La nube di Oort – Capitolo 13 [542]

Diario di Bruno Azzalini del 7 aprile 1996. (facoltativo)

There is properly no history; only biography. (In realtà non esiste storia, soltanto biografia.) R.W.Emerson (filosofo e poeta statunitense, 1803-1882), Essays, History.

La guerra del 1992 nei Balcani. Lo yacht di Sua Maestà Britannica. Le leggi permissive. Le morti di Antonio e di Bruno Azzalini.

Venezia, pomeriggio 12 luglio 2043.

Paolo Ballarin: “Ci troviamo ora a leggere il primo diario scritto da Bruno Azzalini“.

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Diario di Bruno Azzalini del 7 aprile 1996.

Mi trovo sul Pizzoc: la guerra nell’ex Jugoslavia è finita e a novembre dello scorso anno è stato firmato il trattato di pace. Nel 1992, assieme ai quattrini per la famiglia, Belial mi aveva lasciato una dispensa di una ventina di pagine dal titolo: «I confini della nuova Jugoslavia». I confini riportati nella dispensa erano esattamente quelli che poi si sarebbero realizzati col trattato di pace.  Ecco Belial sotto forma di caprone.

Belial: “Ciao. Non vedo tuo padre, spero che stia bene”.

Io: “Sta benissimo, ti saluta, ma la stagione è ancora fredda quassù e lui ha 85 anni. Se permetti, entro subito nel vivo: nel 1992, assieme ai quattrini per i quali la mia famiglia ed io ti ringraziamo sempre, ho trovato anche la profezia sui nuovi confini slavi…”

Belial: “Non era una profezia per il semplice motivo che io non sono in grado di leggere il futuro e quindi non sono in grado di fare profezie. Semplicemente i confini erano già stabiliti e tutti le perdite umane legate al conflitto sono state perfettamente inutili: lo scopo era di farti capire come vanno le cose nel pianeta Terra. Nel 1991, a bordo di uno yacht di Sua Maestà Britannica, nel mare Adriatico, si è tenuto un convegno molto importante.

Erano presenti finanzieri, agenti di borsa molto importanti, brokers americani, il gotha della finanza e della politica mondiale: tutti collegati ad una specie di gruppo segreto, di mutua assistenza. In realtà, un gruppo che comanda moltissimo. In quell’anno si decisero i nuovi assetti del ‘dopo Tito’. Tra gli inviati extra-club c’erano il Vaticano, esponenti croati, esponenti russi e serbi, e strettissimi collaboratori dei sauditi.

Esiste una persona di mia fiducia, che tu non conosci e che chiameremo C.T. Egli si è sempre occupato di finanza a livello operativo (trading e quant’altro), ed è attraverso di lui che io ho svolto molte delle operazioni finanziarie che procurano il denaro anche per la tua famiglia. Orbene, essendo di livello intellettivo notevole ed essendo conosciutissimo per la sua correttezza, C.T. era stato invitato da un famosissimo agente di cambio di Milano ad iscriversi al club di cui parlavo prima.

Si fece opportunamente sapere in giro, con la massima riservatezza, che il club era l’organizzatore del meeting a bordo dello yacht inglese: ricevere pertanto un invito ad  iscriversi ad un club del genere era universalmente considerato come un sommo prestigio. L’invito, peraltro, non era per iscritto. C.T., per salvare l’immagine del club, avrebbe dovuto presentare domanda d’iscrizione come una persona qualunque: non era elegante far sapere in giro che fosse stato il club a chiedergli di partecipare.

Quest’ultimo aspetto del cerimoniale non piacque per niente a C.T. e così comunicò che non riteneva opportuno iscriversi: naturalmente, per evitare le solite chiacchiere manipolatorie (ma chi ti ha mai invitato…) a posteriori e per lasciare la traccia opportuna, questo diniego lo mise per iscritto, a meno che entro tre giorni non gli fosse pervenuto un invito formale su carta intestata.

