La nube di Oort – Capitolo 21 [558]

La reazione del mondo finanziario. (facoltativo): anche se il capitolo è facoltativo, ci permettiamo di suggerirne la lettura a tutti coloro che si occupano di borsa o di finanza o di cultura politica in genere.

Per disprezzare il denaro bisogna appunto averne, e molto. Cesare Pavese (scrittore italiano, 1908 – 1950), Il mestiere di vivere, 2/2/1938

La reazione del mondo finanziario. Assemblea internazionale della FTWA, Financial Traders World Association

Davos, Svizzera, 20 ottobre 2044.

[Lat. 46.800210° N, long. 9.830941° E]

Prende la parola Fernando Terra, 69 anni, trader di borsa, laureato in matematica e psicologia a Padova, presidente dell’FTWA, Financial Traders World Association. Il padre, Chiaro Terra, da alcuni anni deceduto, era il trader di fiducia di Belial, più volte citato da lui con l’acronimo C.T. Ora Belial si avvale delle intermediazioni di Fernando, figlio di Chiaro e di Giacomo, figlio di Fernando, il quale è pure presente al simposio. Dopo anni di successi, Chiaro aveva dovuto spostarsi a Ginevra, da Venezia, per avere la possibilità di svolgere la sua professione. In territorio elvetico i regolamenti non erano più permissivi di quelli italiani: il vantaggio era che non venivano fatte differenze tra i vari operatori.

Ovviamente, esisteva qualche forma di clientelismo e qualche forma di nepotismo, ma il tutto in misura accettabile per uomini di mondo. Il giro di conoscenze che si potevano creare, rispetto all’Italia, era infinitamente maggiore. Chiaro diceva sempre che dopo il trasferimento dall’Italia alla Svizzera gli sembrava di essere un canarino uscito dalla gabbia. Parlava poi con rabbia della situazione italiana. Spesso, durante le cene tra conoscenti che si tenevano in riva al lago Lemano,

[Il lago di Ginevra: Lat. 46.457349° N, Long. 6.560898° E ]

Chiaro diceva: “Pensate: ho creato software finanziario di rilevanza mondiale. Mi trovo nella situazione che io, italiano, col mio software, fornisco delle previsioni alle banche svizzere che le usano per i clienti italiani.  Tutto italiano, tranne le banche svizzere, che si tengono buona parte dei guadagni. E noi italiani potremmo essere come gli svizzeri, se non più avanti…“

Girava cifre enormi, messe a disposizione anche da Belial. Poi, vedendo il suo successo, si erano accodati sauditi, indiani, sudafricani, sudamericani e altri asiatici in generale. Non avendo una forte propensione al rischio, era ignorato dagli statunitensi ed era, per la stessa ragione, apprezzatissimo dagli ebrei e dalle compagnie di assicurazione svizzere. Le banche svizzere, poi, stravedevano per la sua prudenza e lungimiranza. Dicevano: “Non è uno che si illude. Sulla piazza da decenni, non ha mai avuto problemi. Ha un sesto senso per prevenire gli imbroglioni. Non si può spiegare come fa: quando dice che sarebbe meglio non fidarsi, ci si accorge entro breve che aveva ragione. Un uomo da ascoltare”.

Per questi motivi fu fatto, a suo tempo, presidente dell’FTWA. Il figlio Fernando era come il padre. Forse più esperto, perché era partito dalla piattaforma concreta di Chiaro, mentre Chiaro a sua volta era partito da zero. Fernando aveva poi sostituito il padre nella presidenza.

Fernando Terra: “Cari signori, cari membri del FTWA che mi onora con la carica di presidente, signori giornalisti, auditori, osservatori e presenti tutti. Come sapete, queste nostre assemblee annuali a Davos hanno segretezza assoluta e questo per unanime decisione. I giornalisti stessi, qui presenti, sono i ventidue migliori professionisti di cronaca finanziaria, apprezzati a livello mondiale e non divulgheranno quanto diremo: useranno lo spirito dei nostri discorsi per loro informazione e preparazione personale, se lo riterranno opportuno. Nei limiti del ragionevole, quanto diremo difficilmente uscirà da queste pareti. Questo dipende da tutti noi. E apro il mio intervento.

Dalla crisi del 2008, come tutti sappiamo, non siamo ancora riusciti a far riprendere completamente le economie mondiali. I margini per l’intermediazione finanziaria si sono ormai ridotti enormemente e ci troviamo in una situazione paradossale: la nostra funzione professionale è ormai inesistente. Quasi tutti gli investitori e anche molti di noi non credono più nel futuro della nostra professione. Troppe le approssimazioni e troppi gli errori che si sono succeduti. Vi ricordo che le affermazioni che ora esporrò nuovamente sono in discussione ormai da ben 36 anni. Si tratta di affermazioni che molti riterranno velleitarie e che ancor oggi  stridono contro la realtà. Esse sono:

  1. Nel 2008 abbiamo avuto una situazione che per la maggioranza non era prevedibile.
  2. La maggioranza si attendeva una rapida ripresa.
  3. La deflazione ha distrutto ogni e qualsiasi possibilità di sviluppo dell’economia tradizionale, i metodi della quale non contemplano nemmeno oggi, dopo 36 anni, l’esistenza della deflazione stessa.
  4. Molti di noi si trovano oggi in situazioni di emergenza per cui, per sopravvivere, devono prendere dal cliente anche quello che non si dovrebbe, in attesa di tempi migliori.

Per commentare questi quattro punti, devo aggiungere che la famiglia Terra ha una rispettabilità indiscussa, creata da mio padre, e io cerco di proseguire con lo stesso spirito. Così mi auguro possa fare in futuro anche mio figlio Giacomo. Questa rispettabilità ci deriva da un’onestà che ormai siamo obbligati comunque a mantenere, perché ormai ci conviene. Per quest’onestà, mi vedo obbligato a cancellare i quattro punti sopra indicati e a riscriverli nel modo che ora esporrò, pur sapendo che parecchi di voi, come prima impressione, mi giudicheranno fuori dal mondo.

In definitiva, i quattro punti saranno ridotti ad uno solo che possiamo definire ‘incompetenza’:

Il punto numero uno dipende dal fatto che non c’era preparazione sufficiente. Il punto numero due dipende dal fatto che non c’era preparazione sufficiente. Il giudizio sul punto numero tre dipende dal fatto che non c’è tutt’ora una preparazione sufficiente.  Il punto numero quattro dipende dal fatto che non tutti noi siamo stati veramente, profondamente, onesti: la nostra disonestà è stata la causa della crisi e ora, essendoci la crisi, si tende a giustificare la disonestà come unico mezzo per sopravvivere.

Il citato punto quattro è comunque ormai poco importante: con il Messaggio Cosmico, sappiamo che la nostra incolumità personale sarà messa a repentaglio, per cui direi che il punto quattro stesso può andare nel dimenticatoio. Dirò di più: se nei primi anni di questo secolo ci fosse stato il Messaggio dei Cosmici, con ogni probabilità non saremmo in questa situazione disperata. Dobbiamo riconoscere che una strana forma di pazzia ha preso il mondo finanziario in quel tempo. 

Leverages spaventosamente alti,

[Leve finanziarie atte a moltiplicare. Se si guadagna l’1%, con la leva finanziaria si può arrivare a guadagnare anche il 20%. Ovviamente tale percentuale può essere anche persa]

rischi incredibili, ragionamenti per tangente,

[Se la borsa sale, continuerà a salire e poi ancora, ancora…]

 stipendi folli e menefreghismo assoluto nei confronti della clientela.

