Il sogno [535]

GAB
Suddivisione schematica della mente umana secondo l’Analisi Transazionale.

Per parlare dei sogni, useremo un metodo inventato primamente da un medico psichiatra americano, Eric Berne (vedi biliografia). Tale metodo si chiama Analisi Transazionale. Usando tale metodo, tutti gli atteggiamenti dei nostri simili sono studiati ed esaminati alla luce dello scambio di opinioni che vengono fatte all’interno di una conversazione: le transazioni per l’appunto.

In buona sostanza, Analisi Transazionale significa analizzare esclusivamente il fatto che Tizio dice: “Ciao, come va?” e che poi Caio risponda, ad esempio: “Abbastanza bene, grazie.”

C’è gente che non mette il ‘grazie’, gente che dice ‘benissimo’, gente che dice ‘peggio di così’….

Tutte le conclusioni e tutte le osservazioni dell’Analisi Transazionale (che chiameremo, per abbreviare, AT) sono quindi basate solo ed esclusivamente sui dialoghi e sulle chiacchiere delle persone. Benché l’AT non esplori completamente la materia della psicologia umana, quello che esplora lo fa in maniera assolutamente scientifica. Tuttavia, l’AT non si occupa di tutto e questo è il suo solo limite.

Può essere quindi un modo divertente e piacevole per affrontare un argomento impegnativo, come quello della psicologia.

Ma allora, si dirà, non si esamina mai una persona da sola? Sì, ma lo si fa perché all’interno di ognuno di noi ci sono tre persone, che scriveremo con l’iniziale maiuscola per distinguerle dalle persone fisiche dell’uso quotidiano:

  • il G)enitore, che potremmo chiamare G.
  • l’A)dulto, che potremmo chiamare A.
  • il B)ambino, che potremmo chiamare B.

Quando una persona nasce, esiste, ovviamente solo il B)ambino. l’A)dulto comincia ad avere una certa consistenza quando il bambino (con la b minuscola) comincia a muoversi.

Il B)ambino riceve le prime istruzioni dal genitore (con la g minuscola, cioè il papà o la mamma) e un poco alla volta comincia a far suoi gli insegnamenti: “Non toccare il fuoco” viene detto molte volte dal genitore, sino a quando magari il bambino si scotta e allora il B)ambino comincia a creare dentro la sua mente un G)enitore, interiorizzando la voce del genitore che dice “Il fuoco scotta”.

Se i genitori educano bene il bambino, il B)ambino accoglierà un poco alla volta nel suo G)enitore gli insegnamenti dei genitori, sino a quando, vedendo il fuoco, sentirà dentro di sé la voce del G)enitore come se provenisse da un genitore fisico.

S’iniziano così delle transazioni interne tra G e B (G)enitore e B)ambino) che sono dei dialoghi a tutti gli effetti. Inutile dire che i dialoghi interiorizzati nel G)enitore non dovrebbero assolutamente essere contraddittori, perché allora il B)ambino si troverebbe nella C)onfusione che, come vedremo sotto, è una delle tre forme di disturbo mentale. Il dialogo all’interno, tra G e B, è la prima forma di dialogo per il nuovo arrivato e costituirà la base per i dialoghi con le altre persone fisiche.

Se il genitore fisico dà segnali o insegnamenti contrastanti, queste inesattezze si accumuleranno nel G)enitore e il B)ambino non sarà autonomo. Ad esempio, la madre dice: “Non piangere per niente, sciocco!” ma poi, per un diverbio con la propria madre, cioè la nonna del bimbo, a sua volta piange a dirotto. Il bimbo è come una spugna ed osserva… il B)ambino interiorizza nel G)enitore l’atteggiamento contrastante della madre e si trova con la seguente istruzione:

G)enitore >> (rivolto al) >> B)ambino: “Non piangere per niente ma certe volte si deve  piangere”.

Il B)ambino non riesce a capire e non sa giudicare la madre, perché se concludesse che la madre non è coerente dovrebbe avere trent’anni: cos’è il ‘niente’ per cui non si deve piangere e cos’è il ‘qualcosa’ per cui si può piangere? La madre non lo dice e noi sappiamo che nemmeno lo sa, ma il bambino è troppo piccolo per fare ragionamenti del genere.

Se la situazione non viene modificata (e di solito, purtroppo, non viene modificata) il B)ambino, in questi casi, si trova nella C)onfusione e per moltissimo tempo non sarà lucido ed aspetterà dalla madre dei chiarimenti definitivi, che indubbiamente gli dovrebbero essere dati.

Una delle conseguenze più gravi è che abbiamo anche due pignattoni: uno è il pignattone dei Fatti e l’altro è il pignattone dei Sentimenti. Ogni Fatto è legato indissolubilmente ad ogni Sentimento (Dimostrato dal neuro-chirurgo canadese Penfield, nel 1956).

Quando il B)ambino gioca e si diverte con la palla, abbiamo che il Fatto (giocare con la palla) genera un Sentimento (che bello, mi piace un mondo, piacere, soddisfazione: il sistema parasimpatico, addetto alle piacevolezze, trasmette al corpo un senso di benessere).

Quando, secondo il quadro confusionale precedente, il B)ambino si trova a dover piangere o vede la madre che piange, se riuscisse a non piangere sarebbe contento ma potrebbe essere uno dei casi (come la madre) in cui piangere si può e forse si deve.

Il B)ambino rimane a metà: non sa adottare il comportamento adatto, questo episodio fa parte del ‘piangere per niente’ e quindi non si può piangere oppure ‘fa parte del piangere per qualcosa (e quindi si può piangere) ? boh! chi lo sa?; gli mancano le istruzioni.

