La nube di Oort – Capitolo 16 [548]

HSE: il primo giorno della nuova coppia. (importante)

Quicumque amisit dignitatem pristinam, ignavis etiam iocus est in casu gravi. (Chi ha perduto l’autorità che aveva prima, diventa nella disgrazia bersaglio anche dei vili). Fedro(favolista latino, I secolo d.C.), Favole, I, 21, 1-2

Dal Cansiglio al monte Pizzoc. L’idea del viaggio a New York. Giuponi e i funghi.

Strada per il Pizzoc, 18 luglio 2043.

Giovanni Giuponi: “Io ho sessantatré anni ed ho fatto barche per tutta la vita, conosco bene quindi i miei clienti. Sono tutti benestanti e appartengono quasi tutti a delle caste, a degli ordini professionali, a delle gerarchie. Mi sembra chiaro come ci sia una correlazione notevole tra benestanti e gerarchie.

Senza sputare sul piatto dove ho sempre mangiato, devo dire, ad onor del vero, che,  quando siano al di fuori dalla loro professione. è gente irragionevole. Con le debite eccezioni, naturalmente. Una volta inseriti nel loro ordine, iscritti al loro albo, ad esempio quello degli avvocati, sono convinti di essere onnipotenti.  Si sentono intoccabili e, di fatto, lo sono. La casta li difende e non soffrono più di alcuna preoccupazione.

Mi chiedono delle cose talmente costose che gridano vendetta a Dio. Per loro, l’importante è trovarsi in Piazza, al Caffè Floriàn o in qualche altro luogo aristocratico e far capire che la loro barca ha qualcosa che gli altri non hanno e questo per dimostrare nient’altro che il loro rango. Il superfluo denota i mezzi del potente. Per una casta, la vera misura del rango è il superfluo: più cose inutili hai e più importante sei.

In realtà, non hanno i problemi della gente, né si sentono di appartenere alla gente stessa. Sono pericolosi perché, senza preavviso alcuno, sono capaci di fare qualsiasi cosa. Poi, forniscono le spiegazioni più astute ed astruse per giustificare il loro comportamento. Stanotte pensavo come il mondo sia retto da individui di questo genere. Loro accettano che il popolo stia bene sino a quando non intravvedano il benché minimo pericolo per i loro privilegi. Appena dovessero intravvedere un siffatto piccolissimo rischio, sarebbero capaci di qualunque cattiveria, pur di non essere coinvolti in eventuali peripezie”.

Paolo Ballarin: “Per confermare quello che dice Giovanni, solamente una volta nella storia, che io sappia, le caste hanno dovuto arrendersi al popolo cosiddetto bue: dobbiamo risalire all’anno 1348. La gente viveva in pessime condizioni, sfruttata spietatamente dai signorotti. I contadini lavoravano dalla mattina alla sera per i feudatari e per altra gente del genere, ricevendo in cambio poco o niente.

Il contadino malcontento era mandato via perché ce n’erano altri cinque disposti a sostituirlo pur di non morire rapidamente di fame: i nuovi arrivati sarebbero comunque morti di fame, tuttavia più lentamente e, come si sa, finché c’è vita c’è speranza. Notevole incremento demografico, offerta abbondante di manodopera, cinismo dei signori, poca igiene, abbassamento improvviso della temperatura sia ad occidente che ad oriente, tant’è vero che il secolo XIV fu chiamato «la piccola era glaciale»; a tutto ciò, si aggiunga una debilitazione organica dovuta al freddo.

Questo fu il quadro nel quale esplose un’epidemia furibonda di Yersinia Pestis, dapprima sotto forma di Peste Nera e poi nelle sembianze di Peste Bubbonica. Gli anticorpi degli uomini erano solo quelli della cosiddetta Peste di Giustiniano, che s’iniziò nel 542 e risaliva quindi a molti secoli addietro, peste mediata quella volta dalla pulce e non dai topi, come invece avvenne con Yersinia Pestis. La memoria immunitaria era quindi quasi del tutto scomparsa dall’organismo dell’uomo.

