Il manicomio 7 [517]

obelix
Obélix, il simpaticissimo gallo di Goscinny ed Uderzo.

Toneàte era il suo soprannome in dialetto: dato che si chiamava Antonio e pesava moltissimo, si diceva scherzosamente che pesava due tonnellate. Il suo nome passò quindi da Tòni a Toneàte e come tale fu conosciuto da tutti. Comunque, Toneàte non era certamente un Einstein ma sapeva limitarsi ad intervenire solo quando poteva dire la sua: evitava, insomma, di fare brutta figura e di rivelare alcuni dei suoi limiti.

Era un tipo tranquillo, che adorava gli animali. Tuttavia, aveva una forza mostruosa che usava solo quando vedeva commettere delle cattiverie, in particolare contro gli animali.

Era un tipo esattamente come Obélix, che i nostri piccoli amici sicuramente conosceranno.

Una volta, Toneàte, prese un brutto individuo che voleva accoltellare un gatto per pura cattiveria e gli diede una riga di botte: fu più forte di lui. Il manigoldo, per vendicarsi, andò dalla Polizia e disse che era successo così e così, fornendo un resoconto completamente diverso dalla realtà e facendo capire che Toneàte era un pazzo furioso e che andava internato.

Il giudice si decise a far eseguire una perizia, cioè un esame delle capacità mentali di Toneàte.

I suoi amici, che lo adoravano perché era un brav’uomo, erano molto in pensiero: Toneàte rischiava di non superare l’esame, non certo per la sua cattiveria ma per la sua semplicità mentale.

Si diedero da fare per convincere, in nome di Dio, il perito psicologo dottor Cervellini, sostenendo che Toneàte era un pezzo di pane e che loro avrebbero firmato in favore di Toneàte qualsiasi dichiarazione. Spiegarono che l’altro, il denunciante, era una gran carogna e che il loro amico perdeva la luce degli occhi quando vedeva maltrattare un animale.

Il dottor Cervellini si convinse a fare un test facile facile.

Ebbene: come vedremo, non esiste nessuno, mai, in nessun test, che abbia sbagliato più di Toneàte. Il suo, quella volta, fu un record assoluto. Ecco il dialogo tra il perito e Toneàte, che vi partecipa emozionatissimo:

Perito “Carissimo Toneàte, benché io sia disposto benissimo verso di lei, almeno una domanda la devo pur fare, altrimenti il giudice rifiuterebbe la perizia. Non si agiti, le ripeto che una domanda gliela devo fare per forza e sarà della massima facilità. Mi dica quanti sono i cinque continenti del mondo. Se risponde, siamo a posto.”

Toneàte strabuzza gli occhi, comprende perfettamente che la domanda è facilissima, ma pensava che fossero quattro e non aveva mai saputo che fossero cinque. Ad ogni modo, gli sembra che più corta fosse stata la risposta e meglio sarebbe stato…

Toneàte, indecissimo:I quattro continenti del mondo… sono tre…” e con le dita segna due.

Il perito lo guarda stravolto e Toneàte pensa:”Mah!…  forse sarà meglio che accorci ancora, perché dalla faccia del perito sembra che non siano né cinque, né quattro, né tre, né due… che non sia uno solo? Meglio che ne dica uno solo… farò finta di confondermi… ne dirò uno solo ma per far scena non dirò un continente bensì un punto cardinale… dirò occidente…”

La trafila completa è quindi:

Quanti sono i cinque continenti?

I quattro continenti…

sono tre….

con le dita segna due…

Accidente.

Perché dapprima ne voleva dire uno, poi voleva dire al posto di un continente, per confondere, un punto cardinale e cioè ‘occidente’ ma purtroppo ha avuto un lapsus ed ha detto ‘Accidente’.

Il perito Cervellini si butta sotto il tavolo e piange per tre minuti.

Poi dice, tra le lagrime, alla segretaria: “Signorina, mi sono commosso, comunque scriva: il signor Antonio, pur se con qualche incertezza per l’emozione, ha risposto. La prova è da considerarsi superata e il ricovero in casa psichiatrica non necessario. Superata una comprensibile emozione, ha dimostrato una fantastica capacità di inventiva nella collocazione semantica della risposta, passando dalla geografia fisica, su cui verteva la domanda, alla geografia orientativa e alla meteorologia. In fede, perito del Tribunale prof. dott. Cervellini.

 Signorina, adesso telefoni agli amici di Toni, dica loro che la prova è stata superata e che almeno per una settimana non vorrei proprio vedere nessuno. Devo piangere ancora.”

 

 

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