La nube di Oort – Capitolo 22 [560]

Storici ed antropologi a Venezia. (facoltativo)

Solo questo è negato anche a Dio: cancellare il passato. Agatone (tragediografo greco, V sec. a.C.) cit. in Aristotele, Etica Nicomachea, VI, 2, 6.

Un capitolo dedicato all’antropologia e all’evoluzione umana.

Venezia, 15 gennaio 2045, teatro Malibran. 

Il moderatore era Paolo Ballarin. Erano presenti sia Diana che Toni, seduti al tavolo della presidenza. Tra l’altro, erano diventati marito e moglie. Nel teatro erano presenti anche i genitori di Diana e la madre di Toni. Su di un trespolo si trovava una colomba, il che suggeriva la presenza di Belial.

Prese la parola lo stesso Paolo: “Signori storici, antropologi e paleo-antropologi, benvenuti a questa riunione importantissima qui al teatro Malibran che, come gli storici sicuramente sapranno, ha la sua sede nello stesso caseggiato in cui si trovava anticamente il palazzo della famiglia di Marco Polo. Egli rappresenta una sintesi tra la Storia e, dati i suoi viaggi, l’Antropologia. Siamo riusciti a trovare così un trait d’union

[Francese: letteralmente trattino di unione, anello di congiunzione.]

apparentemente inconsueto tra le due professioni oggi presenti”.

 Grande applauso e sorrisi compiaciuti dei partecipanti.

“Le persone sedute qui con me, al tavolo della presidenza, sono senz’altro persone bene informate: anzi sono quelle che hanno informato gli altri. Parleremo sia di quanto è successo ma questo lo sanno tutti, sia del perché sia successo, e questo non lo sa quasi nessuno; parleremo anche di quali possano essere le prospettive dell’umanità, nel bene e nel male.Inoltre, potremo esaminare gli aspetti storico-religiosi con la dottoressa Diana Azzalini…”

Chissà perché, si levò un grande applauso.

“Parlavo della dottoressa Azzalini, mia nuora, perché improvvisamente ci siamo trovati di fronte ad un nuovo aspetto della religiosità: mentre prima eravamo nel dubbio, ora siamo sicuri di non essere soli nell’universo. Il dottor Toni Ballarin, mio figlio, potrà informarvi del fatto, ora storicamente accertato, che varie forme di intelligenza extra-terrestre sono state in contatto con gli esseri umani da milioni di anni: ho detto milioni, cioè da quando l’uomo non era ancora tale. Vedo gli antropologi e paleo-antropologi muoversi sulle sedie. Non esistono quindi soltanto i latori del Messaggio Cosmico: esistono anche altri alieni e, in ogni caso, non sappiamo esattamente chi siano.Le ipotesi più accreditate, negli ambienti più riservati e che noi conosciamo bene, è che costoro non siano Dio.

Il problema principale è che questa conferenza ha molti partecipanti, forse cinquecento, assiepati anche in piedi, e quindi sarà molto difficile esporre certe opinioni, anche se solo opinioni, perché potremmo trovarci domani sulla stampa con dei significati travisati, non so se per errore o a bella posta. Una soluzione potrebbe essere quella di rimanere sulle generali in questa conferenza, per approfondire eventualmente le discussioni in presenza di piccolo gruppi di persone. Si rende inevitabile una spiegazione del perché ci sia io, dirigente della biblioteca Querini Stampalia e del perché ci siano inoltre mio figlio e mia nuora. Ecco i fatti.

Ancora nel 2010 qualcuno mi ha consegnato, come dirigente della biblioteca Querini Stampalia, dei documenti che preannunciavano quanto sarebbe probabilmente successo attorno al 2043. Senza darvi troppo peso, rinchiusi tali documenti in cassaforte e ne misi al corrente, per sicurezza, alcuni parenti  a Venezia, quando mio figlio era ancora minorenne ed anche altri parenti a New York. La famiglia della mia futura nuora era la fonte generatrice dei documenti stessi. Quando nel 2043 avvenne quel che sapete, fummo meravigliati dalla profezia e riprendemmo in mano i documenti dimenticati per ben trentatré anni: iniziammo allora una collaborazione con la famiglia di mia nuora e con mia nuora stessa.

