La dolce vita 1 [525]

dolcevitaNota introduttiva per i lettori: quando trovate una parola cancellata, quella sarebbe la vera parola da usare e subito dopo troverete quella che è invece di moda usare adesso, perché, per varie ragioni, certe cose non si possono dire. Queste cose che non si possono dire sono una ipocrisia corrente, degli eufemismi per nascondere e mistificare una realtà spiacevole.

Ad esempio, dice il padre al figlio sfaccendato: “Se non studi, andrai a fare lo spazzino l’operatore ecologico”. In questo caso, il termine ‘spazzino’ risponderebbe al concetto che si tratta di un lavoro spiacevole, adatto soprattutto a chi non ha studiato ma non si deve dire. Cioè, la nostra cultura veneta non è più di moda: bisogna avere una cultura diversa. Forse, dicendo ‘operatore ecologico’, il fatto di non studiare è meno drammatico: andrai a fare l’operatore ecologico e non lo spazzino. Fare l’operatore ecologico potrebbe essere meno spiacevole che fare lo spazzino: molto probabilmente, invece, sarà un disoccupato, un nullafacente, uno che è in attesa della prima occupazione. La cultura veneta, tuttavia, va bene per pagare le tasse e viene sistematicamente sfruttata dalla repubblica italiana. Mai una volta, dal dopoguerra, il Veneto ha ricevuto più di quanto abbia versato a Roma. Nemmeno nel 1951, anno della grande alluvione, in cui il Veneto era letteralmente in ginocchio.

La dolce vita.

Per scambiarsi le idee e per fare un poco di conversazione sui problemi del giorno, i veneti non hanno mai avuto né pubsclubs. Il pub è un termine inglese che sta per public house, ‘casa pubblica’: in Inghilterra è un pubblico esercizio in cui si servono bevande alcooliche, insomma un’osteria.

Mentre tutti possono entrare in un pub, non così si può fare in un club. L’origine di questa parola è senz’altro il termine inglese ‘bastone’ ed in tal caso di tratta di un circolo ricreativo, sportivo o culturale e gli iscritti, per una strana usanza, ricevevano un bastone (club) per la convocazione periodica nel circolo stesso. Molti, tuttavia, ritengono che l’enorme diffusione del termine derivi da closed pub, ovvero pub non aperto a tutti. Potremmo quindi dire ‘osteria dove si può rifiutare l’ingresso a qualcuno’.

Nei clubs e nei pubs ci si siede comodamente. Non così nei bar(s).Bar’ viene dall’inglese ‘sbarra’. In tali locali non esistono posti a sedere e la sbarra è quella che viene messa all’altezza dei piedi, vicino al bancone, per far sì che gli avventori, in mancanza di sedili, stiano un poco più comodi. Nel bar quindi si possono consumare i caffè, le birre e quant’altro, stando appoggiati al banco, con un piede sulla sbarra per propria comodità. Ovviamente, oggigiorno ci sono anche dei bar dove sono stati messi dei tavolini e delle sedie ma qui stiamo parlando del significato originale.

Osteria viene invece dal latino hospes, hospĭtis, termine che risale al secolo XIII° (1200-1300) e che designa sia l’ospitante che l’ospitato: si consiglia quindi di usare ‘ospitante’ oppure ‘ospitato’ perché ‘ospite’ non contribuisce a rendere chiaro il discorso. Osteria designa quindi un luogo pubblico civilissimo, dove si incontrano l’ospitante (oste, termine francese che a sua volta viene dal latino hospes) e l’ospitato, nel nostro caso l’avventore. L’osteria poteva avere anche un servizio di trattoria e, in un più lontano passato, era anche locanda, dove si poteva trovare alloggio. Il fatto che l’osteria sia frequentata da popolani ha portato ad una connotazione negativa del termine: si vede che gli altolocati, per conversare e scambiarsi le informazioni, non vanno all’osteria bensì altrove, dove si può parlare riservatamente. Inoltre, si capisce che gli inglesi che vanno nei pubs, nei clubs e nei bars sono migliori degli italiani e così abbiamo adottato tale terminologia, senza dubbio più moderna: infatti, per gli inglesi, tutti coloro che non sono inglesi sono half cast, cioè dei mezza casta o dei mezzo sangue, insomma dei bastardi. Dato che tali saremmo, meglio usare, per ossequiarli,  un termine inglese come bar…  vale quindi, per evitare il disprezzo della parola, il neologismo anglicizzante osteria bar.