Tutto questo l’abbiamo voluto noi: ora, al termine del 2044, ne stiamo pagando ancora le conseguenze. Ripeto: in un certo senso, meno male che sono arrivati i Cosmici… come dicevo per il punto quattro, ancora oggi qualcuno, adducendo la scusa della necessità di sopravvivere, continua a cercare di turlupinare quei pochi clienti che sono rimasti. Dal tempo di Mozart si sente il ritornello, opportunamente modificato: «così fan tutti…»

[Così fan tutte: opera lirica di W. A. Mozart.]

Ebbene, i Cosmici ci dicono che siamo destinati a morire per ictus: il «così fan tutti…» non lo possiamo più ripetere. Tolto il punto numero quattro, rimangono i primi tre, che riguardano tutti l’impreparazione. I fatti hanno dimostrato che le teste d’uovo uscite dalle università non erano proprio tali.

Io arrivo anche a capire: certi personaggi, usciti da scuole dal nome altisonante, si cimentano col mercato e, purtroppo, si accorgono di non sapere niente, di essere assolutamente impreparati, di non cavare il ragno dal buco. Fra scuola, stages e altre cose del genere si trovano prossimi ai quarant’anni e con un’alternativa:

  1. Abbandonare tutto, dichiarare che la scuola non ha insegnato niente, piangere e trovarsi disoccupati.
  2. Barare per vivere, cercando polli da spennare.

Ebbene: barare, dopo il Messaggio, non sarà più possibile. Scompare quindi la seconda possibilità e resta solo la prima, quella di abbandonare tutto e piangere nella disoccupazione. Ho finito”.

Scoppiò l’inferno. Alcune voci dicevano che aveva ragione, altre che aveva torto. Improvvisamente, chiese la parola un esponente della maggiore banca svizzera, il quale salì sul palco e disse: “Io personalmente ringrazio il presidente Fernando Terra per la schiettezza e per l’onestà delle sue espressioni. Su una cosa sola mi permetto di dissentire: quello che ci è stato insegnato è stato fatto in buona fede ed ancora non ci sono degli studi concreti…”

Fernando: “Mi permetto di interromperla dottor Zahner, perché lei sta affermando che siamo vittime della situazione che si è creata. O lei non ha capito niente oppure è in mala fede: deve rendersi conto che il mondo di cui lei parla è finito, non c’è più. Lo dico in tedesco: fertig, finito! per sempre! La sua banca, dal punto di vista dell’intermediazione finanziaria, è morta e lei tra un po’ forse morrà anche fisicamente per ictus cerebrale. Non ha ancora capito? Io, non vorrei morire, né fisicamente, né come professione, se possibile. Se un chirurgo uccide tutti i pazienti, deve assolutamente cambiare lavoro, anche se la colpa della sua poca professionalità può essere attribuita ai suoi vecchi insegnanti. Come può dire che siamo vittime di insegnamenti sbagliati? che siamo vittime della situazione che si è creata? l’abbiamo creata noi! Le persone come lei sono il vero pericolo! Vivete nel mondo dei sogni! Sono passate decine e decine di anni dall’inizio della crisi! Ora le dimostrerò che le cose non stanno come lei avrebbe voluto dire, se io, maleducatamente, non l’avessi interrotta: la casta internazionale finanziaria, alla quale apparteniamo, ha preso il comando della situazione economica da oltre un secolo. Le università non si sono adeguate, ripetono sempre gli stessi insegnamenti, noncuranti dei risultati negativi che sono stati conseguiti dai loro ex-allievi. Per dare un esempio analogo nella medicina, verso il 1975 ci si è accorti che helicobacter pilori

[batterio gastro-intestinale.]

era la causa prima dell’ulcera e che la cura doveva consistere principalmente in antibiotici. Nonostante questo, nel 2020 si eseguivano ancora molte operazioni chirurgiche col sistema precedente: un gap di quasi cinquant’anni. Lo stesso è successo in finanza. Quasi mai una casta accetta di cambiare e, se lo fa, ne darà esecuzione in tempi biblici: non si vorrebbe cambiare nemmeno ora che è arrivato il Messaggio. Sopravvive ancora la folle idea che la casta ci tuteli da tutto. Quanti, nelle vostre organizzazioni, hanno dato le dimissioni, giacché dalla crisi del 2008 non si riesce ad uscire? Ora che i chirurghi hanno ucciso tutti i pazienti? Quanti di voi hanno seriamente approfondito il perché di tutto questo? Si aspetta che qualche santo risolva il problema. Si ripetono pappagallescamente i soliti stereotipi: chi l’avrebbe potuto mai dire…

Ebbene, se nessuno lo poteva dire, questo non è un buon motivo per rubare i soldi e la fiducia dei risparmiatori. Se nessuno lo poteva dire, allora tutti devono cambiare lavoro: qui si pensa invece che non lo debba cambiare nessuno. Il mal comune non è mezzo gaudio, come dice il proverbio: è una disfatta generale e basta. L’universalità dell’ignoranza non fa sì che l’ignoranza stessa si trasformi in conoscenza: rimane comunque ignoranza. Siamo come un gruppo di chirurghi che hanno ucciso tutti i pazienti e vorremmo continuare ad operare: per fare vittime nuove?  Basta! dobbiamo cambiare. Dobbiamo accettare che gli impreparati e i disonesti se ne debbano andare, anche se questo suona orribile, perché dovranno essere licenziati anche direttori generali raccomandatissimi: quel mondo è finito, o meglio, lo abbiamo fatto finire.

Alcuni di voi stanno pensando che, se tornassimo indietro, ci comporteremmo diversamente: mi dispiace, ma non sono d’accordo. Da quello che ho visto e che sto vedendo anche oggi, debbo dirvi che la mia convinzione è che se tornassimo indietro, si ripeterebbe tutto come prima. Oggi siamo qui perché i Potenti ci obbligano a cambiare e questo è l’unico motivo che potrà farci cercare delle soluzioni. Per evitare discussioni inutili e per focalizzare il nostro discorso, parleremo ora di alcuni criteri seguiti dai Terra nell’analisi dei mercati. Ci accorgeremo che avremmo dovuto rivedere le nostre conoscenze, perché certamente quanto sarà detto era noto a tutti, o quasi. Non si è voluto prenderne atto! troppa fatica! Ora darò la parola a mio figlio Giacomo. Prima che lui parli tuttavia, vi voglio dire un’ultima cosa: molti i chiamati e pochi gli eletti.

Che vi piaccia o no, chi continuerà a fare questo lavoro lo farà perché dovrà avere una preparazione e una capacità che vanno oltre lo smanettamento di un computer. Molti invece sono nel settore finanziario perché anche il mediocre tra i mediocri sogna che si possano ripetere i guadagni di 36 anni fa. Prego, Giacomo: a te la parola”.

Il brusio era fortissimo e la situazione era estremamente tesa: i presenti capivano che qualcosa si doveva pur fare. Dalla crisi del 2008 erano trascorsi per l’appunto 36 anni… Giacomo Terra accese un proiettore, dove si vedeva lo schema qui riportato in figura.

borsaround
Figura 22 – Grafico di borsa.

