Filò 6 [512]

1981Candelora
Ormelle(Treviso) 2 febbraio 1981. La rottura delle pignatte coi regali durante la festa della Madonna Candelora – Ernesto Giorgi ©

Nella cultura della Sinistra Piave, la funzione del filò era importantissima. Per comprendere bene ciò che andremo scrivendo in questo articolo, sarebbe consigliabile di andare a rileggersi quanto meno l’articolo precedente sui filò. Ogni società umana, al mondo, ha i suoi riti di trasmissione della propria cultura: lo scopo è quello che i giovani imparino dagli anziani come comportarsi e imparino inoltre quali siano i riti di passaggio.

Ci sono quindi riti di trasmissione della cultura, all’interno dei quali si spiegano i riti di passaggio: il filò è un rito di trasmissione della cultura atto a spiegare e quindi a perpetrare la conoscenza dei riti di passaggio suddetti. Si passa da un gruppo (ad esempio Bambini) ad un altro gruppo (ad esempio Adolescenti) con un rito di passaggio, il quale proclama pubblicamente la nuova collocazione del singolo. I riti di passaggio principali sono:

  • La nascita. Si comunica apertamente a tutta la comunità che è arrivato un nuovo membro. Precisiamo qui, una volta per tutte, che la Chiesa ha fatto con le mani e coi piedi per appropriarsi di tutti riti di passaggio, trasformandoli e facendo il lavaggio del cervello per ottenere il monopolio dei riti stessi. A tal fine, la Chiesa ha trasformato, come ben sa chi ha studiato un poco di antropologia, il rito pre-cristiano che era la Benedizione da parte degli Elementi al nuovo arrivato: l’officiante recitava una benedizione e consacrava il nuovo bambino con i 4 Elementi: sale per la Terra, candela per il Fuoco (la Madonna Candelora è anche il fuoco, in quanto è pure la Festa della Presentazione di Maria e Gesù, quasi un battesimo ante litteram), incenso per l’Aria ed infine acqua di sorgente (o di mare) per l’Acqua. A questo punto, quello specifico bimbo faceva parte per sempre di quella specifica comunità. La Chiesa ha deciso di adottare l’acqua, dopo essere stata propensa per il fuoco.
  • Il passaggio dall’infanzia alla pre-adolescenza, al bambino maturo, in età di apprendere. La Chiesa ha usato la Comunione (il pane).
  • Il passaggio dalla pre-adolescenza all’adolescenza. La Chiesa ha usato la Cresima (l’olio).
  • L’Ordine Sacro per chi diventa sacerdote e comunque la Chiesa ha sempre cercato di inserirsi nella cerimonia del passaggio dall’adolescenza al difensore della patria, cioè al Servizio Militare, trovandovi non poche difficoltà, anche per la natura pseudo-pacifista della Chiesa, quando non si tratti dei suoi interessi (vedi altrimenti le Crociate e quant’altro). Un retaggio del rito di passaggio ai militari veri e propri della Chiesa si trova in quanto è rimasto del rito di passaggio per creare i Templari, rito parzialmente ancora usato dai Gesuiti e dai Domenicani, veri e propri militari della Chiesa.
  • Il matrimonio, che comunica l’esistenza della nuova famiglia.
  • Il rito funebre, che sancisce la scomparsa dell’individuo dalla comunità.

In ogni comunità, soprattutto se la lettura e la scrittura non sono praticate assiduamente, si rende necessario trasmettere la cultura locale in qualche altro modo. Le regole per la trasmissione della cultura, nel filò, sono parecchie. Innanzitutto, una certa tendenza matriarcale, di origine slava, fa sì che le conduttrici indiscusse dei filò siano le donne. Anche questo ai preti non va bene: oltre che essere contro il filò in quanto non manipolato dalla Chiesa, il fatto che le conduttrici del filò stesso siano delle donne è visto da loro come si vede il fumo negli occhi (a quando le donne sacerdoti? giammai). Chi ha studiato un poco di storia dei costumi, sa che dove ci sono gli intellettuali al potere (e la Chiesa fa parte di questo potere), la donna è disprezzata e il suo corpo vilipeso.