Dicevamo quindi che per scambiarsi le idee e per fare un poco di conversazione sui problemi del giorno, i veneti si trovano a chiacchierare in osteria nel bar.

E di cosa parlano? di chiacchiere da osteria bar, naturalmente.

Ad esempio:

“Ci vorrebbe qualcuno che suggerisse un rimedio contro l’immigrazione selvaggia…”

“Io ce l’ho il rimedio: bloccare l’immigrazione selvaggia. Bisogna volerlo veramente.”

“Bisognerebbe che i politici smettessero di rubare.”

“Io ce l’ho un rimedio: destituire per tutta la vita politici che rubano. Bisogna volerlo veramente.”

“Bisognerebbe che il debito pubblico smettesse di crescere.”

“Io ce l’ho il rimedio: fino a quando il debito non cala, il politico non prende una lira. Che cambi mestiere. Bisogna volerlo veramente.”

“E chi prenderebbe queste decisioni? La magistratura forse?”

“Se siamo in democrazia (del che si può anche dubitare) i giudici dovrebbero giudicare secondo il sentire della popolazione, dovrebbero far parte della popolazione stessa. Il giudice che appartenga ad una cultura diversa e che ragioni in modo indipendente non può fare il giudice. Il giudice deve fare sentenze in nome e per conto del popolo veneto (quando ci troviamo nel Veneto), così come dovrebbe farle in nome e per conto del popolo italiano. Se la maggioranza dei veneti vuole il crocifisso nei luoghi pubblici, non possono esistere giudici che sentenziano diversamente, perché tali leggi, anche se esistono, non possono essere applicate al popolo veneto. Se la maggioranza dei veneti pensa che un ladro di notte in casa propria non sia ammissibile, il giudice non può sentenziare il contrario perché tali leggi non dovrebbero esistere: tanto meno l’interpretazione personale del giudice. Se l’Unione Europea o Strasburgo decidono di togliere il crocifisso, ciò significa che dei politici italiani, incapaci di capire, hanno firmato degli accordi che non possono esistere e che non sono nel nostro interesse: sembra invece che, come a Lisbona, firmino senza nemmeno sapere quello che fanno perché sono occupati a portare a casa il mucchio  di soldi più grande possibile. Anche gli usi, i costumi e le consuetudini vanno rispettati. In Inghilterra sono il fondamento delle leggi non scritte (common law) e da noi costituiscono la base del Codice Civile.

(Codice Civile- Disposizioni sulla legge in generale- Capo I: delle fonti del diritto- Art. 1 Indicazioni delle fonti):

Sono fonti del diritto:

  1. le leggi;
  2. i regolamenti;
  3. le norme corporative; [abrogate]
  4. gli usi.

Il politico veneto deve quindi andare a Roma e ‘sentire’ dentro di sé di essere veneto, anche se a titolo personale non è detto che sia d’accordo. Se i veneti sentono (a fortissima maggioranza) che un crocifisso va esposto nei luoghi pubblici ed esiste tale uso, il politico ed il giudice devono risolvere i casi controversi tenendo conto di questa usanza.

Ma forse, nella realtà attuale, gli interessi sono particolari. Basti solo citare l’articolo 16 del Codice Civile:

Lo straniero è ammesso a godere dei diritti civili attribuiti al cittadino a condizione di reciprocità e salve le disposizioni contenute in leggi speciali. Questa disposizione vale anche per le persone giuridiche straniere.

 Ad esempio, quando si autorizza la costruzione di un luogo di culto per lo straniero, il Codice Civile impone di valutare se nel Paese di questo straniero si farebbe altrettanto. Il politico o il giudice che non rispettino questo articolo del Codice Civile commettono un sopruso e potrebbero essere chiamati a risponderne.

Siamo in un Paese dove il pesce puzza dalla testa. Parleremo, solo ad esempio, dell’articolo 39 della Costituzione:

L’organizzazione sindacale è libera.

Ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione presso uffici locali o centrali, secondo le norme di legge.

E` condizione per la registrazione che gli statuti dei sindacati sanciscano un ordinamento interno a base democratica.

I sindacati registrati hanno personalità giuridica. Possono, rappresentati unitariamente in proporzione dei loro iscritti, stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce.

