La nube di Oort – Capitolo 8 [534]

Diario di Antonio Azzalini del 15 ottobre 1939. (facoltativo)

Si Satanás pudiese amar, dejaría de ser malo. (Se Satana potesse amare, smetterebbe di essere cattivo). Santa Teresa da Ávila (Mistica spagnola, 1515-1582)

La seconda guerra mondiale. I problemi della finanza internazionale nel 1929, la Bibbia, percorso storico con alcuni commenti sull’antichità. Gesù.

I manoscritti del Mar Morto.

 Venezia, pomeriggio 10 luglio 2043. 

Paolo Ballarin: “Proporrei di evitare altri commenti e di proseguire; se siete d’accordo, affiderei la lettura a Martin: va bene per tutti?”

Tutti erano d’accordo e Martin cominciò la lettura, non prima di aver fatto portare dal cameriere della Querini Stampalia un altro giro di caffè.

Diario di Antonio Azzalini: 15 ottobre 1939.

 Oggi mi sono rivisto con Belial sul Pizzoc e per prima cosa il caprone prescelto mi disse che i quattrini erano sotto una pietra là vicina.

Gli chiesi se lui fosse in grado di sapere il futuro, poiché, effettivamente, la sua previsione circa la guerra si era dimostrata esatta: il primo settembre i tedeschi avevano invaso la Polonia e alla fine del mese avevano completato l’operazione.

 Dai giornali non si poteva ricavare molto di più e mi sembrava comunque chiaro che egli era dotato d’una assoluta capacità di prevedere. Mi rispose che non era proprio così e mi spiegò come stavano le cose.

Belial: “Io non so se i Potenti posseggano la capacità di sapere il futuro: di sicuro noi non la possediamo. Noi prevediamo parecchie cose usando tecniche matematico-statistiche che sono anche a tua disposizione.

Come esempio per le nostre previsioni, ti faccio il seguente discorso: supponiamo che tu metta in fila quattro tessere del gioco del domino e che poi tu colpisca la prima in modo che la stessa faccia cadere la seconda, che questa a sua volta faccia cadere la terza e così via. In questo caso vi sono quattro tessere.

Fai presto a mettere le quattro tessere in fila e le stesse faranno presto a cadere. Se ogni tessera, nella caduta, sprigionasse una certa energia, questa forza complessiva sprigionata sarebbe complessivamente poca e le conseguenze di quest’operazione sarebbero niente o quasi.

Ora supponiamo invece che tu metta in fila centomila tessere del domino: ci metterai un sacco di tempo e avrai dei problemi logistici; così, ad esempio, le tessere non troveranno spazio sufficiente sul tavolo e dovrai considerare una superfice più ampia.

Poi avrai dei problemi di ottimizzazione: alla fine del tavolo, dovrai girare la fila delle tessere.

 La farai girare preferibilmente verso destra o magari verso sinistra? E se qualcuno ti dovesse rovesciare le tessere? Sono, ovviamente, esempi di piccoli problemi. Metti pure in conto che, arrivato a trentamila tessere, un incidente qualsiasi le faccia cadere tutte. Anche questa disavventura è sempre possibile e bisognerebbe prevederla, metterla nel conto delle cose che potrebbero andar male.

Quando deciderai di rovesciare la prima tessera? Prima o poi lo farai. All’inizio, quando eri alle prime tessere sistemate, forse non te lo chiedevi nemmeno. Ora, che sei quasi a centomila, cominci a chiederlo a te stesso.

 In cuor tuo hai deciso che ti fermerai, per restare nell’esempio, a centomila. Poi, magari, per rovesciare la prima tessera detonatrice, aspetterai un momento particolare. Aspetterai forse che arrivi qualcuno che possa vedere quello che ti stai accingendo a compiere o qualcuno che ti faccia capire che è arrivato il momento di cominciare.

Attenderai magari che ti dica: «Bravo… bravo…». Quando rovescerai le centomila tessere, si svilupperà un’energia molto grande.

 Questo processo in realtà si trova solo nel tuo cervello, come una sequenza di neuroni che attendono una scarica iniziale per dare il via al processo sinaptico, in altre parole al crollo di tutte le tessere“.

Io lo interruppi: “Parli in un modo strano, mi stai suggestionando? Le parole mi entrano dentro e non escono più… “

 Belial: “Bravo, si tratta proprio di una tecnica ipnotica. Vedo che sei intelligente.

Supponiamo ora che anche molti altri esseri umani abbiano fatto la stessa cosa e che tutti siano in attesa di un certo evento per dare il via al loro processo: questo evento agirà come detonatore in moltissimi dei cervelli che hanno preparato le tessere del domino.

 Altri, che avevano preparato le centomila tessere, si renderanno conto improvvisamente che l’evento da loro atteso non si è ancora verificato ma contemporaneamente capiranno, altrettanto chiaramente, come parecchi altri uomini abbiano dato inizio al rovesciamento delle centomila tessere del domino: a questo punto decideranno, per simpatia, per risonanza, di rovesciare anche le loro tessere e il fenomeno inevitabilmente si propagherà, si allargherà…

Questa situazione è ricorrente nel cervello degli umani, per il semplice motivo che questi cervelli hanno la stessa origine genetica e sono simili in molte cose.

 La presunzione umana vi fa pensare che ognuno di voi sia affatto diverso dagli altri: è anche vero ma, come vedremo, dipende dalla distanza dalla quale guardi la torta a mille foglie che in questo caso rappresenta il cervello umano.

Vi sono dei meccanismi inconsci che fanno accadere cose del genere. Ad esempio, se tiro una pallina di carta verso i tuoi occhi, tu li chiudi senza averci pensato: è un meccanismo primordiale per difendersi.

Chi non ha questo meccanismo è svantaggiato nella competizione all’interno della specie umana e quindi è da supporre che non sarà favorito nella lotta per la sopravvivenza.

Ti fornisco un solo altro esempio e poi ne potrai ricercare quanti ne vuoi in letteratura. L’esempio è il seguente: in un certo bar, da più di un mese, nessun avventore chiede di consumare un caffè fatto con l’orzo.

Una mattina, nel giro d’un paio d’ore, ben dieci clienti entrano nel bar e chiedono un caffè con l’orzo. Inspiegabile?  No, spiegabilissimo, anche se completamente ignorato dagli esseri umani.

Le persone che entrano nel bar, lo fanno in un modo abbastanza normale, perché ordinano le cose più disparate e in matematica questo modo di entrare segue una regola abbastanza prevedibile: diciamo che le tessere del domino per entrare nel bar siano quattro, per restare nell’esempio di prima.

 Gli ordini del caffè con l’orzo invece appartengono ad un altro mondo: seguono la regola delle centomila tessere. Sono eventi definiti come catastrofici,

[Negli anni ’50 del XX secolo, René Thom appronterà la sua Teoria della Catastrofe, una rivoluzione nella topologia.]

improvvisi e apparentemente non prevedibili. Improvvisi perché le centomila tessere impiegano parecchio tempo per essere ordinate in fila indiana.

Noi di Eddah sappiamo, conoscendo i vostri cervelli, quando siete prossimi alle centomila tessere dell’esempio e quindi possiamo cercare di intuire il periodo in cui certe cose potranno succedere.

Così è stato per la guerra appena iniziata. Ovviamente, le tessere non sono sempre centomila: certe volte possono essere diecimila e certe altre possono essere milioni.

Ti sto facendo solo degli esempi. In realtà, nessuno può prevedere il futuro (non parlo dei Potenti, ovviamente, perché non c’è dato di sapere): possiamo stimare, in base ai principi ora illustrati, come certe cose possano succedere o meno entro breve tempo.

Ci sono poi altri elementi, più difficili da spiegare, che ci confortano nella previsione, consentendoci di evidenziarla quando sia ancora più probabile.

Se parli con qualcuno che ha un’attività rivolta al pubblico, ad esempio un ristoratore, un negoziante di mobili e così via, ti confermerà che, mentre la gente entra in modo abbastanza uniforme, non è la stessa cosa per quello che la gente vorrebbe acquistare. Ci sono delle ragioni per distinguere i due fenomeni, come ho cercato di spiegarti.

I clienti entrano seguendo il criterio delle quattro tessere ma possono magari chiedere qualcosa seguendo altri criteri: quattro tessere, mille, diecimila e così via. Sono due cose differenti e sottoposte a leggi matematiche diverse.

Tutto questo dipende dalla struttura profonda dei cervelli umani. Gli uomini hanno nel loro cervello alcuni processi logici che tendono a formarsi contemporaneamente agli altri esseri umani.

Quante più tessere servono per scatenare l’evento, tanto più imprevedibile è l’esito se non si conosce la sua regola particolare.

 I cervelli degli uomini sono come una torta a mille foglie (come dicevo prima): visti da distante sono tutti uguali, da una media distanza sono a gruppi e pertanto molto simili, da vicino, invece, sono tutti abbastanza differenti. La vera arte consiste quindi nel saper scegliere la distanza più adatta alla situazione che si vuole esplorare.