 L’agente di cambio di Milano non poté far altro che prendere atto e, per dimostrare a C.T. che avrebbe dovuto invece accettare, gli fece pervenire non l’invito ma un opuscolo, senza alcuna accompagnatoria, tramite un apposito funzionario, che lo recapitò di persona: sperava in questo modo che, una volta terminato il conflitto nei Balcani, C.T. potesse riconsiderare la convenienza ad iscriversi al club in questione.

C.T., non avendo chiesto il plico e non avendo con l’agente di cambio milanese alcun vincolo di riservatezza da osservare, decise di informarmi di tutto l’accaduto, facendomi avere una copia del documento che ufficialmente era stato inviato da un anonimo.

Io ritenni immediatamente che si trattasse di una cosa fondata, anzi, fondatissima: molte altre volte i destini del mondo erano stati decisi a tavolino in modo simile. La guerra, come moltissime altre volte in precedenza, era soltanto una ridicola messa in scena, se non fosse che ha causato un numero di morti assurdamente inutili.

Una volta stabilito in alto loco ciò che doveva succedere, seguendo i sistemi di cui parla Le Bon nel suo volume ‘Psicologia delle folle’, si raccontano alcune stupidaggini alle popolazioni e queste vanno in guerra e si fanno massacrare. Il punto è importante, perché i Potenti fanno leva proprio su questo per dire che i bisessuati sono pericolosi, in quanto fanno questo genere di idiozie. La risposta che si potrebbe dare è che i loro poliziotti nel passato ne hanno fatte di peggio: a me interessa farti presente che i Potenti hanno argomenti molto solidi per sostenere le loro tesi circa la pericolosità di HSS.

Bismarck nel 1870 si è inventato proprio per questo il diritto di voto: facciamo finta di ascoltare il popolo bue per evitare che protesti troppo per la gente massacrata a Sedan, oppure nelle Ardenne o altrove. Se è tutto chiaro, fammi qualche domanda…”

Io: ”Perché tutto questo in Jugoslavia?”

Belial: “Per spartirsi il potere, Bruno! Per i soldi. Ad esempio, ascolta cosa succedeva… gente di buona volontà portava gratuitamente camions di derrate alimentari a Sarajevo. I partigiani li lasciavano passare e qualche autorità delinquente riceveva parte delle derrate e ringraziava.

Le derrate venivano immediatamente consegnate ai negozianti e subito dopo i partigiani bloccavano l’accesso alla città e i cecchini sparavano su chiunque si muovesse. Il cibo entro breve scarseggiava e i negozianti potevano alzare i prezzi alle stelle, derubando gli abitanti. Quando le provviste finivano, i negozianti dividevano i soldi coi partigiani e le organizzazioni di beneficenza rientravano in Sarajevo con i nuovi alimentari, ricominciando il gioco. Questo è durato anni, fino a quando gli abitanti di Sarajevo rimasero senza un centesimo. Quando i delinquenti si accorsero che, nonostante la fame, nessuno poteva comperare più niente, il gioco fu sospeso. Potrei parlare per ore di cose del genere: alleanze che duravano dieci giorni per motivi di guadagni illeciti e non per altro, in quanto i confini erano già decisi“.

Io: “Meglio chiudere il discorso Jugoslavia: mi sento male. Ti parlo dell’affermazione che i bisessuati hanno maggiori motivazioni, una maggiore sensibilità verso la vita e molte altre cose che tu ed io, appartenendo a una specie bisessuata, comprendiamo fino in fondo e diamo assolutamente per scontate. Bisogna dire tuttavia che questo discorso delle gerarchie e dei gruppi, politici, finanziari o altro, creano realmente dei problemi e i Potenti, tutto sommato, hanno delle buone ragioni per non essere d’accordo…”

Belial: “Anche gli ermafroditi creano problemi. Tutte le civiltà creano problemi. I Potenti, tuttavia, tendono ad ignorare i problemi degli ermafroditi e a dare rilevanza ai problemi dei bisessuati. Si può comunque dire che, in altri pianeti, i bisessuati presenti non hanno creato i problemi al livello di quelli  creati qui sulla Terra. Il motivo lampante è quello di un sistema di controllo incrociato che da voi sulla Terra non è quasi mai stato adottato.

