Il sorriso dell’impiccato. [520]

impiccato
Ernesto Giorgi ©

Durante la trasmissione televisiva ‘La verità’, viene proposto il seguente quiz: “In quale anno Adolf Hitler viene nominato cancelliere?”. Le risposte possibili sono: 1933 – 1948 – 1964 -1979.

Una persona che va a votare dovrebbe avere un minimo di preparazione: io pensavo che tutte, dico tutte, le persone dotate di un minimo di istruzione dovessero sapere che la Seconda Guerra Mondiale finì nel 1945. Che Hitler è morto suicida in tale anno e, se per caso non fosse morto nel 1945, comunque è dal 1945 che non ci sono più notizie ufficiali su di lui. Ergo, un minimo di buon senso ci dovrebbe far pensare che tutto ciò che noi sappiamo di Hitler non può che riferirsi a prima del 1945. Non sapere cose di questo genere significa essere completamente al di fuori della vita sociale e non avere la minima idea nemmeno della realtà storico-politica. Queste persone, se votano, non sanno quello che votano. Inoltre, come minimo queste persone dovrebbero avere l’intelligenza di non partecipare ad una concione-quiz, insomma dovrebbero quanto meno cercare di evitare di far sapere che dovrebbero essere interdetti al voto. Ed invece, come se non bastasse, si esibiscono spudoratamente di loro spontanea volontà…

HitlerCancelliere.PngVedere la fotografia. Il primo concorrente risponde: 1948 (risposta col numero 1 sulla casella rossa, che denota come tale risposta sia già stata data). Ebbene, il magnanimo pensa ad una svista, ad uno sbaglio, ad una distrazione, ad una disattenzione. Infatti, non sembra possibile altrimenti…

Naturalmente il replicante, colui che ha appena risposto,  viene subissato da grasse risa: ohibò, la platea non ha creduto alla gaffe occasionale ed ha optato invece, nella quasi totalità, per l’ignoranza, per la disinformazione più totale, per l’impreparazione, per l’incapacità mentale, per l’incompetenza culturale minima, per l’imperizia storica elementare, per l’analfabetismo, per l’asineria e, quello che è offensivo per tutti gli ascoltatori, per maleducazione, scortesia, rozzezza, cafonaggine e villania: offensivo per gli ascoltatori perché non puoi presentarti ad un quiz televisivo in tali condizioni, così come dovresti essere interdetto e non solo per il voto. Non si può votare con tale ignoranza e non si può partecipare ad un quiz televisivo sapendo di non sapere niente.

Se dobbiamo giudicare dagli eventi successivi, devo dire che la platea aveva ragione e che i magnanimi avevano torto. Infatti, esaurita la risposta ‘1948’, rimangono disponibili 1933 – 1964 – 1979.

Il tapino ascoltatore, ancora magnanimo, pensa all’errore di sbaglio e, riflettendo, pensa pure che, anche se la risposta ‘1948’ fosse stata un errore, sarebbe stata un errore da un quintale ma l’eventuale cretino che dovesse rispondere ‘1964’… (non 1979, certamente, perché quest’ultima risposta sarebbe punita da Giove Pluvio con una saetta)… se dovesse rispondere, dicevo, ‘1964’, sarebbe un errore non da un quintale ma da una tonnellata.

Ebbene: lo sciagurato che si esibisce nella seconda risposta, incredibile a dirsi, prima bofonchia tra sé: “no… 1933 no, 1979 no…”, quindi, rivolto al presentatore, annuncia trionfante: “1964!”

L’ha detta! L’auditorium crolla dalle risate, il presentatore impallidisce e mormora disperato: “No… no… 1964, proprio no…”

Non erano sviste: anche questo villanzone si permette di presentarsi ad un quiz in questo stato… la mia mente divaga: saranno sicuramente degli anarchici che vogliono vilipendere il nostro Paese, vogliono dimostrare che gli italiani non possono votare, hanno insomma degli scopi occulti precisissimi, non ultimo quello di far capire che le istituzioni scolastiche vanno riformate, che dico! distrutte ab imis (dalle fondamenta, dal più profondo) e, come in quel di Cartagine, versarvi il sale perché la mala pianta dell’ignoranza vi perisca senza rigurgiti, mentre la cultura e l’istruzione, sulle mosse dell’araba fenice, vi rinascano come solidi virgulti immarcescibili (per dirla coi nostri meravigliosi politici).

Il secondo disgraziato-candidato commette un altro e ben più grave reato psicologico: ride! E vedremo poi il significante annesso.

Tocca ora alla terza aspirante, quella dell’immagine: aspirante a lauti compensi ex quiz. Le risposte superstiti sono due: 1933 – 1979. Vergognandosi per costoro che non si vergognano, il cervello dell’ascoltatore, affannosamente, elabora: “Non può rispondere 1979: in tal caso, vàdo in canònica e me fàsso sbatizàr (vado in canonica e mi faccio togliere il battesimo perché rifiuto di appartenere ancora a questa inclita ecclesia, ovvero comunità), deve per forza rispondere 1933, se non foss’altro, per questi due motivi:

  1. Non possono essere tutti degli esseri ameboidi inqualificabili.
  2. Il 1979 è come se fosse ieri e ieri Hitler non c’era: ergo, deve rispondere per forza ‘1933’, il che comunque sarebbe ovviamente senza alcun merito.