Anche in natura si trovano fenomeni del genere. I militari, quando attraversano un ponte, sanno bene che non possono andare a passo di marcia: gli ufficiali ordinano di rompere il passo e di procedere liberamente, altrimenti si rischia di far entrare il ponte in oscillazione e risonanza e quest’ultimo potrebbe crollare.

 Questi aspetti sono importanti per la guerra scoppiata il primo settembre: parecchi cervelli erano pronti ad accettare l’invasione della Polonia e ad un certo punto gli altri cervelli sono entrati in risonanza; la conclusione è stata che non si poteva più pensare che la guerra fosse evitabile.

La tua domanda era se noi di Eddah possiamo prevedere. Ti ho spiegato che la risposta è: sì e no.  Noi sapevamo che molte persone avevano buona parte del cervello umano pronto a considerare probabile una guerra. Con l’invasione della Polonia, i dubbi sono spariti.

 Anche chi aveva deciso di non far cadere le tessere (e pensava che la guerra fosse ancora lontana) si è adeguato alla realtà, quando ha visto che molti altri avevano deciso di far cadere le proprie tessere. Spero che ti sia tutto chiaro“.

Io risposi: “Lo so che lo sai già se mi è chiaro e che la tua è una domanda pleonastica. Comunque, mi è sufficientemente chiaro”.

Belial: “Per proseguire nelle esemplificazioni, undici anni fa, nel 1928, alla borsa valori di New York stavano per cadere le centomila tessere in quasi tutti i cervelli e stava per succedere il disastro. Un intervento delle autorità statunitensi ha fatto sì che le tessere rimanessero in piedi, perché le grandi banche furono inopinatamente aiutate. Le autorità, tuttavia, minacciarono le banche stesse, dicendo che nel futuro non ci sarebbero più stati interventi in aiuto.

La gente decise quindi che le tessere non potevano cadere e che dovevano avere il nuovo obiettivo spostato, diciamo, a duecentomila.

Le banche, noncuranti, continuarono imperterrite a fare quello che avevano fatto prima: speculare, convinte che, se del caso, le autorità sarebbero intervenute nuovamente.

Quando, un anno dopo, nell’ottobre 1929, fu invece chiaro che le autorità non sarebbero più intervenute, nei vari cervelli degli investitori le tessere del domino cominciarono a cadere e moltissimi altri cervelli decisero, per simpatia, di far precipitare anche le loro tessere.

La conclusione fu che quasi tutti i cervelli entrarono in risonanza, addirittura a livello planetario.

Questa guerra in Polonia è in realtà ancora una conseguenza dei fatti del 1929. In qualche modo ci sono dei fili logici ancora annodati: ci sono delle tessere di altre sequenze ancora in piedi e sono tutti processi omeostatici,

 [Da Omeostasi: processo di riequilibrio spontaneo di un sistema turbato da una causa esterna. Dal greco oméo-stàseé, fuori posto.]

 di riequilibrio continuo.

 Devo aggiungere delle osservazioni fondamentali sull’omeostasi:

Gli esseri umani sono notevolmente intelligenti ed hanno un’enorme fiducia nella loro capacità di risolvere i problemi mano a mano che si presenteranno, ma alcune volte le cose non vanno nel senso previsto dagli uomini. Essi tendono a non preoccuparsi eccessivamente delle situazioni pericolose. Ti faccio l’esempio delle farfalline e del martello.

I bambini piccolissimi hanno molte volte un gioco sopra la loro culla: delle farfalline legate con un filo che si riequilibrano continuamente da sole: questo equilibrio continuo è sempre diverso e il processo si chiama, come appena detto, processo omeostatico.

Se il bambino tocca una farfallina con un dito, il processo omeostatico si rimette in movimento.

 Se c’è un martello nelle vicinanze, il quale potrebbe colpire le farfalline con la forza propria del martello, magari anche rompendo il giocattolo, c’è un pericolo di danno irreparabile: tale pericolo non sussiste quando il bambino tocca le farfalline con un dito.

Gli esseri umani tendono a non valutare questo pericolo incombente: non distinguono tra un pericolo lieve ed un altro con esiti irreparabili e non pensano mai che potrebbe arrivare un martello.

Pensano che saranno sempre e comunque in grado di riaggiustare l’equilibrio. Si attendono che, al massimo, a colpire sarà un dito di bambino. Molte volte pensano addirittura che non succederà niente: esiste infatti il detto «non fasciarti la testa prima di essertela rotta»…

Come nel caso della borsa di New York del 1929, gli esseri umani tendono, per eccessiva fiducia in loro stessi, ad ignorare, a sottovalutare i possibili pericoli incombenti.

Questo vale anche per la nuova guerra appena scoppiata: s’ignorarono le avvisaglie di pericolo, sino a quando fu troppo tardi per evitare la catastrofe.

Sarebbe come se i militari sul ponte continuassero ad andare a passo cadenzato, anche se le strutture del ponte avessero già iniziato ad ondeggiare e vacillare. Ti è chiaro? Cosa mi dici?“

Io risposi: “Chiarissimo… cambiando argomento, mi piacerebbe anche approfondire cosa avete fatto le prime volte che siete arrivati sulla Terra…“

Belial: “Semplicemente, dopo che vi abbiamo resi bisessuati, per punizione siamo stati sterilizzati dai Potenti. Ancora adesso non sappiamo come abbiano fatto.

Questo si ritrova indirettamente nella vostra Bibbia. Prima di proseguire, devo parlarti di chi opera oggi per conto dei Potenti e delle altre due civiltà che sono con loro. Potrebbe anche essere che i Potenti siano d’accordo con le altre due civiltà ma può darsi che i Potenti facciano alcune cose per conto loro, senza farlo sapere alle altre due“.

Ho risposto: “Se ho ben capito, non è chiaro se comanda uno o comandano in tre e, nel caso comandino in tre, potrebbe anche darsi che i Potenti alcune cose le facciano comunque per conto loro…”

Belial: “Esattamente. Forse per evitare di essere implicati direttamente in errori, i Potenti non entrano mai in contatto con creature ai primi passi nel cammino della civiltà, soprattutto se si tratta di bisessuati come voi e com’eravamo anche noi molto tempo fa.

Ci sono quindi delle civiltà ermafrodite, circa al nostro livello (di Eddah) che li aiutano in compiti di polizia e che periodicamente riferiscono, rendono conto.

Se i Potenti fossero Dio, non dovrebbero aver bisogno di relazioni e altre cose del genere: giacché noi non lo sappiamo, parlerò d’ora in poi come se fossi sicuro che i Potenti non siano Dio. Chiaro?“

Io: “Chiaro: prosegui pure”.

Belial: “Questi poliziotti cosmici, incaricati di sorvegliare l’universo, sono di varie civiltà ed hanno un punto in comune: anche se ora sono spirito ed energia, sono tutti, dico tutti, di provenienza ermafrodita. 

Alcuni hanno ricevuto delle solenni punizioni, perché in certe occasioni avevano cercato di  fare alcune cose di testa loro.

Questi poliziotti sono entrati nel cervello di alcuni di voi umani, seguendo la regola del rispetto degli indigeni: interferire con il minor numero possibile di indigeni e, con quelli oggetto dell’interferenza, interferire il meno possibile.

Come vedremo, se ai Potenti fa comodo, questa regola non è rispettata. Diciamo quindi che questi poliziotti hanno avuto di che contendere con noi, su incarico dei Potenti, per cercare di limitare il nostro comportamento di bisessuati, disturbatori dell’ordine ermafroditico.

Quando loro entravano in contatto con alcuni di voi, lo facevano ufficialmente per motivi scientifici, ma anche per dare una motivazione sostanziale a questi contattati.

Non tutto può essere fatto dai poliziotti a livello subliminale, giacché gli esseri umani accantonano nel loro inconscio il problema, o meglio, il desiderio di risolvere tale problema: l’inconscio è la parte astratta del cervello umano nella quale permangono i desideri non soddisfatti e le paure non sopite.

In questi casi, l’inconscio umano ha sempre un desiderio: sapere chi sono questi poliziotti con i quali gli umani si trovano in contatto.

I poliziotti dovevano fornire la motivazione fondamentale per far sì che il dialogo non fosse eliminato dal cervello degli interpellati prescelti, che d’ora in poi chiameremo Connessi ai Potenti, o semplicemente i Connessi. I poliziotti dettero (e danno ancora oggi, all’occorrenza) inizio a una campagna di propaganda:

«Noi siamo gli angeli, tu sei un prescelto, un Connesso, un profeta: ora dovresti andare in giro a ripetere quello che ti abbiamo detto».

A titolo pubblicitario, dico io, fornivano al nuovo Connesso la previsione di qualche fatto che sarebbe potuto accadere a breve (mi esprimo così perché certe volte, come tutti, hanno fatto cilecca nelle previsioni), in modo che le stesse previsioni, riportate al popolo, una volta che si fossero realizzate, facessero ben figurare il profeta Connesso.

Erano scelti dei personaggi che sapevano scrivere e, se non ne erano capaci, s’insegnava loro a farlo… questo successe in varie parti del mondo, diciamo da quando i primi esseri umani, circa cinquemila anni fa, in Mesopotamia, cominciarono a scrivere in modo cuneiforme.