Fu un’ecatombe. In un primo tempo il male assunse una forma polmonare con una mortalità prossima al cento per cento dei colpiti: i morti erano neri per l’ipossia, da cui il nome di Peste Nera. Poi continuò nella forma a bubboni, a pustole, un poco meno letale, da cui il nome di Peste Bubbonica..

[Ipossia: mancanza di ossigeno.   – Peste Nera: la peste nera o polmonare, trasmessa attraverso le vie aeree, è una polmonite primaria, mortale in meno di 4 giorni. Si tratta di un coccobacillo Gram-negativo, immobile e riproducentesi tra 0° e 20° C. – Peste Bubbonica: Il batterio prolifera nei linfonodi (ghiandole) con necrosi (morte dei tessuti) conseguente: evolve sia in setticemia (infezione del sangue) che in polmonite secondaria.]

Stranamente, Milano e la zona di Cracovia, in Polonia, non furono molto colpite. I morti furono da un terzo a due terzi di tutta la popolazione, in Europa, in Asia e nel Vicino Oriente. Nel 1353, dopo cinque anni,  finì la prima ondata del morbo. Solo in Europa e solo nella prima fase si contarono almeno 25 milioni di morti. A Venezia, su 24 medici, ne sopravvissero solo quattro e molto malandati. Un terzo dei cardinali, riuniti ad Avignone, scomparve.

Danimarca, Norvegia e Svezia si unirono in un unico stato per mancanza di popolo: Margrete I di Danimarca fuse i tre regni. I pochi signorotti sopravvissuti si trovarono con altrettanti pochi contadini che potessero lavorare la terra: per i signori  sembrò la fine del mondo e per i contadini invece, a parte i decessi, le cose cambiarono in meglio: i pochi contadini rimasti non potevano più essere mandati via e sostituiti da altri.

I tanto maltrattati bifolchi presero coscienza della loro forza, ora che erano in pochi, e pretesero un tenore di vita migliore.  Ci furono delle lotte feroci, ma alla fine il popolo bue riuscì a migliorare le sue condizioni e questo segnò la fine del Medio Evo. I signori si arresero perché non potevano fare diversamente, non perché avessero la pur minima intenzione di farlo: a loro, del Medio Evo e delle condizioni dei servi della gleba, non importava proprio niente.

Se fosse stato per le caste, saremmo ancora nella miseria, così come alla fine dell’Impero Romano. La casta al potere non guarda in faccia nessuno: schiaccia chiunque, senza pietà. Le caste applicano sempre il principio idiota del tanto peggio, tanto meglio: per adesso comandiamo noi e poi staremo a vedere.  Resistere, resistere, resistere. Solo dopo la scoperta dell’America la popolazione cominciò ad aumentare lentamente. Ecco: non conosco altri casi in cui il popolo abbia contato qualcosa o sia riuscito ad imporre una qualche idea”.

Toni: “Dal discorso di mio padre si desume che, prima di due o tre eliminazioni genetiche, non succederà niente. Le caste e le gerarchie non vorranno darsene per inteso.  Dobbiamo allora concentrarci su quello che potrà succedere, ad esempio, nel 2050. Dopo sei anni, i morti dovrebbero superare i due miliardi. Nel 2066, fra 23 anni, la popolazione dovrebbe essere la metà di oggi, cioè quattro miliardi circa.

Possiamo fermarci al 2066. In ogni caso, nel 2112 scenderemo sotto il miliardo, per trovarci in meno di cento milioni alla scadenza di quello che è stato chiamato il Periodo Transitorio Breve. Penso che prima del 2050 i politici, i gerarchi ed altri non cambieranno assolutamente e mi sembra che così la pensiate anche voi “.

Diana: “Nei primi tempi, la situazione potrebbe essere ancora peggiore. Immagino dei novelli fra Girolamo Savonarola… essi finiranno sul rogo come menagramo, rompiscatole eccetera. Intendo sul rogo o qualcosa di analogo: giustiziati, insomma. Non si vorrà nemmeno sentir parlare di quello che è il Messaggio: sarà messo al bando e, nei primi tempi, si dirà che è stata una suggestione collettiva. L’importante per loro sarà, come riportava Giuponi, non arrendersi. Sono comunque d’accordo con Toni: arrivati a due miliardi di morti con l’angioma in fronte, ci sarà poco da dire e dovranno arrendersi all’evidenza”.