Ti faccio un esempio: all’interno della casta o gerarchia degli avvocati non può esserci un organo di sorveglianza costituito dagli stessi avvocati, perché cane non mangia cane. Quei pochi esempi di probi viri che esistono in giro per il mondo fanno parte delle caste stesse e questo è poco serio, se non addirittura ridicolo. La casta degli avvocati deve assolutamente essere controllata nella sua serietà da qualcuno che si trovi all’esterno, moralmente responsabile e insospettabile: questo deve valere per ogni tipo di casta.

Le pene applicabili ai controllori e ai controllati dovrebbero essere drastiche ed uguali nella loro severità: alla prostituta si deve applicare la stessa pena che si applica al cliente della stessa. Al drogato la stessa pena che si applica allo spacciatore. Ovvio che lo spacciatore avrà un’ulterore pena nel caso faccia parte di un’associazione a delinquere. Inoltre le pene diverse per chi ha una dose o chi ne ha di più dimostrano che il problema è sfuggito di mano ed è diventato una cosa ridicola.

Qualunque regola del gioco può andar bene, ma chi corrompe deve subire la stessa pena che subisce chi si fa corrompere: le poche leggi devono essere severissime e applicate imparzialmente. Con la mia esperienza, ti posso dire che il disonesto crede di essere il più furbo ma è sempre un cretino che non ha capito niente. Non ci sono disonesti intelligenti: ogni eccezione è un’illusione.

Si tratta in definitiva di un problema d’istruzione: gli avvocati devono saper fare gli avvocati. La realtà su questo pianeta è che il cliente dell’avvocato è trattato male: si accetta che il servizio sia dilettantistico, gli appuntamenti approssimativi, la professionalità scarsa. L’Ordine difende sempre l’avvocato. E se il privato si rivolge alla magistratura, quest’ultima dà ragione all’Ordine, salvo rarissime eccezioni. Il problema d’istruzione riguarda quindi non solo gli avvocati, ma anche i clienti degli avvocati.  Questo dovrebbe valere anche per il suffragio universale nelle democrazie.

Le folle votano, suggestionate da un imbonitore. Il deputato deve invocare ed ottenere delle leggine che favoriscano il suo collegio elettivo, altrimenti non sarà rieletto. I suoi elettori lo invitano quindi implicitamente a essere poco corretto e a favorire quindi il suo mandamento di elezione. Insomma, gli elettori lo vogliono di parte, per usare un eufemismo, per non dire che lo vogliono disonesto.  Per avere l’approvazione delle sue leggine, il nostro eroe deve concedere disonestà simili agli altri deputati. Si creano delle voragini di spesa senza fondo.

Il popolo poi reclama ma è stato il popolo che ha votato candidati sbagliati, invitandoli a perseguire obiettivi sbagliati. In pratica, il popolo elettore vuole la disonestà nel suo rappresentante: implicitamente, al deputato eletto è stato ordinato di rubare per gli elettori e di non farsi scoprire. Il deputato riflette che, se deve rubare per il suo collegio, non si vede perché non lo possa fare anche per sé stesso. Se gli elettori andranno a scuola e impareranno qualcosa, ci saranno poi altre cose da fare e ora te ne dirò alcune.

Non si dovrebbero mettere tasse superiori ad una certa percentuale. Il politico non dovrebbe spendere più di quanto ha in cassa, altrimenti dovrebbe essere punito severamente. Il paese che non punisce il politico inadempiente dovrebbe essere drasticamente sanzionato dall’Onu. Aggiungo che l’Onu a sua volta andrebbe sostituita con un consesso democratico di paesi democratici.

