovrebbe essere una terra di sfaccendati, quando, in realtà, è vero caso mai il contrario. La frase è diffusissima e tutt’ora usatissima.
  • 42 – L’è ła màre de sàn Pièro che se pètena (petenéa). (SP) [Letterale: è la madre di san Pietro, donna molto cattiva, che si sta pettinando.] La frase veniva detta ai bambini nel periodo di fine giugno, per spiegar loro i tuoni preannuncianti un brutto temporale, quando, dopo il solstizio d’estate, si ha di solito un periodo di cattivo tempo. La storia della madre di san Pietro non ha molto a che fare con la nostra frase. Comunque, la tradizione dice che quando la madre di san Pietro morì, data la sua protervia, data la sua cattiveria, venne inviata all’inferno (c’è chi dice al purgatorio). San Pietro andò allora in alto loco e chiese che la propria madre fosse accolta in paradiso e questo sarebbe stato l’unico piacere richiesto da san Pietro all’Altissimo, in cambio del martirio subito. Dopo le incessanti insistenze dell’apostolo, si accettò che la madre accedesse al paradiso ma l’Eterno sapeva già come sarebbe andata a finire… Quando la madre di san Pietro cominciò a librarsi da terra (dell’inferno o del purgatorio, dove si trovava) per salire verso l’alto, alcuni altri dannati, che le erano vicini, si aggrapparono alle sue vesti e chiesero di essere portati in alto pure loro. Al che, la donna li prese a calci, affermando, con la massima protervia, che solo a lei era stato dato il privilegio di accedere al paradiso. Confermò così la sua cattiveria e gli angeli la costrinsero a tornare da dove stava per partire. Anche san Pietro, quindi, dovette farsene una ragione. Si spiega poi ai bambini, che stanno ascoltando con la bocca spalancata, che la madre di san Pietro è ancora là, dove merita di rimanere.
  • 43 – No l’è una co łe scarpìe. (SP) [Non è una con le ragnatele (nelle parti intime)]. Dicesi di donna lussuriosa, che si concede troppo facilmente, per cui i ragni non riescono, nelle sue parti intime, a fare delle ragnatele a causa del traffico frequente. Scarpìa viene con ogni probabilità dal latino carpere, (= prendere) ed è il marchingegno che il ragno utilizza per prendere le sue prede.
  • 44 – El véde bubéte. (SP) [Dalla fame, vede le lucciole] I fosfeni o macchioline luminose si possono vedere quando l’organismo ha qualche problema e così dicasi per la fame.
  • 45 – Gràspa de Bàri. (SP) [Grappa della città di Bari]. Significato: grappa abusiva, fatta violando la legge sugli alcolici e molte volte fatta di nascosto, in mezzo ai campi, sotto un cespuglio frondoso per non farsi vedere. Siccome in dialetto il cespuglio si dice baro, dall’etimologia incerta, la frase equivale a ‘grappa fatta sotto i cespugli’. Per non parlare eccessivamente chiaro, la parola ‘baro’ viene sostituita con ‘Bari’ ed il gioco è fatto.
  • 46 – Dóve che no bàte el sól. [Dove non batte il sole]. Sul sedere. La frase si dice ai bambini, quando si promettono loro degli scapaccioni, che verrebbero dati dove non batte il sole. “Se te ciàpe, te dàe un pòche de sbèrle dóve che no bàte el sól…” [Se ti prendo, ti daró un poche di di sberle là, dove non batte il sole] Si dice solitamente con tono scherzoso.
  • 47 – Vàra che te méte te’l lèt coi calcàgni par da drìo. [Guarda che ti metto a letto coi talloni girati per di dietro] Frase scherzosa, che si dice ai bambini un po’ troppo vivaci. Divertente è l’espressione che assume il bambino, il quale non comprende bene il significato.
  • 48 – Furlàn, magnéne del to pàn? (SP) [Friulano, mangiamo assieme del tuo pane? Pane di tua proprietà?] Si dice di persona tirchia e non si aggiunge altro, ché tutti i veneto-loquenti dovrebbero conoscerne il seguito. La storiella completa è la seguente, molto divertente perché, rara avis [= come poche volte nel dialetto veneto succede (rara avis =latino, uccello raro), alla fine c’è un doppio senso:
    • Furlàn, magnéne del to pàn? [Friulano, mangiamo parte del tuo pane?]
    • No hài fan, no hài fan! [Non ho fame, non ho fame!]
    • e lóra… magnéne del mìo? [Allora… mangiamo del mio?]
    • Magnénelo con Dìo! [Mangiamolo pure, con la benedizione di Dio!] Quest’ultima proposizione può avere un altro significato se il parlante avesse detto ‘Magnénelo condìo!’ [Mangiamolo condito], il che vuol anche dire: ‘se mangiamo del tuo, non limitiamoci al pane ma aggiungiamoci pure del condimento…  del companatico…
  • 49 – La mùssa ła sa bén ła stràda. (SP) [L’asina conosce la strada benissimo] Quindi, anche se il conduttore è brillo, può salire sul calesse e dormire, tanto l’asina sa bene la strada]. Dicesi di persona che alza troppo spesso il gomito. Ricordiamo che l’animale asino viene chiamato esclusivamente mùss (mùssa al femminile). Il termine dialettale àseno, invece, significa esclusivamente persona villana, burbera, screanzata, insolente, fastidiosa.
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