I poliziotti, quando raccontavano le loro storie, facevano delle variazioni anche involontarie sul tema. Non tutte le storie erano corrispondenti nei dettagli e ogni angelo-poliziotto che comunicava con un Connesso, anche se in buona fede, ci metteva del suo, esattamente come hanno fatto gli amanuensi nella stesura dei libri sacri.

Ti fornisco un esempio solo, preso da Matteo (19, 23-24), dove Gesù si rivolge ai suoi discepoli: «In verità vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei cieli“.

 Lo scrittore è San Girolamo, il quale traduce con cammello la parola greca kamel: ma kamel non è un cammello, bensì una grossa fune con cui si ormeggiano le barche. Il senso originale era pertanto: è più facile che una fune passi per la cruna di un ago… 

Questo è un esempio di errore innocente ma quanti errori sono stati fatti e non tutti in buona fede? Molte volte pertanto erano i poliziotti che, per sbadataggine o in malafede, fornivano ai Connessi informazioni non corrette.

Un aspetto importante era quello della sperimentazione a livello sociale. Decidevano, ad esempio: «Vediamo cosa succede applicando una regola ad una popolazione di pastori» oppure «Vediamo cosa succede applicando la stessa regola a dei cacciatori-raccoglitori oppure a dei contadini».

Altro esempio ancora: «Quali reazioni si svilupperanno mandando una popolazione senza meta in giro per il mondo? E le lingue di queste genti, come si evolveranno?»

Da ciò si desume che ci sono sempre state interferenze.

I loro abusi erano accettabili, appunto perché commessi da loro: non accettabili erano invece quelli degli Eddah e cioè la creazione della bisessualità negli uomini, in realtà realizzatasi nei vostri progenitori da circa 65 milioni di anni, grosso modo subito dopo la scomparsa dei dinosauri“.

Io: “Non ti va proprio giù…”

Belial: “Eh… fa fatica ad andar giù… anzi, non andrà giù mai… lasciami andare avanti: all’inizio, quindi, c’erano questi esseri quasi ermafroditi, assomiglianti a una talpa dei giorni attuali, che se non trovavano un loro simile si fecondavano da soli e morta là.

Noi siamo intervenuti, come ti avevo detto nell’altro incontro, e vi abbiamo reso bisessuati.

Questo non ci sarà perdonato mai, dico mai e abbiamo ricevuto una prima punizione: i rapporti con i Potenti, che comunque erano già tesi, si sono rotti definitivamente e s’è dato inizio alla nostra persecuzione da parte dei poliziotti.

Nei vostri confronti, non potevano ormai invertire il processo: dovevano in questo caso salvare il principio di non interferenza? Non lo sappiamo.

Gli angeli-poliziotti, a scanso di dubbi e per prevenire nostre eventuali azioni, hanno cominciato a raccontare ai Connessi un sacco di cattiverie sul nostro conto, come ora ti esporrò.

Ci sono due gruppi di poliziotti: il primo sembra che sia istituito ed istruito direttamente dai Potenti mentre il secondo sembra che sia istituito ed istruito dalla consociazione delle tre civiltà.  I due gruppi di poliziotti per un lungo periodo raccontarono ai semiti storie di monoteismo assoluto e raccontarono invece storie di trimurti agli indoeuropei.

Vedremo come ad un certo momento sia maturata la decisione di non usare più i gruppi di poliziotti istituiti direttamente dai Potenti, quelli che parlavano di monoteismo, dopo la tragedia di Gesù di Nazareth.

Il suggerimento dato ai semiti, dove Jahve era senza discussione l’unico Dio, dipendeva dal fatto che i poliziotti erano controllati esclusivamente dai Potenti. 

Quando s’iniziò invece la manipolazione e i contatti con gli indoeuropei, si preferì dare l’immagine delle tre civiltà associate.

Si tratta delle tre figure chiamate dagli indù con i nomi di Brahma (relativo ai Potenti), Shiva e Vishnu.

Ci fu un momento in cui decisero di comandare tutti e tre assieme. I poliziotti che andavano a parlare dell’unico Dio erano quindi superati dai nuovi accordi, ma non per questo smisero di operare con i semiti.

Quando i primi indoeuropei Connessi ricevettero le spiegazioni, dopo la creazione della triplice alleanza, si sentirono dire che Dio era uno ma anche tre. I poliziotti, per cercare una soluzione che salvasse le due versioni, dovettero fare i salti mortali e non trovarono di meglio che dire questo: Brahma era sposato con una donna, Sarasvati.

Di fronte alle rimostranze della trimurti che comunque non voleva essere vista come bisessuata, i poliziotti dovettero inventarsi che, essendo Brahma il creatore, Sarasvati era una emanazione della mente di Brahma. Non proprio la costola di Adamo, ma siamo là.

Ti dispenso da tutte le giustificazioni che sono state trovate in seguito per spiegare agli antichi indù (pur sempre indoeuropei) delle cose che non potevano essere spiegate in nessun caso.

 Secondo questi racconti, la trimurti è una da un lato e trina dall’altro.

Ancora peggio fecero tuttavia con Vishnu, il quale è stato illustrato dai poliziotti come una figura maschile e inoltre, non si sa bene perché, come il Conservatore. Poi c’è Shiva, il Distruttore.

Probabilmente, non sapendo come meglio spiegare, i poliziotti arrivarono alla spiegazione che Brahma, il Creatore, era sopra le nascite, Vishnu, il Conservatore, era sopra la vita e Shiva il Distruttore, era sopra la morte. Insomma, i tre periodi della vita umana: anabolico, metabolico e catabolico.

Questa tradizione è importante perché i Romani erano indoeuropei e quando successero i fatti di Gesù, si cercò di cambiare l’impianto fondamentale, perché gli indoeuropei preferivano una storia con la trimurti.

Riepilogando, il discorso del monoteismo assoluto da una parte e della trimurti dall’altra è dovuto a pressapochismo, superficialità e disprezzo nei confronti degli umani, considerati poco più che animali.

Dopo secoli, nel concilio del 325 a Nicea, vicino ad Istanbul, (Costantino era stanco di queste discussioni che potevano nuocere al suo impero), mentre si sapeva che il Padre corrispondeva certamente a Brahma, al fine d’indottrinare il popolo non si sapeva decidere se Gesù fosse meglio abbinarlo a Shiva oppure a Vishnu. Se Gesù avesse assunto la veste del Conservatore, lo Spirito Santo sarebbe stato il Distruttore.

Tutto sommato, tra le righe e le incertezze, si preferì definire lo Spirito Santo come Conservatore della vita e dei suoi valori (vedi la Cresima, il soldato di Cristo eccetera) e attribuire a Gesù il ruolo del Distruttore: diplomaticamente, però, per non farlo assomigliare troppo a Shiva e per evitare il termine poco piacevole di Distruttore, si preferì dire che anche Gesù era stato all’Inferno (quindi aveva pur indirettamente qualcosa a che fare con la distruzione e la morte) e che era Gesù colui che avrebbe coordinato la distruzione del vecchio mondo, avrebbe regolato la rinascita dei corpi e che avrebbe anche regolato la loro riunione con le anime alla fine dei tempi.

Una figura in qualche modo vindice: ti assicuro, per esperienza personale, che Gesù era molto meglio di come lo hanno successivamente presentato.

Il popolo, che costituiva l’Impero Romano, ascoltava ed era contento di una trimurti che sentiva, nel profondo del proprio cuore indoeuropeo, più adatta alle sue idee, piuttosto che l’unico Jahve dell’Antico Testamento: tuttavia questo non andava bene ai semiti… anche loro, in parte, facevano parte dell’Impero Romano.

Il primo grosso problema fu che un poliziotto (o più di uno) aveva diffuso, in giro per l’orbe terracqueo, idee leggermente diverse, chiamate Arianesimo: mentre i Connessi niceani si dilungavano su come Gesù fosse stato generato (con manipolazione genetica del DNA, come vedremo), Ario (un Connesso ad un poliziotto poco accorto) sosteneva che, se Gesù fosse stato generato, non sarebbe potuto esistere da sempre e perciò doveva per forza essere fatto della stessa sostanza di Dio Padre, ma non proprio ugualissima, per mantenere un certo rispetto e una certa distanza. Come conseguenza di quel che diceva Ario, si pensò bene di accusare Ario e di dire che la colpa era anche degli Eddah: quest’ultima idea andava sempre bene.

Queste cose dipendevano dal fatto che i poliziotti andavano un po’ a ruota libera e non sapevano come spiegare che in certe zone era stato diffuso il concetto di monoteismo e in certe altre il concetto di trimurti. Non bisogna comunque prendere tutto alla lettera, anche se alcune cose, per i loro riflessi storici, sono importanti.

Ma torniamo a Mosè, che non è esistito ed è una figura inventata: diciamo un qualcuno che ha scritto il Pentateuco.

Si dice che i poliziotti, per concentrare la sua attenzione, usarono un roveto infuocato in cima a una montagna: la montagna e il roveto sono analoghi al Pizzoc e al caprone. Una montagna perché forse questi poliziotti, come noi, non avevano una tecnologia eccelsa e il roveto era al posto del caprone. Se il roveto era anche ardente, l’effetto di attrazione e suggestione su Mosè poteva essere certamente più profondo”.