Giacomo: “Intendiamo dimostrare che i sistemi correnti sul trading e sulla borsa sono sbagliati, che comunque continuano ad essere diffusi, propagati ed accettati come se fossero veri e che nessuno ha la voglia di affrontarli criticamente, anche perché le soluzioni giuste sono già conosciute: ma a nessuno importa, perché se la casta va al rialzo, nessuno vuole fare l’eccentrico. Inoltre la casta va sempre e solo al rialzo. Mi rendo conto di come le mie parole possano essere giudicate eccessivamente dure: se tuttavia non siete d’accordo, alla fine dovreste spiegare il perché del vostro dissenso. L’opinione di mio padre e mia è che, nell’ipotesi migliore, per non dire di peggio, si accettino queste cose per mediocrità, menefreghismo e soprattutto per dare un’immagine compatta della casta. Una prima osservazione è quella del massimo e del minimo arrotondato. Quando si studia economia, ci insegnano che i compratori aumentano ma, arrivati a un certo punto, su cento compratori, uno diventa venditore, poi due, poi tre e così via sino a quando i venditori non siano, come numero, superiori ai compratori.

L’esposizione stessa è assolutamente sciocca e contiene un errore all’origine: non sono i compratori che diminuiscono, perché in un modello del genere i compratori e i venditori, fatto uno il titolo scambiato, devono necessariamente essere in numero sempre uguale. Se aumentano, devono aumentare entrambi e viceversa. Quella che cambia è la fretta. Un mercato sale sino a quando i compratori hanno più fretta dei venditori e scende quando i venditori hanno più fretta dei compratori. Questo non è mai stato detto apertamente ai clienti e, se in futuro dovesse essere detto, sarebbe già un passo avanti per la loro comprensione del tutto.

Poi, comunque, ci si accorgerebbe che nemmeno questo è del tutto vero, perché ci sono altre implicazioni psicologiche di cui ora parleremo. Se fosse del tutto vero quanto appena detto, nel punto A dovremmo vedere i mercati muoversi lungo la linea tratteggiata, come pure nel punto B e così pure nel punto C.

Questi, come sapete perfettamente, vengono chiamati massimi arrotondati e minimi arrotondati. E invece, nella stragrande maggioranza dei casi, tra l’ottanta e il novanta per cento, ci troviamo di fronte a una realtà di massimi e di minimi che non sono arrotondati. Ma nessuno di noi si preoccupa di dare la benché minima spiegazione del perché, non solo alla clientela, ma nemmeno a se stesso.

Si accetta supinamente quanto ci è stato insegnato a scuola decine e decine di anni fa: ciò che sembra diverso da quanto abbiamo appreso a scuola è come se non esistesse. Un’obiezione intelligente potrebbe essere che gli addetti ai lavori queste cose le sanno perfettamente: sono solo spiegazioni date ai clienti, ché tanto non capirebbero discorsi più dettagliati. Al che si risponde:

Non tutti gli addetti ai lavori sanno queste cose. Ammesso che le sappiano, non ci si cura di migliorare la preparazione dei clienti, perché così potranno essere manipolati più facilmente. E invece poi i clienti si vendicano della disinformazione sospendendo le operazioni. Il comportamento del mercato nel punto A, per esempio, dimostra che la stragrande maggioranza aveva fretta di comperare ed aveva creato sui prezzi una notevole pressione. Poi, tutti assieme, improvvisamente, come se avessero una molla comune, hanno avuto fretta di vendere: e pur di vendere sono stati disposti a farlo perdendo anche cifre consistenti. Quest’ultima realtà del mercato, cioè l’inversione improvvisa dello stesso, non viene mai spiegata e, se viene spiegata, la spiegazione è  ridicola.

Alcuni di noi, a posteriori, hanno addirittura il coraggio di dare al cliente una spiegazione qualsiasi, a caso, la prima che viene loro in testa. Vediamo un esempio: dato che ogni giorno ci sono centinaia di notizie positive e centinaia di notizie negative, basta prenderne una qualsiasi, a caso, tra le negative, per spiegare il tutto.  Prendiamo la notizia «c’è stato un aumento dei prezzi delle materie prime» e diamola come vera al cliente: il povero tapino ci crede e, la volta seguente, quando le materie prime aumenteranno, egli si aspetterà, coerentemente, un forte ribasso, il quale magari non si verificherà.

Allora il cliente interroga il grande finanziere… interrogato, il Solone risponde che questa volta il mercato non è sceso perché la notizia era scontata. Al che il tapino dirà: «maestro, tu sai tutto, quando mai diventerò come te?» e il maestro penserà: «anche questa volta l’ho turlupinato, speriamo bene per la prossima…» e invece il cliente, capita l’antifona, non si farà più vedere. Chi semina disinformazione raccoglie miserie. In realtà, questo sedicente maestro non sa niente di niente. Ha trovato sino ad ora talmente tanti allocchi che nemmeno si perita di studiare e migliorare se stesso per evitare che in futuro queste situazioni ridicole si possano ripetere. Fin che ci sono allocchi in giro, vive di espedienti.

 C’è di più: nel grafico, vista la traslazione da 100 a 300 e poi il ritorno a 200, la gente, col meccanismo della molla comune di cui parlavamo prima, si ficca nell’inconscio che i prezzi arriveranno a 361.8: poi vedremo il perché di questi numeri; non sempre si verifica, ovviamente, ma molto spesso succede e noi sappiamo quindi di avere buone probabilità che a 361.8 s’inizi un ribasso violento. Questo perché il tempo, nell’inconscio, non esiste. Ripeto: il tempo, nell’inconscio, non esiste.

I partecipanti comperano e, anche se siamo a 361 tondi, l’inconscio non calcola che manca pochissimo per arrivare a 361.8 e quindi continua a comperare. C’è gente che compera a 361.5 e poi, arrivati a 361.8, scatta un allarme nel loro cervello: «vendi, vendi, vendi…». Se chiedete a questo qualcuno il perché, nel senso di sapere per quale motivo stia vendendo ciò che aveva comperato anche solo pochi minuti prima, vi darà le risposte le più esilaranti, del tipo: «c’è stata due minuti fa la notizia X, notizia ribassista». In realtà, egli ripete in buona fede le fandonie che gli sono state propinate dall’operatore finanziario.

Non vi parlerà mai di una molla comune. A quel punto, se voi obiettate che una notizia analoga c’era stata anche il giorno prima, per cui almeno non avrebbe dovuto fare gli ultimi acquisti, vi dirà che quella del giorno prima era da considerarsi scontata: quest’ultima, invece, anche se uguale, non era scontata… praticamente, ripeto, vi racconterà una delle storie che gli ha raccontato un intermediario ignorante e disonesto.

