La nube di Oort – Capitolo 20 [556]

Politici e capi di stato all’Onu. (importante)

On ne fait pas de politique avec de la morale, mais on n’en fait pas davantage sans. (Non si fa politica con la morale, ma nemmeno senza.). A. Malraux (Scrittore francese, 1901 – 1976) L’espoir.

Resistenze dell’assemblea ufficiale e fallimento della stessa. Successo dell’assemblea ufficiosa. I nuovi HSE tra i vice-ambasciatori.

New York, 30 settembre 2044. 

Martin era presente all’assemblea successiva alla prima selezione genetica, indetta per fare il punto sulla situazione. Tutti i 199 paesi dell’Onu, più la Città del Vaticano in veste di osservatore, erano presenti. Ogni paese, oltre al delegato ufficiale, con titolo di ambasciatore all’Onu, poteva essere presente con altre sei persone tra interpreti, consulenti e addetti speciali. Dei 200 ambasciatori titolari, cinque mancavano e nessuno dei cinque paesi aveva ammesso la questione dell’angioma. Dei cosiddetti rincalzi, 1200 persone circa, tutti accreditati, ne mancavano 24.

Sia i cinque ambasciatori che i 24 rincalzi erano stati tutti sostituiti. Dei 24 rincalzi mancanti, per una decina circa si ammise che erano deceduti per l’angioma: per gli altri, ci furono delle risposte evasive. Il Segretario Generale, un thailandese, prese la parola e fece un preambolo dove presentava comunque le condoglianze a tutte le persone che erano venute a mancare.

Aggiunse con velata ironia che le condoglianze riguardavano, in particolare, coloro che erano venuti a mancare per l’angioma. Il Segretario Generale dette per un attimo la parola a Martin il quale disse: “Buongiorno a tutti: dobbiamo comunicare che, sommando tutti i politici a livello nazionale dei 200 paesi membri di questa Organizzazione, siamo arrivati alla cifra di 100 mila persone circa. Di queste centomila persone, poco meno di tre mila circa sono venute a mancare nell’agosto ultimo scorso. Il numero corrisponde approssimativamente al tre per cento, così come detto nel Messaggio Cosmico. Di questi tre mila, 552 persone sono ufficialmente considerate morte per angioma, mentre le altre 2448 sono state considerate dai vari paesi come decedute per altri motivi. La mia segreteria fa rispettosamente notare a quest’Assemblea che, partendo da queste basi, la riunione di oggi sarà probabilmente ben poco produttiva. La stragrande maggioranza dei paesi non ha ritenuto necessario fornire spiegazioni sui 2448 morti senza ragione. Tenuto conto di tutte le circostanze e delle tabelle attuariali normali, le probabilità che 2448 persone siano morte nel mese di agosto per una causa diversa dall’angioma e che questo sia vero, sono come una su 400 miliardi circa. Stiamo parlando quindi di una cosa praticamente impossibile. La parola al Segretario Generale”.

Segretario Generale: “Grazie al nostro oratore. Mi sembra che le cifre siano inequivocabili. Comprendiamo perfettamente le ragioni diplomatiche che spingono tutti noi alla difesa del proprio paese, ma temo che il punto dolente della questione sia proprio qui: una volta considerata una probabilità su 400 miliardi che le comunicazioni siano veritiere, penso che dovremmo abbandonare le riserve diplomatiche e parlarci chiaro. Quello che sta succedendo sulla faccia della Terra è proprio questo: sono morte 2448 persone nel mese di agosto, che assieme alle 552 riconosciute angiomatiche fanno quasi esattamente il 3 per cento e nessuno sente l’esigenza di parlare chiaro. I Cosmici ci hanno detto chiaramente che questo stato di cose non può durare. Nonostante questo, nessuno vuole dichiarare la verità, costi quello che costi. C’è la paura di mettere il proprio paese in una posizione subordinata. Le finalità di questa Assembla, di discutere cioè della sopravvivenza umana, vengono ad essere totalmente vanificate. La parola all’ambasciatore dell’Iran, che ha alzato la mano”.

Ambasciatore iraniano: “Signor Segretario Generale, signori ambasciatori: a nome del mio paese, ritengo altamente offensive le parole del Segretario Generale e l’interpretazione data ai numeri raccolti dalla sua segreteria. Per quanto riguarda l’Iran, i nostri addetti, notoriamente capaci, hanno comunicato scrupolosamente alla segreteria dell’Onu, di cui fa parte anche il dottor Martin Ballarin, quanto emergeva dai loro calcoli attuariali, accurati ed approfonditi, condotti secondo le più moderne regole matematico-statistiche.

Diffido pertanto, a nome del mio paese, il Segretario Generale dall’effettuare ancora insinuazioni di tale portata, le quali, tra l’altro, si rivelano di cattivo gusto e costituiscono certamente pregiudizio per un’assemblea democratica. Vorrei che il Segretario Generale chiedesse a tutta l’Assemblea se la maggioranza è o meno d’accordo con quanto da me esposto. Grazie”.

