Città di Venezia 11 [504]

Venezia1952
Venezia, primavera 1952, Riva degli Schiavoni, il Ponte del Vin, l’albergo Danieli e, sullo sfondo, il Palazzo Ducale. Notare il cappello dell’uomo col cappotto colorato di blu: si usavano quei cappelli. I colori sono ovviamente artificiali. In primo piano, un ragazzino vestito da marinaio, come si usava. – Ernesto Giorgi ©

Potete vedervi il precedente Città di Venezia 10 per collegare i ragionamenti.

Venezia, anni ’50: i veneziani, col Lido di Venezia, hanno un rapporto di necessità. Pochi sono i fortunati che vivono sulla Riva degli Schiavoni o alle Zattere, le due zone più assolate. Per gli altri, non è che ci sia tanto sole nelle calli dove vivono e perciò appena possono, nei mesi freddi, vanno a sedersi sui tavolini dei bar e delle gelaterie delle due zone più assolate mentre, nei mesi caldi, il sogno di tutti è il Lido. In terraferma non è la stessa cosa perché, bene o male, un poco di sole si può sempre prendere.

Le spiagge del Lido sono essenzialmente suddivise in quattro gruppi: le spiagge libere, che sono due e sono alle due estremità dell’abitato del Lido (non all’estremità dell’isola ma dell’abitato, che a sua volta occupa la parte nord dell’isola). All’estrema sinistra (arrivando da Venezia, ovvero a Nord) la spiaggia libera di San Nicolò, dove c’è l’aeroporto e a destra, verso Sud, al confine col centro abitato di Malamocco, la spiaggia libera dei Murazzi, dove al tempo si trovavano ancora i bunkers della seconda guerra mondiale.

Pochi sanno che l’abitato di Malamocco è quello che nel IV° secolo dopo Cristo fu la primissima comunità che poi doveva diventare Venezia.

Tra queste due zone c’è il centro abitato del Lido che, nella parte di fronte all’Adriatico, ha gli altri tre tipi di spiaggia:

Il tipo economico sulla sinistra, la cosiddetta Zona A.

Il tipo medio per la borghesia subito dopo e quindi verso il centro delle spiagge, come ad esempio la Spiaggia delle Quattro Fontane.

Il tipo di lusso, sulla destra, servito da alberghi come il Des Bains e l’Excelsior, dai prezzi proibitivi, con servizi favolosi di cui diremo dopo.

Al Lido, tranne che a San Nicolò e ai Murazzi, zone libere, l’accesso alle spiagge è consentito solo affittando una capanna, costruzione in legno alta due metri e mezzo e di pianta tre metri per cinque metri circa, dove si metteranno i propri vestiti e ci si cambierà. La dotazione di una capanna, rigovernata e ripulita dai bagnini ogni mattina, è di un secchio d’acqua per sciacquarsi le mani o sciacquare qualche posata, un tavolo, quattro sedie, una credenza, due lettini da spiaggia ed una sdraio. La capanna è suddivisa a metà da un tendaggio, che consente di cambiarsi. Naturalmente, a poca distanza dalle capanne ci sono delle docce comodissime con i servizi igienici. Nelle capanne è fatto divieto assoluto di accendere qualsiasi tipo di fuoco, compreso il fiammifero per una eventuale sigaretta, che va eventualmente accesa fuori, sulla spiaggia. Non potendo avere alcuna fonte di calore a disposizione, le madri o chi per loro devono partire da casa con delle gavette ermetiche di tipo militare, onde conservare i cibi caldi, thermos per il caffè e così via.

L’alternativa alla capanna sono dei piccolissimi camerini, due metri per uno, che contengono solo una panca di legno ed alcuni attaccapanni. I camerini vengono affittati principalmente di domenica da chi vuol farsi un week-end al sole.

Ebbene: oggi come oggi, alla spiaggia dell’Excelsior, una capanna in prima fila costa la bellezza di 300 euro al giorno e sembra che questa sia la più alta tariffa del mondo.

Come avrete capito, le capanne sono disposte lungo le spiagge in tre (ed anche quattro) file: la prima fila, che davanti ha solo il mare, costa ovviamente molto di più anche se per molti la fila ideale è la seconda, meno esposta a raffiche di vento. In prima fila non è raro trovarsi con la pastasciutta improvvisamente sporcata dalla sabbia, portata dal vento.

Si comprende benissimo come il prestigio ruoti attorno a quanto abbiamo detto sin’ora:

Gò sentìo che ti gà ła capàna…

Sì, la go par el mése de lùgio, a le Quàtro Fontàne…

Scométo, co tùti i to schèi, che ła sarà ànca in secónda fìła…”

“No… ła go tólta in prìma fiła ma sóło par provàr, no gèra mai stà in prìma fìła ma i me dìxe che tànte vòlte ghe sìa màssa vénto…”

“Beàto ti… magàri ànca mi….”