Tornando all’esempio, sta di fatto che, di colpo, tutti hanno una fretta dannata di vendere. Quindi, i cervelli sono molto simili; il tempo, per l’inconscio, non esiste e vedendo i punti A e B possiamo già stimare il punto C.  La linea orizzontale a 361.8 era stata da noi tracciata subito dopo il punto B e dipende dalla serie di Fibonacci:

[Serie di Fibonacci 1,1,2,3,5,8,13,21,34,55… dove ogni numero è la somma dei due precedenti. La natura utilizza moltissimo questa serie di numeri.]

prezzo A meno prezzo B, questa differenza moltiplicata per un numero che è uno dei numeri di Fibonacci diviso il suo precedente, mi dà 361.8. In questo caso la formula si può esprimere con

 ((A-B)*55/34)+B = ((300-200)*55/34)+200 =  361.8

Ovviamente, vengono tracciate più linee, scelte in base a una rosa di rapporti su numeri di Fibonacci e bisognerà stare all’erta quando i prezzi si avvicineranno ad ognuna di queste linee. Supponendo che il nostro esempio si dimostri vero, un attimo prima di raggiungere il punto C sarà conveniente vendere. Poi, magari, il rialzo potrà proseguire: in tal caso si può acquistare di nuovo e attendere la prossima linea, se c’è. Esistono quindi dei prezzi che possono essere predefiniti, indipendenti dall’asse temporale, dove aumentano enormemente le probabilità di inversione del mercato in prossimità degli stessi. Ebbene, la casta finanziaria attuale di tutto questo non vuole tenerne conto: lo vede col più grande fastidio, perché il cliente non dovrebbe vendere mai…

Parlandovi della serie di Fibonacci, non dico una novità, ma nessuno si chiede il perché di questo e comunque nessuno approfondisce argomenti di questo tipo. Eppure questo tipo di fenomeni sono il pane quotidiano: si verificano quattro o cinque volte in una giornata di borsa. Questo nostro modo di operare tuttavia costerebbe molta fatica. Allora, se è così chiaro, perché il nostro operatore non vende o non suggerisce al suo cliente di vendere? Semplicemente, ripeto, perché l’ordine di scuderia della casta è che non si deve vendere mai!

Seguendo questa regola, tutti gli operatori sanno sempre cosa fare: lo sa anche lo sprovveduto appena assunto. L’operatore fallimentare rimane al rialzo perché tutti i suoi compari-concorrenti rimangono al rialzo, spiegando al cliente che come è andata su finora può andare su ancora. Anche se per caso sa del 361.8, non si adopera per chiudere le posizioni perché si farebbe troppa fatica e comunque andrebbe contro la casta: sempre al rialzo! la borsa deve salire!

Poi, quando scende… se il cliente parla, si potrà dire che anche tutti i concorrenti-compari erano al rialzo: si dirà che nessuno l’aveva previsto, perché era difficilissimo. Si preferisce fare quel che fanno tutti gli altri gestori: sempre e solamente al rialzo. Invece di vedere un panorama di gestori tutti diversi, tutti in concorrenza, vediamo una casta che si comporta sempre e comunque in modo uniforme.

Così si abolisce la competitività e si evita che il cliente abbia un motivo per andare da un compare-concorrente. Ma non si evita che il cliente se ne vada da tutti per sempre, giudicando la nostra casta come composta da delinquenti, fanfaroni ed incapaci. Già è difficile fare previsioni a breve. Alcuni di noi invece hanno la pretesa di fare le previsioni a 15 giorni o a un mese addirittura. Si passa cioè da un estremo all’altro: se faccio previsioni a breve devo operare in continuazione ma se le faccio a un mese, per un mese non ci penso più. Tanto, anche se sono sbagliate, i quattrini sono del cliente.

Se poi per caso ho fatto guadagnare il cliente, comprerò e venderò in continuazione perché in questo caso le commissioni che mi saranno retrocesse dal broker e che metterò in tasca varranno di più che non la fedeltà alla casta. Follie. Follie pure. L’importante è confondere il cliente, fargli capire che lui non sa e che noi sappiamo. Ripeto ancora che, se quando perdiamo, perdono tutti, potremo sempre dire al cliente: “Situazione difficilissima, signor cliente, infatti tutti hanno perso…”. Ma il cliente, prima o poi, pensa: “ O siete tutti d’accordo o siete tutti incompetenti”.

Cosa ho detto di nuovo? Niente. Queste cose le sapevate già, ma di etica, di serietà, non se ne parla. Parliamo poi della crisi del 1929: ci siamo sentiti dire che per i prossimi mille anni ci sarebbe stata una probabilità su milioni che si potesse ripetere una situazione simile a quella del 1929. In tal modo il cliente beve, allontana la paura e continua ad investire.

E invece, nel 1987, in due ore e mezza, il mercato americano ha perso quasi il 30 per cento. Siccome la casta, come sempre, era al rialzo, ha fatto perder ai clienti tutto il perdibile ma tutti gli operatori finanziari hanno perso! non ci sono quindi operatori migliori o peggiori!

 Nel 2000, l’indice Nasdaq è passato in qualche mese da oltre 6000 a circa 700. E i clienti, naturalmente, hanno perso. Nel 2008 gli esperti, i Soloni, hanno perso cifre tra il 40 e il 70 per cento. Quindi sono solo bugie. Stupide idiozie per tranquillizzare il cretino che investe. Fatelo guadagnare, invece: ma bisogna essere capaci di farlo.

Nel 1929, nel grande passaggio dall’agricoltura all’industria, tutti avevano puntato sulle industrie, ma queste crollarono del 90 per cento circa. Nel 2000, nel grande passaggio dall’industria alla rivoluzione mediatica, tutti avevano puntato sulle aziende mediatiche, ma queste crollarono… indovinate… forse del novanta per cento? Sì, esattamente: questo si spiega molto meglio con l’esempio delle ferrovie in Inghilterra.

Nel 1900, il governo inglese indisse un’asta per due compagnie ferroviarie, le quali avrebbero ricevuto in appalto la gestione delle linee ferroviarie. Un centinaio di compagnie si candidarono e la gente comprò le azioni di tutte le cento aziende, a prezzi folli. Ovviamente, solo due vinsero la gara, come prestabilito, e le altre 98 scomparvero coi soldi degli investitori. Il bello è che furono coinvolti anche gli intermediari…

Nel 2000, col Nasdaq, successe la stessa cosa. Tutti comperarono le azioni delle telecomunicazioni. Un’esplosione di prezzi. Se uno entrava in un sito, la società che gestiva il sito era autorizzata dagli analisti (udite!) ad aumentare di 3000 dollari la valutazione dell’azienda stessa. Se poi lo stesso individuo entrava in un altro sito concorrente, anche quella società aumentava di 3000 dollari: ed anche gente del nostro settore ci credette! incredibilmente, anche loro! era forse un’idea geniale, anche se disonesta, per turlupinare i babbei, ma che ci credessero anche gli addetti ai lavori che avevano inventato la bugia, francamente mi sembra eccessivo.

Se entravo in dieci siti diversi, facevo aumentare di trenta mila dollari il valore stimato del settore! e lo sapevamo tutti! si adduceva, con sussiego,  che queste erano le nuove tecniche per valutare le società delle telecomunicazioni…

Le perdite del 90% sono quindi, in tali situazioni, più la regola che l’eccezione:  guai se il cliente dovesse saper una cosa del genere… ma dato che i dollari non vengono strappati ma cambiano semplicemente di tasca, speriamo che al cliente non venga in mente di chiedersi dove possano essere mai finiti.

Il dissesto delle ferrovie inglesi non era servito a niente, non aveva insegnato niente.

Nessun gestore se la sentì di rimanere fuori dalla competizione. Stravolti dal guadagno facile, tradirono indegnamente i loro clienti e questa è disonestà ma, colmo dei colmi, tradirono anche sé stessi e questa è imbecillità. Quindi, come diceva mio nonno, l’avidità genera disonestà in un quadro d’imbecillità. Come i lemmings, tutti al suicidio. Inventarono una bugia per raggirare il cliente e poi… ci hanno creduto anche loro..

[Lemming: Phodopus sungorus, detto anche orsetto russo. Specie di criceto notturno. Periodicamente, a gruppi di migliaia, si gettano giù dalle rupi della Scandinavia, compiendo un suicidio di massa. Non ancora scientificamente spiegato]

La borsa giapponese è passata da 38957 del 1989 ed è scesa poco tempo fa sino a 3900. Tanto per cambiare, ancora il novanta per cento. 