Giuponi: “Nei primi tempi cercheranno di nascondere questi angiomi e cercheranno di sostenere che le morti sono occorse per altre cause. I Savonarola di cui parlava Diana saranno indicati come colpevoli, untori… e il cerchio sarà chiuso…”

Paolo Ballarin: “Proprio così. Nei libri della Querini Stampalia si leggono cose incredibili, perpetrate dalla gerarchia ecclesiastica, nei confronti di ragazze, considerate come delle streghe che con arti demoniache facevano perdere la testa ai poveri prelati i quali le dovevano violentare per forza, anche contro la propria volontà: volontà dei prelati, s’intende. Erano indotti a questo, benché nolenti, da un maleficio perpetrato dalla ragazza – strega… non restava altro, poi, per farla tacere, che bruciarla sul rogo, mentre il popolo applaudiva…”

Giuponi: “Anche nella Serenissima sono successe cose del genere, pur se in misura minore. Tutto sommato, ripeto, non mi dispiace che stia per succedere qualcosa che faccia finire questo schifo. Sino al luglio del 2044, potremmo essere addirittura nell’ironia, nel ridanciano. Ad agosto 2044, il 3 per cento… attorno ai 20 milioni di morti se non di più, sarà interessante fare delle statistiche sulla distribuzione degli eliminati…”

Toni: “Supponiamo che di gerarchi, capi e capetti presumibilmente falsi ce ne siano 100 in tutto il mondo. Se alla prima mattanza resteranno 97, vorrà dire che sono tutti, dal primo all’ultimo, nell’occhio del ciclone. Questi conti saranno resi pubblici, io spero”.

Paolo Ballarin: “Scommetto che troveranno il modo di nascondere i numeri veri, almeno all’inizio. Penso anch’io che attorno al 2050 sarà impossibile nascondere la verità. Comincerà allora lo stracciamento delle vesti: «Ahi noi, cosa mai possiamo fare? noi non abbiamo colpe! ci sono delle ingiustizie!». Quelli che resteranno vivi potranno sempre dar da vedere che loro sono vivi non perché risparmiati dalla sorte favorevole ma perché veramente onesti. Anche se in cuor loro sapranno di essere colpevoli, forse spereranno di non far mai parte del tre per cento e spereranno di morire nel loro letto, come Stalin nel secolo scorso…”

[Jossif Stalin, dittatore dell’URSS, di origini georgiane, che sterminò non meno di 20 milioni di persone, morì impunito nel suo letto.]

Diana: “Può darsi che i morti per disordini, senza angioma, siano di più di quelli con l’angioma… cioè: come reagiranno certi dittatori? Viene in mente la novella di Giovanni Verga,

[Giovanni Verga, scrittore italiano, 1840 – 1922.]

siciliano, inserita nella raccolta «Novelle Rusticane»: il contadino Mazzarò è talmente avido che, reso consapevole della sua prossima morte, uccide tutto il suo bestiame. Mentre ammazza le galline, grida: «Roba mia, vieni con me!». Intendo dire che alcuni dittatori, considerando i sudditi come degli schiavi di loro proprietà, potrebbero eseguire degli omicidi di massa trovando i pretesti più infami. Per puro spirito di vendetta, per pura cattiveria, per non lasciare alcun sopravvissuto. Altro che Satana…”

Toni: “Allucinante… non ci avevo pensato ma potrebbe succedere anche quel che dice Diana… l’uomo è capace di questo ed altro: ad esempio, in India, la moglie doveva (e dovrebbe tuttora, secondo la tradizione) bruciare sul rogo, ancora viva, assieme al marito… la ragione addotta era ed è che solo una donna virtuosa ed innamorata del marito può avere questo privilegio ed essere degna di questo sacrificio. Povera, miserabile specie umana…“

Diana: “A questo punto mi sembra che non ci sia molto altro da dire. Dovremmo attendere le reazioni delle popolazioni e degli esponenti tutti: politici, religiosi, militari, consociazioni, capi di stato in particolare e, naturalmente, Onu ed altre organizzazioni internazionali”.