Questo spiega anche il recente matrimonio tra la dottoressa Diana Azzalini e mio figlio. Pochi sono al corrente di quel che potremmo dire, anche se quasi certamente in questa sede non potremo dire tutto. Vi annuncio inoltre che, tenendoci moltissimo a sopravvivere, nella più stretta osservanza del Messaggio Cosmico, saranno dette solo cose vere, anche se non tutte. Abbiamo voluto porre, come simbolo, una colomba nel teatro per creare un segnale di distensione, di pace e di speranza. Fu la colomba che, secondo la Bibbia, disse a Noè, col ramoscello d’ulivo, che il mondo non era finito: questo è il messaggio che potete ricevere da noi in questo momento. Possiamo tranquillizzarvi ed anticiparvi che una concreta speranza c’è e che non necessariamente il mondo dovrà finire”.

Si levò un applauso lunghissimo. Poi, ancora Paolo Ballarin: “La conferenza s’inizierà ascoltando tre domande, dico tre, poste dai presenti”. Si alzarono una trentina di mani.

Paolo Ballarin: “Ascolteremo quella signora, quel ragazzo e quel distinto signore con la barba. Prego, signora, formuli la sua domanda. Tutto quello che diremo sarà verità. Potrete tuttavia sentirvi dire che ad un particolare argomento non possiamo rispondere, quanto meno in questo teatro”.

Belial a tutti gli HSE: “Quando vedrete la colomba starnazzare, vi prego sin da ora di usare il no comment”.

[Inglese. Significa: non intendo commentare, non voglio rispondere.]

Signora dalla platea: “Ho paura per i miei familiari. Se mio figlio dicesse inavvertitamente una bugia?”

Diana: “Non deve temere, signora. Solo le bugie che danneggiano fraudolentemente il nostro prossimo saranno sanzionate. Se una persona non risponde o non dice la verità per pudore o per riservatezza, non ci sono punizioni. Noi riteniamo tuttavia che un’educazione corretta sia importante per il nostro stesso futuro. Il mondo non è più né potrà mai più essere quello di prima. Dobbiamo rassegnarci a cambiare”.

Ragazzo quindicenne della platea: “Io, alla mia età, non ho grossi problemi per la mia sopravvivenza. Tuttavia, qualunque lavoro io voglia fare, mi troverò in ambienti dove non si potrà essere sinceri. Mio padre dice che è l’organizzazione sociale ad essere sbagliata e che tutto sommato conviene sperare di non essere selezionati per l’ictus”.

Carlo Azzalini: “Penso che si tratti di un cattivo insegnamento. Vivresti nel terrore di essere selezionato e che la tua vita sia destinata a finire da un momento all’altro. Ti suggerisco di non mentire mai: nel dubbio se sia una bugia fraudolenta o no, ti consiglio di scegliere la verità. Se in un posto di lavoro non ti accettano a queste condizioni, peggio per loro. Probabilmente entro breve saranno eliminati e tu invece devi voler vivere”. Applauso di approvazione.

Intervenne il distinto signore con la barba: “Sono Luca Girardi, paleo-antropologo. Vi pregherei di dirmi di più sui milioni di anni d’intervento da parte di queste intelligenze aliene”.

Toni: “Io sono uno storico, comunque ritengo di essere in grado di rispondere alla sua domanda e ad altre, forse anche più complesse”.  Mentalmente disse a Belial se gli poteva dare una mano in caso di difficoltà. Ricevuto l’ok, proseguì, ripetendo esattamente tutto quello che aveva detto Laura Freeman nella prima video – conferenza. Alla fine del discorso di Toni, il dottor Girardi disse: “La ringrazio ma, dottor Ballarin, tutte queste cose sono risapute…”

Toni: “Dottor Girardi, sicuramente per lei sono risapute: per gli altri presenti, non è detto che lo fossero ed ora anche loro ne sono al corrente. Passerò ora a dire le novità, che probabilmente nessuno di voi conosce”.

Belial a Toni: “Non sarà facile. Per cortesia, parla genericamente di intelligenze extra-terrestri e non parlare assolutamente di Belial, Satana e quant’altro. Mi raccomando”.