Io dissi che mi sembrava chiarissimo.

Belial: “Vedo che segui bene. Proseguo: scrive Mosè nel Genesi che l’uomo all’inizio non sapeva niente di sesso e la donna non c’era. Ovvio: era un uomo ermafrodita… Poi arrivammo noi per fare il bisessualismo e il Genesi dice che la donna fu creata da una costola di Adamo: ingegnoso, non c’è che dire.

Questo riflette il punto di vista dei Potenti: Adamo ed Eva erano ancora nel giardino dell’Eden, quando ti arriva il serpente (che poi hanno detto che ero io…) il quale fa nascere la sessualità. Non si trova di meglio che prendersela con una mela. Mangiata la mela, si accorgono di essere nudi: l’attrazione sessuale esiste ufficialmente da tale istante… distinguono il bene dal male, cioè l’ermafroditismo dal bisessualismo e quest’ultimo è il male.

Satana è sterilizzato, è lui (sono io) il punito e si dichiara ufficialmente che ci sarà sempre una incompatibilità tra il seme di Satana e quello dei figli di Eva. Per forza, siamo stati sterilizzati… come può esserci compatibilità?  Mentre Adamo come ermafrodita era immortale, passando con Eva alla bisessualità dovrà morire.

Adamo ed Eva sono poi cacciati dal giardino dell’Eden perché non possano prendere frutti dall’albero della Vita, dal quale peraltro, in condizioni di ermafroditismo, avevano sempre attinto perché l’immortalità l’avevano già:

Ecco, l’uomo è diventato come uno di noi, quanto alla conoscenza del bene e del male. Guardiamo che egli non stenda la mano e prenda anche del frutto dell’albero della vita, ne mangi e viva per sempre. (Genesi, 3, 22)

E soppressero l’azione delle cellule staminali. Ergo, con l’ermafroditismo precedente, l’evoluzione logica era l’immortalità; ora invece, con il bisessualismo, l’immortalità andava evitata: niente staminali, soprattutto perché era un bisessualismo frutto delle opere di Satana…

Altre cose che si possono osservare sono annotazioni di tipo antropologico, come Abele pastore e Caino contadino.

Sembrano contrasti innocui: invece è chiara la preferenza dei Potenti per i pastori, altrimenti non si spiega assolutamente la ragione della preferenza per Abele. 

Il ragionamento dei Potenti è il seguente: dato che ci sono i bisessuati e che non possiamo eliminarli perché esiste la regola numero uno, lasciamo gli uomini alla pastorizia il più possibile, evitiamo che diventino contadini, in modo che il loro sviluppo sia il più lento possibile.

 Con l’agricoltura si possono grosso modo decuplicare gli abitanti di una zona.

 Invece noi di Eddah appoggiavamo i contadini, forieri di popolazioni numerose e che potevano venirci utili: non si poteva conoscere il futuro…

 Caino, il contadino, è subito illustrato come un assassino mentre Abele, il pastore, è il prediletto.

Ti dispenso dai discorsi sul Diluvio Universale, tutta una simbologia che non ha senso per il nostro discorso, che è servita tuttavia per accomodare altre cose che qui non sono rilevanti.

 Quello che invece è importante, anche nel nostro discorso, è l’episodio della Torre di Babele.  Benché ci siano delle trasposizioni cronologiche incredibili, è un fatto che noi di Eddah si abbia lavorato parecchio, a livello di emisfero sinistro cerebrale, e più precisamente nella zona parietale sinistra inferiore, per cercare di evitare che gli esseri umani avessero lingue diverse: questo poteva aiutare ad accelerare lo sviluppo umano.

Tu sei laureato in lingue e sai che questo è difficilissimo, tuttavia, ancora due milioni di anni fa, in previsione della differenziazione possibile delle lingue, avevamo lavorato per inserire, a livello cerebrale, delle opportune istruzioni nel DNA, tali che le basi della linguistica, non ancora sviluppata, fossero tendenzialmente unificate. Questo avrebbe, a suo tempo, accelerato l’evoluzione della specie umana che era ed è il vero obiettivo degli Eddah.

Naturalmente, i Potenti hanno preso male anche questo nostro tentativo ed ecco la fiaba della Torre di Babele… il tentativo di accelerare lo sviluppo umano venne bloccato: i bisessuati sono a mala pena tollerati e si deve fare in modo che crescano il meno possibile. Se si capiscono tra loro e magari diventano anche contadini, chi li fermerà?

Mi viene in mente il mito di Prometeo: quando abbiamo cercato di insegnarvi ad usare il fuoco, siamo stati ostacolati dai Potenti in tutti i modi possibili e immaginabili. Poi hanno dovuto arrendersi sempre per la regola numero uno.

C’è di vero che noi andiamo meglio a comunicare con voi dai cocuzzoli, quindi, dato che in Mesopotamia difettavano le montagne, le ziqqurat erano delle piramidi, delle torri che volevamo far realizzare ai nostri interlocutori: lo stesso discorso vale per la Torre di Babele, che non voleva essere altro che una ziqqurat enorme.

Ripeto che, a causa delle loro super-tecnologie, i Potenti, per comunicare, non hanno bisogno di porre i Connessi in luoghi sopraelevati e riescono pertanto a contattare i Connessi anche  se non si trovano sui cocuzzoli: questo lo possono fare quasi sempre anche i loro poliziotti.

 Un’altra cosa importante è la dichiarazione di alleanza tra Abramo e i Potenti, così ti spiego le razze preferite e quant’altro. Per non stare a manipolare in continuazione i nuovi nati, operando a livello di DNA in Abramo, ci si poteva assicurare che le premesse per la Connessione dei figli fossero già pre-inserite a livello genetico.

Erano stati manipolati alcuni neuroni, come quello del monoteismo eccetera. Israele, popolo prediletto da Dio, significa semplicemente che c’è stata una piccolissima manipolazione genetica, peraltro molto laboriosa, su Abramo (si fa per dire) in modo che i suoi figli fossero pre-sintonizzati, pre-cablati, per la ricezione futura, in altre parole per la Connessione futura. 

A parte gli ebrei, queste connessioni con i poliziotti dei Potenti non sempre sono state fatte bene. Certamente anche perché i Potenti non eseguono mai la manipolazione in prima persona. Noi invece, modestamente, siamo bravi e creiamo dei sistemi funzionanti.

In ogni caso, ultimamente, la pre-selezione degli Ebrei non è stata più portata avanti.

I cimbri, a loro volta, hanno una particolare ricezione cerebrale per parlare con noi, e questo sin dal vostro secolo XIII, quando eravate in parte in alta Baviera e prima ancora in quella che oggi chiamate Danimarca.

Stranamente, i Potenti su questo non sono intervenuti. Noi non capiamo bene, ripeto, dove intervengano, quando e perché“.

Io: “Pretendono che le regole le applichiate voi e loro non lo fanno sempre. Una vecchia storia: fai quel che ti dico ma non guardare quello che faccio. Non dirmelo più“.

Belial: “Bravo… io ci tengo a dirtelo, forse si era capito che ci tengo… proseguo ancora: ci sono stati dei casi, come ti dicevo l’altra volta, dove nel cervello di certi gruppi umani entrarono i Potenti, in altre parole i loro incaricati. Poi, forse perché le cose erano state fatte male, il progetto veniva abbandonato e il gruppo era lasciato libero: è un po’ il caso degli Ebrei.

Certe volte, se il gruppo era abbandonato, lo potevamo agganciare noi. Certe volte, invece, ci veniva impedito. Certe altre volte ancora, i Potenti ci estromettevano da un gruppo senza subentrare e infine certe volte ci estromettevano e subentravano. Mah… non è chiaro. Qualche rara volta inoltre poteva succedere che certi uomini fossero contemporaneamente in contatto con noi ed anche Connessi con loro: sono stati comunque casi molto rari.

Tutte queste cose contraddittorie probabilmente non sono manifestazioni di qualche trama complessa e profonda: potrebbe essere che tali contraddizioni dipendano da idee poco chiare, confuse ed approssimate, da mancanza di obiettivi certi.

Sulla Terra, anche parlando di Satana, ci si trova alla presenza di molta confusione, certe volte creata per poca attenzione e certe altre creata in malafede dai poliziotti. A questo proposito, i poliziotti a loro volta, in certi casi, hanno dato l’incarico ad altri sub-poliziotti, creando il caos più totale: aggiungi il solito fatto spiegato precedentemente e cioè che un Connesso, quando un poliziotto gli fa un discorso, tende ad aggiungerci del suo o comunque a modificare.”

Io: “Ho notato che usi preferibilmente il termine poliziotti e raramente usi il termine angeli…“

Belial: “Sarà un po’ di rancore… ma veramente non siamo noi i cattivi. I poliziotti, pur di farci sfigurare, hanno spiegato che, se uno non crede in Dio, la colpa è di Satana: ti sembra questo un comportamento da angelo? Inoltre, quando delle bande di delinquenti commettono efferati delitti, i colpevoli siamo sempre noi.