Diana di rivolse mentalmente a Toni: “Si potrebbe andare a far colazione nella piccola trattoria sul Pizzoc e poi, mentre Giuponi e tuo padre vanno magari per funghi, noi due potremmo parlare con Belial e prendere accordi sul da farsi”.

Toni, mentalmente: “Bene, allora io adesso annuncio che andremo a colazione“.  Poi, a voce alta: “Si potrebbe ora andare a colazione. Cosa dite?”

Mai che qualcuno dica di no, quando si affrontano questi argomenti.

 

La trattoria sul Monte Pizzoc.              

Monte Pizzoc, 18 luglio 2043, a mezzogiorno.

Salirono tutti in macchina e dopo nemmeno cinque minuti furono sul cocuzzolo. Parcheggiarono in un grande piazzale, esposto al vento, di fronte a quella che era mezza trattoria e mezzo rifugio. Gli ultimi 500 metri di salita non erano stati tra conifere e latifoglie, bensì in un ambiente erboso. L’occhio spaziava sulla pianura veneta, sino all’Adriatico. Il Pizzoc sporgeva a strapiombo in modo veramente impressionante, sicuramente con un salto verticale di oltre un chilometro. C’erano dei giovani con dei deltaplani che, lanciatisi, sfruttavano la corrente ascensionale per risalire quasi del tutto sino al pianoro della sommità. Qualcuno, talvolta, in giornate con il vento adatto, riusciva a risalire e ad atterrare nuovamente sul pianoro dal quale era partito, dopo essere sceso nel vuoto per tre o quattrocento metri.

Si avviarono verso la trattoria e dovettero prendere un tavolo all’aperto perché all’interno i tavoli erano tutti prenotati: nonostante il vento, anche fuori non si stava troppo male. Non parlarono di argomenti correlati a Belial. Colazione semplice ma curata: alla faccia delle diete, pappardelle con ragù di lepre del Cansiglio e formaggio della malga vicina, cotto alla griglia, con qualche fungo come contorno. Verdura cotta. Vino rosso merlot. Caffè. Grappa per Giovanni Giuponi. Liquore centerbe per Paolo Azzalini.

Giuponi aggiunse che non era stata una colazione proprio leggera ma a quelle altitudini bisognava evitare un indebolimento dell’organismo e pertanto era saggio mangiare e bere qualcosa in più del solito. Paolo Ballarin convenne, aggiungendo che, essendo seduti all’aperto, anche il vento poteva stancare il corpo…

Negli altri tavoli si parlava costantemente del Messaggio Cosmico. Il tono sostanziale era di grande prudenza, improntato al chissà, al fatto che i poveracci non dovrebbero subire molte conseguenze, anzi forse nessuna e così via. Diana, esperta della suggestione, fece dire a Giuponi: “Si potrebbe andare per funghi, dottor Paolo, sono trent’anni che non lo faccio… e abbiamo qui Diana che ci potrebbe dire dove andare a colpo sicuro… vorrei portarne a casa un pochi a mia moglie…”

Paolo entrò nella trattoria e chiese due cestelli in vimini. I cestelli erano obbligatori, sì che le spore potessero uscirne e propagarsi sul terreno. Giuponi li chiese in prestito. L’oste disse che il prestito non era possibile in quanto i cesti erano delle Guardie Forestali e si raccomandò per la quantità: non poteva superare il chilogrammo a cestello. Non si poteva inoltre avere più di un cestello a testa. Il prezzo del noleggio comprendeva appunto anche la tassa forestale per la raccolta.

Quando uscì, Paolo disse a Diana: “Un chilo a cestello… un cestello a testa… ma allora, il mezzo quintale di Pippo…”

Diana: “Pippo ha la licenza per conto della trattoria: può prendere tutti i funghi che trova. La licenza costa moltissimo. Se per caso ne trovasse più di una certa quantità, non ricordo quale, per una settimana non potrebbe più raccoglierne. Le multe per i trasgressori sono addirittura feroci, com’è giusto che sia. Noi restiamo qui sul pianoro a prendere il sole… ci vediamo esattamente in questo posto: staremo qui ad aspettarvi. Riscendete lungo la strada per trecento metri circa. A sinistra s’inizia un sentiero con un cartello: «Vièl del croàt».