Nel pignattone dei Fatti c’è una situazione di pianto ma nel pignattone dei Sentimenti c’è disordine e confusione e soprattutto c’è che il B)ambino ha capito di non sapersi comportare in un modo sicuro. Questo mette in moto il sistema ortosimpatico, che tiene all’erta gli uomini incapaci di risolvere i problemi  e distribuisce sensazioni spiacevoli.

Abbiamo cercato di semplificare il più possibile.

Passiamo all’A)dulto.

L’A)dulto si dovrebbe formare senza l’intervento del G)enitore, ed è il magazzino dove il B)ambino mette le proprie esperienze personali, non suggerite né da papà né da mamma.

Ad esempio, i giochi come il Lego sono importantissimi perché il B)ambino fa carrettate di esperienze che mette nell’Adulto: sono cose sue, è lui, è il suo raziocinio e la sua abilità, è un Piccolo Professore all’opera. Se non ha problemi di C)onfusione, sarà più bravo nel gettare le carrettate di nuove esperienze nell’Adulto, perché non avrà perdite di tempo. Il B)ambino confuso da insegnamenti contraddittori ha sempre una parte della sua mente che in modo autonomo (inconsciamente) cerca di risolvere le contraddizioni della C)onfusione. Si calcola che il B)ambino confuso pensi inconsciamente alle sue contraddizioni trenta volte al minuto.

Ovviamente, va a finire che anche l’A)dulto viene contaminato dalle I)llusioni che gli vengono trasmesse dal B)ambino. Vediamo:

Il B)ambino dice al suo A)dulto, come se fosse un suo amichetto: “Quando c’è da piangere, vedrai che io so come fare, sono un genio, vedrai…” Ma è una bugia per tranquillizzare entrambi.

L’A)dulto, che non è altro che una parte razionale del bambino fisico, ha e non ha istruzioni chiare e alla prima occasione si accorgerà che il B)ambino non sa. L’A)dulto tuttavia NON HA il pignattone dei Sentimenti e quindi non ci pensa: solamente non è coerente, non è logico e non è in grado neppure lui di sapere se si deve piangere o meno.

Inevitabilmente, riceve dal B)ambino le istruzioni (approssimative ed indefinite) sul pianto ed impara ad accettare cose senza vagliarle alla luce del raziocinio, che dovrebbe essere la sua specializzazione.

Ripetiamo: l’A)dulto ha imparato ad accettare ‘il pianto ora sì e il pianto ora no’, così come gli viene propinato, quando invece il suo mestiere sarebbe di rifiutare istruzioni quando una spiegazione non sia chiara.

Si creerà un A)dulto debole,  plasmato per accettare supinamente.

Così, quando in questo A)dulto viene iniettata dal genitore fisico la seguente frase non dimostrata: “Le donne al giorno d’oggi sono di facili costumi”, egli, senza dire alcunché, prenderà la frase per buona e se la caccerà in pancia.

Alla prima occasione in società, dove magari stava facendo bella figura, se ne uscirà con la frase: “Le donne al giorno d’oggi sono di facili costumi”.

Se qualcuno gli dovesse chiedere il perché di tale affermazione, farebbe la figura del citrullo.

Questi sono i P)regiudizi. Guardiamo ora il disegno che mostra come la frittata sia completa.

contaminazioni

In realtà, quando l’A)dulto riceve un P)regiudizio, il B)ambino è presente e nel pignattone dei Sentimenti si aggiunge ancora qualcosa di negativo perché il B)ambino si rende conto di non aver saputo mantenere quell’ordine promesso all’A)dulto.

                    E veniamo al sogno.

E allora, cos’è il sogno?

IL sogno è un tentativo di alleggerire i Sentimenti negativi del pignattone.

Un esempio classico è sognare che si piange giocando con la palla.

Sembra un sogno idiota! Non lo è, e la logica è la seguente:

“Voglio abbinare a questa sensazione spiacevole e indefinita (colpa di mia madre, che non mi ha insegnato a dovere) del pianto un qualcosa che mi dia sensazioni positive, per alleviare il disagio: idea! se piango mentre gioco a palla, ho trasferito il Fatto del pianto in una realtà di sentimenti positivi.”

E un’idea così così ma piuttosto di niente si cerca di trovare qualcosa.

Poi, magari non si riesce a spiegare il sogno (attenzione: il fatto di non ricordarsi i sogni non significa che non vengano fatti, anzi, molte volte, inconsciamente, non si vogliono ricordare).

Ma purtroppo c’è un’altra via di uscita: sognare di bastonare il fratellino (o magari picchiarlo per davvero), così il fratellino piange e piange anche la madre, perché pensa che il figlio grande sia cattivo. Ma il nostro piccolo eroe (negativo) ha fatto il seguente ragionamento: “Tu mamma, ora piangi come me: questa volta piangi ma te la ripeterò ancora, questa scena,  sino a quando non piangerai più e allora anche tu sarai nella contraddizione.” Non solo lui: è giusto che anche gli altri piangano e non piangano, in rapida successione.

Ovviamente, abbiamo esasperato il concetto ma, se di questi insegnamenti errati e contradditori ce ne dovessero essere molti, i casi sono due:

  • Accettare C)onfusioni, I)llusioni e P)regiudizi, vivendo una vita che non vale la pena di vivere.
  • Prendere il foglio con tutte le istruzioni trasmesse dal padre e dalla madre (il Copione), distruggerlo e riscriverlo completamente. Questo significa cancellare completamente il G)enitore e riscriverselo da soli. Ovviamente, gettando via il foglio con le istruzioni (il Copione) che ci sarebbe dovuto servire per recitare la nostra parte nel teatro della vita, ci attende poi un’opera di ricostruzione difficilissima.

 

1 commento su “Il sogno [535]”

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