Il gondoliere 5 [514]

ornamentoGondola
Un classico ornamento per gondola, posto su entrambi i lati dell’imbarcazione, in corrispondenza del sedile del turista.

Vedere anche il precedente Il gondoliere 4 – Quando lavoravo alla Cooperativa Gondolieri di Venezia, ero ovviamente sempre a contatto coi gondolieri stessi e prendevo sistematicamente buona nota delle frasi, delle battute e dei motti di spirito più originali ed interessanti.

Eccone alcuni di cui avevo preso nota. Rileggendoli, mi son venuti in mente altri aneddoti che cercherò di esporre magari nei prossimi articoli nel modo più piacevole possibile.

Un vecchio gondoliere raccontava una storia, a suo dire vissuta da un altro gondoliere, ma che è talmente ridicola (e un poco blasfema) che non può essere altro che una strana invenzione. Eccola: vicino al Ponte della Canonica, a sua volta vicina al palazzo del Patriarcato e quindi vicino alla Basilica di San Marco, si trovava (e probabilmente si trova ancora) un negozio delle Edizioni Paoline, il quale vendeva, oltre a copie del Vangelo e della Bibbia, Messali, Storie Sacre, vendeva, dicevamo, anche immagini sacre, immagini di San Pio X°, insomma un assortimento di oggetti religiosi. Ebbene, vendevano anche dei piccoli Crocifissi atti ad essere posti sul proprio comodino. Tuttavia, negli ultimi periodi, il negozio era sempre sprovvisto di questi Crocifissi e, per quanti ne comprasse, non ne comperava mai a sufficienza.

Se ne sparse la voce nella città (rapidamente, perché Venezia non è grande) ed un giornalista de Il Gazzettino, sempre alla caccia di novità, si recò nel negozio per intervistare il sacerdote che lo dirigeva.

Diceva il sacerdote: “Non so chi sia, sembra che abbia una divisa da gondoliere ed è una persona di una certa età. Viene qua e vuole comperare tutti i piccoli Crocifissi. Una volta ho provato a dirgli di lasciarmene qualcuno per accontentare anche gli altri clienti, in quanto attendevo a giorni un arrivo di un altro centinaio di pezzi: avrei potuto metterglieli da parte. Niente da fare: mi ha detto che io ero qui per vendere e che lui comunque non faceva questioni di prezzo. Li voleva tutti. E così, più o meno per la decima volta, ha comperato tutte le nostre scorte e siamo rimasti di nuovo sprovvisti. A proposito, questo signore cammina molto male, appoggiandosi ad un bastone, sembra sciancato.”

Giornalista: “Ma quanti ne avrà comprati in tutto?”

Sacerdote: “Non saprei, probabilmente due o trecento, forse anche di più…”

Il giorno dopo, sul Gazzettino, compariva il titolo: “La Primula Rossa del Crocifisso”. L’occhiello recitava: “Forse un gondoliere?”. L’articolo, poi, descriveva più o meno quello che aveva detto il sacerdote, solo che i Crocifissi comperati erano diventati un migliaio circa e nell’articolo ci si chiedeva a cosa potesse servire questo traffico di oggetti sacri: forse un contrabbando coi paesi del blocco comunista, dove la religione non era vista di buon occhio? E comunque, chi mai li stava comperando?”

Prosegue il narratore: “Se gavémo mésso a pensàr, in tre quàtro de nuiàltri, chi che’l podéva éssar… un gondolièr, sòto, col bastón, tùto màl mésso… fin che a Gìgio Tagliapietra ghe xe vignùo un làmpo de svejarìn!” [Ci siamo messi a pensare, in tre o quattro di noi, chi poteva mai essere… un gondoliere, zoppo, col bastone, tutto messo male… fin che a Gigio Tagliapietra e venuto un lampo di lucidità (letteralmente: di sveglia)]

Interviene Gigio Tagliapietra: “Sì, sì, mi gèra sicùro, no podéva éssar nòme àltro che Angeło Dei Rossi, che el xe de cavàna e de stàssio a Sànta Marìa del Gìlio: do àni fa el xe ‘ndà in Basìłica a Sa’ Màrco, par domandàr ‘na gràssia che’l savéva łù. El se gà inzenocià e in bòto ghe xe cascà ‘dòsso el Crocifisso gràndo, ma gràndo sa, da do o tre quintàłi, su łe spàłe, ròbe che’l se cópa. El ga fàto quàsi un àno a l’Umbèrto Prìmo ma el xe restà póco de sésto… el camìna pròpio ànca col bastón…” [Sì, si’, io ero sicuro, non poteva trattarsi altro che di Angelo Dei Rossi, chè è di rimessa e di postazione a Santa Maria del Giglio: due anni fa è andato in Basilica a San Marco per chiedere una grazia che sapeva lui (cioè: per fatti suoi). Si è inginocchiato e di colpo gli è caduto addosso il Crocifisso grande, ma sappiate che era veramente grande, da due o tre quintali, sulle spalle, cose che a momenti si uccida. Ha fatto quasi un anno all’Umberto Primo (ospedale di Venezia in campo SS. Giovanni e Paolo) ma è rimasto non troppo per la quale… cammina proprio anche col bastone…]