[Sentiero del corvo.]

Seguendo il sentiero, ad un certo punto il prato finirà e vi troverete in mezzo ai pecci, o abeti rossi: proseguite per due o trecento metri ancora e vi troverete in uno spiazzo con molte piante di erica. Sotto i tronchi dei larici, che troverete attorno, ci dovrebbero essere funghi chiodini. Buona passeggiata”.

Giovanni: “Ha sentito dottor Paolo? Faccia conto che siano già stati raccolti”.

Paolo e Giovanni si avviarono: sembravano i padroni del mondo.

Diana si alzò e comunicò mentalmente a Toni: “Ti parlo mentalmente così farai un poco di esercizio. Seguimi. Andiamo verso lo strapiombo. Ci metteremo su di un pietrone rotondo al sole. Poi, aspettiamo Belial”.

Toni: “E… il gregge? e il caprone?”

Diana: “Da quando siamo HSE, non ci serve più né il gregge, né il caprone. Vedrai… certo che qua su è bellissimo. Chiamo mia madre perché sarà un poco preoccupata. Ricordati che nessuno sa niente circa gli HSE“.

Mentre diceva questo, estrasse un telefonino e salutò sua madre: le disse di Giuponi e di Paolo, inoltre le disse che stava prendendo il sole con Toni sul pietrone blu. Subito dopo rifilò il telefonino a Toni, adducendo che aveva vestiti troppo stretti. Il pietrone non era proprio blu ma, con un po’ di buona volontà, poteva anche essere considerato tale. La forma del pietrone sembrava fatta per sedersi: poteva ospitare un paio di persone, anche se non troppo comodamente. A Toni sembrava neanche vero che il pietrone fosse stretto… provò a nascondere il pensiero e chiese: “Diana, indovina cosa ho pensato?”

Diana: “Che sei contento che il pietrone sia stretto”.

Toni: “Ma… io veramente volevo nascondere il pensiero per farti uno scherzo…”

Diana: “Devi essere più abile: prima si nasconde e poi si pensa. Ovvero, la mente deve essere pre-nascosta, prima del pensiero. In buona sostanza, se prima pensi e poi nascondi non ottieni il tuo scopo”.

Toni: “Quindi per evitare che un pensiero improvviso venga recepito all’esterno, bisognerebbe tenere la mente sempre schermata: solo quando ti fidi dell’altro potresti lasciare la mente aperta…”

Diana: “Proprio così…”

Toni: “Questo vale anche per Belial? Se chiudo la mente, nemmeno lui può accedere?”

Diana: “Abbiamo provato una volta, per esperimento, e mi sembrava che avesse funzionato”.

Intervenne nelle loro menti il terzo comunicatore, Belial: “Vi confermo che se volete chiudere la mente, io non posso accedere…”

Toni: “Era una curiosità per istruirmi… comunque ti ringrazio infinitamente di tutto: mi sto trovando molto bene nei miei nuovi panni e non tornerei più indietro, almeno per ora. Devo dire che sino a questo momento ho avuto solo sensazioni positive. Vorrei farti un regalo in segno di gratitudine, ma non saprei cosa regalarti”.

Belial, ridendo: “Vedrai che il regalo, al momento opportuno, te lo chiederò”.

Diana: “Belial, dovresti suggerirci cosa fare, dirci le novità, fare il punto sulla situazione…”

Belial: “Agli ordini… la prima cosa che dobbiamo assolutamente fare è aumentare il numero degli HSE. Dovremmo mettere giù una strategia. Almeno centomila persone al più presto, metà uomini e metà donne, farli diventare HSE e ripetere il messaggio biblico, «Andate e moltiplicatevi», in 144 anni, col ricambio genetico dei centomila di partenza, dovremmo avere un buon DNA, multivariato, e i centomila potrebbero dare origine a trecento o quattrocento mila persone circa, se non di più. Questo è il minimo. Se poi riuscissimo a partire con più di centomila persone, sarebbe ancora meglio, ovviamente. Parecchie di queste persone le posso trovare io, tuttavia anche voi mi dovreste aiutare. Non abbiamo molto altro da fare per adesso: inoltre la reazione delle persone senza ruoli particolari di fronte al Messaggio Cosmico che è pervenuto non sono facilmente prevedibili. Sino all’agosto dell’anno prossimo, 2044, probabilmente ci saranno solo discorsi e niente fatti”.