Se comperate una pizzeria, i dati statistici ci dicono che sareste disposti a pagarla mediamente tredici volte gli utili, in modo che in tredici anni, coi profitti, recuperereste i vostri quattrini. Questo succede mediamente dal 1790, da quando esiste il mercato di Wall Street. Pagare meno caro sarebbe un affare, pagare più caro non sarebbe conveniente. Ebbene, tutti voi sapete che prima della crisi del 2008, se uno avesse comperato le 500 azioni dello Standard & Poor’s, avrebbe recuperato i suoi quattrini, con gli utili, dopo 70 anni.

Pensate, settant’anni! e lo sapevate tutti! ma il giocattolo non poteva rompersi, bisognava continuare! sui giornali si leggeva, come al tempo della borsa giapponese nel 1989, che il calcolo del rapporto tra prezzo pagato ed utili sperati non si usava più, che era un criterio obsoleto…

Tornando allo Standard & Poor’s, non era un’azienda sola, che forse poteva decuplicare gli utili: era l’indice delle 500 principali aziende americane. Solo dei pazzi furiosi potevano concepire prezzi del genere e credere che le maggiori 500 aziende americane avrebbero tutte decuplicato gli utili.

Era possibile quindi un crollo pari a $100:70 = $X:13, cioè $18.57 di valore residuo. Le principali azioni americane potevano cioè perdere benissimo l’81 per cento circa: anzi, notate bene, solo così facendo il mercato avrebbe ripreso aspetti interessanti.

Non bastava ancora: la gente portava in banca azioni comperate a $100, che in realtà potevano improvvisamente valere $19, e in cambio ricevevano anche $70 di finanziamento per comperare qualunque cosa. Non più di 70, mi raccomando, per prudenza. Con quei 70 dollari che aveva ricevuti in prestito, la gente veniva consigliata dagli operatori di comperare ancora… poi avrebbero perso non solo tutti i risparmi ma si sarebbero trovati anche con debiti…

Come poteva andare a finire? Esattamente com’è andata: malissimo. Ma noi sapevamo queste cose? certo… ma l’ingordigia proibiva di stare fuori dal mercato: fanno tutti così… non vorrai mica che il cerino acceso resti in mano a me…

Un altro argomento è: chi mai poteva prevedere una cosa del genere?

Anche questo non è vero. Nel 1954 c’erano 500 aziende che facevano parte dello Standard & Poor’s: nel 2007, il 57 per cento di quelle aziende non c’era più, sostituito da altre aziende.

Queste cose vengono tenute nascoste il più possibile! Le 500 aziende dello Standard & Poor’s sono una presa in giro! Quelle che falliscono vengono sostituite da altre, col minor rumore possibile. E così per gli altri indici. Quante sono rimaste delle grandi compagnie aeree del secolo scorso?

Nelle proiezioni, nessuno tiene mai conto di questo. Altro esempio sui fondi: se esamino un campione di cento fondi esistenti nel 2044, otterrò una bella classifica, per cui uno proietta nel futuro e decide se investire o meno. Ma LTCM 

[Fondo di investimento enorme, gestito da un premio Nobel e fallito miseramente.]

non c’è più! Quello è fallito miseramente. Ma i risultati pubblicati non tengono conto dei fondi andati in dissesto, come LTCM: le classifiche fanno la media soltanto dei fondi sopravvissuti! E gli altri che non ci sono più? un miscuglio quindi di bugie dove io capirei che il tutto fosse fatto per imbrogliare la clientela ma è ancora peggio perché alla disonestà va sempre aggiunta l’imbecillità: a queste idiozie, a furia di sentirle ripetere, ci credono anche gli addetti ai lavori.

Le leggi occidentali e giapponesi dicono alle banche:

«Se hai comprato un’azione per cento dollari e il valore si riduce a $18, la devi mettere in bilancio per $18. Se il capitale che ti resta non ti sarà sufficiente per fare la banca, devi chiudere: porterai i tuoi libri in tribunale». Queste leggi ci sono perché un risparmiatore, leggendole, si faccia un’idea di serietà: ma non vengono mai applicate! questo è il cuore della nostra recessione!  le banche giapponesi, ad esempio, nel 2000, non avevano alcuna intenzione di chiudere. Data la propensione truffaldina e la poca serietà, fecero pressioni sul governo, il quale decise: «La situazione è grave: consentiamo per questa volta (che sarebbe stata la prima volta, perché sinora la legge non è mai stata applicata), alle banche di mettere a bilancio le azioni al prezzo di acquisto» che tradotto in piccolo-borghese, suona:

«Cari cittadini, volevamo raggirarvi ma, essendo d’accordo noi con le banche, perché anche noi siamo in combutta, per raggirarvi ancora meglio preferiamo nascondere tutte le perdite e valutare le azioni come se i prezzi non fossero scesi, come se molti di coloro che dirigono le banche fossero delle persone intelligenti e non degli idioti, altrimenti il sistema truffaldino in corso dovrebbe saltare. Pertanto, per non farlo saltare, nemmeno questa volta applicheremo la legge, che in realtà non è mai stata applicata>>. Qualcuno dice che si trattava di una questione di emergenza: ma quella legge è stata fatta solo ed esclusivamente per le situazioni di emergenza. Se non fosse drammatico, sarebbe ridicolo. A che serve quindi una legge che mai sarà applicata? Serve a dare una parvenza di serietà, serietà che non esiste.

Queste cose, signori, le sapete benissimo, tutti: queste leggi sono fatte solo per gettare fumo negli occhi dell’investitore e quando veramente dovrebbero essere applicate, non lo si fa. Sono leggi perfettamente inutili, tranne che per il vero obiettivo: fare demagogia. La banca che ha turlupinato la clientela, esponendosi con titoli che si ripagheranno in settant’anni, comprando azioni a prezzi semplicemente ridicoli perché per ogni transazione i dirigenti ci guadagnavano, sta per fallire: e allora, che intervenga lo Stato! la banca è troppo grossa per fallire… questa si chiama impunità. Anche qui sta il cuore della recessione. La gente paga le banche speculative: se le cose vanno bene, ci guadagnano il manager, il politico, il burocrate e se invece le cose vanno male, paga il babbeo contribuente.

Qualcuno dirà: «Ma c’è una soluzione?», ovviamente, volendo, sì: ma non la si vuole…

Soluzione: siccome rischiamo di sentirci dire che la banca X è troppo grossa per fallire e quindi che le sue perdite le dovrebbero pagare i cittadini, (come successo dopo il 2008) bisogna assolutamente evitare che la banca X diventi troppo grossa. Come bere un bicchier d’acqua, si dirà: ma non c’è la volontà, perché allora non si potrebbe più rubare. Se almeno si ridesse e si dicesse:  «Ancora una volta abbiamo cercato di turlupinare il parco buoi… questa volta è andata male, ci rifaremo la prossima volta…». Si pretende invece di fare anche la figura delle vittime. Pensavamo di non pagare mai: e invece questa volta sono arrivati i Cosmici. Ben ci sta.