Quindi i sindacati, per potersi sedere al tavolo di trattativa col governo, devono essere registrati. Liberissimi di non farlo ma allora è come se non esistessero. Se si registrano, invece, devono obbligatoriamente avere uno statuto a base democratica, devono obbligatoriamente comunicare quanti iscritti hanno, conteranno solo in proporzione ai loro iscritti e dovranno obbligatoriamente assumere personalità giuridica, avere cioè un bilancio che attesti le loro entrate e le loro uscite, pagandovi le eventuali tasse. Ma i sindacati non vogliono registrarsi e in tal modo nessuno sa quanti iscritti abbiano, se sia un sindacato democratico, quali siano le loro spese ed entrate. Inoltre, il governo dovrebbe rifiutarsi di trattare con gente che non rappresenta assolutamente niente, perché non vuole sottostare ad alcun obbligo. In realtà, ai politici conviene avere tale tipo di sindacati per motivi inconfessabili che qui non è il caso di approfondire.

Abbiamo parlato abbastanza per capire quale sia in realtà la dolce vita che stiamo facendo noi veneti. Riteniamo che probabilmente questa situazione derivi anche dal fatto che in altre regioni d’Italia gli usi, le abitudini, i costumi veri (e non quelli sbandierati ai quattro venti) siano diversi. Ad esempio, nella cultura veneta non esiste il principio del ‘farsi fessi’ l’un l’altro.

Come si chiama un sistema politico che ha queste leggi e che non le rispetta e nemmeno ha il coraggio di abolirle?

Ma questi sono discorsi da osteria bar. I discorsi serî si fanno altrove, dove si parla per decidere sul Mose e su altro.

Elenco di frasi correntemente in uso e loro significato:

In uso.  =  Vero significato.

Politically correct. =Vergognosamente scorretto.

I populisti. = Quelli del partito avversario.

Decisione irreversibile.= Fino a quando ci converrà.

Ci siamo trovati d’accordo.= Abbiamo saputo dividerci la torta.

Si assumerà le sue responsabilità.=  Non sappiamo come bloccarlo.

Ci siamo finalmente spiegati. = Ho dovuto accettare a malincuore.

Per le nostre idee, un trionfo. =  Ha accettato sotto ricatto.

Lo abbiamo fatto per l’Italia.  = Ci hanno fatti fessi.

Le regole vanno rispettate. = Non ci lasciano più rubare: vogliono rubare loro.

Era giusto stabilire delle regole. = La pacchia è finita: andate in pace.

La seduta è stata aggiornata. =  Non siamo d’accordo su come rubare.

Una persona senza alcun seguito. = Uno che prenderà più voti di me.

Tutto sommato, un fascista. =   Uno che la pensa diversamente da me.

Un partito che non ha programmi. = Come noi: meglio se lo eliminiamo.

Meglio il premio di maggioranza.  =  Ora sembra che ci convenga.

Meglio le elezioni proporzionali. = Ora sembra che ci convenga.

Sulle elezioni, la nuova idea è… =  Ora ci conviene cambiare.

Avevo sempre detto che…  = Mai detto ma ora mi conviene.

Sono sempre stato coerente… =  Ho cambiato idea in continuazione.

Guarda che è la democrazia… = Ti ho fatto fesso: stattene zitto.

Tutti possono sbagliare… =  Leggi severe mi potrebbero punire.

Non è facile spiegarti… = Lasciami rubare in pace.

Per noi, la soglia elettorale va abbassata. =  Noi poveracci, siamo quattro gatti.

La soglia elettorale va ovviamente alzata. = Meglio in pochi a dividersi la torta.

Un posto di grande importanza.  = Un contentino per evitare i ricatti.

Un dicastero importante.  = Dove si può fare alto e basso.

Una grossa personalità. =  Uno che ci può veramente ricattare.

Non vogliamo leggi retroattive contro di noi.  = Altrimenti, ci vendicheremo.

Ti applico una legge retroattiva. =  Tanto sei uno che non mi può nuocere.

li usi e i costumi vanno rispettat. =  Per molti motivi, ora ci conviene.

Il progresso può anche cambiare gli usi e i costumi.= Per molti motivi, ora ci conviene.

E’ giusto concedergli un certo preavviso. = Altrimenti, questo è uno che morde.

Nessun preavviso: se dovessimo preavvisare tutti…  = Tanto, sono dei fessachiotti  che contano nulla.

 

 

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