Tornando ai singoli paesi, è necessario fare in modo che le elezioni popolari trovino un limite in regole assolute che, anche se non saranno buone, saranno meglio di niente. Nell’ultimo consesso intergalattico, dopo che la Terra è entrata a far parte dei pianeti con civiltà, si discuteva sull’Onu del vostro pianeta: come possono votare in assemblea i rappresentanti di paesi dove il genocidio è sistematico? Ecco perché il problema è molto grave. Se un paese ha delle mancanze evidenti, i suoi rappresentanti si comporteranno all’Onu in modo da tutelare il loro paese, costi quello che costi. Anche qui, ci vorrebbe un organo a meta-livello, come avviene in altri pianeti. Quando un politico propone, per il mancato rispetto di una legge, una punizione indulgente, i casi sono due:

  • I puniti sarebbero troppi: in questo caso la legge non va nemmeno promulgata perché la stragrande maggioranza della popolazione forse non la sente.

  • Il politico teme di essere punito da quella stessa legge e quindi in un certo senso prepara delle pene indulgenti per sé stesso. Dell’ordine pubblico, in realtà, non gli interessa niente.

Ne discende che solo una legge con delle pene severissime va promulgata, altrimenti meglio non emanarla. Ovvio che ci vorrà parecchio tempo, ma bisogna pur cominciare. Come vedi, il problema degli avvocati organizzati in casta in Bielorussia o in Angola o altrove si diffonde in tutto il pianeta ed arriva anche all’Onu: le mancanze sono sempre queste e, se non cambiate voi, sarete obbligati a farlo, perché ora siete una civiltà ufficiale. Sulla terra i sistemi a rotazione di controllo ed elezione non sono mai stati diffusi.

Ciclo degli elettori:

Popolo >A>B>C>D>E>F        Il popolo elegge A; A elegge B e così via.

Ciclo dei controlli:

F>A>C>E>B>D              F controlla A e così via.

Se osservi bene, l’unico non controllato è F. I membri di F non rieletti una volta non lo potranno essere mai più. Il voto a suffragio universale andrebbe riconsiderato attentamente. Potrei farti altri mille esempi, tanti esempi che hanno in comune la buona volontà e l’onestà. Sulla Terra non c’è la buona volontà e quindi cose semplici non sono fattibili: ci sono troppi interessi disonesti. Ho concluso: salutami tuo padre Antonio”.

La conversazione finì a questo punto.

        ζ

Diario di Bruno Azzalini del 25 settembre 2000.

Mio padre se n’è andato: una morte bellissima, se è lecito dirlo. Questa notte stava dormendo e, a novant’anni, aveva un sonno regolarissimo. Questa mattina era morto e sorrideva tranquillamente. Le sue ultime parole, ieri sera, sono state per me e per Belial:  “Bruno, dovresti andare sul Pizzoc, è un pezzo che Belial non si fa vivo. Mi raccomando. Buona notte“.

Ecco. Novant’anni da cimbro, quasi tutti in colloquio con Belial. Devo andare sul Pizzoc.

Belial: “Ciao, Bruno, come va tuo padre?”

Io: “E’ mancato questa notte e sono qui per questo…”

Belial: “Mi dispiace… e mi dispiace anche per un altro motivo: dovrei essere preavvisato quando uno è prossimo a mancare, per preservare quella che voi chiamate anima e che noi chiamiamo diversamente, ma è la stessa cosa. Se però uno viene a mancare dolcemente, noi non siamo in grado di intervenire. Ci mancano ancora le conoscenze. I Potenti invece riescono a fare di più e meglio di noi, anche se ovviamente non sappiamo bene come.

In alcuni casi, noi siamo riusciti anche a trapiantare la sfera psichica in un’altra persona, quel processo che gli indù chiamano metempsicosi: fra uomini, ovviamente, perché quella del passaggio da un animale all’altro è invece una pura credenza religiosa. In ogni caso, gli effetti dei trapianti sono ridicoli. Ripeto che mi dispiace. Arrivati a una certa età, si potrebbe chiedere o porre sull’interessato una specie di monitoraggio.