Il Segretario Generale alzò gli occhi al cielo e disse: “Accolgo l’invito dell’ambasciatore dell’Iran. Prego i signori ambasciatori di procedere per l’alzata di mano…”

195 mani si alzarono. 195 membri ambasciatori su 200, incredibilmente, sostenevano che i 2448 decessi erano per ragioni diverse dall’angioma. Fra i cinque che non avevano alzato la mano, c’era l’ambasciatrice della Nuova Zelanda, la quale l’alzò subito dopo per chiedere la parola.

Ottenuto l’assenso, disse: “Devo dichiarare, e vorrei che fosse messo a verbale, che mi trovo d’accordo col Segretario Generale. Propongo di aprire una discussione di tipo generale dove, pur concedendo ai singoli paesi la massima stima e fiducia, si possa dissertare su quali soluzioni pensiamo di trovare nell’ipotesi che anche nei prossimi anni ci si trovi di fronte ad altri 3000 politici morti”.

Il Segretario: “Un discorso informale, teorico, astratto, niente di più, per confrontare le opinioni. Chi ritiene di aderire alla proposta dell’ambasciatrice neozelandese, alzi la mano”.

Si alzarono undici mani.

L’ambasciatore della Sierra Leone chiese la parola: “Signor Segretario Generale, signori Ambasciatori; nessuno può affermare, come ha detto la Nuova Zelanda, che l’anno prossimo succederà quello che è successo quest’anno. Respingo pertanto la proposta. Chiedo al Segretario Generale che indica l’alzata di mano per chi condivide il mio intervento”.

Dopo l’autorizzazione del Segretario Generale, 185 mani si alzarono.

Segretario Generale: “Signori, dichiaro conclusa l’assemblea. I verbali saranno mandati, come al solito, dalla nostra segreteria a tutti gli uffici diplomatici”.

L’assemblea si sciolse e Martin Ballarin si sedette al tavolo del Segretario Generale. Attesero che tutti fossero usciti e spensero i microfoni.

Martin:” Signor Segretario Generale…”

Il Segretario Generale fece un gesto con la mano, come per dire che era stanco: “Martin, è come sputare contro vento. Non vedi? L’Onu non serve proprio a niente: solo a mangiar soldi alle popolazioni. Ai singoli qui presenti non interessa niente di niente. Devono sostenere la loro parte sino in fondo. In realtà, non rappresentano nessuno. Ci sono persone che se tornassero a casa e i loro capi politici venissero a sapere che hanno concesso qualcosa, immediatamente sarebbero messe al muro per la fucilazione, con imputazione di alto tradimento. Preferiscono vivere. A questo punto, bisogna dire che l’intervento dei Cosmici, resti fra me e te, si può considerare anche necessario”.

Martin: “La mia opinione è che lei sia una brava persona. Mi riservo di presentarle una soluzione, non appena l’avrò messa a punto”.

Segretario: “Ben volentieri: farei di tutto, pur di uscire onestamente da questa infamia, da questa palude”.

Martin: “Un criterio che m’ispira potrebbe essere quello di accettare all’Onu solo persone che parlino e pensino con sincerità”.

Segretario: “Figlio mio, sarebbe la soluzione unica, ma certamente impraticabile. Non hai visto? Non hanno accettato neanche la proposta della Nuova Zelanda, che voleva aprire una discussione teorica, astratta”.

Martin: “In effetti, dal loro punto di vista, non è sbagliato. Anche se uno di loro parla in teoria, in astratto, ma dice qualcosa in leggero disaccordo coi suoi governanti, è come se fosse già morto: se non fisicamente, di sicuro politicamente. Ma mi lasci portare avanti la mia idea, intanto lei, gentilmente, cerchi di ricordarla”.

Segretario: “Ormai l’ho stampata in mente… ambasciatori che parlano e pensano con sincerità… gente cioè che non può essere colpita dall’ictus… perché non mente…”

Martin: “Esattamente, signor Segretario Generale: io sto puntando in questa direzione. Una svolta potrebbe essere quando in un paese venisse a mancare, a furia di tre per cento successivi, la struttura portante dell’apparato politico. A quel punto, qualche ambasciatore potrebbe farsi coraggio”.

Segretario: “Ambasciatori che si rifiutano di accettare istruzioni sbagliate e chiedono rifugio politico… voglio rifletterci, non abbiamo molto tempo. Un paio d’anni, forse. Caro Martin, sappimi dire qualcosa di più concreto”.

