Mastro Benedetto 2 [510]

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La Piazza San Marco nel 1960 a Venezia con un colombo, colorato artificialmente, su una macchina fotografica atta a riprendere i turisti. Notare l’acqua alta. Ernesto Giorgi ©

I discepoli continuano a circondare Benéto, ovvero Benedetto, il famoso filosofo veneziano che spesso teneva le sue lezioni sui tavolini del Caffè Floriàn, in Piazza San Marco.

Nel tentativo di preparare i giovani alle varie evenienze della vita, Benéto stava illustrando ai discepoli i principali problemi che possono derivare da un’avventura amorosa. Ipse dixit. [Ecco riportato esattamente ciò che egli disse].

Nella vita, può capitare di accorgersi di come la persona amata sia una vera delusione continua. Succede quando, una volta terminato l’autocontrollo e una volta certi della reciproca conquista, i due novelli fidanzati si abbandonano al loro vero carattere e, inevitabilmente, lasciano trapelare alcuni aspetti della loro personalità che prima non avevano avuto occasione di far notare o addirittura non avevano voluto far notare.

Il cuore è il primo ad accorgersene e l’amore… deperisce.

E la mente dice: “Sono delusa di me stessa: come ho fatto a scegliere una persona così deludente?”

Questo è il vero problema: il giudizio negativo su di noi stessi.

Per uscirne, ci può volere molto tempo.

Inoltre, non se ne esce mai del tutto perché da quel momento, per un lungo periodo, diffidiamo di noi stessi e dei nostri sentimenti.

Non possiamo inoltre confidarci con alcuno, perché penserebbero subito alla nota favola della volpe e dell’uva. Non ci resta che sperare di aspettare o aspettare di sperare (dal castigliano: esperar que esperar).

Discepolo: “Maèstro, cóme xe che se podarìa evitàr de trovàrse su ‘na situassión del gènere...” [Come si potrebbe evitare di trovarsi in una situazione del genere]

Benéto: “Figlio mio, quando ci si innamora, ci si innamora con il cuore, il quale ‘spera’ di aver trovato l’anima gemella, la quale deve avere gli stessi pregi e gli stessi difetti nostri:

  • Gli stessi pregi nostri perché altrimenti non perdoneremmo certe mancanze.
  • Gli stessi difetti nostri perché altrimenti non saremmo disposti ad accettarli.

Tuttavia, molte volte non è così e la mente si accorge delle differenze e dice al cuore che dovrebbe ragionare ma il cuore non ragiona perché non è la mente.

Nel dubbio, faremmo bene a stare lontani per un certo periodo dalla persona che pensiamo di amare.”

Discepolo: “Maestro, cosa si risolverebbe stando lontani?”

Benéto: ”Prima di tutto, il principio noto come la prova del fuoco: in amore, la lontananza è come il vento. Se il fuoco dell’amore è poco più di una fiammella, il vento della lontananza spegnerà la fiammella; se, viceversa, si tratta di un fuoco grande, di un amore grande, il vento della lontananza soffierà impetuoso su tale fuoco e ravviverà l’amore.

Secondariamente, fuoco o non fuoco, un periodo di lontananza ci farebbe bene comunque e in ogni caso, al riavvicinamento, saremmo più critici. Spesso tuttavia temiamo che, facendo questo, l’amore si spenga e siccome il cuore non vorrebbe che questo succedesse, si teme di affrontare l’eventuale deludente verità e quindi cerchiamo di evitare la lontananza, perché molte volte, in realtà, ci va benissimo la sofferenza e non vorremmo farne a meno. Quando siamo innamorati, lo stato di sofferenza ci dà importanza, ci fa sentire qualcuno. Così, con piacere, potremmo dire: <<Ah… più di me, chi mai sta soffrendo?>>. Il che, è pur sempre una consolazione.”

Discepolo: “Maestro, mi sembra di capire che una delusione amorosa lascia comunque delle ferite.”

Benéto: “Il tempo scioglierà i tuoi dubbi e ti darà le risposte che stai cercando… e arriveranno quando avrai già dimenticato le domande e forse non sarai nemmeno più la stessa persona. Nel frattempo, puoi immergerti nelle cose quotidiane perché spesso il desiderio di ciò che non hai non ti permette di godere ciò che possiedi. D’altronde, il nostro innamorato deluso dovrebbe riflettere sul fatto che una delusione amorosa non è una novità sulla faccia della Terra.”

Discepolo: “Maestro, mio fratello maggiore ha avuto una delusione amorosa e non voleva più parlare con nessuno.”

Benéto: “Faceva bene a stare isolato. Il filosofo Friederich Nietzsche diceva: se non stai bene con te stesso, non puoi star bene con gli altri.”

Discepolo: “Maestro, forse d’amore si può morire?”

Benéto: ”Può darsi, anche se io non ho mai visto nessuno morire per amore. Ci possono essere delle situazioni in cui i due amanti stavano bene assieme e qualche fatto estraneo, indipendente dalla loro volontà, li divide: in questo caso la sofferenza può essere grande ma quando, come dicevamo noi, ti accorgi che quella persona non è fatta per te, la mente lo ha già capito e resta solo da convincere il cuore, cioè i sentimenti. Dobbiamo in quelle circostanze essere un poco fatalisti. Accada quel che accada, anche il sole del giorno peggiore tramonta e quindi la soluzione arriverà da sola. Poi, come diceva sempre Nietsche, ciò che non mi uccide mi rende più forte.”

Discepolo: “Maestro, una soluzione per tali situazioni, ci può essere o no?”

Benéto: “Se io ti cito una frase detta migliaia di anni fa, questo significa che lo stesso problema esiste da molto tempo. Ti risponderò quindi con una frase di Aristotile, dal quale ho appreso che i discepoli vanno portati a passeggio.  Diceva il grande Aristotile: se c’è soluzione, perché ti preoccupi? se non c’è soluzione, perché ti preoccupi?”

Discepolo “Maestro, come comportarsi allora per evitare che possano succedere dissapori in amore? Ci può suggerire delle regole?”

Benéto: “Una ve la posso suggerire: è un pensiero preso dall’Ulysse di James Joyce, un poco parafrasato. Dice Joyce: considera la persona che ami come se fosse un’eco. se non ti piace quello che ti rimanda, devi cambiare il messaggio che invii.”

Discepolo: “Maestro, lei può insegnare tutto a chiunque, dovrebbero fare la coda per ascoltarla: come mai non guadagna molto?”

Benéto: “Io in definitiva, come mestiere,  darei suggerimenti al mondo ma è una merce quasi inutile. Ricorda che il mondo è abitato da sciocchi e da saggi. Quando io do dei suggerimenti, i saggi non ne hanno bisogno e gli sciocchi non ne tengono conto.”

Benéto una volta fu visto a Parigi da alcuni suoi discepoli. Egli era vestito molto, troppo modestamente. Gli chiesero perché fosse vestito in modo così trasandato. Egli rispose: “Figli miei, qui a Parigi non mi conosce nessuno.”

I discepoli lo ritrovarono poi a Venezia, vestito nella stessa maniera e gli chiesero nuovamente il perché. Benéto rispose: “Figli miei, qui a Venezia mi conoscono tutti.”

 

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