Mastro Benedetto 1 [507]

filosofo
Grafica di Ernesto Giorgi ©

A Venezia era molto noto il filosofo Benedetto (Benéto in veneziano), il quale, secondo l’antica tradizione greca, passeggiava su e giù per la città seguito da un codazzo di allievi.

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Città di Venezia 13 [506]

Bronsa
Venezia, una vecchia brónsa tra la Calle Crosèra e la Calle del Pestrìn, vicino al panificio Visinoni, nella parrocchia della Bragora e quindi nel sestiere di Castello – Coordinate decimali Lat. 45.434318°, Lon. 12.347393° – Questo era il locale che si chiamava proprio Alla brónsa e che oggi è stato (ovviamente?…) trasformato in trattoria per turisti. Nonostante il tutto sia stato completamente cambiato, sussistono ancora le due lavagne di cui si parla nell’articolo, solo che sono state messe all’esterno, come si usava fare d’estate (leggere l’articolo).

[Seguito di Città di Venezia 12]  – Il polpo alla veneziana viene fatto lesso con l’acqua di mare in una grande pentola dove si mettono anche le patate da pelare. Una volta cotto (le discussioni su tempi e modi di cottura del fólpo sono infinite).

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Città di Venezia 12 [505]

Excelsior1964
Venezia, Lido, estate 1964 – Il lussuosissimo Relax dell’Hotel Excelsior, antistante alla spiaggia dell’albergo stesso: i clienti possono chiedere delle consumazioni. Oltre che nei tavolini, le consumazioni possono essere portate nella spiaggia da camerieri impeccabilmente vestiti. Nel Relax, un’orchestrina sulla destra (non visibile) intrattiene il pubblico con canzoni alla moda e con classiche sonate per pianoforte – Ernesto Giorgi ©

[Seguito di Città di Venezia 11] – Ricordo che, negli anni ’50, i ragazzini veneziani facevano il bagno pomeridiano e la merenda in fretta e in furia perché alle Quattro Fontane, sulla spiaggia, c’erano le marionette di Maria Perego, che successivamente, nel 1959, creò anche Topo Gigio.

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Città di Venezia 11 [504]

Venezia1952
Venezia, primavera 1952, Riva degli Schiavoni, il Ponte del Vin, l’albergo Danieli e, sullo sfondo, il Palazzo Ducale. Notare il cappello dell’uomo col cappotto colorato di blu: si usavano quei cappelli. I colori sono ovviamente artificiali. In primo piano, un ragazzino vestito da marinaio, come si usava. – Ernesto Giorgi ©

Potete vedervi il precedente Città di Venezia 10 per collegare i ragionamenti.

Venezia, anni ’50: i veneziani, col Lido di Venezia, hanno un rapporto di necessità. Pochi sono i fortunati che vivono sulla Riva degli Schiavoni o alle Zattere, le due zone più assolate. Per gli altri, non è che ci sia tanto sole nelle calli dove vivono e perciò appena possono, nei mesi freddi, vanno a sedersi sui tavolini dei bar e delle gelaterie delle due zone più assolate mentre, nei mesi caldi, il sogno di tutti è il Lido. In terraferma non è la stessa cosa perché, bene o male, un poco di sole si può sempre prendere.

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Caccia grossa 5 [503]

elefantebungalow
Un elefante si gratta contro un bungalow, riducendolo a mal partito.

Potete vedervi il precedente Caccia grossa 4 per collegare i ragionamenti.

Anni fa, il mio amico Giuseppe Marino, medico ospedaliero, se n’è andato, come quelli che se ne vanno serenamente.

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Baruc 3 [502]

Baruc3
Un’immagine disperata, particolare dal Giudizio Universale di Michelangelo Buonarroti (1475 – 1564)

Potete vedervi il precedente Baruc2 per collegare i ragionamenti.

Bisogna dire che il popolo è più abituato di chi comanda alle privazioni, agli stenti, ai sacrifici e a resistere. Tuttavia, il popolo capisce perfettamente da chi è guidato e quindi quale sia il livello, nel nostro caso, della classe politica.

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Da tanto tempo [501]

Un merlo, incantato dalla nuova aurora.

Nell’evoluzione degli animali, esiste una costante: la paura che il sole non ritorni. Questo, ovviamente, riguarda anche noi che facciamo parte degli animali.

Parleremo di un animale simpaticissimo, che è particolarmente diffuso qui da noi, nel Veneto.

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Sconvolgente [500]

Houdini
Il mago Houdini, che all’inizio del secolo scorso sbalordì mezzo mondo, con illusionismo incredibilmente spettacolare.

Parleremo del mago Budini, che si esibì a Venezia, al Teatro Malibran, negli anni ‘60.

Quando cominciava il suo spettacolo, nel palcoscenico c’era una Fiat 500, il biglietto costava 500 lire e, per questioni di ordine pubblico, non erano ammessi più di 500 spettatori.

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