Riprendendo il ragionamento della banca troppo grossa, questa dovrebbe poter raggiungere d’ora innanzi solo una dimensione per cui, anche se fallirà, non importerà niente a nessuno. Il perché questo non sia fatto dovrebbe essere una domanda troppo superficiale per poter essere posta in questa assemblea ma penso di dare la risposta comunque: se la banca non diventasse grossa, si potrebbe rubare comunque agevolmente, ma non consistentemente e rapidamente. Per accontentare nelle loro manovre truffaldine i signori finanzieri, i prezzi di borsa quindi dovrebbero andare sempre su, sempre su, e il mercato non dovrebbe mai venire giù. Se il mercato va su e c’è l’euforia, posso rifilare al risparmiatore, per il prezzo di cento dollari qualcosa che ne vale 18 e poi foraggiare chi dovrebbe controllare.

Nel tragitto da 18 a 100, forse anche qualche piccolino ci potrebbe guadagnare: anche in questi pochi casi, tuttavia, bisognerà penalizzarlo, bisognerà comperare e vendere il suo portafoglio in continuazione, applicando commissioni e commissioni ancora, per mangiargli quel poco che potrebbe aver guadagnato.

La truffa è veramente bella quando è spietata e non ha nessun genere di compassione. Lì si vede il vero grande truffatore, dotato di pelo sullo stomaco! questa è la vera sfida! nessuna pietà! Negli anni attorno al 1983, mio nonno Chiaro gestiva il fondo d’investimento di una grossa compagnia assicurativa italiana. Un giorno, ricevette una telefonata dal suo omologo di un’altra compagnia assicuratrice italiana, ancora più grossa. Il discorso fu: «L’anno scorso il vostro fondo ha reso il 7.5% e il nostro ha reso il 7%. Quest’anno, come stabilito, invertiremo: voi il 7% e noi il 7.5%».

Mio nonno, nel suo candore, andò immediatamente nell’ufficio dell’amministratore delegato, spiegò la telefonata ricevuta e disse: «Mi sono dannato l’anima e noi quest’anno siamo già al 9%. Inoltre, siamo già a dicembre…»

La risposta fu: «Dottor Terra, è da oltre cento anni che ci dividiamo l’orticello con la compagnia che le ha telefonato. Ora lei chiami l’Agente di Cambio e gli ordini di comperare e vendere sino a quando il nostro risultato si ridurrà al 7%. Dato che l’Agente di Cambio ci storna una parte delle commissioni, faremo un ulteriore buon guadagno e manterremo i rapporti di buon vicinato con la compagnia che le ha telefonato: cane non mangia cane. Inoltre il bilancino del fondo viene appositamente pubblicato ogni tre mesi e quindi gli investitori sono aggiornati al 30 settembre e non conosceranno mai i guadagni di ottobre e di novembre. Inoltre, questi fondi li abbiamo dovuti fare perché sono di moda, ma creano problemi nella gestione dei cartelli. Le polizze vita a reddito fisso non creavano questi problemi. Faccia come le ho detto. In ogni caso, dottor Terra, mi meraviglio che lei non l’avesse già capito».

Mio nonno disse solamente: «Vergognatevi. E mi devo vergognare anch’io che, come dice lei, non ho mai capito niente di tutto questo: sono uno stupido come voi, ho buttato via alcuni anni di vita con dei delinquenti. Siete delinquenti e pertanto siete stupidi e anch’io sono uno stupido ma mentre tutti i delinquenti sono stupidi, non tutti gli stupidi, come me,  sono dei delinquenti».  E se ne andò per sempre. Anche se farà ridere, ci tengo a precisare che quella compagnia, certamente per puro caso, è scomparsa e invece la famiglia Terra è ancora sulla piazza. Tutto questo per dire che l’umanità deve cambiare: la situazione finanziaria attuale ce la siamo voluta noi, per disonestà.

Io condivido quello che diceva mio nonno. Un mondo di clienti imbecilli, d’intermediari imbecilli, la sagra degli imbecilli, dove il computer non serve a niente, se non in rarissimi casi: altrimenti, serve solo per gettare il fumo negli occhi, per far vedere che il computer risolve tutto, come una nuova sfera di cristallo atipica. Se i clienti sapessero le miserie intellettuali che ci sono dietro quelle sfere di cristallo, non risparmierebbero mai più e comunque non ci affiderebbero più un centesimo.

Vi voglio raccontare u’altra storia, a mio avviso necessaria: nel 1995 mio nonno fu chiamato a Ginevra, per un colloquio con una grossissima banca svizzera. Entrare e rimanere stupefatto fu una cosa sola: computers a non finire con segretarie che andavano e venivano con aria eterea, come vestali. L’immagine classica dell’efficienza e della capacità previsiva. All’ospite erano offerti cioccolatini, caffè, penne a sfera griffate…

Mio nonno entrò nella stanza dei dirigenti che l’avevano convocato e si sentì dire: «Carissimo Terra, noi ci riuniamo una volta ogni tre mesi: è il nostro Comitato di Gestione. Lei ci dovrebbe fornire un software che ci faccia una seria previsione di tre mesi in tre mesi: non facciamo questioni di prezzo».

Mio nonno rispose: «Vorrei tradurre nel mio linguaggio, per vedere se ho capito bene: mi avete detto che non avete voglia di far fatica se non ogni tre mesi; che questa opinione è sacra, infatti ha addirittura il nome di Comitato di Gestione; che i vostri computer non servono a niente, perché vorreste oracolare soltanto ogni tre mesi; che nel passato avete fatto sempre così: se voi dicevate che l’azione X sarebbe andata su, di solito diventava una profezia auto-avverante mentre ora i piccolini, col loro computer e con i loro soldi, hanno la pretesa di fare con la loro testa, con vostro grande disappunto. Quello che mi chiedete è ridicolo oltre che impossibile: siete fuori dal mondo, che comunque è cambiato. Per quanto riguarda il prezzo, qui sta il vostro errore principale. Se io avessi una cosa del genere, prima di tutto sarei Dio e secondariamente il prezzo sarebbe più alto del valore della vostra banca. Comunque, vi faccio tanti auguri e buona fortuna a tutti».

Ora che la disonestà sarà abolita d’imperio per merito dei Cosmici, non resta altro che studiare seriamente le operazioni di borsa, con vera modestia. Ho dimostrato che ci sono delle cose di cui nessuno tiene conto: ad esempio, prendete un manuale di trading e troverete una spiegazione approssimativa di come si possa riconoscere un gap

[Salto improvviso di prezzo, che gli esperti non sanno e non si preoccupano di spiegare. Una spiegazione, invece, esiste…]

in un grafico ma non troverete la spiegazione del perché il gap stesso si formi e cosa ne pensi la gente che contribuisce alla creazione grafica del gap. Sinora non aveva avuto importanza: bastava dire quattro stupidaggini disoneste sul gap per ammaliare il cliente. Ora… beh, ora si rischia la vita. Il mondo finanziario attuale sta in piedi solo se la gente continua a comprare. Se c’è una fase ribassista, come abbiamo visto prima, il sistema attuale mostra dei cedimenti e le autorità intervengono per cercare di evitare le vendite stesse. Se uno non è meno che scemo, capisce che è meglio non comprare, perché quando dovesse arrivare il momento di vendere, potrebbe anche essere costretto a tenersi le posizioni.

L’ordine implicito dato alla clientela è il seguente: comprate e non vendete, cari clienti, siate intelligenti quando comoda a noi e siate stupidi quando ugualmente comoda a noi. A questo punto è chiaro che vorrei fare un’operazione tale che non mi blocchino la contro-operazione di chiusura: siccome bloccano le vendite, quando ho venduto, ho venduto e l’acquisto in chiusura non me lo bloccheranno mai. Pertanto la persona intelligente, dato l’andazzo di poca serietà, apre tutte le operazioni con le vendite: in questo modo è sicuro che non gli bloccheranno gli acquisti. Bisogna mettersi in testa che il sistema è stato fatto per investitori scemi che si fanno imbrogliare, per far sì che comperino a 100 quello che vale 18.