Avrete già capito che… la terza risposta è stata proprio: 1979.

La foto riporta l’attimo successivo alla terza risposta, subito dopo che il presentatore aveva detto disperatamente tra le lacrime: “Guardi… non è nemmeno 1979…”

La nostra eroina scoppia in una fragorosa risata, la quale risata, che di definisce ‘Il sorriso dell’impiccato’, costituisce lo scopo del nostro articolo. Si vede subito che si tratta di una risata sguaiata, disperatamente disperata, come se la tizia volesse distrarre chi ascolta da qualcosa di osceno.

A chi dovesse chiedersi quale risposta abbia poi dato il quarto concorrente, risponderemo che, per pura fortuna forse, il quarto concorrente ha dato la risposta corretta (non potendo far altro…)  ma l’ha detta comunque in modo sibillino: “Per forza di cose, devo rispondere 1933”. Forse, se avesse potuto, avrebbe risposto diversamente? Ai posteri l’ardua sentenza. Il quarto: è stato obbligato a rispondere 1933 e non lo sapeva nemmeno lui, oppure ancora, almeno uno, l’ultimo, sapeva qualcosa?

Prima di addentrarci nella parte psicologica de ‘Il sorriso dell’impiccato’, diamo un cenno storico, esplicante forse la ragione principale dell’attuale ignoranza:

I dettami del PCI

Togliatti era persona di elevatissima intelligenza e furbizia, non per niente era sopravvissuto alle purghe staliniane. Quando, nei primi anni della Repubblica, la Democrazia Cristiana dimostrò il suo interesse per la dirigenza dei massimi Enti pubblici, il PCI non vi si oppose, agevolando altresì l’ingresso dei suoi migliori elementi [del PCI, ndr] in due settori cruciali dello Stato: la Scuola e la Magistratura, per i quali, gli avversari [cioè la DC, ndr] non avevano dimostrato interesse. La riserva mentale del PCI era questa: lasciamo che la borghesia si prenda il controllo delle grandi aziende pubbliche, degli enti pubblici, del potere economico eccetera… loro crederanno che noi si sia degli ingenui e che ci accontenteremo delle briciole: quando la Storia ci avrà portato al Potere, useremo i due settori cruciali per cancellare quello che resterà di loro!”. Il virgolettato corsivo lo trovate su Internet. Ho commesso solo qualche doverosa correzione grammaticale e di consecutio temporum.

I princìpî di Togliatti erano in realtà quelli di Bucharin. Chi ha voglia, cerchi Bucharin su Internet. Bucharin sosteneva che per distruggere uno stato borghese bisognava estirpare tutte le forme di cultura, le tradizioni, i valori: quello che sta succedendo o che forse ha già finito di succedere è proprio quanto appena esposto. Per Stalin, tuttavia, le idee di Bucharin erano troppo luminose e Bucharin avrebbe potuto mettere in ombra il potere dello stesso Stalin: ad ogni buon conto, era meglio farlo assassinare.

Ma torniamo alle implicazioni de ‘Il sorriso dell’impiccato’.

Esiste della gente che non vuole impegnarsi e che non si è mai impegnata: sin dall’infanzia, si è trovata in un ambiente familiare negativo ed appena possibile ha cercato di uscirne. Questa condizione ha portato questa persona ad una filosofia di vita estremamente negativa ed introversa, introversa perché questa persona pensa che nessuno dovrebbe venire a sapere della sua poca voglia di impegnarsi. D’altronde, se il mondo è negativo come lo è stata la famiglia, a che pro l’impegno? Cerchiamo di portare a casa il più possibile rimanendo nell’ombra il più possibile. Però… ogni tanto i limiti di questa persona vengono a galla, magari tra l’ilarità generale.

Questa persona ha imparato come la strategia migliore sia quella di ridere per prima delle proprie disgrazie, prima che ne ridano gli altri. Come dire:

“Non ridete di me: so già che ci sarebbe da ridere ed io, per l’appunto, sono la prima persona che ride dei suoi stessi errori. Voi comunque siete come la mia famiglia, cioè non siete meglio di me, quindi non avete motivo di sbeffeggiarmi. Il primo che ride di me, se posso e se lo riconosco, lo annoterò sulla mia lista nera e mi vendicherò.”

Non è gente che perdona e può essere capace di brutte vendette. Queste persone vanno annoverate tra le peggiori e il sorriso dell’impiccato è solo una tragica mascheratura: in realtà, in vita loro, mai e poi mai hanno fatto un sorriso cordiale, sentimentale e privo di sguaiataggine.

Non sarà proprio così drammatico, ovviamente ma, come diceva il politico, stàtev’accuórte… diffidate (parecchio) di chi ride dei suoi, proprî, personali, individuali, singoli, specifici, peculiari, tipici, caratteristici errori.

La sequela aggettivante vorrebbe fissare la vostra attenzione sul punto in questione: non ridete di costoro mai, per nessun motivo; loro, con la risata sguaiata su loro stessi, ve ne daranno il destro e dovrete ignorare quest’offerta. Si tratta di gente che vive in modo drammatico e che ha a disposizione un sacco di tempo per meditare vendette: infatti, non usa il suo tempo per imparare alcunché.

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