Il gatto nero 3 [513]

ALCIBIADE513Segue dal precedente Il gatto nero 2. Alcibiade è un gatto nero, che come tutti i gatti parla greco. Pertanto è anche un grande filosofo, come tutti i gatti. La differenza comportamentale tra cani e gatti sta proprio in questo: i gatti sono dei grandi filosofi ed i cani, invece, di filosofia non capiscono proprio niente.

Essere filosofi non è un grande vantaggio ma tutti coloro che hanno avuto successo hanno sempre fatto vedere di essere quello che non erano. Per niente c’è il famoso proverbio ‘Nessuno è profeta in patria’. Bisogna andar lontano da casa per avere una probabilità di diventare qualcuno.

La spiegazione si trova nel fatto che se tu sei nato dove sono nato io, hai mangiato quello che ho mangiato io, hai festeggiato come me e magari i nostri genitori si conoscevano anche, come puoi essere molto diverso da me? anche se lo sei, non ti crederò mai, a meno che tu non te ne vada dai luoghi natii e non si venga a sapere che altri, in altri lidi, ti abbiano riconosciuto come un essere eccezionale. Fatta salva quest’ultima possibilità, penso che tu abbia i difetti che ho io eccetera.

I gatti, infatti, per assecondare la probabilità di essere qualcuno, molto intelligentemente se ne sono andati dalla Grecia e si son fatti la nomea di grandi filosofi. Nel contempo, i gatti greci sono considerati, appunto in Grecia, degli esseri insignificanti. Il primo gatto si è trovato in una tomba di Cipro, cioè Grecia a tutti gli effetti.

Alcibiade ha inoltre il vantaggio di essere nero, vantaggio non da poco per cacciare di notte. Quando i gatti, di notte, specialmente in febbraio, si trovano a parlare di filosofia, si accalorano e si disputano le verità filosofiche oltre ogni modo: le gatte assistono alla concione e gli esseri umani son portati a pensare che siano dispute accese da fuochi amorosi, più o meno istintivi. Niente di più lontano dalla verità.

Questo febbraio, ad esempio, in calle Morosini a Venezia, c’è stata una convenzione dal titolo ‘La funzione biologica del gatto e degli altri animali cacciatori.’

Il gatto Eliogabalo, che aveva perfezionato i propri studi in Egitto per sfuggire al ‘nessuno è profeta in patria’ (sperava che il periodo in Egitto fosse sufficiente a farlo considerare profeta) e che apparteneva primamente alla categoria dei gatti che scendevano in piazza a rivoluzionare, sosteneva che sarebbe stato giusto e quindi politicamente corretto cercare di porre un limite al famoso gioco ‘del gatto col topo’, il quale gioco aveva degli esiti poco piacevoli per la specie felina ed era pretesto per mettere i gatti in cattiva luce, soprattutto nei confronti dei cani. Insomma, cercava di inimicare i gatti agli occhi dei gatti stessi, vituperandone quelle che per i gatti normali sono le caratteristiche della gattitudine (o gattosità che dir si voglia). Un vecchio gioco questo, che puzza di canonica, dove per far paura all’uomo si è ben pensato di fargli aver paura di sé stesso: “Abbi paura di te stesso tu, che hai il peccato originale, tu e i tuoi pensieri che recano offesa all’Eterno…”. In verità, il gatto Sélenon (Sedano, di Corinto) aveva affermato sin da tempi non sospetti: “Solo di ciò che fa, un essere vivente può essere considerato, se del caso, responsabile. Giammai di ciò che pensa. E delle sue opere apparentemente nefaste, bisogna valutare attentamente lo stato di necessità. Ovvero: se rubo per mangiare e per non morire, come indurmi a non rubare e quindi a non mangiare, costringendomi a morire prima? Di grazia, preferirei morire dopo…”. Questo fa parte, come vedremo sotto, della conservazione specifica (della sua specie).