Martin: “Sicuramente, signor Segretario Generale, in ogni caso io avrei pensato di indire una riunione immediatamente, a livello di addetti all’ambasciata, non politici: addetti di carriera. Si tratterebbe di una riunione con un addetto per ciascun paese, da tenere nella Sala Anecoica, assolutamente informale, dove tutti i partecipanti vestano in completo grigio con cravatta, all’occidentale, in modo che ci sia la minor distinzione possibile fra i partecipanti. Tutti potrebbero avere rilevatori di microspie a loro piacimento, per evitare che ci siano registrazioni sonore indesiderate. Niente telefoni cellulari: solo carta e penna. Nessun ambasciatore potrà partecipare e tanto meno il Segretario Generale. Titolo della riunione: «Suggerimenti assolutamente informali da proporre agli Ambasciatori di ogni paese, in vista della prossima Assemblea Generale, sui contenuti e sulle procedure possibili, vista l’urgenza e la delicatezza della questione del Messaggio Cosmico». Un titolo che fa supporre l’assoluta inutilità della riunione stessa. Avremmo il vantaggio di sapere almeno cosa pensano e potremmo costituire le premesse per avere almeno una traccia per la prossima assemblea. Penso che gli addetti possano sbilanciarsi molto più di quanto non sia successo oggi”.

Segretario Generale: “Bravo, Martin, qualunque sia l’esito, non potrà essere peggio di quanto abbiamo ottenuto oggi. Probabilmente, con personaggi di secondo piano e comunque politicamente ufficiosi, non ci saranno reazioni e nessuno dovrebbe inalberarsi, anche perché, sotto sotto, tutti sentono la necessità di fare qualcosa.

Procedi pure, hai la mia più completa approvazione. Ti faccio subito un ordine di servizio, dove ti autorizzo a fare quello che hai appena detto”.

Martin: “Benissimo. Vado nel mio ufficio, preparo il documento, vengo nel suo studio, lei lo firma, io lo protocollo e invio subito la comunicazione ai 200 addetti”.

Martin si precipitò in ufficio, e raccontò tutto a Lucy: “Abbiamo una cinquantina di addetti che già sono diventati HSE. Questa sarebbe una bella occasione per proporlo anche ai rimanenti”.

Lucy: “ Forse, sarebbe meglio sentire Belial…”

La voce di Belial rintronò nella loro mente: “Bene, ho sentito. Esiste una possibile soluzione: usare una tecnica ipnotica. Abbiamo tuttavia la necessità di avere un medico presente, perché qualcuno potrebbe avere delle reazioni fisiologiche, anche se non credo. Possiamo giustificare il medico dicendo ai partecipanti che questa mattina Martin ha avuto uno sbalzo di pressione da stress.

Per la mia presenza, ci vorrebbe la presenza di un animale. Diciamo una colomba della pace, ben accetta a tutti. Meglio se mi faccio un viaggetto peri-temporale e vengo da voi. C’è la colomba?”

Martin: “La troverò. Intanto Lucy si reca dal Segretario Generale perché firmi il documento. Io contatto mentalmente i nostri cinquanta HSE. Tu intanto puoi venire qui sulla Terra”.

Lucy se ne andò velocemente e Martin mise al corrente gli HSE: erano tutti d’accordo. A quel punto Lucy era già tornata ed aveva anche inviato 200 avvisi urgentissimi per il 2 ottobre 2044: mancavano solo due giorni.

La Sala Anecoica, 2 ottobre 2044.

La colomba era su di un trespolo, simbolo della pace: rappresentava, a detta di Martin, lo scopo di quella riunione, senza finzioni. La colomba non si muoveva, sotto l’influsso di Belial, che era presente.

Il medico, come suggerito da Belial, era presente: si trattava del dottor James Fisher, 33 anni, di Dublino, laureato in medicina generale e neuropsicologia e specializzato inoltre in ipnoterapia a Palo Alto, in California.

Anche Fisher era un HSE, e la prima cosa che fece fu di mettere, ostentatamente, un apparecchio Holster a Toni, per registrare la pressione. C’erano tutti, proprio tutti.

Belial disse a Martin: “Chiudi la mente e pensa di parlare solo con me. Ti si formeranno nella mente dei pensieri e tu cercherai di farli tuoi”.

Martin non aveva capito bene, ma provò. Belial disse che andava bene. Poi aggiunse: “Dovresti parlare senza pensare a quello che senti nella mente. In pratica, ti suggerirò cosa dire”.

Martin disse mentalmente: “Bene” poi, a voce alta: “Egregi signori, siamo duecento amici che vogliono parlare di quello che sta succedendo. Siete pregati di controllare, con i vostri apparecchi appositi, che non ci siano marchingegni in grado di registrare quanto stiamo dicendo. La stanza, inoltre, è insonorizzata e protetta. Lo scopo della riunione è di parlare francamente, come si sarebbe dovuto fare due giorni fa, dove le posizioni ufficiali e la diplomazia non consentivano di esprimere delle opinioni costruttive.

In ogni caso, siamo tutti impegnati ad uscire da quest’assemblea informale con le idee più chiare sul futuro del nostro pianeta. Vorrei procedere per alzata di mano, chiedendo che alzi la mano chi ritiene che spetti a noi, più che agli ambasciatori ufficiali, la creazione di un primo canovaccio di discussione”.

Ci fu un’alzata di mano generale. Martin chiese la controprova e nessuno alzò la mano.

