Le frasi del popolo veneto 8 [519]

veneziacarnevale1982
Uno dei primi carnevali moderni: febbraio 1982, Venezia, Piazza San Marco, la gente guarda un gruppo di ballerini travestiti da oranghi. Sullo sfondo, a destra, l’ala che chiude la Piazza col Museo Correr. Ernesto Giorgi ©

Le sigle descrivono: (SP) Sinistra Piave, (V) Venezia. Se non c’è nessuna sigla, con leggerissime differenze la frase va bene sia per (SP) che per (V) e, quasi sempre, anche per tutto il Veneto.

74 Và ‘vànti ti… (V)
75 La nèta indóve che pàssa el prète. (SP)
76 Morìr… no se sa gnént né prìma, né dòpo. (SP)
77 La se ha ciòt ‘na sécia de calθìna. (SP)
78 La se remèdia co ła pùza la cułàta… (SP)
79 El Padretèrno le ha fàte dòpo… (SP)
80 I stimàdi i pòl far fèrie. (SP)
81 Se ocóre, el va ànca scavàθa càmp. (SP)
82 Par no incricàrse, stìmàr el fògo da nàntro lògo. (SP)
83 A dormìr se impàra a cambiàrse de pàst. (SP)
84 (El sémo) el piànta càssie e’l spéta noghère. (SP)
85 Dó réce, ‘na bóca. (V)
86 Bévar, inamoràrse o fumàr: ùno se rovìna cóme che ghe pàr. (V)
87 Nè pai fiłòsofi e gnànca pai móne. (V)
88 Se ti ti ła fa dòsso, no ti fa bèła figùra. Se ti te pàrli dòsso, gnànca.
89 Vàl più ‘na palànca che sénto consìlii. (V)

Spiegazioni e commenti

74 Và ‘vànti ti… (V) … che a mi me vién da rìder…

Quando due veneziani devono fare qualcosa di rischioso o comunicare a qualcuno qualcosa che può sollevare perplessità, uno dei due dice all’altro, scherzosamente, questa frase. L’origine viene spiegata da una storiella che abbiamo riportato completamente. La storiella è divertentissima e vi rimandiamo ad essa per la lettura. La frase scherzosa significa: “Se le cose dovessero andar male, preferirei che fossi tu a rischiare.”

75 La nèta indóve che pàssa el prète. (SP)

Si dice di una massaia che solo apparentemente tiene pulita la sua casa ma in realtà ‘mette la polvere sotto il tappeto’. Quando, una volta all’anno, il prete veniva a benedire la casa, secondo la tradizione, egli non si recava in tutte le stanze ma faceva un percorso rapido e standardizzato con in mano l’aspersorio dell’acqua santa, seguito dal nónsolo (sacrestano) col relativo secchiello in mano. La nostra massaia quindi cura solo le apparenze e pulisce solamente qua e là.

76 Morìr… no se sa gnént né prìma, né dòpo. (SP)

Quando arriva la morte, non lo sai prima e tanto meno lo sai dopo, perché, per l’appunto, sei già morto. Inutile quindi pensare alla morte. Non è proprio un carpe diem (cogli la vita) ma piuttosto un invito a vedere i lati positivi della stessa. A questo proposito, ricordo che mia nonna diceva spesso: “No morirò vuintièra parché me piasarìe savér còssa che i dirà al me funeràl, ànca parché, insóma, el sarìe el méo…” [Non morirò volentieri perché mi piacerebbe sapere cosa diranno al mio funerale, anche perché, tutto sommato, sarebbe il mio…]

77 La se ha ciòt ‘na sécia de calθìna. (SP)

Si è presa un secchio di calce bianca per dipingere il vestito da sposa. Era notoriamente non illibata e quindi, anche se il vestito era bianco, temendo che le ‘macchie’ si vedessero nonostante tutto, aveva concluso che una bella pitturazione con la calce sarebbe stata una sicurezza ulteriore.

78 La se remèdia co ła pùza la cułàta… (SP)

[Cerca di rimediarsi quando appoggia la natica]
Notoriamente, durante il giorno, la signora non si comporta come si deve e non fa i lavori che dovrebbe fare una brava massaia. Ma quand’è che in qualche modo la signora cerca di rimediare a questa immagine poco edificante? In buona sostanza, pensate che lo fa quando appoggia il sedere sul letto, perché solo allora lo rassetta. La frase conosciutissima, nella sua interezza, è:
Quàndo èo che fa su el lèt ła porcàta? Quànde che ła rìva a puzàr ła cułàta…” [Quand’è che rassetta il letto la donna sciatta? Quando riesce ad appoggiare il sedere sul letto, prima di coricarsi.]

79 El Padretèrno le ha fàte dòpo… (SP)

[Il Padreterno (le donne) le ha fatte dopo]. Si dice quando una donna ha poco autocontrollo e molesta tutti, cercando di imporre la sua petulante volontà. La spiegazione è la seguente: Dio, che sapeva tutto, sapeva che se avesse creato prima Eva, avrebbe dovuto creare Adamo in presenza di questa rompina, la quale avrebbe preteso di dire la sua e di dare fors’anche disposizioni. A buon conto, per evitare rischi del genere, l’Eterno pensò bene di creare Eva per seconda. O almeno così dicono gli uomini. Forse le gentili signore non saranno d’accordo.

