Una tragedia [539]

11sett2001

Quando arriverà l’11 settembre 2017 saranno passati ormai sedici anni dal tragico giorno delle Twin Towers.

Vogliamo dare ai nostri lettori delle informazioni su quanto successo, perché si rendano conto dalla realtà. Non suggeriremo conclusioni: ognuno sarà libero di interpretare i fatti a suo piacere.

Chi scrive era un addetto ai lavori e non ha ancora capito come sia stato possibile passare sotto silenzio quanto andremo dicendo. Questo è possibile forse solo per la superficialità del genere umano. L’idea generale è che, così come sono passati sotto silenzio questi fatti, chissà per quanti altri fatti sarà successa la stessa cosa.

Di solito, da un punto di vista tecnico, un bravo operatore riesce a capire, con gli opportuni strumenti matematici, per lo meno a grandi linee, se sia o meno il momento di attendersi una borsa debole, dove i venditori si liberano delle azioni possedute. Ebbene, siamo al 22 maggio 2001 (punto A): le cose vanno bene e l’indice Dow Jones Industriali, l’indice più importante del mondo, sta rispecchiando l’economia e sta salendo dal valore di 7359 del primo settembre 2000 sino all’11369 del 22 maggio 2001. Si tratta di una salita al 54.49%, pari al 72,65% annuo.

Il punto A della figura mostra la parte finale di questa salita, coi valori appena esposti. Improvvisamente, senza motivo apparente, qualcuno di molto forte comincia a vendere quantità elevatissime di azioni. La gente, tuttavia, cerca di comperare il più possibile perché l’economia sta andando bene. Nonostante tali acquisti, la borsa americana scende comunque sino al 4 agosto 2001, quando l’indice vale 10464, realizzando una perdita del 7.96% (Punto non segnato sul grafico).

Ci si aspetta che il ribasso rallenti ed invece accelera spaventosamente: al 10 settembre sera, prima delle Torri Gemelle, il valore (vedi punto B) si attesta a 9483, con una perdita da maggio pari al 16.59%, corrispondente ad una diminuzione annua del 54.55%. Dal 4 agosto 2001 al 10 settembre 2001 nessuno capisce più niente: le vendite fanno crollare i prezzi con quantità enormi, come se dovesse fallire l’America.

Ed infatti…

L’11 settembre, nel momento esatto in cui doveva aprire la borsa americana (perché proprio a quell’ora?), succede quello che tutti sappiamo. La borsa viene chiusa e rimane chiusa sino al 17 settembre 2001.

Non entriamo nemmeno nel merito se sia stato bene o male chiudere la borsa. Sta di fatto che la gente si trovò con delle azioni in mano dal valore quanto meno dubbio. Le domande che ci si poneva erano:

  • Quando riaprirà la borsa, cosa succederà?
  • Che non sia meglio vendere tutto, appena riapre e stare alla finestra per un certo periodo?
  • A parte la borsa, cosa succederà nell’economia e nella politica?

Una cosa è sicura: chiudendo la borsa, chi voleva vendere non poteva vendere. Alla riapertura della borsa (chiusa dall’11 al 17) le vendite furono senza tregua sino al 21 settembre 2001 (punto C).

Da prima delle Twin Towers, cioè dal 10 settembre al 21 settembre le perdite ammontarono ad un altro 16.62%. La perdita complessiva fu pertanto, dal 22 maggio al 21 settembre (4 mesi), pari a (11369-7993)/11369 = 29.69% in 4 mesi, pari a una perdita annua dell’89.97%.

I valori tornarono quindi più o meno ai prezzi del settembre 2000.

Qualcuno sapeva dell’11 settembre molto prima?

E come si spiega il crollo della Torre numero sette, annunciato come già successo dalla televisione alle cinque del pomeriggio (ben lontano quindi dalle 9 del mattino, ora in cui sono crollate le altre Torri) ed avvenuto per implosione dieci minuti dopo che era già stato annunciato? Viene un senso di nausea.

Vediamo, se questo qualcuno esiste, cosa può aver guadagnato.

Facciamo una premessa psicologica: se nel maggio 2001 io prevedo un ribasso, non rischierò più di tanto perché in borsa non si è mai sicuri di niente e quindi non mi voglio rovinare. Se invece io so e sono sicuro di sapere ciò che dovrà succedere (e che poi è realmente successo), non avrò esitazioni di sorta e potrò sfruttare tutte le possibilità speculative offerte dal mercato.

Supponiamo, per semplicità, di disporre a maggio di 1 milione di dollari.

Col mio milione di dollari, posso vendere 10 milioni di dollari: metto il milione di dollari in banca, a garanzia di un possibile rialzo e vendo per 10 milioni. La cifra a garanzia rappresenta il 10% del valore di maggio, che la banca richiede perché si calcola che la borsa possa salire inopinatamente del 10%, nel qual caso avrei perso tutto il mio milione di dollari. Ma se le azioni scendono ad esempio del 10%, potrò rafforzare la posizione e venderne ancora perché la banca si accorgerà che la mia posizione è in forte guadagno: se è scesa del 10%, io perderò solo se risale del 20%. Con un calcolo approssimato, diciamo che vendendo ancora posso arrivare in quattro mesi ad aver venduto venti milioni di dollari circa. Mi trovo quindi al 21 settembre ad avere un guadagno totale non di venti volte il mio capitale, ma di sedici volte circa, perché se è vero che posso vendere di più è vero anche che le ultime azioni le ho vendute a minor prezzo. Ho realizzato quindi in guadagno di 16 volte il mio capitale circa. In quattro mesi.

Da stime accurate, sembra che ci possano essere stati una decina di operatori che hanno venduto attorno ai 13 miliardi di dollari, i quali si sono trasformati in 13 x 16 = 208 miliardi di dollari. I calcoli sono esattissimi: non sappiamo tuttavia se gli operatori siano stati dieci o cento o mille oppure due o tre o nemmeno uno in particolare.

Per finire, per tornare al livello del 22 maggio 2001 si è dovuto attendere sino al 21 aprile 2006.

Sono cose su cui riflettere. Homo homini lupus. (l’uomo è come un lupo per il suo simile).

 

 

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