Mastro Benedetto 6 [547]

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Venezia 1980 – Il ponte di Rialto – Ernesto Giorgi©

Mastro Benedetto (Benéto) era sempre seduto con i suoi allievi al Caffè Floriàn, in Piazza San Marco. Si stava dibattendo sul tema “L’amore, questo sconosciuto”. (Vedi anche il precedente articolo Mastro Benedetto 5)

Allievo: “Maestro, per gentilezza, ci introduca l’argomento ‘amore’ in una certa prospettiva, non solo filosofica…”

Benedetto: “Cercherò di farlo. Allora… mi sono chiesto molte volte come si potesse definire l’amore con il minor numero possibile di parole. Ebbene, eccovi la mia definizione: l’amore è un sorriso.

Per poter iniziare un rapporto di simpatia, bisogna sorridere. Se non si sorride, si diventa inevitabilmente una persona spiacevole. Una persona spiacevole ha sempre delle rughe spiacevoli agli angoli della bocca. Se non vuoi che ti vengano tali rughe, devi imparare a sorridere molto. Il sorriso fa passare anche la solitudine. C’è un vecchio proverbio bisiàco che dice: “Chi che’l surìdi, el pénsi a dût ma cu l’amöur.” [Chi sorride, a qualsiasi cosa stia pensando, lo fa con amore]. 

Il sorriso è come una malattia contagiosa: ha un potere di trascinamento e convinzione incredibili. Cominciamo dunque col ricordarci, come propedeutico ad un eventuale rapporto d’amore, che l’arma principale è quella del sorriso.”

Altro allievo: “Maestro, ci sono delle situazioni o dei periodi in cui, a causa di recenti dissapori, non si riesce a sorridere alla persona del cuore…”

Benedetto: “In tal caso, bisogna aver la forza di sapersi allontanare, almeno per un poco: magari anche solo psicologicamente. Dopo la lontananza, saremo sicuramente più critici. Siccome questo lo sappiamo già, temiamo di affrontare la deludente verità e quindi cerchiamo di evitarla, perché molte volte dovremmo confessare a noi stessi che stiamo bene in questo stato di sofferenza. Questo stato ci dà importanza, ci fa sentire qualcuno. Così, con piacere, potremmo dire: <<Ah… più di me, chi mai sta soffrendo?>>, Il che, è pur sempre una consolazione. C’è un’altra cosa che ci spinge in questa direzione: nella vita, può capitare di accorgersi come la persona amata sia una vera delusione continua. Il cuore è il primo ad accorgersene e, nel cuore stesso, l’amore finisce. Ma… la mente non vuole accettare e dice: <Sono delusa di me stessa: come ho fatto a scegliere una persona così deludente? Siamo entrambi una vera delusione.>

Questo è il vero problema: il giudizio negativo su di noi stessi. Per uscirne, ci può volere molto tempo. Inoltre, non se ne esce mai del tutto perché da quel momento diffidiamo di noi stessi e dei nostri sentimenti. Mi ricordo una frase di Oscar Wilde: <Vi auguro che il vostro cuore sia sempre colmo d’amore. Una vita senza amore è come un giardino senza sole e coi fiori appassiti. La coscienza di amare ed essere amati regalano tale calore e ricchezza alla vita che nient’altro può fare altrettanto.>”

Allievo: “Quindi, l’amore è un dramma, una lotta, una sofferenza…”

Benedetto: “Bisognerebbe evitare di farsela troppo facile. Dice un proverbio nigeriano che solo quello per cui hai combattuto sarà duraturo. Cambiare tanti amori sembra che debba avere solo piacevolezze: non è vero, anzi, i lati negativi sono più importanti. Ho fatto due versi per ricordare questo concetto:

Ogni nuovo amore è come l’amore precedente.

In un vestito meno attraente.

Inoltre, c’è quella che io chiamo la Crisi d’Amore: se una persona ha provato l’amore e non ce l’ha più, può essere talmente giù di morale da cercare di ritrovarlo a tutti i costi in un’altra persona. D’altronde, ‘crisi’ in greco significa ‘decisione’. Si decide di voler avere l’amore, costi quello che costi. Non si può più farne a meno. Si stava troppo bene.

In questi casi, è ovvio che si possa sbagliare e anche di molto: si perde di lucidità. Ricordatevi che l’amore è un sinonimo di ‘dare’. Chi ama veramente, non chiede proprio niente. Questa è l’unica, vera, forma di ricchezza. Diceva Isabel Allende: <La sola cosa che noi possediamo è l’amore che diamo>.”

Altro allievo: “Maestro Benedetto, mi sembra che i problemi che derivano dall’amore, alla fin fine, siano un ostacolo per la felicità…”

Benedetto: “La felicità è anche accorgersi che l’oggetto del nostro amore è ancora vivo, che esiste, che non si trattava di un sogno. Significa non chiedere altro. Si tratta di una cosa nobilissima, che non può essere sostituita da un rapporto sessuale, anche se ne fa parte. La felicità è essere felici di stare insieme. Altre spiegazioni fanno sorridere. Per una piccola, fortunata minoranza, amare significa assumersi i rischi di dare indefinitamente. Solo i coraggiosi, in questo senso, conoscono il vero amore, tutti gli altri ne hanno solo sentito parlare ma non sanno bene cosa sia o, forse, credono di saperlo. L’amore è una cosa elevatissima e in tutte le circostanze, anche quando non c’è più, va amato perché ci ha allietato l’esistenza. Quando l’amore non c’è più, comprendiamo la sua importanza. Ad esempio, Pablo Neruda ha scritto: < Solo chi ama senza speranza conosce il vero amore.> Quando ami senza speranza sei in un soliloquio con te stesso.”