Toni fece una rapida panoramica della situazione intergalattica, riferendosi ai 15 miliardi di anni e alle intelligenze ch’erano rimaste senza pianeta. Poi spiegò che i primi interventi erano stati fatti nel Cambriano, per accelerare il passaggio dagli esseri monocellulari ai pluricellulari. Poi spiegò che queste forme d’intelligenza, essendo senza pianeta, volevano accelerare l’evoluzione sulla Terra. Spiegò che, dati certi interventi di queste intelligenze, c’era del vero anche nel creazionismo oltre che nell’evoluzionismo. Aggiunse poi che l’occhio era stato oggetto di notevoli interventi. Non parlò di Adamo ed Eva, ovviamente. Parlò della scomparsa dei dinosauri alla fine del Cretaceo, 65 milioni di anni fa, senza entrare nei particolari sull’ermafroditismo. Aggiunse che interventi notevoli ci furono tre milioni di anni fa, e che in seguito ci furono anche su homo habilis, homo erectus  e così via. Poi disse che un milione di anni fa circa successe un fatto importante”.

Chiese a Belial se poteva parlare dei Neanderthal. Belial rispose di sì, perché si era trattato di un fallimento.

Toni: “Il fatto importante sono i neanderthaliani”. Pausa. Gli antropologi erano esterrefatti.

Uno gridò: “Già quanto detto fino a questo momento è una rivoluzione! Se poi ci parla anche dei Neanderthal… ma sarà tutto vero?”

Toni: “Lei si chiama Basilio Smolensk, di origine russa, ed ha sempre vissuto in Italia. Ora io scriverò su un foglio un pensiero che lei non ha ancora formulato e che formulerà nel tempo di sette secondi. Ecco: ora consegno il foglio al dottor Girardi”. Si alzò ed andò a consegnare il foglio piegato a Girardi.

Toni: “Dica il suo pensiero a voce alta”.

Basilio: “Mi chiamo Basilio Smolensk e vivo a Venezia, sestiere di Castello, Calle Pescheria, 3990”.

Girardi lesse il foglio: “Basilio Smolensk, Calle Pescheria, 3990.”

Mormorio in tutto il teatro.

Toni: “Il pensiero è stato scritto prima che Basilio lo formulasse. Abbiamo fatto questa dimostrazione perché stiamo cercando di rientrare in possesso di tecniche che erano usate dai Neanderthal: essi erano superiori a noi, erano una mutazione genetica rispetto a noi e non conoscevano la menzogna, poiché l’uno leggeva il pensiero dell’altro e quindi mai come in quel periodo le bugie avevano le gambe corte. Noi Sapiens li abbiamo soppiantati, o meglio, abbiamo involontariamente eliminato il loro tentativo di soppiantarci: ci siamo rivelati più adatti in un ambiente primitivo, più idonei a creare dei gruppi dove tutti fingevano di essere contenti e soddisfatti, il che aveva enormi implicazioni nell’organizzazione sociale. Questo dette inizio ai nostri problemi. I neanderthaliani scomparvero perché incapaci di mentire e di recitare la parte del capo o del sottomesso. Oggi, dove l’ambiente non è più primitivo, la nostra capacità di mentire, che quella volta si era rivelata un pregio, sta diventando la nostra condanna. I Neanderthal non mentivano e oggi non sarebbero condannati dal Messaggio: noi dovremmo diventare come loro.

E’ noto che parecchi di noi hanno dal 4 al 7 ed anche 8 per cento dei geni dei Neanderthal: il rutilismo è un carattere apparente, ma spesso esiste in noi in una forma recessiva. Vorremmo fare questo per salvare l’umanità. L’unico modo per non rischiare di mentire è avere l’incapacità assoluta di farlo”.

Belial, mentalmente: “Perfetto. Adesso taci”.

Girardi: “Quindi, da un punto di vista storico, ci sarebbero molte cose da sapere…”

Toni si mise a parlare di quanto aveva detto Belial nei suoi colloqui, riportati nei diari degli Azzalini. Evitò ogni riferimento particolare e riuscì nell’intento di dare un quadro generale della storia, vista come intervento di intelligenze aliene. Alla fine, fu distribuito il seguente volantino:

AvvisoQuerini

Figura 22/A – Il volantino al teatro Malibran di Venezia.