L’ideale sarebbe quello di compiere l’operazione quando il soggetto è ancora vitale. Si potrebbe fare prima, per esempio ad un’età fissa, ma equivarrebbe a un omicidio. Si dovrebbe sempre discuterne con l’interessato. Queste discussioni le abbiamo intavolate certe volte con persone che poi hanno raccontato tutto alla moglie o a qualche persona intima. Il risultato finale è stato che il diavolo voleva comprare l’anima. Abbiamo imparato ad essere prudenti“.

Allora gli dissi: “L’anima potrebbe essere stata presa dai Potenti…”

Belial: “In teoria, potrebbe anche essere: tuttavia è molto improbabile. Di solito però lo fanno con i loro Connessi e anche in questi casi non lo fanno con tutti. Si prendono talvolta anche l’anima di qualcuno che non è mai stato Connesso. Certe volte, con delle tecnologie sconosciute, si prendono l’anima di qualcuno che avevamo preso noi. Ne avevo già parlato con tuo padre“.

Io: “Sì, c’è negli appunti. Nel resoconto del secondo dialogo con te, quello del 15 ottobre 1939“.

Belial: “Bravissimo!  è un piacere lavorare con te. Avremo delle belle soddisfazioni. Tornando a tuo padre, ora purtroppo non possiamo fare niente, son passate troppe ore. I nostri laboratori stanno facendo… mi spiego una volta per tutte. Quando un bambino nasce, ha un cervello che per ipotesi è uguale a quello di qualsiasi altro bambino: non è così, ma per il nostro esempio, va bene.

Abbiamo detto che ci sono miliardi di neuroni e un numero quasi infinito di connessioni possibili. A seconda delle esperienze, si crea quella che possiamo chiamare la linea logica ufficiale dell’individuo. Questa linea va, nell’esempio del nostro bambino, dal neurone 5 al 7, poi gira a destra e va al 215, poi a sinistra e va contemporaneamente al 42 e al 1238…

Questa linea, unica per ciascun individuo, non è creata dal caso ma dai vari fatti ed esperienze che gli succedono. Non ci sono due bambini uguali. Ad esempio, se per risolvere un problema si salta dal 185 al 324 si può essere un buon matematico, se invece si salta dal 185 al 325 si diventa un matematico normale e così via. Questi salti possono rappresentare le connessioni sinaptiche, ma solo per esempio, perché, nuovamente, non è proprio così.

Due gemelli omozigoti sono immaginati uguali. Quando sono stesi nel loro lettino, la successione neuronale del gemello sulla destra, quando guarda il fratellino sulla sinistra, crea una prima piccolissima differenza dall’altro che, essendo a sinistra, deve guardare a destra. Se uno si chiama Angelo e l’altro si chiama in modo ovviamente diverso, ad esempio Franco, i cervelli sono, non fosse che per questo, già diversi.

Quando la madre chiama prima l’uno e dopo l’altro, la differenza cerebrale aumenta. Se la madre chiama solitamente prima Angelo e poi Franco, questo nei loro cervelli si trasformerà in qualcosa: non sono uguale a mio fratello, nemmeno nella priorità di chiamata. Nel futuro, Angelo si sentirà un pochino più importante di Franco. Questo snoda il filo logico dei due cervelli, in modo sempre più diverso, anche se sono gemelli omozigoti.

Quando noi salviamo l’energia psichica di un essere umano, cioè la cosiddetta anima, in realtà salviamo il tracciato di questo programma cerebrale, unico ed irripetibile: salviamo una successione logica che partendo da una rete comune a tutti, ha creato un percorso unico. Albert Einstein era quello che era perché ha vissuto esattamente in un certo modo ed ha avuto esattamente certe esperienze. Dimmi che ti è chiaro e parlami di tuo figlio“.

