Realtà politica [531]

Sordi
Alberto Sordi nella parte di un avvocato che sarebbe potuto essere un politico.

Nella cittadina veneta di… centomila persone votano per il candidato Serio, noto avvocato, il quale va a Roma come deputato.

Tra Serio e i suoi elettori c’è una tacita intesa.

Tale intesa, in realtà non sempre è tacita:

  • Caro avvocato, cercherai di favorirci, altrimenti non ti rieleggeremo.
  • Qualunque sotterfugio (o quasi) tu commetta, se è a nostro favore, sarà ben accetto e non ti rimprovereremo per la tua dubbia moralità.
  • Se non porterai acqua al nostro mulino o se comunque non ti opporrai a qualunque danno anche potenziale nei nostri confronti, non ti rieleggeremo nel modo più assoluto.
  • Anche se ti opporrai con tutte le tue forze ad eventuali decisioni contro di noi ma non otterrai risultati, non ti rieleggeremo.
  • Non c’interessa niente di tutto il resto; ci devi favorire a tutti i costi: vai e prevarica.

Il nostro avvocato Serio, a Roma, se vuole ottenere qualcosa, deve concedere cose analoghe anche agli altri deputati, anche se assurde. In questa ottica, è ovvio che a nessuno interessa se le spese crescono… a nessuno interessa se se si creano enti inutili…

Dopo una certa perplessità, che può durare qualche mese, l’avvocato Serio viene folgorato da un pensiero chiarissimo: se mi hanno autorizzato a rubare per loro, perché non potrei rubare anche per me stesso?

Cari elettori di Serio: come possono comportarsi bene dei politici eletti con queste premesse? Se cerchiamo di risolvere questo problema, avremo risolto tutto.

Temo che le soluzioni ventilabili non siano eccessivamente democratiche. In ogni caso, democrazia o meno,  solo con  l’istruzione profonda ci si potrebbe forse salvare.

Se trovassimo la soluzione ad un solo problema, immediatamente troverebbero soluzione anche i problemi degli immigrati, degli assassini ubriachi che corrono in corsie contro mano, della concussione, della corruzione, della giustizia… non affliggiamoci: i problemi che ci affliggono saranno risolti tutti contemporaneamente, in una volta sola, come sempre. Con metodi da ventennio, magari: se meglio non si può fare. Certo che la situazione attuale non è piacevole.

Bisogna riconoscere che la corruzione è una piaga antica.

Si sono tentate alcune armi e, leggendo gli annali storici, ci si accorge che una delle armi più appuntite e più temute dai politici o governanti è la satira, cioè l’arma del ridicolo. Leggendo il volume di Luciano Perelli, ‘LA CORRUZIONE POLITICA NELL’ANTICA ROMA – Tangenti, malversazioni, malcostume, illeciti e raccomandazioni’ – Milano, Rizzoli, 1994, ci si rende conto che i nostri politici non hanno inventato assolutamente niente, anche se i tipi di organizzazione erano affatto diversi dai nostri tempi. Da questo testo, cito solo la frase “…l’amministrazione della giustizia è un altro settore della vita pubblica romana toccato da ampia corruzione…”

Purtroppo, sembra a tuti gli effetti che, sin dai tempi di Roma, ci sia stato un modo solo per evitare la corruzione: un despota illuminato che non volesse quattrini perché li aveva già in quantità enormi e doveva essere anche un filantropo innamorato del suo Paese, perché nessuno lo avrebbe potuto obbligare ad impegnarsi.

Non possiamo esimerci dal citare ancora una volta l’opera dell’antropologo James Frazer, ‘Il ramo d’oro’ (vedi bibliografia), là dove dice: “…solo una persona veramente benestante, che abbia dimostrato di essere un probo viro e di saper amministrare, e che non debba comperare gioielli alle mogli e scuderie per i figli (oggi si direbbe automobili Ferrari), perché non ha bisogno di arricchirsi ulteriormente, potrebbe assolvere egregiamente al compito di estirpare la corruzione ma l’operazione dovrebbe poi essere portata avanti per almeno due generazioni, perché le radici della corruzione sono annidate nel profondo dei costumi della popolazione, non altrove…”

Insomma, esattamente come avevamo detto a proposito dell’avvocato Serio.

Allora? allora… se lo troviamo (potrebbe essere un Trump intelligente?), a risentirci comunque fra due generazioni e non prima.

 

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