Ci fu immediatamente una ressa per l’iscrizione. Si ebbero così, già al teatro Malibran, più di cento iscritti. La validità dell’iniziativa consisteva nel fatto che, a gruppi di trenta persone, si poteva procedere al passaggio ad HSE. Le categorie interessate, cioè antropologi, paleo-antropologi e storici, erano l’ideale per una successiva opera di proselitismo. Belial disse che sarebbe stato sempre presente. In ogni settimana si crearono così i rapporti con novanta persone. Incredibilmente, i seminari durarono quasi un anno e alla fine ben quattro mila persone erano nuovi HSE: quasi tutti quelli che avevano partecipato. Non si trattava più di storici ed antropologi, ma di persone di ogni categoria sociale, anche se soprattutto gente qualsiasi, non iscritta a categorie particolari. L’unica categoria che ebbe un numero elevato di partecipanti fu quella dei medici condotti: non c’era alcuna spiegazione al fenomeno. Dato che la Chiesa non aveva ancora preso decisioni in proposito, non vi furono sacerdoti tra i partecipanti. Vi furono parecchi partecipanti armeni ed ebrei, comunità peraltro molto numerose a Venezia. Per gli armeni, si riteneva che ci fosse una certa disinvoltura culturale, giacché nel territorio armeno ancora oggi sono presenti parecchi yazidi. Il substrato culturale quindi non ha mai avuto in Armenia grosse remore nei confronti di forme di intelligenza aliene.

Belial diceva che il proselitismo aveva dato frutti molto buoni. Il calcolo stimato era tra i 300 e i 400 mila per la fine del 2045. Grande proselitismo, non ancora esattamente quantificabile, era stato generato dai rappresentanti dell’Onu di cui alla nota riunione in New York: dopo quell’assemblea, in tutti i paesi si erano creati dei gruppi notevoli. Ad esempio in Nigeria il gruppo era particolarmente numeroso e così pure in Argentina. La gente, in conclusione, diventava HSE più facilmente di quanto fosse stato previsto. La molla era la paura di mentire involontariamente o di essere vittima di qualche errore, di qualche rappresaglia. Importante era far notare ai catecumeni che, dato il comportamento invalso dei Cosmici, quasi sicuramente non si stava parlando di Dio. Le persone in ogni caso non volevano rischiare, soprattutto perché i poliziotti erano descritti con un realismo storico concreto: poco affidabili e poco interessati agli esseri umani.

Nei seminari della Querini Stampalia emerse spesso una domanda, che vale la pena di riportare: “La storia di Faust è vera? Ciò che ha scritto Goethe è verosimile?” La risposta che veniva data da Belial a coloro che avevano accettato di essere HSE, era sempre la seguente:

“Esisteva una tradizione tedesca non spontanea, generata da un libro in prosa scritto da un anonimo nel 1587. Il libro s’intitolava Historia von D. Iohan Fausten. Il testo riflette fatti veramente accaduti e conclusisi con la morte di Fausten, avvenuta nel 1505, all’età di 62 anni. Il racconto popolare tedesco riguarda il destino di uno scienziato (o di un chierico, secondo altri) chiamato Faust, il quale voleva sapere tutto, sempre e comunque, oltre ogni limite. Egli allora invoca Mefistofele che si offre di dargli la conoscenza di tutto per 24 anni ma in cambio chiede la sua anima. Nel 1495, io stesso entrai in contatto con questo scienziato, musicista, chiropratico, erborista, alchimista, ebreo ashkenazita, per conoscere meglio il suo DNA particolare: aveva inoltre un cervello veramente fuori del comune. Era un periodo in cui avevo molto da fare con gli ebrei sefarditi,

[Erano detti sefarditi gli ebrei abitanti la penisola iberica (dall’ebraico Sefarad = Spagna)]

appena cacciati dalla Spagna. Avevamo individuato Fausten con delle esplorazioni psichiche sistematiche tra tutti quelli che erano predisposti al rutilismo, recessivo o evidente che fosse.

In Fausten il rutilismo era notevole, come in tanti altri ashkenaziti, ed egli aveva parecchi tratti Neanderthaliani: per la precisione, quasi un otto per cento del patrimonio genetico. Era un record e per noi di Eddah era anche un caso fortunato. Ci poteva servire come base per il rilancio futuro degli HSE. Fu mia cura istruirlo il più possibile per vedere se la parte di Neanderthal che era in lui rispondeva ancora ai criteri da noi accantonati da trenta mila anni circa. Rispondevano perfettamente. Non ci vendette l’anima nel senso popolare, chiacchiere messe in giro dai soliti che ci odiano. Successe tuttavia che gli dicemmo di accettare un ictus quando fosse stato il momento.