Io: “Hai delle capacità uniche, dopo miliardi di anni, diventi sempre più diverso dagli altri… scherzavo, ovviamente. Mio figlio ha vent’anni. Sta terminando il corso di laurea in composizione musicale all’Accademia di Venezia. Il suo sogno è fare il direttore d’orchestra, il compositore… non mi sembra molto interessato ai nostri discorsi: volevo proprio parlartene”.

Belial: “Non siamo tutti uguali, come appena detto…. se non gli va, meglio evitare di parlare troppo nei dettagli. Ti suggerisco di non affrontare l’argomento se non lo affronterà lui”.

Diario di Bruno Azzalini del 2 settembre 2009.

In un colloquio con Belial, ho avuto una brutta notizia: la mia salute non va bene. Mi ha detto che non abbiamo tempo da perdere e che vuole fare in modo da conservare la mia psiche integra. Devo consegnare i diari a qualcuno e lo devo fare in fretta.

Diario di Bruno Azzalini del 12 febbraio 2010.

Ho consegnato i diari a Luigi Bortolot, un cimbro che fa il falegname a Vallorch.  Li dovrà dare a qualche biblioteca, istituzione scientifica o qualcosa del genere, magari a Venezia, perché lui vende fasciame agli squeri veneziani e quindi può avere dei contatti. Gli ho detto che mi verrà un ictus: in questo modo, quando mi verrà, sarà impressionato e consegnerà il plico. Mio figlio ha quasi trent’anni e si è sposato, ma non vuole saperne di queste cose. Ho detto a mia moglie che ultimamente, in previsione della mia scomparsa, Belial ci ha dato parecchio denaro che ho portato in banca. Ora attendo Belial: quando arriverà sul Pizzoc, come dicevo, conserverà la mia psiche-anima in modo che io in realtà non muoia e possa aiutare chi mi consulterà. Subito dopo, la mia morte avverrà per ictus  cerebrale. Ho finito per sempre col diario. Qualcuno proseguirà.             

                          Bruno Azzalini

ΩΩΩΩΩΩ

Paolo Ballarin: “Qui finisce il diario di Bruno e qui finiscono i miei appunti. Come sapete, il diario è stato poi consegnato dal cimbro Luigi Bortolot al nostro amico Giovanni Giuponi, maestro d’ascia nello squero di San Trovaso. Giuponi me lo fece recapitare ancora nel novembre del 2010“.

Toni Ballarin: “Abbiamo un problema: se Carlo Ballarin, direttore d’orchestra, non ha più voluto saperne, siamo spacciati. Anche per parlare, o meglio, consultare la psiche di Bruno Azzalini, non sappiamo come fare. Inoltre, dovremmo sapere cosa ne pensa Belial del Messaggio Cosmico: mi sembra importante…“

Martin Ballarin: “Importantissimo. Qui però dovremmo dividerci i compiti. Noi torniamo in America per sentire all’Onu cosa dicono, tenendoci così informati sulla situazione; voi, qui, da Venezia, dovreste fare un salto nel Cansiglio, a Vallorch, magari con Giovanni Giuponi. Posso parlare con i miei contatti all’Onu e farvi un bonifico urgente per le spese: dirò che siete in comunicazione, tramite dei sensitivi, con delle entità che possono aiutarci nei problemi sorti con l’ultimatum dei Cosmici… penso che all’Onu siano interessati a saperne di più su tutta questa storia”.

Pietro Ballarin: “No! Prima dobbiamo sentire se Belial è d’accordo. Allora noi torniamo in America: Toni e Paolo, assieme a Giuponi, vanno ad esaminare la situazione nel Cansiglio. Se riescono, parlano con Belial. Per i quattrini, in qualche modo li invieremo: non possiamo parlare di Belial e tanto meno di Satana senza una sua esplicita autorizzazione”.

Paolo Ballarin: “Sì, Belial va rispettato. Anche perché dovete ricordarvi cosa ha fatto in quel di Luserna: ha fatto sparire tutto. D’altronde, il massimo rispetto non gli è solo dovuto: se lo merita”.

 

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