Martin: “Sono a questo punto convinto che da qui usciremo con qualcosa di concreto. Darei la parola al rappresentante dell’Iran, per vedere se ci può commentare quanto successo l’altro giorno”.

 Era una mossa abilissima, perché il rappresentante iraniano era un HSE.

Egli disse: “Non sta a me giudicare i comportamenti ufficiali del mio paese. Il nostro ambasciatore aveva sicuramente dei buoni motivi diplomatici per esprimersi in un certo modo. Il fatto stesso che io mi trovi qui, dimostra il nostro buon senso e la nostra volontà di trovare le soluzioni, una volta abbandonato il piano diplomatico”.

Si levò un applauso. Il rappresentante della Sierra Leone, che non era un HSE, aggiunse: “Ogni ambasciatore, e non è una novità, deve rispondere ai protocolli più o meno rigidi imposti dai vari governi. Sono comunque d’accordo con la posizione del rappresentante iraniano”.

Belial disse a Martin: “Bene, comincia con un riassunto della situazione: parla in modo lento ed esprimiti parlando di uno: ad esempio, uno ha pensato, uno ha visto”.

Martin assentì e cercò di ripetere i concetti che gli si stavano formando in testa. Senza rendersene conto, stava praticando, su dettato di Belial, una forma di ipnosi collettiva.

Esordì: “Uno viene dall’infanzia e studia per prepararsi… studia… nelle giornate calde, il sole lo invita a giocare… ma egli studia e si prepara, sogna il suo futuro… sogna un incarico di responsabilità che può far felice la sua famiglia, la quale, forse, per lui, ha fatto sacrifici. Egli ama il suo paese. Egli non pensa al governo o ai singoli uomini, o alle singole autorità: pensa al suo paese, al suo popolo, e vuole contare qualcosa per questo, vuole fare qualcosa per questo”.

Fece una pausa per bere un po’ d’acqua e senti la voce di Belial che diceva: “Ottimo, prosegui così”.

 Martin: “Uno sa che, fin dalla sua infanzia, anche i giochi nelle lunghe ore potevano servire per il suo futuro. Ore che esploravano il suo profondo, un profondo amico che ci distingue dagli altri. Un profondo forte, molto forte. Uno viene a New York, e nel profondo egli sa che, a tempo debito, avrà un ottimo futuro diplomatico. Ci vorrà solo il tempo necessario: non di meno e non di più. Lo sa… uno sa che il suo inconscio è importante: nella vita, in realtà, lo ha sempre guidato nelle scelte fondamentali, perché in realtà è una parte di sé, la parte più forte… Dopo la scuola, ecco i primi approcci, il primo lavoro all’ambasciata, i primi riconoscimenti di stima, le prime soddisfazioni. Poi, improvvisamente, ecco… il Messaggio, un messaggio imprevisto, inconcepibile, lontano da lui, freddo come il cosmo e come la notte. Non vorrebbe accettarlo, perché per un momento teme di non poterlo superare, di non poterne risolvere i problemi connessi. Una voce dentro può parlare, può dire che anche questo sarà superato, che l’ostacolo imprevisto è una prova che lui, alla fine, a tempo debito, supererà per dimostrare ai suoi cari, se lo desidera, la sua capacità. Questa parte profonda può metterlo in condizione di ricevere dagli altri ancora più rispetto ed ancora più ammirazione: uno sente già gli applausi e i riconoscimenti che arriveranno al momento opportuno, quando anche queste difficoltà saranno superate.

Questa voce gli dice che forse è inutile ascoltare consciamente i discorsi delle riunioni, inutile che il conscio si concentri: il suo inconscio profondo sa già come fare e al momento giusto deciderà di passare all’azione, se sarà necessario, se lo vorrà… ecco, un suo amico tiene un discorso a suo favore: egli ha superato le difficoltà quando altri non avrebbero nemmeno cercato di farlo. Abbiamo qui la colomba della pace, uno la guarda, la fissa… la guarda, la fissa e… può accorgersi che tutto è lontano, meno importante, che la colomba è forse il simbolo della nuova pace sincera dell’umanità, che l’umanità cercherà delle nuove guide ed egli può forse capire che il resto non sembra molto importante.

Uno sa che questa voce profonda non gli può essere nemica, perché in realtà si tratta di se stesso, di un amico forte e deciso: ma i suoi conoscenti, che chiedono il suo aiuto, lo circondano, si avvicinano, gli chiedono come superare questa prova impossibile per loro… dal suo profondo emerge una voce che gli dice di cercare, che qualcosa si potrà trovare, non appena sarà veramente necessario… e… sarà la sua persona, nella sua interezza, a decidere liberamente, se lui vorrà.  Se vuole, potrà unire le sue forze a quelle di altri come lui; avrà allora un ruolo ben definito in questo nuovo consesso del futuro. Potrà essere anche lui un solutore del più grande problema dell’umanità: non ha impedimenti a priori, se vuole.