[Ho sentito che hai la capanna – Sì, ce l’ho per il mese luglio, alle Quattro Fontane – Scommetto, con tutti i tuoi mezzi, che sarà anche in seconda fila – No, l’ho presa in prima fila ma solo per provare, non ero mai stato in prima fila ma mi dicono che spesso ci sia troppo vento – Beato te, magari anch’io potessi.]

Un’ altra discussione accanita è circa quale sia il mese migliore, anche se le capanne possono essere affittate quindicinalmente. Luglio costa più di giugno ed agosto più di luglio.

Quando uno diceva: “Ti sa, ła go tólta in giùgno parché ghe xe più frésco e mànco génte” [Sai, l’ho presa in giugno perché fa più fresco e c’è meno gente], il maligno poteva ipotizzare che lo avesse fatto per risparmiare.

Come si raggiunge il Lido? Lasciamo stare chi parte da casa col motoscafo e attracca direttamente nella darsena dell’Excelsior o dell’ Hotel Des Bains. I comuni mortali hanno tre possibilità:

  1. Se uno abita ad una distanza ragionevole da San Marco, diciamo per esempio a Rialto, a San Lio, a San Luca, a San Zaccaria, prende la motonave, enorme, col bar a bordo, con tre ponti, che fa direttamente San Zaccaria – Lido senza soste intermedie. La motonave parte ogni mezz’ora ed in piena estate ogni venti minuti.
  2. La Linea 2, motoscafo pubblico, che fa pochissime fermate, da Piazzale Roma al Lido: ferma alla stazione ferroviaria di Santa Lucia, a Rialto, all’Accademia, a San Marco, a San Zaccaria, ai Giardini della Biennale e al Lido.
  3. L’accelerato (che sarebbe meglio dire rallentato), Linea 1, che ferma ovunque ed ovviamente costa meno.

Una volta si comperava il biglietto di andata e ritorno che non costava molto. Allora non esisteva la carta con gli sconti per i veneziani, tuttavia i prezzi erano ragionevoli. La Linea 1 aveva poi un particolare: una grossa agevolazione per la gente di buona volontà. Sino alle otto del mattino e non oltre, veniva venduto un biglietto verde con andata e ritorno obbligatori, riconoscibile da una barra rossa in diagonale, che godeva dello sconto del 50%.

Le madri preparavano i figli che prendevano il vaporetto (el batéo prìma dìe òto pa’ sparagnàr) [il vaporino prima delle otto per risparmiare]. I ragazzi andavano in capanna (ogni capanna aveva cinque tessere, quindi potevano esserci cinque persone) e le madri seguivano alle 11 con il caldo estivo e con gavette di carne, pastasciutta, verdure. Con thermos per il caffè o per il thè.

Arrivati al Lido, e precisamente all’imbarcadero del Piazzale Santa Maria Elisabetta, c’era da decidere sul come superare la distanza di un chilometro e mezzo (mediamente, circa) per arrivare alle spiagge. I mezzi erano quattro:

  1. Bicicletta, per i rarissimi che l’avevano noleggiata in quanto la usavano non solo per andare al mare ma anche per poi farsi delle gite nel lunghissimo Lido (guardatevi una cartina).
  2. La filovia (o filobus che dir si voglia, ma a Venezia si dice ła fiłovìa), veicolo come un autobus, su ruote gommate, ecologico, non inquinante, alimentato a corrente elettrica da fili sopra la strada. I fili sono a corrente continua e a 750 volts. Come il tram, la filovia non inquina e inoltre non usa le rotaie e quindi, in caso di ostacoli lungo il percorso, mentre il tram si deve fermare, la filovia con le sue ruote gommate può sterzare per aggirare l’ostacolo. In tal caso i bastoni che vanno sino ai fili della corrente si allargano automaticamente. Nel caso che nemmeno questo bastasse, si sganciano le due aste filoviarie e si procede usando delle batterie che consentono di muovere la filovia a passo d’uomo, sempre per superare l’ostacolo. L’autonomia quella volta era pochissima, cento o duecento metri al massimo.
  3. Pédibus calcàntibus… (Latino scherzoso, a piedi, con le proprie gambe). Quasi tutti optavano per questa soluzione, anche perché un chilometro e mezzo, di mattina e d’estate col fresco, è una distanza anche piacevole.
  4. La carrozza, con tanto di cavallo e fiaccheraio, sempre in attesa all’imbarcadero. Di solito, viene presa dalle coppiette.

Le filovie, verso le 11, quando arrivavano le madri con le salsamenterie, erano affollatissime, perché quello stesso percorso, col caldo e fatto sportivamente (con le sporte di roba da mangiare) da madri magari di una certa età, da piacevole si trasformava in sofferenza.

[Segue su Città di Venezia 12]

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