Ancora il narratore: “E ‘lóra gavémo pensà de ‘ndar vèdar al Gìlio, se se podéva trovàr Angeło e da séno ło gavèmo trovà con un sachèto de stòfa in màn, el gèra inzenocià su ‘l più bàsso scałìn del stàssio, coi zènoci drénto su l’àqua e co ła màn el tignìva el sachéto ànca quéło drénto su l’àqua, come quàndo che se néga un gàto… par no védarlo morìr…” [E allora abbiamo pensato di andare a vedere al Giglio, se si poteva trovare Angelo e in effetti lo abbiamo trovato con un sacchetto di stoffa in mano, era inginocchiato sul più basso gradino dello stazio (postazione), con le ginocchia dentro nell’acqua e con la mano teneva il sacchetto immerso nell’acqua, come quando si annega un gatto, per non vederlo morire]

Di nuovo Gigio Tagliapietra: “Angeło ma còssa ti xe drìo negàr, un gatìn…” (Angelo ma cosa stai annegando, forse un gattino]

Angelo Dei Rossi: “Ma che gàto e gatìnvardé quà…” [Ma che gatto e gattino… guardate quà…]

Il narratore: “El vèrze el sachéto el ne móstra ‘na vinténa de Crocifissi…” [Apre il sacchetto e ci mostra una ventina di Crocifissi]

Gigio Tagliapietra: “Ma ti da fóra de màto! Ti xe drìo negàr i Crocifissi de légno!” [Ma sei uscito fuori di mente! Stai annegando dei Crocifissi di legno!]

Angelo Dei Rossi: “Pòro móna, ti vorìssi łassàrli cressàr magàri, gràn fàto che dòpo i cópa qualchidùni…” [Povero sciocco, magari vorresti lasciarli crescere, così probabilmente dopo ammazzerebbero qualcuno]

Un gondoliere aveva il suo bravo soprannome : ‘Domàn’ [Domani]

Era così chiamato perché rinviava sempre le sue decisioni, come il signor Tentenna. Il soprannome era l’abbreviazione di “Co’l ga da far ‘na ròba, prima ła batìza sèmpre: e tùte łe vòlte el ghe méte nòme ‘domàn’” [Quando deve fare una cosa, prima la battezza sempre: e tutte le volte (a questa cosa) mette nome ‘domani’]

Con tale soprannome era conosciuto da tutti.

Un altro era soprannominato ‘Bóca da nòte’. [Bocca da notte]

La spiegazione è semplice. Ogni volta che arrivava allo stazio, diceva agli altri gondolieri: “’Ndémo al bar, òfro mi, parché go ‘ncóra la bóca da nòte.” [Andiamo al bar, offro io, giacché ho ancora la bocca da notte]

Arrivato al bar, prendeva come minimo un Campari e un Martini secco: alle otto di mattina, per farsi passare la bocca da notte…

Naturalmente, è morto alcolizzato a quarantacinque anni.

Un altro veniva chiamato incredibilmente ‘Gùlie

Siccome tale gondoliere era u tipo molto suscettibile, non si poteva chiamare col suo vero soprannome che sarebbe stato ‘Geremìa’.

Vicino al Ponte delle Guglie c’è il Campo San Geremìa. Geremìa, in ebraico Yirmayahu (esaltazione del Signore), vissuto circa attorno al 600 avanti Cristo, è il profeta biblico ritenuto autore del Libro di Geremia e del Libro delle Lamentazioni. Le famose geremiadi sono delle Lamentazioni del seguente tenore:

“Ah, Israele, Israele, hai abbandonato il tuo Dio sinchè il tuo Dio ti ha dimenticato… “ eccetera eccetera. Tale gondoliere era una lamentela continua, si esibiva insomma in continue geremiadi ma, non potendo chiamarlo ‘Geremia’ perché il tipo era molto suscettibile, lo si chiamava ‘Gùlie’, che è il ponte viciniore.

Naturalmente, tutti coloro che sapevano gli antefatti si divertivano un mondo.

Faccio presente che, nelle riunioni trimestrali dei gondolieri che si tenevano nella sede di Ponte Dei Dai, durante l’assemblea i gondolieri si chiamavano l’un l’altro coi vari soprannomi. E il nostro amico veniva chiamato Gùlie, forse l’unico esempio di soprannome del soprannome, insomma un soprannome a meta-livello…

 

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