Uno si accorge che forse non si tratta necessariamente di un grande problema se alcuni schemi potranno essere superati. Alcuni amici gli dicono: ma c’è una soluzione? c’è? altri, scoraggiati, si allontanano e dicono: “Non c’è… non c’è… non c’è… siamo senza speranza… non c’è…” I più accorti gli dicono di aver fiducia in se stesso, che deve cercare anche per loro: se una soluzione esiste, sono sicuri che lui la troverà perché lui è il migliore…

Gli amici chiedono: «Come supererai i problemi, come farai…» e lui pensa che forse potrebbe anche rispondere, che qualcosa dentro gli dice che, forse, qualche schema preesistente può all’occorrenza essere modificato. Che forse si potrà cambiare, a patto che si trovi una possibile soluzione. Gli amici applaudono, gli dicono che è giusto, che nessuno schema poteva prevedere quanto è successo, che alcuni schemi probabilmente andranno mantenuti. Ora uno pensa di avere trovato una strada. E per la prima volta, dall’arrivo del Messaggio, si sente rilassato, tranquillo, forte: basta trovare una soluzione, se ci sarà.

Certo, dal profondo sente che molte cose dovrebbero cambiare. Anche i suoi amici gli dicono: nessuno poteva prevedere… a problemi nuovi e imprevisti, devono corrispondere soluzioni altrettanto nuove e impreviste.  L’importante è che tu ci guidi serenamente… serenamente… verso un futuro che noi tutti pensiamo di meritare. Siamo gente semplice, brave persone: aiutaci, tu che lo puoi fare. Forse sei al mondo per questo… te ne saremo grati.

 I suoi familiari lo guardano ammirati: sono orgogliosi della sua popolarità e si accorgono improvvisamente che, riponendo la fiducia in lui, avevano visto giusto. Forse era giusto partecipare a questa nuova squadra… un’impresa che forse poteva suggerire le soluzioni possibili ai capi di stato, al mondo intero… si accorge che potrebbe essere forse il protagonista, uno dei promotori… e potrebbe accadere tutto senza sforzo, basta che ci sia una soluzione. Sa bene che questo non si può dire a priori: sarebbe troppo facile… se c’è la soluzione… forse è possibile provare, organizzarsi… organizzare…”

Martin smise di parlare.  I convenuti erano chiaramente in uno stato di trance profonda. La quasi totalità stava fissando la colomba. James Fisher era sbalordito e letteralmente a bocca aperta: la chiuse, deglutì per la prima volta da qualche minuto. Subito dopo disse con un filo di voce, il più piano possibile, avvicinandosi all’orecchio di Martin: “Straordinario, mai vista una cosa del genere… un’abilità eccezionale… e sì che di sedute ipnotiche ne ho viste… ne ho fatte… ma dove hai imparato… ero in trance anch’io, non deglutivo più, è la prima volta che mi capita…”

Martin rispose sotto voce a James: “Non lo so, caro, è stato Belial a fare tutto…”

Martin ricevette l’ultimo suggerimento da Belial e lo ripeté a voce alta: “Dopo questa riflessione sul nostro futuro… possiamo anche lasciare la colomba alla sua essenza… e, lentamente, con comodo, senza fretta… prepararci per la nostra discussione…”

Belial fece muovere la colomba, la quale batté alcune volte le ali, cambiando posizione sul trespolo. In questo modo Belial fece distrarre l’attenzione dei partecipanti, i quali cominciarono a muoversi sulle poltrone, stiracchiandosi, tossicchiando, aprendo e chiudendo gli occhi.

Belial inviò allora un messaggio mentale a tutti gli HSE presenti, James e Martin compresi: “Sono Belial. Il tentativo di suggestione operato da Martin sembra essere stato coronato da successo. Sarebbe bello che tutti i partecipanti diventassero HSE. Per fare questo, tutti noi dovremmo collaborare e intervenire con le giuste osservazioni. Eventualmente, mi permetterò di suggerire a tutti gli HSE qui presenti di effettuare alcuni interventi mirati. Grazie”.

Prese la parola il rappresentante francese, non HSE: “Il dottor Ballarin ha additato il problema. Siamo stati come in trance negli ultimi mesi,

[Molte volte chi esce dall’ipnosi tende ad affermare che era in trance prima dell’ipnosi e che l’ipnosi stessa è stata il risveglio alla realtà]

perché non credevamo che ci potesse essere una soluzione. Ora mi accorgo personalmente di aver perso tempo.

Conviene cercare una soluzione perché, in ogni caso, abbiamo ben poco da perdere. Inoltre questa soluzione, se esiste, probabilmente dovrà essere considerata come affatto nuova ed indipendente dai contesti politici. Non credo che i capi di stato e gli ambasciatori siano disposti a cambiare qualcosa, almeno per il momento. Sempre che la soluzione ci sia, ovviamente”.

Un applauso sottolineò la chiusura dell’intervento del francese. Intervenne nuovamente il rappresentante iraniano, che era un HSE: “Tutto diverso da due giorni fa. Il discorso di Martin mi è piaciuto perché non ha sollevato problemi

[Un’induzione ipnotica efficace non dovrebbe mai sollevare  alcun problema]

di alcun genere: la linea generale è quella giusta.