80 I stimàdi i pòl far fèrie. (SP)

[Se nel tuo ambiente di lavoro sei stimato, puoi anche fare ferie]. La ragione va cercata nel fatto che, durante l’assenza dal lavoro, il principale si accorge se sente la mancanza di un dipendente o meno. Se non ne avverte la mancanza, perché non lasciarlo in ferie per sempre?

81 Se ocóre, el va ànca scavàθa càmp. (SP)

[Se serve, va anche attraverso i campi]
Una persona in gamba, con le idee chiare e con degli obiettivi precisi, se deve e vuole andare a Treviso, ci arriva anche attraverso i campi. Non lo ferma nessuno e tanto meno la mancanza di strade.

82 Par no incricàrse, stìmàr el fògo da nàntro lògo. (SP)

[Per non rimanere invischiati (in un matrimonio sbagliato) valutare il fuoco dell’amore da un luogo distante (dalla persona che vorresti sposare)]. Si sottintende il famoso detto che l’amore per la lontananza è come il vento per il fuoco: se il vento è forte, ravviva il fuoco, se invece il vento è debole, non lo ravviva ma lo spegne. Analogamente, se l’amore è grande, la distanza lo ravviva, se invece l’amore è deboluccio, bastano alcuni giorni di lontananza per spegnerlo.

83 A dormìr se impàra a cambiàrse de pàst. (SP)

sottinteso: sì… se impàra a magnàr scorθe de cùche.
[Dormendo, si impara a cambiare le abitudini alimentari. Si… si impara a mangiare gusci di noci.]
In pratica echeggia il ‘chi dorme non piglia pesci’. La prima impressione poteva essere che dormendo (non impegnandosi nel lavoro) si cambiasse l’alimentazione e che questo potesse essere anche un cambiamento positivo. La conclusione invece è che se dormi e non lavori non ti resterà altro che mangiare gusci di noci.

84 (El sémo) el piànta càssie e’l spéta noghère. (SP)

[(Lo scemo) continua a piantare robinie (robinia psudoacacia) e si aspetta che nascano alberi di noce.]
Dicesi di chi, ostinatamente, continua a ripetere gli stessi errori. Una frase simile l’ha detta Albert Einstein: ‘Follia è fare sempre la stessa cosa ed attendersi risultati diversi’. Ecco da dove viene la Teoria della Relatività… Io però avrei detto ‘demenza’ e non ‘follia’. O forse è stato tradotto male dal tedesco? Non ho l’originale.

85 Dó réce, ‘na bóca. (V)

[Due orecchi, una bocca]. Dato che al numero 84 abbiamo detto che il detto della Sinistra Piave assomiglia alla frase di Einstein, aggiungiamo subito che questa frase è stata probabilmente ripresa da Epitteto (50 d.C, 130 d.C., filosofo greco), il quale, meno concisamente, scrive: Dio ci ha dato due orecchie, ma soltanto una bocca, proprio per ascoltare il doppio e parlare la metà.

86 Bévar, inamoràrse o fumàr: ùno se rovìna cóme che ghe pàr. (V)

[Darsi all’alcohol, innamorarsi o darsi al fumo: uno si rovina come gli pare]. Non ha bisogno di spiegazioni.

87 Nè pai fiłòsofi e gnànca pai móne. (V)

[Né per i filosofi e nemmeno per gli sciocchi.]
Si dice quando uno si mette a dare consigli con tono saccente. I filosofi, gli intelligenti e i saggi in genere non ti ascolteranno perché non hanno bisogno dei tuoi consigli. Gli sciocchi ti ascolteranno ancora meno, perché la loro condizione di sciocchi dipende proprio dal fatto che non hanno mai ascoltato alcun tipo di suggerimento. Quindi, non dare consigli: è inutile.

88 Se ti ti ła fa dòsso, no ti fa bèła figùra. Se ti te pàrli dòsso, gnànca.

[Se te la fai addosso, non fai bella figura. Se ti parli addosso, nemmeno] Bisogna dire che il parallelo pesantino è molto efficace e si fissa nel cervello di uno ad imperitura memoria. Premettiamo che parlarsi addosso in veneziano significa darsi arie, parlare bene di sé stesso, pretendere di assurgere al ruolo di protagonista nella conversazione in corso. Per raggiungere l’efficacia, bisogna allora stigmatizzare la figura che fa costui, in modo che gli resti impresso nella memoria: egli sta facendo la stessa figura di uno che se la fa addosso.

89 Vàl più ‘na palànca che sénto consìlii. (V)

[Vale più una monetina che cento consigli] Il senso di questo detto filosofico si ritrova in quanto dice Jonathan Swift (1667 – 1745, scrittore e poeta irlandese, pastore anglicano): Nessuno accetta consigli ma tutti accettano denaro e quindi il denaro è considerato migliore dei consigli.

 

 

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