Toni: “Bisognerà quindi svolgere un’azione di proselitismo. Ci saranno quelli che diranno no e subito dopo potrebbero, non so come, informare i Potenti del tentativo di proselitismo, vanificandone la segretezza”.

Belial: “Ora che avete la mente da HSE, i Potenti non possono accedere. O quanto meno per ora non hanno ancora la tecnologia necessaria e inoltre per ora nemmeno lo sanno. Il contattato, potenziale HSE, può rifiutare o diventare catecumeno, per così dire. Se diventa catecumeno, insomma se accetta, la notte stessa può diventare HSE. Il problema è se non accetta: per ora, abbiamo una soluzione…”

Diana: “Eliminarlo…”

Toni: “Sopprimerlo fisicamente…”

Belial: “Ci mancherebbe anche questa: mica siamo i poliziotti dei Potenti… bisogna dirgli che ha sbattuto la testa per terra, contro un albero, o qualcosa del genere… non lo so… contemporaneamente, possiamo cancellare la memoria immediata e lui non ricorderà niente… fornisco un esempio: Toni si incontra con suo cugino Martin, gli suggerisce il discorso di HSE e Martin deve rispondere immediatamente, subito. Se risponde no, Toni lo fa svenire, gli cancella la memoria immediata e subito dopo lo sdraia a terra e lo soccorre, dicendogli che è svenuto, che ha battuto la testa. Quando Martin si riorganizza mentalmente, chiederà di cosa stavano parlando. Toni gli dirà che stavano parlando del Messaggio Cosmico e tutto sarà concluso. Se invece accetta, la trafila sarà quella seguita da Toni per diventare HSE. Il vero problema nasce quando Martin, per restare nell’esempio, chiede tempo per decidere. Le conseguenze, possibilmente negative per noi, sono due:

  • Durante il tempo richiesto per decidere, parla con qualcuno e questo per noi non è tollerabile, indipendentemente dal fatto che poi accetti o meno.
  • Se non accetta, bisogna cancellare tutta la sua memoria dal momento della proposta iniziale. Questo è difficilissimo. Inoltre si crea un gap, un vuoto nel suo cervello, dove dobbiamo impiantargli dei falsi ricordi. Se ad esempio ha chiesto un giorno di tempo per decidere e poi rifiuta, dobbiamo cancellare dalla sua memoria l’ultimo giorno. Questo sarebbe difficile ma non ancora impossibile. Subito dopo, però, dobbiamo mettergli nella memoria una giornata di ricordi inventati. Noi di Eddah non abbiamo ancora la tecnologia per farlo”.

Toni: “Si potrebbe allora dire al candidato: «Ti devo fare una proposta, molto seria, fondamentale per il futuro dell’umanità ed io sono autorizzato a fartela: tuttavia non è possibile rinviare la risposta. Devi rispondere subito sì o no. Se rispondi sì, la tua vita sarà migliore ed importante. Se rispondi no, non ne parleremo più». A questo punto, se il nostro candidato risponde no, cancelliamo la memoria immediata come detto prima, altrimenti dobbiamo eseguire la prima fase. Il discorso va fatto pertanto all’aperto e, in caso di risposta affermativa, Belial deve intervenire immediatamente”.

Diana: “Non mi sembra così semplice: il discorso di Toni implica che al nostro candidato sia stato detto qualcosa su Belial ed altri particolari”.

Belial: “Secondo me, il discorso, che poi potrebbe essere cancellato in caso di bisogno, sarebbe un discorso di questo genere: «Vedi, nell’universo ci sono delle forme d’intelligenza che non sono completamente d’accordo con l’eliminazione della razza umana come conseguenza delle loro ipocrisie, anche perché parecchi non sono ipocriti. Queste intelligenze hanno trovato una soluzione diversa e me l’hanno proposta. Io ho accettato: non potrò mai più essere ipocrita, apparterrò a una specie nuova, vivrò più di duecento anni e, da quando ho accettato, non potrò rientrare tra coloro che potranno essere eliminati. Io ho acconsentito perché non avevo assolutamente niente da perdere»”.