Bene o male, per prima cosa non dovremmo essere soggetti alla selezione, il che significa non mentire per interesse. In questo caso, le nostre persone fisiche sarebbero salve e noi potremmo portare avanti una seria rappresentanza del nostro paese. Qualunque soluzione eventualmente si trovi, la stessa implicherà un rifiuto della menzogna interessata, in modo che il nostro Codice di Sincerità rimanga settato a vero”.

Belial all’iraniano: “Bravissimo. Passa la parola ad un altro HSE… ”

Iraniano: “Senza falsa modestia, parlavo di questo col collega cinese…”

Il rappresentante della Cina, che pure era un HSE: “Effettivamente, parlavamo di questo: rimanere cioè sempre nel vero, cancellando ogni menzogna interessata. Bisognerebbe evitare tuttavia di essere eliminati per errore”.

Il rappresentante della Spagna, non HSE: “Per evitare di mentire involontariamente, ci sono delle tecniche di training autogeno che possono rinforzare la nostra volontà ed evitarci, quasi sicuramente, di porre il nostro Codice di Sincerità nella condizione di falso. Se dobbiamo costituire un gruppo per la prosecuzione della specie, sarebbe meglio che nessuno di noi fosse eliminato, altrimenti il suo paese perderebbe ogni prospettiva di guida all’interno del nuovo ordine che si formerà”.

Belial a Martin: “Lo spagnolo è un ottimo candidato. Dai la parola a un HSE psicologo”.

Martin: “Abbiamo qui il rappresentante canadese, laureato in legge e psichiatria. In questo momento penso che ci interessi lo psichiatra. Hai qualcosa da dire?”

Lo psichiatra canadese, HSE: “Ben volentieri. A Montreal ci siamo messi immediatamente all’opera sin dal 7 luglio 2043 e siamo quasi pronti per delle tecniche di rilassamento particolari. Oltre a questo, abbiamo cercato di prendere contatto con qualche persona collegata ai Cosmici, di cui i Cosmici stessi hanno fatto menzione. Questa persona, di Vancouver, non è un Connesso ma un suo conoscente; ci ha detto che non ci sono solo i Cosmici oltre a noi. Ci sono anche altre intelligenze, le quali potrebbero darci degli insegnamenti e dei suggerimenti, a patto che il candidato rinunci alla menzogna fraudolenta, perché in tal caso non ci sarebbe niente da fare. Oltre a questo, non sapeva come meglio aiutarci”.

Si levò un parlottare fitto e subito dopo un applauso. Prese la parola il rappresentante della Russia, Voronov, non HSE: “Questo noi non lo sapevamo, è una notizia fondamentale per il nostro futuro. Forse era meglio se ne eravamo informati”.

Martin: “Dottor Voronov, a parte che molti di noi, compreso il sottoscritto, questo fatto di Vancouver non lo sapevano e che questa notizia conferma la validità di questa riunione, creata proprio per far emergere notizie di questo genere: crede lei che nell’Assemblea di due giorni fa, se questa notizia fosse stata conosciuta, sarebbe cambiato qualcosa? Non crede che qualcuno avrebbe obiettato che un’affermazione del genere andava comprovata? E in ogni caso, come avremmo potuto comprovarla? L’unico effetto che avremmo ottenuto è che sulla stampa sarebbero comparse notizie su altre intelligenze, con speranza da parte dei politici di avere rapporti privilegiati con qualcuna di esse e così via. Penso che sarebbe ora di imboccare, nell’interesse dell’umanità, una strada diversa”.

Voronov, dopo venti secondi di silenzio: “Ha ragione, dottor Ballarin… ho avuto un attacco di malattia diplomatica… mi scuso dell’osservazione superficiale. Francamente, penso che qui dentro ci possano essere le premesse per cercare di costruire un mondo nuovo. Poi, penseremo a quello che c’è fuori di questa sala”.

Un applauso prolungato e sincero seguì, con gente che si alzava in piedi e gridava: “Sì… bravo… dobbiamo arrangiarci… non abbiamo più tempo…” e altre cose del genere.

Riprese lo psichiatra canadese: “Vi dico un’altra grossa novità: siamo riusciti a metterci in contatto con qualche forma di intelligenza intergalattica. O meglio, ci hanno avvicinato loro e noi non sappiamo nemmeno da dove provengano. Anzi, sembra che il loro pianeta non esista più.

Queste intelligenze affermano che la Suprema Autorità Cosmica è probabilmente sedicente tale. In realtà, secondo loro, forse non esiste una suprema autorità.