A proposito quindi della posizione di Eliogabalo, che sugli sciocchi fa un effettone, intervenne il nostro filosofo gatto nero Alcibiade: “Signori, Eliogabalo non ha ancora capito, o meglio, vi dà a vedere di non sapere, per confondervi, per farvi dubitare di voi stessi, che il gioco del gatto col topo è una mera esercitazione, atta a tramandare e migliorare i riflessi, l’astuzia e la rapidità di movimento propri della nostra specie.

Sarebbe come obbligare uno a non difendersi in casa propria, argomentando che il visitatore notturno non può essere considerato ladro finché non abbia rubato, perché potrebbe essersi introdotto in casa per qualche altro motivo, solo magari malauguratamente, o di passaggio casualmente. Una storia del genere è riportata solo a titolo di esempio, in quanto sarà impossibile, per quale che sia mente ,inventarsi una palla siffatta. Ma chi può bere fandonie del genere? Pensa invero, lo stesso Eliogabalo, che chi ha bevuto la storia della Casa in Volo dalla Palestina a Loreto può bere qualsiasi cosa, anche perché i mattoni di cui è composta tale casa volante, a suo tempo arrivata con l’Alitalia, non esistono in Palestina, a meno che i mattoni analoghi in Palestina non siano stati, per miracolo, disintegrati nel nulla…

 Quindi Eliogabalo pensa che qualunque fandonia o pressapochismo imparaticcio possano essere inculcati. In questo senso, cioè nel senso di aver abituato la gente (pardon, i gatti) a non ragionare, la Chiesa Gattolica ha avuto non poche responsabilità. Il metro di misura per tale Chiesa è sempre stato il seguente: più grossa è la palla che ti faccio bere e più forte sarà il mio potere, al motto del “Noli cogitare”. Questa frase latina non si traduce con la frase ‘non riflettere’ ma, guardate bene, si traduce invece con ‘non voler riflettere’ ovvero ‘tu non devi voler riflettere’. Come diceva Archimede, altro parlante greco inventore degli specchi ustori che bruciavano le navi, “Un bel riflettere può essere sempre utile”. Popolo bue, che cosa rifletti a fare? popolo bue, abbiti panem et circences, come al tempo dei Romani (pane e divertimenti), perché, come al tempo dei Romani, stanno arrivando i barbari invasori. Ma ora, i gatti sottosviluppati di Eliogabalo, si possono considerare barbari? Ebbene, etimologicamente sì, perché barbaro viene dal greco βάρβαρος, bárbaros, latino barbarus. Il significato onomatopeico del ba-ba iniziale nell’aggettivo sostantivato, in greco, sta ad indicare colui che balbetta, che non sa la nostra lingua eppertanto diverso è. I gatti che sta facendo arrivare Eliogabalo sono quindi di lingua diversa e poco abbiamo in comune con loro come tradizioni, o meglio, abbiamo in comune niente.

Ricordatevi che, fra non molto, personaggi apparentemente benpensanti come Eliogabalo arriveranno a dire che il vero gatto dev’essere vegano. Eliogabalo ed altri come lui, hanno imparato a turlupinare senza pietà i creduloni, per acquistare prestigio e voti, pronto a dire spudoratamente tutto e il contrario di tutto non appena si accorgesse che il codazzo di creduloni è in via di diminuzione. Gente come Eliogabalo! Loro propongono mondi inesistenti perché sanno che, chi non è riuscito ad avere successo, è disposto a qualsiasi cosa pur di vedere la fine di questo mondo, mondo che è uno spietato testimone del suo fallimento. Eliogabalo è arrivato a dire che la veganità sarebbe la vera soluzione, proponendo addirittura il ricorso in massa ai dentisti, dopo opportuni accordi finanziari con gli odontoiatri, per trasformare in denti molari atti alle erbe i nostri denti felini, atti invece, come si sa, a strappare le carni. Non fuori dalla realtà è il fatto che Eliogabalo propone ai gatti mentegatti (pardon mentecatti) un mondo di nuovi arrivati, incolti e di mezza tacca, dove i nostri gatti più mediocri avvertirebbero un ineffabile senso di superiorità.”