Analogamente, sui futures 

[Contratti che scommettono sui futuri andamenti dei prezzi]

dobbiamo farci un discorso chiaro: o vanno bene sempre o non vanno bene mai. Non si può vederli come strumenti utili quando il mercato va su e vederli come strumenti dannosi quando il mercato va giù. Questo è ridicolo perché per ognuno che compera il future ci deve essere uno che lo vende.  Ma in alto loco si è deciso: preferibilmente, i piccoli dovrebbero comperare i futures e la casta li dovrebbe vendere: un po’ d’ordine, perbacco! Se facciamo un guazzabuglio, come si può pensare di manipolare il mercato?

Analogamente, altra cosa che mi viene dal cuore, la madre di tutte le disonestà: quando il mercato scende del 3 per cento, si sente dire dai media che sono stati bruciati mille miliardi di franchi. Quando il mercato sale del 3 per cento, si dovrebbe sentir dire, coerentemente, che sono stati creati dal nulla mille miliardi di franchi. Ma dato che nessuno brucia i dollari, essi sono semplicemente  passati dalle tasche dei piccoli al rialzo nelle tasche dei grossi al ribasso. Perché il povero sciocco non sospetti, ci si inventa che  nessuno ha guadagnato i soldi che il piccolo ha perso ma che gli stessi sono stati bruciati. Se mi si argomenta che questo è solo un modo di dire, lo stesso modo di dire non viene usato quando il mercato invece sale del tre per cento.

Temo che quest’ultima frase, mai sentita, sia alla base di tutte le falsità. Tutto il mercato mondiale va fermato, esautorato, ricostruito su prospettive di correttezza. Ma ci sono anche implicazioni economiche e non solo finanziarie. Ed ecco cosa intendo dire. Quello che forse gli svizzeri hanno capito meglio degli americani è la differenza tra redditi di lavoro, d’industria e redditi finanziari. Come potete pretendere che uno lavori nella sua azienda per guadagnare il 4 per cento in un anno, quando, investendo in finanza, si può guadagnare tre volte di più? o quanto meno glielo si promette?

Allora, giustamente, il nostro industriale chiude l’azienda e passa alla finanza, ma da quel momento c’è un’azienda in meno. E quindi le possibilità per la finanza di investire nelle aziende industriali diminuiscono. Un giro vizioso. Tali comportamenti riguardano solo l’oggi e non tengono in nessun conto le implicazioni future: «Per intanto, io e il mio socio, rubacchiamo… per intanto, spenniamo anche questo pollo trovato oggi… noi siamo il gatto e la volpe e lui è Pinocchio… lo so che non può durare… comunque non saremo noi gli sciocchi che rimarranno col cerino acceso in mano… per adesso continuiamo… poi vedremo…». Ma ora, cari partecipanti, questo tanto atteso ed esorcizzato momento della resa dei conti è arrivato veramente. I Proci, alla fine, dovettero fare i conti con Ulisse: fino a quel momento, non vollero demordere… fino alla fine. Attendo le vostre osservazioni”.

I Proci e il comunismo finanziario.    

Non ci furono applausi, ma nemmeno alzate di mano. Silenzio assoluto. Silenzio assoluto per un minuto almeno. Poi, un gestore di un fondo di investimento si alzò e disse: “Penso che sia come ha detto Giacomo Terra. Dobbiamo ripensare tutto, tutto, tutto, senza furbizie. Dobbiamo capire che il termine stesso, furbizia, va eliminato dai nostri vocabolari. Dovremo rassegnarci ad accettare la realtà. A parte il messaggio dei Cosmici, che ci proibirà la menzogna fraudolenta comunque, dovremo cambiare perché la menzogna e la frode sono dappertutto. Vi ricordo che la nostra categoria ha avuto il 2.62% di morti. Questo perché nel computo non c’erano solo responsabili ma anche impiegati d’ordine: altrimenti avremmo avuto il tre per cento… ritengo tutto ciò veramente drammatico e mi vergogno profondamente.

Vorrei cambiare. Come una droga… è stato tutto proprio come una droga. Forse perché stiamo perdendo ogni cosa, non ci resta altro che ripartire da zero e ricominciare. Quello che è successo negli Stati Uniti con le casse di risparmio negli anni attorno al 2000 è incredibile. Quello che è successo negli anni successivi è ancora più incredibile. Abbiamo distrutto l’economia di un pianeta e la fiducia di quei pochi che ancora ci credevano; quei pochi che ci credevano ancora… li abbiamo trattati da gonzi. Ma i gonzi, alla fin fine, siamo noi. Le scuole hanno pure parecchie responsabilità, ma siamo sempre noi a non aver mai protestato contro la preparazione delle nuove leve.

Premi Nobel per l’economia che gestiscono fondi secondo principi sbagliati, inventati: e il Premio Nobel non faceva altro che avvalorare delle stupidaggini. Tutti noi lo sapevamo e tutti comunque abbiamo investito, nell’orgia di un qualcosa che stava tra la finzione, il beau geste fine a se stesso e l’onnipotenza.

[beau geste: francese, bel gesto. L’espressione si usa per descrivere una presa di posizione velleitaria ed inspiegabile.]

Forse per vedere se eravamo comunque capaci di uscirne, per una sfida con noi stessi, come i ragazzi che hanno appena preso la patente ed escono apposta velocemente dallo stop, senza guardare, per vedere l’effetto che può fare un’idiozia del genere. Cose così, che succedono essenzialmente perché l’umanità è composta da un numero pauroso d’imbecilli. Siamo usciti dallo stop mentre sopraggiungeva un autotreno: ecco la realtà. Siamo finiti sotto l’autotreno.

Gente che si droga, che corre in macchina, alcolizzata, che compra armi e uccide, che si rovina per avere un’automobile che è quasi uguale a quella che aveva prima, solo più lunga di cinque centimetri e con l’ultima versione del navigatore. Gente, come noi, che è ancora all’età della pietra e ci metterà venti mila anni per portare il proprio cervello al livello dell’evoluzione tecnologica attuale: non duecento o duemila, ho detto venti mila anni. L’imbecillità di finte democrazie, dove alcune caste comandano e vorrebbero continuare a farlo.

John Fitzgerald Kennedy eliminato per la benzina. Da un pazzo per ordine di un delinquente. Pazzo eliminato a sua volta da un altro pazzo. Il tutto organizzato da altri ancora più delinquenti, appartenenti a lobbies assassine. Assassinio protetto dal segreto di stato per la ragione di proteggere qualcuno e rallentare l’evidenza di ciò che è vergognoso, quando invece la conoscenza sarebbe potuta servire alla gente per capire bene chi hanno votato ma questo sarebbe stato proprio ciò che non si voleva. E questo nel paese più democratico del mondo”.

Dopo queste frasi, si sedette con un’aria afflitta e triste.