Magari i delinquenti stessi erano la conseguenza di esperimenti andati a finir male (o forse bene, chissà? dato che mi chiamano il Maligno, potrei anche malignare).

Nei casi di esperimenti finiti male bisogna inventare delle scuse per salvare la faccia: questo peggiora il ginepraio.

 I Potenti non sempre si accorgono di questi errori e noi non abbiamo mai saputo se veramente non si accorgano o se facciano finta.

A proposito dei delinquenti che compiono i delitti, per nascondere la realtà, si auto-proclamano fuorviati da Satana: creano dei rituali assurdi, dove in qualche modo c’entriamo sempre noi… questo, agli occhi della società umana, diminuisce le loro colpe nella misura in cui una parte delle colpe stesse viene scaricata su di noi Eddah.

I poliziotti applicano il sistema della denigrazione scientemente: denigra, denigra, qualcosa resterà… il colpevole di tutto è sempre il disgraziato che proviene dal pianeta Eddah. La vera nostra colpa è di essere bisessuati: questa è la verità vera“.

Io: “A sentire quel che dici, col dovuto rispetto, sembra che voi di Eddah siate delle mammolette…”

Belial: “No, non siamo delle mammolette ma nemmeno siamo dei delinquenti. Non può essere sempre nostra la colpa di tutto quello che succede qui sulla Terra, anche se noi abbiamo manipolato il codice genetico all’inizio.

Gli altri hanno fatto cose anche peggiori di quelle che abbiamo fatto noi; noi avevamo uno scopo positivo e loro invece molte volte fanno solo esperimenti o quanto meno non è reso noto lo scopo ultimo. Come quello in corso in Germania dal 1937… ma ne riparleremo.

Quando penso a queste cose, mi convinco sempre di più: i Potenti non possono essere Dio. Ripeto ancora che, incaricando poliziotti e sub-poliziotti, si creano le premesse per agire come si vuole ed eventualmente incolpare i poliziotti e anche punirli.

Avendo questi signori alcuni miliardi di anni di evoluzione e di tecnologia in più rispetto a noi, in realtà fanno quello che vogliono senza regola alcuna: per imbonire i Connessi, una spiegazione a posteriori si trova sempre”.

Io: “Per adesso, mi sembra che quello che dici abbia una logica, anche se ancora ne so poco“.

Belial: “Ti darò degli spunti, in modo che tu eventualmente li possa approfondire.

Quando una persona muore, le connessioni logiche del soggetto possono essere conservate, se ne vale la pena. Ad esempio, diciamo che il cervello di Leonardo da Vinci non era male. In tal caso, i Potenti fanno una copia del contenuto del cervello, ma la copia è piuttosto limitata rispetto a ciò che era il cervello quando il soggetto era vivo.  La copia è più simile a una macchina piuttosto che a un cervello.

Nel 1931, lo scienziato austriaco Kurt Gödel

[Teorema dell’incompletezza.]

ha dimostrato che una macchina non potrà mai avere la capacità di un cervello. Forse l’ideale sarebbe di prendere il contenuto astratto, sinaptico, del cervello un momento prima della morte.

Noi non abbiamo ancora la tecnologia per fare questo e forse i Potenti l’hanno. Se invece il cervello non è considerato interessante, lo stesso è definitivamente trascurato: questo potrebbe essere quello che voi chiamate l’Inferno, cioè il nulla. In altre parole, nessuno fa una copia di tutte le connessioni sinaptiche del cervello stesso, che dopo un poco muore.

Per fare la copia non c’è molto tempo, diciamo alcuni minuti. Per tale motivo noi cerchiamo di arrivare subito sui cervelli che ci sembrano interessanti. Molte volte, contemporaneamente, i Potenti si impossessano del morto e dobbiamo stare zitti.

Ci sono dei casi in cui noi eseguiamo velocemente la copia sinaptica e i Potenti non si dimostrano interessati. Abbiamo parecchie immagini sinaptiche, oltre diecimila. Con queste, possiamo avere delle conversazioni, anche se ogni tanto ci si accorge di qualche limitazione”.

Io chiesi che mi facesse qualche esempio.

Belial: “Mani, Buddha, Attila, Giulio Cesare, Platone, Leonardo da Pisa detto Fibonacci, Tocqueville, Robespierre, Nerone, Gengis Khan, Savonarola e molti altri, sconosciuti o quasi, selezionati con criteri cronologici, in modo da avere una copertura di presenze, periodo per periodo”.

Io chiesi se avessero anche Alessandro Magno.

Belial: “No. L’hanno preso i Potenti e noi non lo possiamo consultare. Lo può fare qualche Connesso, in particolari condizioni.

Per Alessandro Magno, ad esempio, potremmo seguire la seguente trafila, anche se non sempre riesce:

Avviciniamo una persona intelligente e la indottriniamo.

La mandiamo a parlare con un Connesso che si presti a fare come da medium.

Gli diciamo di chiedere qualcosa ad Alessandro”.

Espressi il desiderio di conversare con Attila.

Belial: “Fammi le domande ed Attila ti risponderà“.

Io: “Volevo sapere come mai non è arrivato sino a Roma“.

Dopo un poco, Belial rispose: “Ti dico quello che mi sta dicendo Attila stesso in questo momento. Leone I gli disse cose della sua infanzia che nessuno poteva sapere, perché egli non le aveva raccontate a nessuno: questo impressionò Attila, non avvezzo a giochi di società.

Inoltre, Attila vedeva a fianco di Leone I un personaggio vecchissimo, con una spada di fuoco, che gli incuteva un enorme timore. Leone I gli disse che il suo destino era di morire per perdite di sangue nella testa e che questo gli era già successo nel passato: in effetti, Attila soffriva fin dall’infanzia di epistassi. Anche questo non lo sapeva nessuno e anche questo sconvolse ulteriormente il povero Attila.

Leone I gli disse inoltre che, se avesse attaccato Roma, sarebbe morto per le perdite di sangue nella notte dell’attacco, altrimenti fra qualche tempo e non subito. Attila, sconcertato, preferì tornare sui suoi passi“.

Io: “Sono senza parole… ho parlato indirettamente col re degli Unni…”

 Belial: “Ti aggiungo che, sino alla battaglia di Chalons,

 [Nei pressi dell’odierna Châlons-en-Champagne, Francia.]

detta anche dei Campi Catalaunici (o Catalauni o Maurici) del 20 giugno 451, dove fu sconfitto dal generale romano Ezio, Attila aveva subito una delle famose manipolazioni cerebrali che non si dovrebbero fare ma che i Potenti fanno fare ai loro scagnozzi quando a loro comoda.

La manipolazione consisteva nell’aver inserito nel suo inconscio un semplice desiderio: «Se non vuoi essere annientato, devi annientare gli altri e conquistare il mondo“. Ma questo desiderio fisso nella testa di Attila non fu sufficiente a sconfiggere Ezio ed il suo esercito.

Subito dopo si levò, negli alti consessi della trimurti, il coro farisaico: «Non bisognava intervenire sui nativi!».

Ovviamente, questo si dice quando le cose si mettono male…

I poliziotti tolsero allora l’idea fissa dalla testa di Attila e, nel 452, sul Mincio, quando Attila arretrò davanti al Papa, era ormai un poveraccio qualsiasi. Ecco chi sono questi angeli: hanno abbandonato Attila, dopo averlo messo nelle peste.

Come se non bastasse, nel 452, Leone I era stato trasformato rapidamente in Connesso e gli erano stati forniti tutti i particolari sulla vita passata di Attila e sulle sue perdite di sangue abituali.

Inoltre il vecchio con la spada di fuoco era un’allucinazione fortissima e noi lo sappiamo perché, dopo la cancellazione del desiderio fisso di conquistare il mondo, noi eravamo in condizione di analizzare il suo cervello.

L’allucinazione del vecchio con la spada di fuoco era talmente forte che non riuscimmo ad impedirla. Veramente un voltafaccia indegno.

Non è che Attila fosse uno stinco di santo: tuttavia il suo comportamento andava giudicato senza l’idea fissa che gli era stata inserita nell’inconscio.

Probabilmente, ne avrebbe combinate di tutti i colori in ogni caso: ora tutti noi siamo obbligati a riconoscere che un giudizio sereno sul personaggio non potrà mai più essere dato.

Per Gengis Khan vale quasi lo stesso discorso: anche lui è stato abbandonato. Per Alessandro Magno, invece, è diverso: gli fu instillato lo stesso tarlo di Attila e di Gengis Khan, ma Alessandro non era un selvaggio: era più equilibrato, più colto.

Non sappiamo bene quale fosse il disegno che stava dentro alla mente di Alessandro, ma qualcosa non andò bene e decisero di chiudere l’esperimento. Forse era un indoeuropeo che stava sottomettendo troppi semiti, non sappiamo. Eppure non era un contadino.

Forse fu perché non era molto manipolabile e non c’era verso di trovargli dei punti deboli.

Ai Potenti, per finire l’esperimento, non rimase altro che toglierlo di mezzo, facendolo avvelenare da un cortigiano del re Medio, a Larissa.

[Lat. 39.619721° N, long. 22.463330° E.]

