Appuntato 3 [496]

fornaio
Padola (Belluno), nel Comelico Superiore, vicino alle sorgenti del Piave. Esiste un sentiero nel bosco, che parte dalla Piazza San Luca e che va a Dosoledo, paesino confinante, dove i migliori artigiani falegnami hanno fatto delle bellissime statue lignee raffiguranti ‘Arti e Mestieri’, le quali statue sono state poste lungo il sentiero: eccone una che raffigura un fornaio.

All’inizio del 1918 un  tenente dell’esercito italiano fu ferito gravemente in un attacco della battaglia del Piave. Ricoverato nell’ospedale da campo, era circondato da altri ufficiali perché si temeva che potesse morire da un momento all’altro. Con un sorriso smarrito, il tenente ferito disse: “No sté preocupàrve, tóxi, no pòsso mìga morìr… mancarìa àltro… se pròprio me tocàsse morìr, prìma go da védar el cùło dei crùchi…” [Non preoccupatevi, ragazzi, non posso mica morire… ci mancherebbe altro… se proprio mi toccasse in sorte di morire, prima devo vedere il culo dei crucchi…]

Il significato di ‘vedere il culo dei crucchi’ è:  vedere il sedere degli austro-ungarici che scappano…]

La parola ‘crucco’ viene dal croato – sloveno ‘kruh = pane’. I reparti croato-sloveni dell’esercito austro-ungarico, nel 1918, erano sul Piave ed erano affamatissimi e quando venivano fatti prigionieri chiedevano disperatamente “kruh… kruh…” cioè “pane… pane…”. L’appellativo cruco in veneto e crucco in italiano e poi rimasto per coloro che sono di origine tedesca, un poco per disprezzare, un poco per ischerzo e un poco per ironia.


tregrazie
Le tre grazie. Statua di Antonio Canova in due esemplari: uno all’Hermitage di San Pietroburgo e uno al Victoria and Albert Museum di Londra.

Napoleone ha sottratto parecchie opere d’arte a Venezia. Non le ha rubate, ovviamente, non sarebbe parola da usare nei confronti di un imperatore: le ha sottratte dalla disponibilità dei veneziani.

Un pomeriggio, a Venezia, Napoleone offrì un ricevimento a tutti gli artisti, scultori, pittori ma non scrittori e letterati, ai quali non si poteva rubare alcunché. Secondo le male lingue, lo fece per sapere se ci fosse qualcos’altro da sottrarre, secondo le buone lingue, per motivi leciti.

Al ricevimento era presente anche il divino scultore Antonio Canova, nato a Possagno nel 1757 e morto a Venezia nel 1822. Il suo corpo riposa nella Basilica dei Frari, a Venezia. Canova disse: “No volévo mìga végner ma i francési me ga dìto che gèra tànto mègio se vegnìvo…” [Non volevo mica venire ma i francesi mi hanno detto che era molto meglio se venivo…]

Napoleone chiese agli artisti presenti di commentare liberamente, senza riguardo, cosa pensassero delle opere che i francesi avevano sottratto (non rubato) agli italiani come bottino di guerra. Uno dei presenti disse chiaramente che non era buona immagine per la Francia portar via le migliori opere di Venezia. Napoleone aveva, come si sa, deciso di sottrarre (non rubare) anche i meravigliosi quattro cavalli bronzei situati sul frontale della Basilica di San Marco. Tali cavalli furono in seguito restituiti quando Napoleone non c’era più. Napoleone disse, cogliendo la palla al balzo: “Cari signori, io capisco il disappunto ma i quattro cavalli sono stati rubati dai veneziani a Costantinopoli come bottino di guerra. Io vi capisco, ma la Francia sta facendo esattamente quello che fece Venezia. I bottini di guerra sono una invalsa tradizione. E poi, lasciatemelo dire, gli italiani non dovrebbero dimenticare che sono universalmente considerati come poco affidabili e questo a livello internazionale. Per dirla chiara, sono considerati tutti ladri…”

A questo punto, Antonio Canova disse: “Non tutti gli italiani possono essere considerati dei ladri, maestà… ma Bonaparte sì…”

Si dice che Napoleone fece finta di non capire ‘le jeux de mots’ (gioco di parole) tra le parole Bonaparte, Buonaparte e buona parte.

Disse Napoleone: “Vi avevo detto che potevate parlare liberamente e manterrò la mia parola.”

Poi, Napoleone cercò di ingraziarsi il Canova, definendolo persona di genio ed esprimendosi in un italiano approssimativo, benché fosse corso ed in Corsica si parlasse ufficialmente italiano. Canova, forse per far capire che non era secondo a nessuno e non solo nella scultura, rispose in perfetto francese:

Le génie n’est qu’une longue patience.” [Il genio non è altro che una lunghissima pazienza]. Poi, aggiunse in dialetto veneto “Anca la libertà xe na questión de passiénsa… fin che spèto, me tocàra far quàlche scultùra…” [Anche la libertà è una questione di pazienza… nell’attesa, mi toccherà fare qualche scultura…]

Si dice come Napoleone capisse che non correva buon sangue e con una scusa qualsiasi disse ai presenti che potevano accomiatarsi.

 

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