A una certa età, da ritenere avanzata compatibilmente con quei tempi, fu reso edotto della sua fine probabile per problemi polmonari: enfisema, principalmente, oltre ad acidi urici che disturbavano il suo metabolismo. Disse che voleva continuare a vivere con noi.  Fu anestetizzato con sistemi nostri (allora l’anestesia umana non esisteva: le sofferenze, in caso di malattie gravi, erano enormi) e la sua psiche, prima della morte, fu prelevata. Subito dopo sopraggiunse, indotto da noi, un ictus cerebrale.  Il resto è tutto inventato dal popolo oppure dall’anonimo scrittore. Per quanto riguarda Goethe, la sua opera Faust eine Tragödie

[Faust, tragedia]

è, nella misura in cui si discosta da quanto detto sopra, un’opera poetica, interessante fin che si vuole, ma di pura fantasia. Tra l’altro, l’opera di Goethe non è sistematicamente una tragedia: molte volte sfocia nella pochade, per non dire nella volgarità.

[Pochade: commedia del secolo XIX parigina, strutturata su canovacci di vicende amorose, intrighi, colpi ad effetto. Ebbe grande successo tra il pubblico piccolo-borghese. Oggi tale pubblico apprezzerebbe la sexy pochade.]

Un’opera teatrale, insomma. Sulla vera storia di Fausten non si possono costruire né drammi né opere, quali che siano i tenori delle opere stesse. Nel Faust ci sono inoltre dei passaggi che sono licenze poetiche.

Ad esempio, nella Cucina della Strega (Faust I), la strega stessa dice, ballando: «Poco ci manca che perda la testa, a rivederlo qui, il cavaliere Satana!» al che Mefistofele risponde: «Ti proibisco quel nome, donna!» che nel contesto non ha altro scopo che far rima con la frase precedente: «Satan wieder hir!… verbitt ich mir!». Poi, il gioco di rime prosegue per sfociare in qualcosa di serio, riferendosi ai Potenti: «Il Malvagio l’hanno espulso, i malvagi son rimasti». Subito dopo, per confermare la pochade, Goethe rovina tutto di nuovo, facendo eseguire a Mefistofele un gesto osceno non meglio definito: stranezze e volgarità dei poeti.

Lo stesso Dante, da molti, me compreso, considerato il miglior poeta del mondo, nell’Inferno, XXI, 139, fa commettere a un diavolo un rumore osceno. D’altronde anche quest’opera è una Commedia. La scatologia ha il suo nome dal 1889, ma la realtà dei fatti celati dietro al nuovo nome è dimostrata iconograficamente almeno dai tempi di Pompei. Insomma, alcuni spettatori a pagamento si possono attirare con poco o niente: possiamo inventarci dunque un «Scatologia olet, pecunia non olet».

[Ciò che riguarda lo sterco puzza, non il denaro. Tutti termini latini, tranne la parola scatologia]

Il mio parere è che il Faust di Goethe non abbia alcuna relazione con la realtà storica. Stavo dicendo: molte sono le persone che hanno fatto la scelta di Fausten e tra questi lo stesso Goethe. Questa scelta è solitamente fatta perché le persone da noi contattate si trovavano (e si trovano) di fronte ad un’alternativa:

  • Affidarsi ai Cosmici, che forse non saranno nemmeno interessati al problema e comunque facendo un salto nel buio.
  • Optare per gli Eddah, che sono interessati a preservarne la psiche.

Mettiamo sempre a disposizione le sfere psichiche di chi è con noi, Fausten e Goethe inclusi”.

Molti chiesero di parlare con Goethe e con Fausten tramite Belial, come pure con altri personaggi storici. Belial diceva sempre agli interroganti che facevano male a fidarsi perché lui avrebbe potuto simulare o fingere delle risposte di comodo: proponeva di fare da intermediario psichico solo provvisoriamente; poi, entro qualche mese, una volta che i nuovi HSE avessero perfezionato l’uso delle nuove facoltà, sarebbe stato possibile per loro parlare direttamente con le sfere psichiche dei suddetti personaggi. In ogni caso, Goethe e Fausten confermarono quanto detto da Belial stesso. Poi, se necessario, si sarebbero nuovamente sentiti in futuro.

 

 

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