Le connessioni sinaptiche se le sono prelevate loro un poco prima che Alessandro morisse“.

A questo punto gli chiesi di Gesù Cristo.

Belial: “Lo immaginavo… da molto tempo la trimurti aveva deciso che, in linea di massima, anche i loro poliziotti avrebbero dovuto diffondere tale verbo, già diffuso presso gli indoeuropei.

C’era il problema dell’Arca dell’Alleanza: i Potenti avevano fatto, a suo tempo, una manipolazione genetica a quelli che oggi sono definiti gli Ebrei, per osservare costantemente un pool genico modificato in evoluzione.

Per fare questo, era stata anche creata la storia di Jahve unico, così come riportata dall’Antico Testamento e, in tale contesto, di trimurti non se ne parlava nemmeno.

Bisognava quindi risolvere il problema della coesistenza del monoteismo e della trimurti. Nel frattempo, una delle civiltà della trimurti, quella che noi possiamo chiamare Shiva (che poi nella tradizione diventerà il Figlio) si convinse di poter fare un esperimento: un impianto genetico tale che il DNA dei Shiva potesse combinarsi col DNA degli uomini. Dato che ormai l’ermafroditismo umano non poteva essere ristabilito, tanto valeva provare ad innestare il DNA dei Shiva nel DNA del nascituro di una donna terrestre. Tieni presente che il DNA dei Shiva sarebbe stato ‘mascolinizzato’ e non avrebbe mantenuto il carattere di ermafrodito.

L’obiettivo era che la creatura potesse dare inizio ad una nuova specie umana, alla faccia della regola numero uno. Solo in seguito i Potenti (Brahma) si resero conto che gli associati Shiva avrebbero potuto acquisire maggiore influenza sulla Terra e poi, chissà… e solo ancora dopo si accinsero a boicottare l’esperimento. Gesù andava eliminato, altrimenti si sarebbe sviluppata una nuova specie bisessuata più potente di quella esistente.

Riprendiamo la nostra storia. Con secoli di anticipo, gli Shiva o chi per loro crearono dei Connessi, i quali profetizzarono la venuta di un Re, eccetera; anzi l’interessamento fu tale che ci furono due esperimenti particolarmente importanti: Giobbe ed Elia.

La Bibbia dice che Dio abbandonò Giobbe all’influenza di Satana per vedere se rimaneva fedele (bella occasione per mettermi ancora in cattiva luce).

Questo serviva a loro per giudicare la natura profonda degli uomini: vuol dire che non la conoscevano.

A Giobbe, in maniera analoga a quella di Attila, fu instillato il chiodo fisso: «Sii fedele, sarai ricompensato». Subito dopo, glie ne fecero di tutti i colori.

Giobbe, col suo chiodo fisso, resistette e questo depose bene per il proseguimento dell’esperimento genetico: si poteva non essere traditi. Il testo relativo è stato scritto nell’esilio di Babilonia, nel 600 avanti Cristo. Dobbiamo ora spendere due parole sul Connesso Elia (873 avanti Cristo).

Elia fu informato della necessità di recarsi presso Dio. In realtà si voleva prelevare il suo DNA per nuovi accertamenti, onde completare l’esperimento genetico per Gesù Cristo prossimo venturo. Elia fu caricato su di un’astronave (carro di fuoco e relativi cavalli)

[Secondo Libro dei Re, 2,11]

e portato lontanissimo, con un viaggio peri-temporale, nelle cliniche genetiche dei Shiva.

 Elia non fece più ritorno e non si è mai saputo il perché. Può darsi che sia successo qualcosa, forse un errore in sala operatoria.

Sembrava tutto bene: si predispose quindi la base genetica per la grande operazione sulla Madre di Gesù.

Molti Connessi, dicevamo, furono chiamati ad annunciare preventivamente l’evento: lo stesso Elia, poi Natan, Michea, Isaia, Geremia, Ezechiele, Gioele, Daniele, Malachia, Osea, basta prendersi una Bibbia e informarsi. Una schiera di Connessi che prepararono psicologicamente l’evento e diffusero la profezia; oltre, naturalmente, a Giovanni il Battista che fu addirittura contemporaneo del Nazareno.

Gli Shiva pensarono bene di connettere anche un particolare gruppo di ebrei, che vivevano vicino a Nazareth, dove sarebbe stato fatto l’esperimento.

Si trattava della setta degli Esseni che parlavano aramaico (la lingua di Gesù) e che lasciarono tutti i documenti che io so trovarsi nelle grotte del Mar Morto e che per ora non sono ancora stati scoperti. Anzi, potresti parlare con qualche studioso ed informarlo, perché la loro scoperta contribuirebbe a chiarire molte cose.

[Scoperti, grazie ad un caprone(!), nel 1947 a Qumran, nel Mar Morto. Il caprone era forse Belial?]

 Ricordati che dobbiamo dimostrare la verità: Gesù è esistito veramente, non come negano gli illuministi moderni. In questo, sono spinti dai Potenti che vorrebbero far dimenticare l’episodio dell’eliminazione di Gesù e del possibile aumento del potere dei Shiva.

Ci sono parecchi punti di concordanza tra la dottrina degli Esseni e il primo cristianesimo, quindi con gli insegnamenti di Gesù.

Ad esempio, gli Esseni presero un principio da Hillel,

[Hillel il Vecchio (60 a.C.? – I sec. d.C.) rabbino ebreo.]

o Hillel lo prese dagli Esseni: si tratta del Principio della Reciprocità, inaudito per quei tempi: «Ciò che non è buono per te non lo fare al tuo prossimo». Gesù volle modificarlo in modo ancor più impegnativo e più aggressivo: «Tratta il prossimo tuo come te stesso».

Possiamo collegare alcuni insegnamenti di Gesù alla scuola degli Esseni.

Gli Shiva pensarono bene di dare inizio all’organizzazione degli Esseni a partire dal II secolo a.C.: di vita appartata e solitaria, vivevano in comunità monastiche ed erano, come dicevo, destinati ad essere gli insegnanti di Gesù Cristo. Come vedi, nulla fu lasciato al caso.

Gesù nacque. Era il primo essere umano ad avere un impianto genetico che veniva da madre umana e da padre cosmico: l’operato dei Shiva.

Gesù seppe pochissimo fino ad una certa età, quando, ancora bambino, oltre che essere indirizzato verso gli Esseni, sentiva un irresistibile desiderio di conoscere le strutture sociali e religiose degli ebrei.

Non era un Connesso: era molto di più. Metà uomo e metà Cosmico (Shiva) e lo venne a sapere molto presto.

 Non aveva voglia di stare in casa con i suoi e, quando gli era concesso, oscillava tra gli Esseni e i religiosi dei vari templi che si trovavano lì attorno.

Giacché non mi era interdetto il contatto perché non era un Connesso, provai a contattarlo

 [Matteo, 4,1 e seguenti.]

(per gli Shiva era una sfida nei miei confronti, per vedere cosa poteva succedere), ma nella sua psiche era radicato il fatto che lui era un Cosmico, uno Shiva.

 Inoltre gli era stato suggerito di stare tranquillo perché tutte le prove che avrebbe dovuto eventualmente affrontare erano state previste e le avrebbe comunque superate.

 Per mettermi in contatto con Gesù, non potevo rischiare di farlo da lontano e mi accinsi a compiere un viaggio peri-temporale sin sulla Terra. Non sono vere quindi tutte le storie di cui parla Matteo (Mt 4,5, Mt 4,8 e Mt 4,10): non riuscii comunque a far cambiare idea a Gesù.

Gesù non sapeva forse come sarebbe andata, comunque pensava che tutto sarebbe finito molto meglio di come poi successe veramente: o per lo meno questa è la mia opinione.

Noi di Eddah non sapremo mai cosa sia veramente successo, a parte quello che sanno tutti.

Forse un litigio tra i Potenti (Brahma) e gli Shiva?  Questa sarebbe una spiegazione plausibile, perché l’esperimento sino a quel momento era andato benissimo: Gesù, benché educato alla modestia e alla riservatezza dagli Esseni, aveva parecchie doti sovrumane, che gli venivano dal fatto di essere mezzo Shiva.

Doti taumaturgiche: faceva sparire i batteri (cioè guariva le malattie).

Doti ortopediche: raddrizzava gli storpi e aveva anche la capacità di risistemare le funzioni vitali, come nel caso di Lazzaro.

Un nuovo Re, una nuova specie umana… molto bello, molto interessante… ma… era bisessuato e inoltre collegato agli Shiva, e questo per i Potenti era un problema non considerato: forse dapprima i Potenti, probabilmente, non credettero che gli Shiva sarebbero potuti riuscire nell’impresa e lasciarono fare, alla francese.

Poi però i Potenti-Brahma si trovarono di fronte a un fatto compiuto e inoltre, col successo dell’esperimento, loro non c’entravano assolutamente niente: era tutto merito degli Shiva. Per loro, questo probabilmente non era accettabile.

In una riunione, tra frasi diplomatiche e gentilezze apparenti, si può immaginare che i Potenti facessero valere il loro punto di vista: si trattava di un intervento eccessivo, genetico, sociale, culturale, non consentito dalla regola numero uno, foriero di una nuova specie. Addirittura, se possibile, questo era peggio di quello che avevamo fatto noi.

