Mastro Benedetto 1 [507]

filosofo
Grafica di Ernesto Giorgi ©

A Venezia era molto noto il filosofo Benedetto (Benéto in veneziano), il quale, secondo l’antica tradizione greca, passeggiava su e giù per la città seguito da un codazzo di allievi.

La consuetudine era derivata dall’antichissima scuola Peripatetica (Περιπατητική Σχολή) di Aristotile: passeggiando, diceva Aristotile, si ragiona meglio. Siccome abitava vicino alla Frezzeria ed ormai aveva un’età molto avanzata, alla faccia della Scuola Peripatetica, Benéto si fermava talvolta coi suoi allievi al Floriàn, dove, naturalmente, nessuno consumava alcunché: sarebbe costato troppo per le entrate del maestro e degli allievi tutti. I gestori del Floriàn ben volentieri lasciavano fare, perché altri avventori si sedevano subito ad ascoltare nei tavolini viciniori, naturalmente consumando qualcosa. Insomma, Benéto fungeva, oltre che da maestro filosofo, anche da richiamo. Racconteremo ogni tanto delle storie su di lui, in modo che anche la sua già onorata memoria lo sia vieppiù.

Ecco una fiaba che raccontava Benéto: è la fiaba della donna che fu stregata.

C’era una volta una donna, nemmeno troppo bella, che si era messa in testa di conquistare 100 uomini, usando le sue arti femminili.

 Riuscì a conquistare i primi 99 e, prima di incontrarsi con l’ultimo, le comparve un Genio stregato, un po’ come quello della lampada di Aladino.

 Il Genio stregato le disse: “Se riesci a conquistare anche l’ultimo, ti amerò per sempre eppertanto, siccome  quando si ama si dà senza chiedere, ti farò allora un grandissimo regalo. Per il momento, siccome non ti amo ancora, non posso darti alcunché se non ricevendo a mia volta qualcosa. Ti propongo quindi il seguente scambio: ti faccio ora diventare la più bella donna del mondo e lo sarai immediatamente e per sempre. Tu però mi devi dare il sorriso che hai sempre avuto nel tuo cuore: potrai sempre sorridere, ma solo con la mente e non con il cuore. Io avrò per sempre il sorriso del tuo cuore e tu diventerai sin da subito la più bella donna del mondo. Hai qualche istante per decidere.”

La donna pensò che le conveniva diventare la più bella del mondo. Comunque, avrebbe potuto sempre sorridere con le labbra e anche se il sorriso veniva dalla mente e non dal cuore, quasi sicuramente nessuno se ne sarebbe accorto. Disse al Genio stregato che accettava e si avviò all’appuntamento con l’ultimo uomo: era immediatamente già diventata la più bella donna del mondo… di una bellezza quasi divina.

Qui, cari discepoli, finisce la fiaba.

Disse un discepolo: “Maestro, si potrebbe sapere come andò a finire?”

“Che domanda, figlio mio… Non riuscì a conquistare l’ultimo uomo. Né, da quel momento in poi, ne conquistò altri.”

Altro discepolo: “Ma forse, nell’ultimo appuntamento, s’era dimenticata di sorridere…”

Benéto: “Dimenticata di sorridere, no… scordata di sorridere, sì…”

Tutti i discepoli in coro: “Maestro, ci chiarisca meglio…”

Benéto: “Mi piace usare il verbo ‘dimenticare’ per le cose che hanno a che fare con la mente (dal latino mens, mentis) e mi piace usare il verbo ‘scordare’ per le cose cha hanno a che fare col cuore, come le emozioni vere (dal latino cor, cordis). La donna stregata non si era dimenticata di sorridere, né se ne dimenticò mai: si era invece, per la stregoneria subita, scordata l’altro sorriso, che ora non le veniva più dal cuore, né poté mai più farlo. Anche se una persona è la più bella del mondo, non potrà mai essere amata se non sorriderà e se il suo sorriso non le verrà dal più profondo del cuore.”

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