Oltre che dei riti di passaggio del singolo individuo nella comunità, ci sono i riti di passaggio cronologici legati alle stagioni e all’agricoltura. Anche di questo si parla abbondantemente nei filò, isola in cui la Chiesa non è presente, rifugio d’indipendenza dell’antica cultura veneta.

La Chiesa si è appropriata del Natale, che era un rito pagano, in occasione della nascita dell’anno nuovo, collegato al solstizio d’inverno. In migliaia di anni, la precessione degli equinozi ed altri movimenti dell’asse terrestre hanno fatto sì il solstizio passasse dai primi giorni di gennaio al 21 dicembre e andasse, come sta facendo, verso il 13 dicembre, giorno di Santa Lucia, ‘il giorno più corto che ci sia’. Benché il giorno più corto sia in realtà, attualmente, il 21 dicembre (alle ore 16:28 del 21/12/2017 le ore di luce cominceranno ad allungarsi), il detto popolare è abbastanza corretto, in quanto il tramonto del 13 dicembre è il più anticipato di tutti. Ovviamente, il giorno di Santa Lucia guadagna sul 21 dicembre cinque minuti di luce alla sera ma ne perde circa otto alla mattina, altrimenti sarebbe il giorno più corto.

Un’altra cerimonia cui la Chiesa ha dovuto rinunciare a favore del filò veneto è la cerimonia del nuovo anno agricolo, ovvero la festa del Panevin, festa pagana che si celebra alla sera del 5 gennaio, accendendo un fuoco colossale dove si brucia l’immagine dell’anno agricolo vecchio e si traggono gli auspici dell’anno agricolo nuovo. Ricordo personalmente i tentativi del prete di inserirsi con l’aspersorio nel Panevin ‘par mandàr via Sàtana dal fógo’  ma tali tentativi sono falliti. Se le faville del fuoco vanno verso ponente o nord, gli auspici del raccolto per l’anno agricolo che sta sopravvenendo saranno diversi a seconda della zona e così pure per gli altri punti cardinali. Diamo due esempi di contraddizioni: nella parte occidentale del Veneto vale la frase “Fuìve a ponénte panòce gnénte, fuìve a levànte panòce tànte”. Nella Sinistra Piave invece molti dicono che se le faville vanno verso sera avremo il paiolo pieno tutto l’anno e se andranno verso mattina dovremo andare a carità. Ovviamente, l’importante è un motivo di riunione della comunità. Parecchi di noi si danno da fare per inventare delle rime solamente per avere un certo lustro.

I preti hanno ferocemente criticato queste contraddizioni, che dimostrerebbero l’ascientificità e la superstizione insite in una cerimonia che a loro è sfuggita di mano, come se quello che dicono loro fosse scientifico e avulso da superstizioni. Basti l’esempio della Madonna Candelora: ho sentito vari preti parlarne, anche se un po’ scherzosamente, del fatto ‘Che se pióve o tìra vénto dell’inverno sémo drénto.”. Dato che in qualche modo c’è di mezzo la Madonna Candelòra, si lascia capire non so bene che cosa.

E dato che qualche bello spirito eziandio (eziandio è molto fumoso e poi ha una parte trascendente nel suffisso, parola da Ordine Sacro. In ogni caso eziandio significa ‘comunque, altresì’) dice: “Per la Santa Candelora, se nevica o se plora, dell’inverno semo fora.”, che è esattamente contraddittorio del precedente, sarebbe da chiedere una spiegazione del perché, in occasione della Candelora, la contraddizione non indichi superstizione mentre la contraddizione sia sinonimo di superstizione per il Panevin. La risposta che noi diamo è: “Viviamoci la vita tranquillamente… sono solo delle birichinate.

Per chi non fosse ancora convinto della protervia della Chiesa, citeremo il fatto che tutte le feste che il Padreterno manda in questa valle di lacrime sono state trasformate dalla Chiesa in feste religiose. V’erano due eccezioni: il primo maggio, festa dei lavoratori e il 15 agosto, notoriamente ferragosto.

Ebbene: nell’ormai lontano 1950 (ma io avevo già sette anni e quindi ricordo benissimo) sua Santità PIO XII, al secolo Eugenio Pacelli, pensò di creare la Festa dell’Assunzione in cielo della Vergine Maria, proclamando addirittura il dogma relativo (Munificentissimus Deus) il giorno di Ferragosto. In verità, la festa precedente (e ancora in vigore presso le altre cristianità) era ed è quella della dormitio Verginis).