Miscuglio genetico… Gesù fu abbandonato al suo destino e la famosa frase «Elì… Elì… làmma sabactanì…»

[E’ in aramaico, la lingua di Gesù: “Dio… Dio… perché mi hai abbandonato…”]

è straziante nella sua essenzialità. Deposto dalla croce e sepolto, il corpo fu recuperato dai poliziotti, caricato su un’astronave e portato presso gli Shiva.

La sua forza psichica era invece stata recuperata prima, sulla croce, poco prima del decesso: essa si trova dunque presso gli Shiva? sembra di no, per lo meno non più.

Sembra che non sia nemmeno presso i Brahma e tanto meno presso i Vishnu.

La scomparsa della sua psiche è il più forte indizio che abbiamo per pensare che, sopra la trimurti, ci sia qualcos’altro.

Gesù, dopo la crocifissione, rimase accessibile come spirito per un certo tempo: non sappiamo né il come, né il perché.

Evitato il pericolo di una pre-dominanza degli Shiva, i Potenti dettero il via alla contro-contro-marcia.

Inizialmente, forse d’accordo con tutta la trimurti, Gesù istituì gli apostoli Connessi eccetera: questo per diffondere il concetto di trimurti-trinità, che doveva sostituire quello di Jahve, non più rappresentante la realtà politica.

Dopo un paio di secoli, forse per qualche altro contrasto all’interno della trimurti, le connessioni con Gesù non furono più così evidenti e di Gesù si perse ogni traccia.

O almeno noi.

Gesù fu un episodio unico ed eccezionale e lo stesso dicasi per l’esperimento.

Tieni conto che l’esperimento era stato pianificato da oltre mille anni“.

Io dissi: “Sembrerebbe, anche dagli errori commessi, che i Potenti non siano Dio… o che lascino fare parecchio, nel più puro stile francese, come tu dicevi poc’anzi. Sono perplesso e inoltre non hai fatto una sola critica su Gesù…”

Belial: “Vedi? Non è detto a priori che io sia il peggiore! Con Gesù ho parlato a lungo ed era una persona eccezionale. Aveva… aveva… era il migliore: sapeva anche cos’è la bisessualità, comprendeva anche gli Eddah, riuniva insomma tutte le doti… ti parlerò ora dell’Impero Romano, se sei d’accordo: il delitto commesso su Gesù è obbrobrioso e preferirei non proseguire nell’argomento”.

Gli risposi che proseguisse pur come meglio riteneva opportuno.

Belial: “Devi ricordarti sempre che i Potenti non hanno mai voluto saperne dei contadini.

Ti avevo fatto notare che lo hanno fatto scrivere anche nella Bibbia, con la storia di Caino e Abele.

Gli esempi che abbiamo visto erano di pastori-cacciatori-raccoglitori, anche commercianti: mai di contadini.

Questo, sempre per lo stesso motivo: i contadini possono far sì che la specie aumenti di numero in modo esponenziale, perché coltivando la terra assicurano maggior alimentazione.

Attila, Gengis Khan, Alessandro Magno, gli Ebrei: tra questi, non c’erano contadini. 

Noi eravamo della stessa opinione dei Potenti: i contadini potevano far aumentare di numero la specie. Solo che noi consideravamo i contadini positivamente. 

Nella speranza di godere della disattenzione dei Potenti, giocammo la grande carta e ci andò bene: l’Impero Romano.

Per quanto riguarda invece l’impero di Maometto II, voluto dai poliziotti dei Potenti, quest’ultimo era basato sui commercianti e quindi ci era estraneo.  D’altronde, gli arabi erano e sono semiti e quindi stretti monoteisti, ben diversi dagli indoeuropei.

Ritornando al futuro Impero Romano, la nostra convinzione principale era che la tenacia e l’impegno del contadino potessero essere la chiave per comandare il mondo, oltre che per nutrirlo.

Mille anni prima di Cristo, quando gli Shiva stavano creando la premesse per l’esperimento genetico di Gesù, cominciammo l’esperimento per lanciare alla ribalta i contadini.

Alcune piccole correzioni genetiche, apportate ai latini dell’Italia centrale, consistettero in un depotenziamento dell’interesse verso le doti artistiche e il commercio. Vi era invece un’amplificazione dell’agricoltura e di tutto ciò che serve per comandare il mondo.

 L’arte militare, la capacità organizzativa, il senso della collaborazione e del diritto, la capacità di creare infrastrutture, per non parlare dell’edilizia e della genetica da loro applicata: i romani arrivavano in una regione remota e, per creare delle basi solide, facevano sposare i loro legionari con le donne del luogo, creando dei rapporti indissolubili.

Contemporaneamente, ai legionari era assegnata della buona terra da coltivare: per dei contadini, da alcuni anni militari, questo era il massimo.

Quando i Potenti si accorsero del buon esito, cominciarono a metterci i bastoni tra le ruote.

Inviarono Pirro: egli tuttavia non aveva la tenacia necessaria.

Allora prepararono per bene i cartaginesi della Tunisia: l’indolenza levantina, proveniente dal sangue fenicio (erano commercianti), alla fine fu la causa della disfatta di Annibale Barca: gli ozi di Capua eccetera.

Una soddisfazione che non ti dico. I Potenti non potevano intervenire pesantemente: avrebbero sbugiardato loro stessi e tutte le loro affermazioni di principio. 

I romani continuarono, continuarono e continuarono ancora. C’era ordine, anche se la libertà era solo fumo negli occhi.

Anche se teniamo conto dei tempi, c’era comunque una buona dose di crudeltà: ma non si può pretendere che dei guerrieri siano delle mammolette, per usare la tua terminologia.

I Potenti, ovviamente, non si arresero e, al primo accenno di rilassamento, nel 300 dopo Cristo… dettero il via alle invasioni dei barbari, vedi Attila e tutto il resto che sai.

Ebbero la fortuna di farlo quando, seguendo i ritmi dei cicli sociali, l’Impero si trovò in fase catabolica: dico fortuna, perché loro dei cicli sociali dei bisessuati non hanno mai saputo assolutamente niente.

Come ha giustamente scritto Oswald Spengler 

[Oswald Spengler: Il tramonto dell’ Occidente.]

all’inizio di questo secolo, noi sapevamo già che il periodo di durata di una civiltà è circa pari ad un migliaio di anni: dal 700 avanti Cristo al 300 dopo Cristo… l’opera poteva comunque considerarsi compiuta ed avevamo dimostrato che i contadini bisessuati non erano secondi a nessuno.

Riprendendo il discorso di Roma, nelle assise cosmiche ci furono momenti di vera tensione.

Quando i poliziotti della trimurti fecero assassinare Giulio Cesare per bloccare i contadini, nel consesso inter-galattico scoppiò il pandemonio: era una violazione troppo evidente del primo principio.

I Potenti e la trimurti furono costretti a moderare i loro comportamenti: dovettero per qualche secolo evitare di interferire, fingendo di seguire i princìpi proclamati”.

Io uscii con espressioni di entusiasmo: “Bellissimo, straordinario, affascinante, piacevole, interessantissimo…”

Belial: “Per adesso ti saluto e ricordati dei manuali del Mar Morto: devi citare Qumran”.

Io: “Qumran… sicuro, ciao”.

Paolo Ballarin: “A questo punto vi devo leggere e, se volete, potete trascrivere, il passo del Mar Morto, che avevo omesso dagli appunti.” Paolo aprì il raccoglitore con la traduzione ufficiale in italiano e lesse:

 

Copia della lettera inviata ad Athanasius Yeshue Samuel,  Metropolita di Gerusalemme e per conoscenza all’Università Ebraica di Gerusalemme, professor Eliezer Lipa Sukenik.

 

Vallorch, Belluno, Italia , 31 X 1939, XVII.

            Reverendissimi, aspettatevi visite da Qumran, con dei rotoli manoscritti, in aramaico, che riguardano Gesù di Nazareth. Da duemila anni questo doveva succedere. Che la verità sia il nostro simbolo.

                                Antonio Azzalini

  

Poi, Paolo Ballarin aggiunse: “Ho fatto delle ricerche in biblioteca: vi riporto questo testo ripreso nel 2008 da Wikipedia, su Internet“.

  

I manoscritti del Mar Morto.

Attorno all’aprile del 1947, un giovane pastore beduino di nome Muhammad Ahmad al-Hamid, soprannominato Muhammad al-Dīb (Maometto il lupo), appartenente alla  tribù Ta‘amire, scoprì casualmente quella che oggi è chiamata Grotta 1, posta a circa 1 km a nord di Qumran.

 Sembra che Muhammad abbia scoperto la grotta inseguendo un caprone

 [Belial?]

che si era staccato dal suo gregge. Il giorno dopo, ritornò sul posto con un compagno e si arrampicò nella grotta, scoprendo una serie di giare di terracotta, tutte più o meno cilindriche e munite di coperchio, nelle quali erano stati deposti dei rotoli avvolti nel lino.