Toni: “Ma quella dei duecento anni… sarebbe una bugia…”

Diana: “No, Martin, non è una bugia, mi ero dimenticata di dirtelo: è proprio così. Da un punto di vista metabolico, è tutto rallentato in rapporto di due a uno”.

Martin: “Ah! questa novità non mi dispiace… allora mi sembra un discorso accettabilissimo… tu, Belial, mi devi dire come fare a cancellare la memoria immediata…”

Belial: “Non lo sa nemmeno Diana: apritemi la mente, vi trasmetterò subito le istruzioni”.

Le istruzioni furono trasmesse: la solita leggera nausea, il solito piccolo mal di testa.

Belial: “Il mio consiglio è che s’inizi il prima possibile. Ora sarebbe meglio se Toni tornasse a Venezia con suo padre e con Giuponi. Voi due dovreste rivedervi e fare un salto assieme sino a New York per parlare con Martin e gli altri: Lucy Morgan, Jean Patron e Laura Freeman. Dovreste andare entrambi perché Diana sta facendo esperienza da anni e penso che, per il momento, un appoggio a Toni possa essere utile. Una dissimulazione onesta da recitare agli americani potrebbe essere che Diana sarà a New York per fare da tramite tra me e gli altri. Questo è accettabile anche per i genitori di Diana, i quali continueranno a pensare che solo Diana sia in grado di contattarmi. Non è proprio vero ma non si nuoce a nessuno. Sotto la pietra blu ci sono dei quattrini. Fate metà per ciascuno o quel che volete. A New York, per evitare sospetti sul fatto che Diana possa parlare con me ovunque, fissiamoci, come luogo dell’appuntamento, l’ultimo piano dell’Empire State Building.

Cerchiamo proseliti! Cerchiamo catecumeni! Forza, ché ce la facciamo… se nessuno vi controlla, ci parleremo ovunque: altrimenti, solo sull’Empire State Building. Un’ultima cosa: i figli nati da due HSE saranno ancora diversi da voi, perché abbiamo studiato a tavolino il DNA di un Sapiens maschio e il Dna di un Sapiens femmina e questa modifica si è riflessa negli HSE: da due HSE nascerà un bambino molto diverso, molto più evoluto, che avrà caratteristiche intellettive ancora maggiori perché il Dna del nascituro sarà una combinazione ottimizzata dalla natura stessa: non sappiamo bene cosa otterremo. Le femminucce della nuova generazione dovrebbero avere un bacino leggermente più largo. La testa dei successivi nascituri dovrebbe essere più dolicocefala, per tornare alle dimensioni del cervello di un Neanderthal. Io lo chiamerei Homo Sapiens  Cosmĭcus, per non confondere le specie e per confondere i Potenti; un motivo coerente è che avranno delle caratteristiche per renderli più adatti alla navigazione spaziale: minor sensibilità alla gravità, nessun problema di labirintite, configurazione diversa degli otoliti eccetera. Un’ultimissima cosa: non necessariamente il consorte di Diana dovrà essere Toni, ma per almeno un anno sarebbe meglio che Diana non rimanesse incinta: abbiamo troppo da fare… ciao…”

Dopo queste parole, Diana e Toni diventarono rossi come fragole…

Toni fece finta di niente e, per cambiare discorso, disse: “I soldi sotto la pietra blu…” e si mise a cercare.

Sotto la pietra blu, c’era un mucchio di quattrini; molto denaro, veramente tanto, da vivere tranquillamente, da persone agiatissime, per una dozzina d’anni e forse più.

Diana, mentalmente: “M’ero proprio scordata della vita raddoppiata… mi spiace… tienimi tu i soldi: ho i vestiti troppo stretti…”

Toni: “A me ha fatto enorme piacere aver la vita più lunga…” e intascò anche il denaro di Diana.

 

I tre nei, dietro gli orecchi degli HSE.