Altro allievo: “Tutto questo si vive solo all’inizio del rapporto? Non diventa poi un’abitudine?”

Benedetto:” La differenza tra l’amore e l’abitudine è che con l’abitudine ti fa lo stesso essere assieme a non essere assieme ed hai la cognizione del tempo, se si tratta di amore, invece, non hai più cognizione del tempo, se sei assieme da dieci ore ti sembrano dieci minuti. Se siamo entrati nell’abitudine non potremo mai ripetere la frase di Wiz Khalifa (rapper statunitense), frase che, per quanto iperbolica, spiega la differenza tra abitudine e amore e può servire da regola pratica per la vita quotidiana e per non precipitare appunto nell’abitudine. La frase è: <Una donna merita un uomo che la guardi ogni giorno come se fosse la prima volta.> Ricordate questa frase: essa può fare la differenza. Se non vi sentite di dirla, di darle la debita importanza, probabilmente vi state avvicinando all’abitudine.

Vi racconto una storia che riguarda il vero amore e che esclude definitivamente l’abitudine:

Una persona viene chiamata in tribunale come testimone.

Il giudice: <Dove era lei, il 14 marzo 2017?>

<Ero assieme alla persona che è l’oggetto del mio amore.>

<Mi dica cosa ricorda di quel giorno.>

<Spiacente, signor giudice ma, quando sono con questa persona, non ricordo niente, non mi interessa di ricordare niente, non penso a niente, non ho il senso del tempo, non mi ricordo se ho fatto colazione, sono felice e basta.>

Giudice: <La capisco e la invidio, perché io questa cosa non l’ho provata mai. Vada pure.>”

Allievo: “Bellissimo: veramente bellissimo.”

Benedetto: “Grazie. Vi aggiungerò ancora: per essere amati, dovete amarvi; nessun amore riempirà mai il vuoto di una persona che non ama sé stessa. Dovremmo dire, come disse la Elizabeth Browning: <Ti amo, non tanto per ciò che sei, bensì per come mi sento quando sono con te.> Se vivete questa sensazione, allora state amando veramente.”

Allievo: “Nonostante tutto, nonostante ci si possa essere allontanati per valutare, come diceva poco fa lei, qual è la grande riflessione che lei ci suggerisce?”

Benedetto:” Nella persona amata, amiamo ciò che assomiglia a noi stessi. Grandissima, insopportabile è la delusione quando scopriamo che questa persona è completamente diversa da come ce l’eravamo raffigurata. Ad esempio, abbiamo sempre cercato una persona educata o raffinata e pensavamo di averla trovata: poi, invece… ci accorgiamo che non è così. Solo elencando in un foglio le delusioni avute si uscirà dai dolori che ci ha procurato tale delusione, altrimenti non ricorderemo più tale elencazione. Dobbiamo fare in modo di ricordarci che era stato un abbaglio ma spesso, o per orgoglio o per qualche altro motivo, in realtà non vorremmo dimenticare. Perché, come detto prima con altre parole , il concetto è che una delle cose più belle della vita è avere un valido motivo per compiangere noi stessi.”

Allievo: ”Maestro, d’amore si può morire?”

Benedetto: “Difficilissimo, al limite del patologico. Ti risponderò con una frase di Federico Nietzsche: <Una delusione d’amore difficilmente uccide e, per quanto mi riguarda, quel che non mi uccide mi rende più forte.> Comunque, un amore che ti fa pensare al suicidio deve essere una cosa gigantesca ed una grande esperienza. Tutto sommato, se la persona amata ti abbandona, non credo che ci si possa suicidare. Può succedere tuttavia se la persona amata viene a mancare, muore: questo allora può anche generare il suicidio.”

Allievo: “Maestro, esistono categorie di persone più portate per l’amore profondo, per il grande amore sentimentale?”

Benedetto: “Questo, certamente, sì. La natura ha dato ad ognuno di noi una certa dose di passione ma non nella stessa misura. La persona dotata naturalmente di grande passione, è portata all’amore grande e, in genere, a compiere grandi imprese. L’amore è esso stesso una grande impresa. D’altronde, con questo discorso stiamo girando attorno ad una profonda riflessione di Georg Wilhelm Friedrich Hegel (1770-1831): <Nel mondo, nulla di grande è stato fatto senza passione.>”

Allievo: “Sono proprio contento di quanto ho appreso. Per concludere?”

Benedetto: “Per concludere, vi racconto un’altra storia, semplicissima,  bellissima, santaluciavorrei dire fantastica… guardate questa mappa. C’è un bar con delle stellette che rappresentano i tavolini dello stesso bar. Un tavolino è contrassegnato in rosso.

Una ragazza e un ragazzo stavano seduti sul tavolino rosso, all’estremità di tutti i tavolini, proprio per stare tranquilli ed essere un poco appartati dall’andirivieni degli altri avventori. Erano persi in loro stessi. A una certa ora, il bar doveva chiudere. Era ormai sera e i camerieri, in attesa che anche i due ragazzi, gli ultimi, se ne andassero, avevano tolto tutti i tavolini neri dalla piazza e li avevano portati nel magazzino. Rimaneva solo il tavolino coi due ragazzi. Quando furono richiamati alla realtà dal cameriere che presentava il conto, furono sorpresi, esterrefatti: non sapevano minimamente che tutti gli altri tavolini erano stati rimossi. Avevano vissuto per due o tre ore fuori dal mondo e fuori dal tempo. Forse, questo è il vero amore.”

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