Altro ebbene: nell’ormai lontano 1955 (ma io avevo già dodici anni e quindi ricordo benissimo) sua Santità PIO XII, al secolo Eugenio Pacelli (sempre lui), pensò di creare San Giuseppe Lavoratore.

Confidiamo nella generosità del Padreterno, che non ha ancora preso l’Ordine Sacro e quindi magari Si sentirà libero di donarci, nella Sua infinita lungimiranza, una festa laica o pagana. Per evitare ingerenze, il Padreterno dovrebbe elargirci la ‘Festa del non professante’: troverebbero sicuramente il modo di fagocitare anche quest’ultimo anelito. In tal caso potremmo creare la ‘Preghièra sòte el morèr.” [La preghiera sotto il gelso] per vedere che anche questa sarebbe fagocitata. Come diceva Don Manzoni a noi ragazzini, suoi allievi spirituali: “Sarìa da no ‘ndàr mai in césa, co tùta ‘sta ipocrisìa in pelìcia e òri e ‘ndàr a pregàr sòto un morér: un àlbero el gà le raìse in tèra e el vàrda sémpre vèrso lassù, verso el Padreterno, el podarìa far da anténa. A Dio ghe farìa in stésso, ansi, pól dàrsi che ghe piasarìa de più…” [Sarebbe da non andare mai in chiesa, con tutta questa ipocrisia in pelliccia e ori e andare a pregare sotto un gelso: un albero ha le radici in terra e guarda sempre verso lassù, verso il Padreterno, potrebbe fare da antenna. A Dio farebbe lo stesso, anzi, può darsi che gli piaccia di più]

Al che noi dicevamo: “Don Manzóni, fémolo…” [Don Manzoni, facciamolo]

Don Manzoni: “Sì… a pósto sarìa… cussì el Patriàrca el me sospendarìa ‘a divìnis’, el me ło ga già dìto… e quéi quàtro poaréti che so’ drìo iutàr i ‘ndarìa tùti a reméngo. Ma mi, quéłe de łe pełìce łe go sistemàe… ghe go dito al nònsoło, a ła Méssa de mezogiórno, indóve che ghe xe tùti i sióri, de no passàr più co ła bùsta, parché no se vède i schèi che vién méssi ma de passàr co ła guantièra, che tùti véda łe ofèrte. Se vuiàltri  savéssi le càrte da mìle che méte quéłe co łe pełìce… róbe da compràrghe ai poaréti ànca el panetón…” [Si, a posto sarei, così il Patriarca mi sospenderebbe ‘a divinis’ (pena prevista dal canone 1333 del codice di diritto (canonico) della Chiesa {edizione del 1983}. La locuzione latina a divinis tradotta letteralmente significa ‘dai {ministeri} divini’ ), me lo ha già detto e quei quattro poveracci che sto aiutando andrebbero tutti in malora. Ma io, quelle con le pellicce le ho sistemate… ho detto al sacrestano, alla Messa di mezzogiorno, dove ci sono tutti i ricchi, di non passare più con la busta, perché non si vedono i quattrini che vengono immessi (nella busta stessa) ma di passare con il vassoio, ché tutti vedano le offerte. Se voi sapeste i biglietti da mille che mettono quelle con le pellicce… cose da comperare ai poveri anche il panettone…]

L’uniformità del rituale cristiano in tutto l’emisfero occidentale ha soppresso irrimediabilmente tutta una serie di usanze ed abitudini e da un punto di vista strettamente etnologico ed antropologico questo è purtroppo un grande impoverimento. Sui vantaggi confessionali, non ci addentreremo. Amen.

Mi sembra già di sentire la critica: “Ma allora la Chiesa ha sbagliato tutto, secondo te.”

Figuriamoci se non siamo in grado di rispondere, solo che la risposta è liberatoria per Santa Madre Chiesa.