Abuso o no, sappiamo che, in base all’esperienza di questi nostri confidenti, il piano del Messaggio sarà senz’altro portato a termine: con ragione o senza ragione, come dicono gli spagnoli. Non ci resta altro, a loro avviso, che creare una serie di individui immuni dall’assegnazione del Codice di Sincerità.  Se i Cosmici dovessero propendere per l’eliminazione totale dell’umanità, sopravvivrebbero solo quelli che hanno ricevuto questa modificazione psicologica. Tale procedura ha tuttavia una grossa limitazione: rimuove dall’interessato la possibilità di mentire. Riepilogando, l’intervento psichico ha due aspetti:

  • L’impossibilità di mentire in modo fraudolento e nocivo per gli altri.
  • Garanzia di sopravvivenza se si darà il caso che i Cosmici decidano di eliminare tutti gli esseri umani.

Il primo punto, a mio avviso, non è molto importante giacché in futuro comunque non si potrà più mentire. Del secondo punto mi sembra non sia nemmeno il caso di parlare. L’intervento non è assolutamente doloroso e dura circa 20 minuti”.

Rappresentante degli Stati Uniti, non HSE: “Sembrerebbe quindi, sentendo il collega canadese, che non dovremmo avere alcun problema. Qualcuno ha qualche altra proposta?”

Rappresentante belga, HSE: “Non faccio nomi per riservatezza, ma una cinquantina di noi ha già effettuato la trasformazione a far tempo, mediamente, da un anno: non ci sono state controindicazioni. L’intervento psichico, per modificare i neuroni, comporta una riattivazione delle cellule staminali con conseguente allungamento della vita biologica”.

Stati Uniti, non HSE: “Ma… e nessuno ha avuto problemi?”

Il belga, HSE: “Ripeto che non posso fare nomi, tuttavia chi ha subito l’intervento, se lo desidera, può alzare la mano. Anzi, potrebbe addirittura cambiare posto e mettersi nella platea sotto il tavolo dell’oratore”.

Il belga stesso per primo si alzò e si mise in una poltroncina di platea. Tutti gli altri HSE, senza eccezioni, si alzarono e si trasferirono nella piccola platea. Nella tribuna normale rimasero in 150 circa.

Martin: “Ci sono osservazioni? Domande? Non ci sono domande… sì, ce ne sono: ecco il rappresentante degli Stati Uniti”.

Stati Uniti: “Tra le persone che han cambiato posto e ora sono in platea, conosco persone della massima serietà: persone che, se avessero trovato qualche problema, sicuramente ne parlerebbero ora. Se qualcuno di loro volesse parlare, potrebbe alzare la mano… inoltre la persona che stimo in modo particolare è il rappresentante dell’Arabia Saudita…”

Il rappresentante dell’Arabia Saudita, HSE: “Ringrazio il rappresentante degli Stati Uniti per la stima. Posso giurare, sul mio onore, e d’altronde non posso mentire, che non esiste alcun problema di nessun genere. Ovvero, uno esiste, si tratta di dissimulare, cioè di non rivelare ad alcuno, per ovvi motivi, questa nostra nuova condizione. Non abbiamo assolutamente alcun interesse a parlare e questo va a vantaggio dell’umanità futura. In ogni caso non riuscirete a nascondere alcunché e questo significa che non vi dovrete preoccupare. Il vostro inconscio lavorerà per voi”.

Il rappresentante degli Stati Uniti: “La parola del rappresentante saudita è per me una garanzia totale. Io sono pronto. Irrevocabilmente. Anche subito”.

Un brusio di approvazione si levò dagli HSS.

Il russo disse, ridendo: “Cina, Belgio e Gran Bretagna sono già trasformati, ora anche gli Stati Uniti: posso io essere da meno? accetto anch’io e così gli incaricati ausiliari del Consiglio di Sicurezza dell’Onu saranno tutti trasformati, tranne la Francia”.

Risata generale.

Il francese: “Io non posso essere da meno…”

Martin: “Abbiamo consultato appena adesso l’intelligenza aliena. Tra le tante cose che non vi abbiamo detto è che noi tutti abbiamo ricevuto delle particolari doti telepatiche. L’intelligenza ci dice che la decisione andrebbe presa ora. Chi non accetta, non accetta. Chi accetta, deve farlo ora”.

Dopo una pausa di un minuto, “Martin aggiunse: alzi la mano chi accetta”.

Ci fu un’alzata di mano generale, ma non si poteva capire se erano proprio tutti.

Martin: “Dobbiamo fare la controprova: chi non è d’accordo, alzi la mano”.

Solo il rappresentante del Vaticano alzò la mano e gli venne data la parola: “Il Vaticano non è membro dell’Onu, è solo un osservatore. Inoltre io sono un sacerdote della Chiesa Cattolica Apostolica Romana. Non posso aderire ora, se non chiedendo il permesso ai miei superiori”.

Immediatamente, ebbe un mancamento e si accasciò sulla poltroncina.

Intervenne James Fisher, lo psichiatra di Dublino: “Al sacerdote non è successo niente, semplicemente è stato messo in una condizione ipnotica particolare. Quando uscirà da questo stato, non ricorderà assolutamente niente di quello che ci siamo detti questa mattina. Ciò è necessario nell’interesse di tutti e non era possibile che andasse a parlare con i suoi superiori. Se tutti siete pronti, sedetevi tranquillamente”.