Secondo l’intervista fatta ai beduini nel documentario “L’Enigma dei Rotoli del Mar Morto” (The Enigma of the Dead Sea Scrolls), il giovane beduino aveva l’abitudine di tirare pietre nelle cavità che esistevano nei dintorni in cerca di tesori nascosti. E un giorno sentì il suono di un vaso che s’infrangeva.

Alcuni mesi dopo quell’inattesa scoperta, i beduini, con alcuni dei rotoli prelevati dalla grotta, si recarono a  Betlemme da un mercante cristiano di nome Khalil Iskandar Shahin, che comprò i rotoli in cambio di una piccola somma di denaro.

 

Khalil, che era membro della Chiesa Cattolica Sira, portò i rotoli a Gerusalemme dal suo superiore religioso, il metropolita Athanasius Yeshue Samuel, che a sua volta  li acquistò per 97,20 dollari.

Athanasius, avendo intuito l’importanza dei documenti, riuscì a scoprire la posizione della grotta, la raggiunse ed eseguì anche un provvisorio sopralluogo.

 

In seguito, l’ecclesiastico trasportò negli Stati Uniti i quattro rotoli acquisiti e si mise a cercare un acquirente.

Intanto, alla fine del 1947, altri tre rotoli furono acquistati per vie analoghe da un archeologo dell’Università Ebraica di Gerusalemme, il professor Eliezer Lipa Sukenik, che si rese immediatamente conto dell’autenticità e dell’antichità dei testi. Sukenik era il padre del noto archeologo Yigael Yadin.

 Il 29 novembre dello stesso anno, Sukenik si recò a Betlemme presso il mercante al quale i beduini si erano rivolti inizialmente. Il mercante esaminò le giare provenienti dalla grotta e altri materiali manoscritti, e li acquistò in blocco.

 La Guerra arabo-israeliana del 1948, seguita alla dichiarazione d’indipendenza d’Israele, bloccò le ricerche. Soltanto il 28 gennaio 1949 fu individuata la Grotta 1 e, fra il 15 febbraio e il 5 marzo di quell’anno, fu effettuato il primo scavo archeologico. Si trovarono giare, vasi, pezzi di stoffa e altri 70 manoscritti o frammenti, che si erano staccati da quelli ritrovati dai beduini.

Furono anche individuati, ad un chilometro a sud della grotta, i resti di edifici che costituivano l’insediamento umano di Qumran, fino ad allora variamente considerati.

 Gli istituti culturali israeliani si misero sulle tracce dei manoscritti per riportarli in loco. Nei primi anni cinquanta, Yigael Yadin, che si trovava negli USA, riuscì a contattare Athanasius Yeshue Samuel.

Venne a sapere che il metropolita non avrebbe ceduto i rotoli ad un acquirente ebreo, così alzò l’offerta a 250.000 dollari e ne venne in possesso tramite un intermediario.

Nel 1955 il primo ministro israeliano Moshe Sharett annunciò alla nazione che i rotoli erano stati tutti recuperati. Vennero esposti per la prima volta nel 1967, ma dopo soli due anni vennero ritirati per timore che si deteriorassero.

Negli anni successivi, grazie ai beduini e agli archeologi, furono scoperte altre grotte, sia nelle vicinanze di Qumran, sia in altre zone nel deserto di Giuda, lungo il Mar Morto e in altre località del sud d’Israele.

Le grotte e le fessure della roccia esaminate furono alcune centinaia; in una trentina fu ritrovato materiale interessante; in undici si è trovato materiale scritto su pergamena, papiro o rame.

Secondo la teoria del papirologo gesuita spagnolo José O’Callaghan, riproposta negli anni ’80 dal papirologo tedesco Carsten Peter Thiede, nella grotta di Qumran fu trovato anche il controverso papiro 7Q5, che per alcuni studiosi era un frammento non originale del Vangelo secondo Marco, precisamente dei versetti 6,52-53, cosa che farebbe di 7Q5 il più antico manoscritto dei vangeli conservatosi, scritto al massimo vent’anni dopo la morte di Gesù.

 Le tesi di O’Callaghan e Thiede furono contestate da vari storici e papirologi: ammettere l’esistenza dei Vangeli così a ridosso dei fatti raccontati in essi, scuoterebbe alla base l’insieme di teorie razionaliste e anti cristiane diffuse dall’illuminismo, da Voltaire in poi… [omissis di P. B.]

 Ω

 Paolo Ballarin: “L’omissis è mio, perché il testo si dilunga e si trova comunque nel web.

Ecco, c’è da notare l’episodio del caprone che guida il beduino verso la grotta: quasi certamente Satana, ovvero Belial…

Vedete come la realtà si annodi e si snodi in questi diari in modo quasi inestricabile.

Aggiungo che il seguente passo di Antonio Azzalini, che si trova subito sotto la lettera inviata, non era stato da me riportato negli appunti, ma si trova comunque nell’originale tradotto in italiano.

Vallorch, 2 novembre 1939.

Ho appena inviato le due lettere sopra citate. Sono sicuro di essere entrato in trance e che Belial me le abbia dettate. Quei due indirizzi, infatti, io non li conoscevo, non li ho cercati ed in vita mia non ho mai saputo niente di tutto questo. Mi sembrava di essere un profeta che scriveva sotto dettatura.

 

Paolo Ballarin: “Dal 2009 la Querini Stampalia è entrata in possesso, per una cifra ragionevole ed in modo legale, di una copia digitale dei Rotoli del Mar Morto. Mi sembra di poter dire, dopo questa dimostrazione, che il diario «Cimbri 2043» è un documento affidabile e oggi, in caso di necessità, noi possiamo contattare eventualmente Carlo Azzalini, figlio di Bruno.

Come saprete, Bruno ha sostituito nei diari, dal 2000, il padre Antonio: in quell’anno, Antonio è venuto a mancare. Bruno a sua volta è morto d’ictus cerebrale nel 2010, come lui stesso aveva anticipato a Luigi Bortolot, falegname cimbro di Vallorch, subito dopo avergli consegnato i diari che noi abbiamo chiamato «Cimbri 2043».

 Questi diari sono fermi al 2010. Noi, probabilmente, per sapere di più su quanto sta per accadere, dovremmo sentire Belial, con il tramite di Carlo Azzalini che è nato nel 1980 e quindi ha 63 anni in questo momento. In alternativa, anche Giovanni Giuponi è cimbro, è sempre del 1980 ed ha quindi anche lui 63 anni. Anzi,  potremmo chiamarlo al telefono…”

Giovanni Giuponi era vivo e vegeto. Sapeva di Carlo Azzalini e inoltre immaginava che probabilmente Carlo stava proseguendo nella scrittura del diario degli Azzalini.

Disse che, eventualmente, si poteva andare a fargli visita in quel di Vallorch. Anche Luigi Bortolot era vivo ed aveva la bellezza di 93 anni: continuava ad essere operativo nella sua falegnameria, compatibilmente con la sua età.

Paolo Ballarin: “Non ci resta che andare nel Cansiglio e ci andremo assieme a Giuponi. Se siete d’accordo, essendo le sette di sera… potremmo telefonare alle signore e portarle con noi in un bel posto. Anzi, io inviterei anche Giuponi e signora che abitano proprio vicino a noi…“

 Tutti d’accordo. Giuponi aderì volentieri: aveva voglia di rivedere Paolo Ballarin. Fissarono la cena per otto persone in una trattoria in Ruga Giuffa, una calle vicina al Campo Santa Maria Formosa: era una trattoria che da fuori non diceva assolutamente niente ma, una volta entrati, ci si trovava in un giardino meraviglioso, con un campiello interno privato riservato al locale. Sembrava il patio di una casa moresca o spagnola.

 La cena fu a base di pesce, con vino tocai freschissimo. Le tre signore erano a un capo del tavolo e parlavano allegramente tra loro.

L’unico che aveva lagnanze era Pietro Ballarin, il quale diceva che a Venezia si stava troppo bene e non sarebbe mai dovuto andare in America. Anzi, suggeriva al figlio Martin, ancora scapolo, di fare marcia indietro e di ritornare a Venezia, nella città di suo padre. Martin sorrideva e non si capiva se l’idea lo tentasse oppure no.

 Tutti cercavano di ascoltare Giovanni Giuponi con la maggior attenzione possibile, compatibilmente col vino.

 Giuponi stava spiegando come il calafataggio

[Francesismo: si tratta di un’operazione di manutenzione della parte sommersa di una barca, per renderla impermeabile ed evitare le insidie dell’acqua. Si esegue spalmando pece nera.]

delle gondole fosse un’arte: se, durante l’operazione, faceva troppo caldo, la pece si squagliava. D’altronde, se faceva troppo freddo, la pece s’induriva immediatamente e non la si poteva spalmare.

In quei giorni la pece era troppo calda per i calafataggi e così Giovanni era obbligato a lavorare poco… lo stesso avveniva quando faceva freddo… si poteva comunque bere un bicchiere in più perché a Venezia l’incubo di dover poi guidare l’automobile non è mai esistito. Non parlarono assolutamente dei diari di Satana.

1986_acque

Figura 7 – Un rio vicino alla Calle de le Acque, Venezia. 1986 – Ernesto Giorgi©

 

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