E invero: non è la Chiesa che ci ha forgiato, che ci ha dato, ad esempio, una confessione da irresponsabilità civile (su cui ci siamo già diffusi altrove) e che ci ha dato i suoi costumi. No! La Chiesa non esisteva ed esistevano le popolazioni mediterranee e medio orientali, le quali popolazioni si sono forgiate una Chiesa a loro immagine e somiglianza. Quindi la Chiesa è stata forgiata da noi ma di questa arma i preti non se ne possono avvalere, perché mai e poi mai ammetteranno che la Chiesa Cattolica è stata fatta dagli uomini mediterranei; se lo ammettessero, dove finirebbe il “Tu sei Pietro e su questa pietra eccetera?”  Faccio notare che, comunque, tutti questi problemi sono terreni e la vera religiosità, in ogni caso, con questi argomenti non c’entra minimamente.

Ma una funzione molto importante dovrebbe assolvere, come forse sta assolvendo, la Chiesa: una identità cristiana che, da un punto di vista obiettivamente etico, è quanto meno portatrice di profondi valori umani. Il cristianesimo occidentale è pur sempre un faro di civiltà, anche se l’impostazione profonda del cattolicesimo è dirigistica e non paritetica: tale impostazione mal si combina come si vede dal comportamento dei politici, con profondi aneliti democratici. Una società a impostazione verticale, quindi, dove non a caso sono esistite delle dittature, non ultima la Chiesa stessa.

Però tale impostazione e radicata nelle popolazioni italiche, le quali dovrebbero pur mantenere una loro identità. I giovani hanno bisogno di questo ed un grande difensore di questi sentimenti è a mio avviso, magari involontariamente, il cantante Vasco Rossi.

Mi è stato richiesto dopo il concerto che ha stracciato ogni record, cosa pensassi di Vasco Rossi e della sua musica. La risposta contiene un giudizio altamente positivo sull’effetto esistente nei giovani delle proprie radici cristiane. Ecco il mio scritto:

“Ho esaminato approfonditamente i testi e la musica di alcune canzoni di Vasco Rossi. Segnatamente, le canzoni Sally – Alba chiara – Colpa di Alfredo – Gabri.

Commento ai testi:

    Secondo me, l’impressione e il consenso suscitati dipendono da una visione del mondo che risponde ai seguenti criteri che vengono solitamente definiti moderni:

    – Il mondo è violenza.

    – Per non affrontare il mondo, rifugiamoci in qualcosa che potrebbe essere una forma di intimità.

    –  L’unica forma di intimità conosciuta da noi è l’erotismo: rifugiamoci in questo e trasgrediamo alcune regole, rimanendo all’interno dell’erotismo stesso, anziché affrontare il mondo.

    –  Osservazione filosofica: nell’erotismo non c’è mai niente di perverso e quindi rimane una visione di violenza ed un erotismo travisato, che dovrebbe avere una origine comunemente accettata.

–     l’erotismo travisato e il rifiuto della violenza fanno entrambi parte di una certa morale cattolica:

    –  l’erotismo è comunque un tabù e inoltre dobbiamo rifiutare la violenza. Ma l’erotismo come evasione è migliore della violenza come metodo.

– Vasco Rossi dice quindi: non dobbiamo essere violenti, caso mai facciamo qualcosa di perverso eroticamente. Ma, come abbiamo detto, l’erotismo consenziente non può essere negativo e questo è un grosso handicap dell’educazione cattolica, che pretende negatività anche dove c’è consenso.

    –  In buona sostanza, il messaggio rivoluzionario si finalizza nella vecchia tradizione (cattolica) riletta in chiave drammatica e apparentemente dissacrante… questo piace proprio perché rientra nella tradizione: si finge di innovare conservando, non siamo abbandonati ma abbiamo delle radici valide. Una volta di più, vale il vecchio proverbio francese che più cambia e più è la stessa cosa (plus ça change et plus c’est la même chose) In realtà, il pubblico di Vasco Rossi non vuole tradire le proprie radici cristiane e cerca, nel numero enorme dei partecipanti, una conferma al proprio sentire individuale. Non siate violenti, al massimo trasgredite qualche regola di proibito erotismo…

Musica:

Linea melodica: … omesso …

Linea armonica: … omesso …”

Questa è la parte che ci poteva interessare dell’articolo su Vasco Rossi. Vale sempre la pena di cercare di analizzare le ragioni di un record mondiale.

Quindi, come si vede, la Chiesa Cattolica è stata utilissima nel creare un ambiente etico-morale che costituisce il fondamento dell’italianità.

Gli extra-comunitari in arrivo non aiutano tutto questo. Ma si tratta di un altro discorso.

 

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