L’episodio fece un effetto molto positivo sui neofiti. Tutti sedettero sulle loro poltroncine. Seguì la consueta fase propedeutica per l’HSE. Dato che Belial era presente, si decise di dare il via immediatamente anche alla seconda fase. Non servirono pertanto esposizioni in luoghi all’aperto.

Dopo poco più di due ore, tutto era fatto e il sacerdote era ancora immerso in un sonno profondo.

Martin: “Benvenuti nel mondo degli HSE, nuova specie umana. Ora dovrete andare a casa e riposare per alcune ore. Poi vi metterete in contatto con quelli di noi che sono già HSE da qualche tempo: vi daranno le istruzioni necessarie per il vostro comportamento. Ora, per rispetto del sacerdote del Vaticano, riprendiamo tutti i nostri posti così com’eravamo all’inizio della riunione. Non parlate con lui di niente. Non appena sarà risvegliato da James Fisher, chiuderemo la riunione. Ripeto: appena vi sveglierete dal riposo ristoratore, prenderete contatto con quelli che erano già HSE e vi premurerete di avere tutte le informazioni necessarie”.

Fisher si avvicinò al sacerdote e lo risvegliò con varie manipolazioni alle tempie e alla carotide. Il sacerdote disse di non ricordare più niente.

James gli misurò la pressione, gli tastò il polso, guardò il fondo degli occhi e disse: “Pressione molto bassa. Polso molto debole. Occhio vigile. Mancamento momentaneo, nessun problema. Forse avete dormito poco oppure non avete fatto colazione…”

Il sacerdote: “Entrambe le cose… ma non ricordo niente… dovrò riferire…”

James misurò di nuovo la pressione e riesaminò gli occhi: “Sono spiacente, ma non esistono verbali della riunione. Esiste nel nostro cervello una memoria immediata che può rimanere disturbata da un mancamento improvviso. Il fondo dell’occhio è buono. La pressione va meglio, 110 su 70 e il polso è a 52. Non si preoccupi. Deve star seduto ancora cinque minuti e poi potrà anche guidare”.

Sacerdote: “Sono col taxi…”

James: “Allora aspetti un paio di minuti seduto, respiri bene a fondo, muova un poco le braccia e poi potrà sicuramente andare: non ci sarà alcun problema”.

L’assemblea si sciolse e tutti se ne andarono. Il sacerdote se ne andò per ultimo, con passo un po’ incerto. Martin andò a chiamare il Segretario Generale, quando c’era ancora James Fisher. Pregò il Segretario di venire nella Sala Anecoica. Il Segretario venne lentamente informato e poi, con la consueta delicatezza, gli si fece la grande proposta. Dopo altre tre ore, il Segretario Generale era un HSE: fu un successo per Martin e per l’umanità tutta.

 

Dopo la Sala Anecoica, 2 ottobre 2044.

Per il momento, il bilancio dell’operazione a livello mondiale era a dir poco lusinghiero. Un fittissimo scambio d’informazioni avvenne nei due giorni successivi, e tutti furono informati di tutto.  L’unica cosa che aveva sollevato qualche problema era l’impossibilità per i rappresentanti di avere ancora figli, poiché le mogli erano ancora HSS. Il suggerimento fu di aspettare un paio di mesi prima di parlare con le mogli: nel frattempo i nuovi HSE avrebbero sperimentato le doti appena acquisite. I nuovi adepti furono istruiti sul da farsi se, per caso, le loro mogli non avessero voluto divenire HSE. Avevano visto cos’era successo al sacerdote del Vaticano: avrebbero dovuto fare la stessa cosa. A proposito del sacerdote, il Vaticano lo sostituì immediatamente: la versione ufficiale fu che era stato chiamato a svolgere un compito urgente ed importantissimo nell’Archidiocesi di  Katowice, in Polonia.

[Archidiocesis Katovicensis, lat. 50.264913° N, long. 19.023820° E]

Fu nominato al suo posto un laico, un avvocato spagnolo, o meglio catalano, di Barcellona, dallo spirito molto concreto. L’avvocato era tra l’altro un membro dell’Opus Dei: gli venne offerta una cena di benvenuto, in presenza di tutti i rappresentanti di lingua spagnola. Alla cena era presente anche Martin. Belial fu costretto a un nuovo viaggio peri-temporale: il Vaticano era troppo importante. Era auspicabile che l’avvocato diventasse un HSE, perché subito dopo si sarebbero potute indire a discrezione delle riunioni nella Sala Anecoica, convocando tutti senza destare i sospetti che si sarebbero potuti avere se l’avvocato del Vaticano non fosse stato convocato. Con le dovute procedure, l’avvocato accettò la proposta e divenne un HSE: la strada per indire delle riunioni nella Sala Anecoica era aperta. L’avvocato fu il primo membro dell’Opus Dei a divenire anche HSE.

Nota a piè di pagina: Chi sta leggendo solo i capitoli importanti può saltare direttamente al capitolo 24.

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