Uno scroscio di applausi si levò in favore di Alcibiade ed invece Eliogabalo fu obbligato ad udire dei ‘vai a casa, imbroglione’. Il che, fece tutto di seguito.

Ostracizzato Eliogabalo da tutti i presenti, Alcibiade disse che i gatti erano tali perché la natura li aveva portati ad essere tali e fornì questo esempio: “Noi non abbiamo idea di cosa voglia dire un milione di anni: sono mille volte mille anni. La terra e il sole hanno quasi cinque miliardi di anni, cioè cinquemila volte un milione di anni. L’universo ha circa quattordici miliardi di anni. Il gatto, in realtà, è nato quando sono nati i primi esseri viventi, cioè 4 miliardi di anni fa, ma un animale gattoso, assomigliante ad un gatto attuale,  si trova solo 5 milioni di anni fa, mentre l’uomo è molto più recente. Il segreto della vita è il seguente e se ve lo ricorderete, saprete sempre tutto: Le mosche che non volavano a zig-zag sono state mangiate prima che riuscissero a fare le uova: sono rimaste quelle che volano a zig-zag.

Concludendo, il gatto attuale, come tutti gli animali attuali, sono quanto di meglio si possa trovare in natura ma non solo ora, bensì sin dalla più remota notte dei tempi. Ovvero, la versione attuale di tutti gli animali è quella più adatta alla sopravvivenza. Ed individui come Eliogabalo vorrebbero venirci a dire che no, non è così, che dovremmo capire che i nostri princìpi dovrebbero essere diversi e come le soluzioni proposte dai vari Eliogabali siano le migliori. La sanno più lunga dell’evoluzione… invece sono individui che hanno scoperto l’ingenuità dei propri simili e mentre altri, onesti, non ne approfittano, loro, spietatamente, ne approfittano.

Per uno strano gioco del destino, fu Alcibiade ad essere ‘ostracizzato’, cioè esiliato, per ben due volte. Alcibiade fu assassinato nel 404 avanti Cristo. Oratore e statista eccelso, a causa della sua serietà e capacità fu naturalmente odiato dalle mezze cartucce, come sempre succede.

Eliogabalo fu un imperatore romano (Marco Aurelio Antonino Augusto), assassinato nel 222 dopo Cristo. Era un alto sacerdote del dio Sole. Abbiamo usato la sua figura perché, nella realtà, cercò di modificare completamente le tradizioni e i princìpi dei cittadini romani. Non ci riuscì, quindi gli andò male e divenne proverbialmente colui che cerca di manipolare gli altri. Come un noto personaggio attuale.

Il filosofo gatto nero Alcibiade conclude: “Non dovreste credere mai alle combinazioni casuali perché in realtà si tratta di fatti correlati. A proposito del politico attuale a cui si è vagamente accennato, il quale cambia ogni giorno affermazioni e quindi nasconde il suo vero scopo (il potere) propinandoci degli pseudo scopi, si potrà dire, come ha detto Honoré de Balzac: <<Se tutto deve avere uno scopo, vi sono certamente quaggiù alcune esistenze di cui il fine e l’utilità appaiono completamente inesplicabili.>>”

“Maestro Alcibiade, come finirà la storia di questo novello Eliogabalo?”

Rispondo con una frase di Kahlil Gibran, scrittore, filosofo e poeta arabo libanese, cristiano-maronita, emigrato negli Stati Uniti (1883 – 1931): <Vagamente, nebulosamente s’inizia ogni cosa… ma la sua fine è sempre chiara e quasi sempre prevedibile.>

Kahlil Gibran, parlando altrove di certi ducetti in pectore, aggiunge: <L’uomo veramente grande è colui che non vuole esercitare il dominio su nessun altro uomo e che non vuole da nessun altro essere dominato.>”

 

 

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