Diana: “Quindi gli HSE metteranno al mondo degli HSC:  Uomini Sapienti Cosmici. A proposito…”

Diana si avvicinò a Toni e controllò qualcosa dietro ai suoi orecchi e disse: “Bene. Hai tre piccolissimi nei disposti a triangolo, sia dietro l’orecchio sinistro che dietro l’orecchio destro. Li ho anch’io: sono il contrassegno degli HSE”.

Giovanni e Paolo non erano ancora ritornati. Si fecero portare due caffè e Toni pensò: “Il destino sembra unirci…”

Diana, mentalmente: “Per il momento, sembra… magari potrà anche essere vero in futuro, ma per il momento sembra e basta…”

Toni pensò:  “HSE, HSS oppure HSC, le donne non ti danno mai una soddisfazione… come diceva un gondoliere: mai un boccone di gusto”.

Diana a voce alta, ridendo: “Altrimenti, il fascino femminile, dove va a finire?”

Toni: “Già, maltrattami pure… per l’America, si può partire subito? hai qualche impegno che ti trattiene? i tuoi ti lasceranno venire?”

Diana, con tono sorpreso: “Ma Toni! ho ventotto anni! io capisco l’affetto dei genitori, ma se voglio andare a New York… e poi non ci vado per divertirmi. Non hai sentito Belial?”

Toni: “Comunque spero che, venendo con me, troverai il viaggio e il soggiorno divertenti…”

Diana: “Non volevo dire questo: io forse non ti darò soddisfazione ma tu sei sempre all’attacco. Volevo dire che i miei capiranno. Nient’altro. Tu invece hai creato delle implicazioni precipitose. Non hai sentito Belial: non è detto che il padre sia tu…”

Toni, innervosito: “Lo ha detto solo per cortesia nei tuoi confronti…”

Diana: “Se lo dici tu… questo però te lo meriti…”  e gli mise un bacio sulla guancia destra. Toni vide tutti i numeri primi fino a dodici cifre significative: era arrivato al decimo cielo, dove improvvisamente si fermò perché stavano arrivando suo padre e Giovanni Giuponi.

Toni sentì da distante che avevano preso i funghi. Stava per inviare il messaggio a Diana, quando arrivò la risposta: “Ho visto, da come cammina impettito Giuponi, ne dovrebbe aver presi parecchi…”

Paolo Ballarin aveva, ad occhio, circa un chilo di chiodini nel suo cestello ma Giuponi arrivò con oltre tre chili: dette il via a una penosissima spiegazione, dove informava che li aveva presi senza volere, che erano troppo belli, che erano tutti assieme, nello stesso ciocco di larice, che togliendone circa un chilo, stimato e non pesato, erano venuti via anche gli altri, che non si può pretendere che un povero cristiano sappia calcolare ad occhio un chilo di funghi. Quando si accorse che forse non gli credevano troppo, aggiunse che, per il peso, dovrebbero dare una bilancia assieme al cestino, che se restavano là si sarebbero rovinati, che se per caso ne avesse presi meno di un chilo chissà cosa avrebbe detto sua moglie e che forse, tutto sommato, non erano nemmeno un chilo…

Paolo assentiva gravemente per far capire che sì… era proprio così. Paolo chiese se avessero parlato con Belial. Diana ripose che aveva parlato lei e che Belial aveva lasciato dei quattrini perché andassero a New York a parlare con gli americani. Lei doveva fare da collegamento sull’Empire State Building e quelli di New York dovevano essere tenuti aggiornati. Belial sperava che, nel frattempo, a livello politico, potesse cambiare qualcosa.

Giuponi annuì gravemente e Paolo disse: “Bene, una volta sono venuti loro e una volta andremo noi”.

Toni temette per un attimo che anche suo padre volesse venire a New York. Per la prima volta usò le sue nuove doti per sviare le eventuali intenzioni di Paolo.

Paolo: “Comunque, sarà meglio che io resti in biblioteca a Venezia: potreste aver bisogno di qualche documentazione…”

Toni era riuscito nell’intento. Guardò Diana. La ragazza aveva capito tutto e sorrideva di sottecchi, facendo finta che il caso non fosse suo.

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