Un altro: “Non vorrei essere presuntuoso, ma penso di aver capito una cosa: viviamo in una civiltà dove il conto si cerca di farlo pagare agli altri. Sempre, comunque ed ovunque. L’immoralità è totale e la mia sensazione è che chi non fa così sia considerato un povero sciocco. Devo dire che questo è stato il mio problema: inizialmente ero troppo onesto e guadagnavo poco. Mia moglie mi scherniva e mi chiedeva come facessero gli altri a guadagnare. Ho dovuto darmi da fare anch’io, per non sembrare ridicolo. Disonesto per non sembrare fuori dal coro. Con l’avvento dei Cosmici, il conto sarà pagato da coloro che hanno sbagliato. Perdere la vita è un conto molto salato: non vale più la pena di rischiare. Eppure, per me sarebbe come tornare al mio periodo iniziale: come ritornare all’onestà”.

Si levò un applauso di approvazione.

Un altro: “Una civiltà ipocrita che nasconde quello che è per dar da vedere quello che non è, per far pagare solo ad alcuni i prezzi che dovrebbero essere pagati dai responsabili. Effettivamente, è uno schifo. E poi andiamo in chiesa. Anche in quel luogo, tuttavia, pochi sono coloro che sono degni di portare certi paramenti sacri. E anche là… fai quel che ti dico, ma non guardare quel che faccio. Ecco: ci vuole l’esempio. Ci vorrebbe sempre e solo l’esempio. Ma anche questo non sarebbe sempre sufficiente. Nel caso di LTCM,  i notabili e le autorità davano incredibilmente l’esempio contrario: un non-esempio. Il caso LTCM, secondo me, è stato ancora peggio della disonestà: tutti hanno partecipato ed hanno dato l’esempio sbagliato… sembra una nemesi… stupidi e disonesti. Con LTCM, eravamo nella pazzia totale, nell’arroganza completa. Ci sono state delle banche centrali che hanno perso i loro fondi pensione per averli investiti nella LTCM: questo è il livello di stupidità esistente. Un delirio per tutti. Forse alcuni aspetti di questi fenomeni possono dipendere, oltre che dall’ignoranza, anche dall’inconscio collettivo ma non mi sembra che sia il caso di argomentare su questo. Stiamo parlando di noi e dobbiamo continuare a farlo, riconoscere questo disastro, altrimenti ci immergeremmo di nuovo nell’autogiustificazione”.

Belial suggerì a Fernando Terra il seguente intervento: “Come presidente, mi permetto di dare un suggerimento che si potrebbe forse attuare, anche perché altrimenti morremmo tutti comunque. Suggerisco di redigere un documento dove riconosciamo che è mancata una preparazione seria, che ci saranno necessari non meno di dieci anni per sistemare tutto e per rivedere le nostre teorie sul comportamento dei risparmiatori. Inoltre, ci dichiareremo disposti ad assoggettarci ad uno o più collegi indipendenti da noi, che ci giudicheranno, non tanto sull’onestà, perché i disonesti moriranno, quanto sulle nostre capacità.

Vi ricordo che se tutti sono al rialzo, nella situazione di oggi, uno non potrebbe mai mettersi al ribasso, anche se fosse convinto che sarebbe la cosa giusta da fare, perché, se avesse torto, sarebbe deriso dagli altri e nei suoi confronti ci sarebbe comunque il più feroce ostracismo; perché se avesse ragione, la nostra casta non accetterebbe mai di riconoscere che tutti gli altri hanno sbagliato e nei suoi confronti ci sarebbe, esattamente come nel punto precedente, l’identico feroce ostracismo. Le persone capaci, oggi, non hanno motivo di esserci: sinora sono state solo un problema.

 Sino ad oggi, sono bastati degli esecutori di ordini, che dovevano comportarsi come veniva suggerito dalla casta: sempre al rialzo e basta. I Proci del comunismo finanziario. Ci vuole assolutamente un giudice esterno. Debbono essere dati dei voti in base ai risultati conseguiti dalle varie gestioni e i peggiori dovranno necessariamente chiudere e passare i loro clienti ai gestori migliori: oggi, un discorso del genere, fa inorridire. Ma è per quest’ultimo motivo che ci siamo ridotti così: l’incompetenza genera la fame. Dobbiamo dire al pubblico che, continuare nelle condizioni attuali, sarebbe un suicidio perché dal 2008 non abbiamo ancora capito cosa stia succedendo. Ovvero, lo avevamo capito, ma c’erano delle resistenze ad accettarlo e quest’ultima frase potrebbe essere il fulcro per cambiare il futuro. Questo è il momento di introdurre la sincerità, anche perché siamo comunque obbligati a farlo. I vantaggi sarebbero:

  • Evitare di morire, sia fisicamente che professionalmente, il che non è poco.
  • Creare la fiducia nei clienti, i quali capirebbero che si tratta di una vera svolta ed anche questo non sarebbe poco.
  • Riqualificare il personale con tecniche serie e professionali, che sarebbero utili e foriere di guadagni.
  • Coinvolgere le università in questo progetto e farle cambiare: anche questi istituti ne uscirebbero migliorati.

La nostra categoria sarebbe comunque la prima ad aver additato una strada che potrebbe essere successivamente seguita da medici, avvocati, notai, magistrati, politici e da tutti gli altri ordini che, avendo un numero di morti al livello approssimativo del tre per cento, si trovano di fronte ad un futuro problematico. Queste categorie dovranno accettare la realtà, come stiamo facendo noi, e dovranno usare il nostro approccio per un miglioramento dell’umanità. Preparatevi, in ogni caso, a resistenze enormi che comunque scemeranno lentamente anno per anno, a mano a mano che i morti aumenteranno. Anche ragionando egoisticamente, prima ci decideremo ad applicare tutto questo e minori saranno i rischi per il nostro futuro”.

Dopo due giorni, sui principali giornali finanziari del mondo, fu pubblicato in una pagina completa l’annuncio relativo, recante il titolo:

FTWA: Dichiarazione sulla situazione finanziaria, sulle responsabilità passate ed impegni per il futuro.

In calce, c’erano le firme di tutti i presenti alla riunione di Davos, eccettuati i giornalisti e gli osservatori.La pubblicazione della Dichiarazione FTWA ebbe un effetto notevole. Era il primo esempio di cambiamento futuro proclamato da una categoria che aveva ancora, nonostante tutto, un grandissimo prestigio. Si avvertì che, forse a causa della prima morìa, qualcosa stava realmente cambiando. Quelle che stupivano ancora di più erano le risposte che erano state date ai giornalisti da coloro che erano presenti a Davos e che pure avevano sottoscritto la Dichiarazione.

I firmatari affermavano che il vecchio mondo, per tutti i membri FTWA, indistintamente tutti, era finito: morto e sepolto; che il cambiamento era veramente sentito da tutti i partecipanti e che tutti i partecipanti erano fermamente decisi ad applicare i contenuti della Dichiarazione stessa. Dieci anni di astensione dai mercati finanziari, con ripensamento di metodi e procedure, con il coinvolgimento delle Università. Le Università, in varie manifestazioni ed assemblee, si dichiararono a loro volta completamente d’accordo. I mercati sarebbero rimasti abbandonati, se non chiusi, per i dieci anni successivi.

Qualche piccola organizzazione, che per cercare di darsi un tono volle dissentire da FTWA, fu coperta dal ridicolo. L’idea si fece largo, come previsto, anche nelle altre categorie e s’iniziò tutto un fermento d’idee: c’era poco da perdere. Con l’aiuto di Belial, nei mesi successivi, parecchi dei firmatari divennero HSE. Poi, le loro mogli, genitori, figli, amici e conoscenti. Solo in alcuni casi fu necessaria la procedura per la rimozione della memoria immediata.

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